riceviamo e diffondiamo

Martedì 28 luglio Robi, arrestato nell’operazione Bialystok, è stato estradato dalla Francia all’Italia, ed è stato tradotto nel carcere di Rebibbia.
Questo il nuovo indirizzo per scrivergli:

Roberto Cropo
C.C. di Roma Rebibbia
via Raffaele Majetti, 70
00156 Roma
Italia

Cogliamo l’occasione per riportare in italiano due lettere scritte da Robi quando si trovava ancora in Francia, nel carcere di Fresnes.

Carcere di Fresnes: una lettera di Roberto

estratto da Numéro Zéro / Venerdì 3 luglio 2020

“Fresnes, 13 giugno, porco dio! (si pronuncia Frèn)
Eilà, ciao, eccomi qui nella mia nuova cella, mortacci loro…
Allora, sono a Parigi perché vogliono estradarmi in Italia, non so bene cosa mi vogliano accollare ma so più o meno che c’è terrorismo, associazione sovversiva, furto, incendio doloso e non so cos’altro. […]
Cominciamo dall’inizio.
Venerdì mattina, alle sei del mattino, rumori di urla accanto al mio furgone e appena apro la porta mi ritrovo con una ventina di poliziotti incappucciati e armati, che mi minacciano, mi dicono di non muovermi e che potrebbero uccidere il cane. Mi tirano fuori dal furgone ancora in pigiama e a piedi nudi, mi mettono a terra sotto la pioggia e mi
ammanettano. Mi portano via il cane e lo portano al canile. Poi mi portano alla stazione di polizia di Sainté, poco dopo Carnot, dove mi prendono in custodia. E lì sento urlare un po’. Dopo varie formalità amministrative, vado a Parigi. Ci sono cinque auto che sono arrivate da Parigi solo per me, per ordine della Procura della Repubblica di Roma.
Quando sono arrivato a Parigi, sono stato preso in custodia e questa mattina sono andato in tribunale. Vorrei sottolineare che sono stato ammanettato da Sainté a Parigi e i primi 200 km con le manette dietro la schiena – non vi dico quanto faccia male – e bendato. Ho protestato e hanno finito per togliermi la benda e ammanettarmi davanti.
Stamattina in tribunale stavano decidendo se lasciarmi andare, se estradarmi, o se mettermi in prigione, in attesa di comparire… E il giudice mi ha trasferito qui. Ho un difensore d’ufficio ed eccomi rinchiuso. E non voglio proprio essere estradato in Italia!
Dopo il tribunale, mi mettono in galera. Le solite pratiche di ingresso e mi mettono tra i nuovi giunti, sono solo in cella per isolamento sanitario a causa dell’epidemia da Covid che dovrebbe durare 14 giorni.
Sono qui da troppo poco tempo per capire come funziona…
Fate girare l’indirizzo della prigione così com’è, tutte.i quelle.i che vogliono possono scrivermi. Per il resto, il morale è alto, sono arrabbiato per il fatto di essere qui ma resto in forma e quel che è certo è che non sarà questo ad abbattermi, anche se porco dio, si sta meglio fuori!
La mia tanto amata libertà mi manca.”

Fonte: https://lenumerozero.info/Roberto-libero-Tutti-e-liberi-e-4854

Carcere Fresnes : Una (seconda) lettera di Roberto

Estratto da Numéro Zéro / venerdì 24 luglio 2020

Fresnes, 18 luglio 2020.
Cari compagni, care compagne,
Vi scrivo per dirvi che sono in forma, che il morale è buono e che continuo ad avere molte molte energie!
Approfitto dell’occasione per ringraziare dal fondo del cuore quelle e quelli che mi hanno scritto, che hanno pensato a me, che mi hanno sostenuto. Non vi nascondo che ricevere delle lettere mi mette di buon umore e mi dà molta molta forza.
Ho avuto anche il piacere di venire a conoscenza della campagna di diffamazione per mezzo di alcuni articoli di giornale che mi sono stati dedicati. Niente di sorprendente, i media sono uno strumento del potere, utilizzati per offuscare le nostre personalità e per alimentare le menzogne che giustificano la mia carcerazione! Rinvio a loro quindi tutto il mio disprezzo, così come agli investigatori di questa ennesima operazione repressiva.
Dopo quasi un mese di carcere, in occasione della sentenza per la mia estradizione alla quale mi sono opposto, ho avuto l’occasione di leggere la versione francese delle accuse nei miei confronti e mi sono finalmente reso conto dei motivi per i quali ero incarcerato. In una parola, mi accusano di essere anarchico, perché in realtà non c’è granché nel mio dossier. Soltanto degli attacchi ideologici e dei delitti di solidarietà!
Che dire di più, non avete inventato l’acqua calda cari accusatori, il pensiero anarchico esiste da diversi secoli e da altrettanto tempo voi volete metterlo alla gogna. Attaccate la solidarietà portata ai prigionieri.e ma quando vi renderete conto che certe idee, certi ideali, non potrete mai imprigionarli, e nemmeno giudicarli? Un’idea meravigliosa come questa, di cui tante persone si fanno portatrici nel mondo, non potrà mai essere arrestata. Non c’è alcuno sbirro, alcuna prigione, alcun tribunale che potrà impedirgli di vivere, né chiunque sia. Oggi, voi rinchiudete i nostri corpi ma non le nostre idee e la solidarietà che ricevo mi fa capire ancora di più che non saremo mai
come volete voi. Che mille fiori di solidarietà sboccino di nuovo!
Un saluto caloroso a tutti.e gli.le anarchici.e imprigionati.e ovunque nel mondo, a loro invio tutta la mia forza! Un saluto a tutti.e i.le detenuti.e che lottano contro la prigione e che non abbassano la testa di fronte alle ingiustizie subite!
Contro il mondo che vogliono imporci, contro la vostra repressione,
contro la vostra dittatura democratica!
Per l’Anarchia, viva la libertà!
Con rabbia e determinazione,

Roby

Fonte:
https://lenumerozero.info/Operation-Bialystok-une-lettre-de-Roberto-depuis-le-centre-penitentiaire-de-4873