Il 7 febbraio 2019 scattava a Torino l’operazione Scintilla. L’indagine della Procura ruotava intorno alla lotta contro i centri di detenzione per immigrati, da sempre viva in città come altrove, dentro e fuori queste strutture. Il centro di Corso Brunelleschi a Torino è infatti stato più volte danneggiato e devastato dai reclusi durante le numerose rivolte che hanno marcato la sua storia, mentre all’esterno si è sempre provato a supportare la rabbia dei rivoltosi, rimarcando il ruolo di questi luoghi nei meccanismi di sfruttamento ed esclusione.  Sei compagni e compagne vengono arrestati con l’accusa di associazione sovversiva mentre una settima, Carla sarà trovata solo successivamente dopo un lungo periodo di latitanza durato più di un anno e mezzo. I reati scopo alla base dell’associazione contestata comprendevano attacchi incendiari a bancomat delle poste italiane e plichi esplosivi destinati a ditte collegate al funzionamento dei centri per rimpatrio, i cui indirizzi erano presenti nell’opuscolo “I CIEli bruciano”.

Dopo quasi due anni la procura di Torino nella figura della PM Pedrotta si è decisa a dichiarare chiuse le indagini. Gli indagati che affronteranno l’udienza preliminare salgono a 18. I reati contestati aumentano e si differenziano, si va dall’oltraggio all’incendio passando per l’imbrattamento e le lesioni personali.  Sono ovviamente riconfermati sia l’istigazione a delinquere sia il 270 che viene contestato a 16 persone. Fra i reati-scopo dell’associazione compare ora quello di danneggiamento a mezzo incendio della struttura di Corso Brunelleschi, in collaborazione con alcuni reclusi. Ci pare evidente che alla Procura serviva rimescolare un po’ le carte e dare nuova veste allo schema associativo dato che l’impianto accusatorio che ha portato agli arresti nel 2019 è stato già screditato dal tribunale di Riesame e dalla successiva Cassazione. Ed è forse per questo che ora il numero degli imputati aumenta, includendone altri tra quelli che hanno animato le lotte nelle ultimi anni a Torino. Un compagno viene poi aggiunto alla lista dopo essere stato arrestato nell’autunno 2019 per un fatto che rientrava nel primo faldone di Scintilla anche se, al momento del suo arresto, il procedimento penale aperto contro di lui era diverso. Compare anche il nome di Natascia già detenuta per l’operazione Prometeo e ora imputata a piede libero per il 270 di Scintilla.

Si suppone che l’udienza preliminare sarà fissata intorno all’inizio dell’estate. La burocrazia farà ora il suo corso e i faldoni passeranno dalle mani della giudice delle indagini preliminari a quelli del gup. Vale la pena ricordare che Carla è ancora detenuta in Alta Sicurezza nel carcere di Vigevano da ormai sette mesi, mentre su un’altra compagna perdura da oltre un anno un divieto di dimora da Torino.  Vedremo quali risvolti prenderà questo processo a partire dalle decisioni che prenderanno durante l’udienza preliminare, intanto ne approfittiamo per mandare un caloroso pensiero solidale a chi rimane rinchiuso.