Storie di repressione ed antiterrorismo ellenico
Tardo pomeriggio del 23 Settembre. Due compagni vengono fermati da squadre dell’antiterrorismo.
Uno Policarpos Georgiadis viene braccato mentre stava entrando in un magazzino nel quartiere
ateniese di Koukaki. L’altro M.T. fermato per strada e portato a GADA (questura centrale di Atene).
Dopo i fermi scattano le perquisizioni. In casa di M.T. i poliziotti trovano due pistole, fatto che fa
scattare l’arresto sia per lui sia per la compagna, E.M., con cui condivide la casa. Nel magazzino in
cui stava entrando Policarpos vengono rinvenuti alcuni proiettili di Ak47 e materiale esplosivo, a
casa sua viene sequestrato qualsiasi tipo di supporto informatico e stampa di movimento.
Dopo qualche giorno si tengono le udienze di convalida: dopo una perizia balistica le pistole trovate
a casa di M.T. e E.M. non risultano usate in nessuna azione e i due compagni vengono scarcerati in
attesa del processo. Diversa storia invece per Policarpos il cui arresto viene confermato e la polizia
procede al suo trasferimento nel carcere di Larissa.
Le perquisizioni non sono scattate casualmente ma sono il frutto di indagini che durano da svariati
mesi, indagini che hanno messo sotto la lente di ingrandimento degli uomini dell’antiterrorismo
questi due compagni ma non solo. L’ipotesi della polizia è che dietro a OLA (Gruppo Combattenti
del Popolo ) sigla che dal 2013 ad oggi ha rivendicato nove azioni, ci siano proprio gli indagati.
Seguendo la famosa teoria del doppio binario, suggestioni dei media – imboccate da veline
questurine – sostengono che il gruppo Taksiki Antepithesi (di cui entrambi i compagni fanno parte)
funzionerebbe da bacino di reclutamento “terroristico” per OLA ma non solo. Nel calderone delle
azioni che gli investigatori vorrebbero imputare al gruppo di compagn ci sono anche alcuni attacchi
incendiari a sedi di Alba Dorata per cui già erano scattati degli arresti nel Dicembre 2019.
Particolare rilievo per suffragare questa ipotesi assume un file PDF trovato nel computer di
Policarpos contenente una rivendicazione di OLA, file che gli uomini dell’antiterrorismo
vorrebbero far passare come l’originale della rivendicazione ma che in realtà altro non è che il file
scaricato da qualche sito di movimento dopo che la rivendicazione era stata pubblicata.
Ancora una volta un mare di fumo probatorio ma con un intento politico molto chiaro.
Policarpos starà in carcere sicuramente per un po’ di tempo. Un’altra cosa di cui si è certi è che non
sia finita qui: portavoci della Polizia tramite giornali continuano a parlare di indagini in corso e di
altri possibili arresti in un futuro nemmeno così prossimo. Tant’è che qualche giorno dopo il 23
settembre, la polizia ha fatto irruzione a casa di una compagna, che lavora nello stesso bar in cui
lavora Policarpos, per eseguire una perquisizione e anche qui sequestrare materiale informatico e
cartaceo.
Subito dopo gli arresti è stata creata un’assemblea di solidarietà molto partecipata e sono state
messe subito in campo iniziative, che sicuramente continueranno in futuro.
Seguiranno aggiornamenti.
Libertà per il compagno Policarpos!
Libertà per tutti e tutte!