riceviamo e diffondiamo la quarta pillola argomentativa sul significato della lotta contro il CPR e il suo ruolo in questa società.

QUALE ANTIRAZZISMO

Per un superamento del razzismo umanitarista

Se ci opponiamo alla riapertura dei cpr ed in generale al sistema di gestione dei migranti non è per semplice amore dell’altrui persona o spirito umanitario, ma perché nella guerra che lo Stato da sempre muove contro chi non può o non vuole essere riassorbito sappiamo bene da che parte ci troviamo. Se contrastiamo i passi autoritari intrapresi dall’attuale governo è perché ci riconosciamo, al di là delle differenze indiscutibili legate alla storia personale e alla categoria sociale di appartenenza, nella comune sorte di essere oggetto delle manovre di sfruttamento e controllo del potere.

Guardando alla legge n.132 nel suo insieme appare quanto mai chiaro l’intento di colpire indiscriminatamente ogni marginalità, i poveri, gli esclusi e chi decide di fatto di opporsi e ribellarsi alle decisioni dello Stato e delle istituzioni. Oltre ad inasprire ed aggravare le misure volte al controllo e alla detenzione dei migranti, la stessa legge introduce nuovi crimini come l’accattonaggio, estende l’applicabilità del Daspo urbano e prevede uno smisurato aumento delle pene per reati comunemente associabili alle lotte sociali (fino a 4 anni di carcere per occupazione e fino a 12 anni per un blocco stradale). Allo stesso tempo costringere i migranti a lavorare gratuitamente o quasi, in condizioni del tutto simili a degli schiavi, attraverso il ricatto dello status di irregolare o lo spauracchio del CPR e dell’espulsione, fornisce costantemente ai padroni nuova carne da macello e dunque la possibilità di dettare condizioni lavorative sempre peggiori per chiunque, anche chi migrante non è.

Antirazzismo implica quindi la nostra necessità di contrapporsi, alla spinta xenofoba di un governo che mira a creare costantemente divisione e conflitti tra sfruttati. Se da un lato riteniamo importante non cadere nella trappola della corsa alla condizione “meno peggio”, dietro la promessa di pezzi di benessere concessi al prezzo della vita e di qualche libertà in più, allo stesso tempo non ci interessa certo, dalla nostra posizione di privilegiati, elemosinare per altri una più equa distribuzione delle briciole.

Un tale antirazzismo è oggi più che mai espressione di opposizione allo Stato. Proprio perché il razzismo è attualmente uno strumento accentratore di consenso e forza nelle mani dello Stato, opporsi a esso significa contrastare un

ulteriore e grave restringimento delle nostre libertà, le poche che ci rimangono.

Non ci interessa in alcun modo conquistare le simpatie o la benevolenza dei democratici traditi. Non ci indigniamo per lo smantellamento del sistema Sprar con conseguente perdita di lavoro per i buoni e bravi operatori dell’accoglienza, ultimo avamposto democratico e interessato contro il razzismo grillo-leghista. Non scendiamo in piazza invocando l’accoglienza degna, vantando amici immigrati a cui riservare paternaliste attenzioni. Siamo infatti convinti che questa non sia altro che la naturale evoluzione di un processo iniziato e portato a compimento grazie alla complicità di chi si indigna per questo Governo. Consideriamo nemica la superiorità morale delle sinistre, che nei migranti hanno sempre individuato una risorsa economica e di propaganda, dal momento del salvataggio in mare fino al loro impiego in lavori “volontari”, un ennesimo ricatto in nome dell’integrazione. Crediamo che questa asfissiante retorica umanitaria funzioni da leva per esasperare il conflitto tra poveri, mostrando la solidarietà come un lusso borghese per gente istruita, consapevoli che l’alleanza tra ultimi e sfruttati farebbe saltare in aria la polveriera su cui sono seduti. Speriamo di trovare la complicità di tutti coloro che non possono restare a guardare, mossi dall’odio verso gli sfruttatori, capaci di immaginare un mondo senza frontiere e senza galere.