L’8 giugno è stata indetta da diverse associazioni venatorie nazionali una grossa manifestazione nel centro di Torino. La motivazione per la quale l’iniziativa viene lanciata era protestare contro una proposta di legge che a livello regionale imporrebbe alcune limitazioni alla caccia in Piemonte, come una riduzione delle specie cacciabili e delle giornate disponibili per le battute nel mese di Settembre. Queste minimali ed irrilevanti modifiche all’attività venatoria, peraltro circoscritte a livello regionale, sono state sufficienti a portare in piazza circa un migliaio di cacciatori da diverse regioni italiane, seppur con una preponderante presenza dei vari gruppi piemontesi, al grido di “Difendiamo la caccia”.

La volontà di opporsi all’ennesimo esempio manifesto dell’arroganza di chi abitualmente occupa e militarizza i boschi e le foreste per farne macellerie a cielo aperto è emersa chiaramente dal confronto tra attivistx provenienti da diverse realtà locali e seppur con i limiti dovuti al poco tempo per la preparazione si è deciso di chiamare una contro iniziativa per la giornata.

Dalle 09.00 circa del mattino circa 40 attivisti /e si sono raccolti /e sotto Palazzo Chiablese, sul lato di Piazza Castello a Torino con megafoni, pentole, fischietti e tutto quello che la fantasia ha suggerito per essere il più rumorosi /e possibili. Sapendo che i cacciatori si sarebbero mossi in corteo e che i numeri sarebbero stati significativi la scelta è stata quella di attenderli il più vicino possibile al palazzo della Regione Piemonte dove si sarebbero fermati per tentare di disturbare il più possibile il loro teatrino.

Intorno alle ore 11.30 i cacciatori in corteo hanno iniziato a riempire la piazza concentrandosi, come ipotizzato, proprio dall’ingresso del palazzo della Regione. L’arrivo è stato accolto dai primi slogan “Boschi liberi”, “Giù le mani dagli animali”, “Assassini!” che hanno reso manifesta l’attitudine della protesta e hanno causato le prime reazioni dei cacciatori, che attraverso le due fila di polizia e carabinieri schierate a separare i due gruppi hanno iniziato a inveire con gesti di scherno incapaci di rispondere in alcun modo a quello che nel frattempo veniva detto al megafono. La posizione ha permesso di comunicare con diverse persone che accedevano al palazzo e che in larga parte hanno manifestato insofferenza verso la caccia e l’arroganza di chi la pratica, mostrando invece simpatia verso le ragioni della contro iniziativa. Gli striscioni “Fermiamo la militarizzazione dei boschi”, “Contro la caccia, per la libertà” e “Cacciatori sadici, se non uccidono non sono contenti” ben visibili anche dal resto della piazza hanno palesato a chiunque si trovasse nei paraggi il fatto che ci fosse un elemento di opposizione e contrasto rispetto alle istanze delle associazioni venatorie.

L’iniziativa si iscrive nella volontà di portare avanti un percorso di lotta in opposizione e conflitto con la pratica della caccia nei nostri territori, in quanto attività che manifesta in modo palese l’oppressione ed il dominio esercitato dall’essere umano sulle altre specie (che vengono uccise, sterminate, allevate ed “amministrate” in funzione della loro presunta utilità per l’industria venatoria) e sull’ecosistema (che viene gestito ed amministrato, pretendendo di regolarne ritmi ed equilibri ed annientando il poco che vi rimane di selvatico).

Per avere finalmente boschi liberi dalle doppiette, per la fine della caccia, animali liberi!

Quaglia!