Quattro giorni fa, abbiamo ricevuto una visita di 3 tecnici dell’ENEL
intenzionati a staccare la corrente dell Ex-Ospizio Occupato Contarini.
Una volta allontanati senza che potessero eseguire gli ordini, ci hanno
assicurato un nuovo intervento di tecnici specializzati questa volta
accompagnati dagli sbirri.
Solo [Appena] due giorni dopo, ieri pomeriggio, abbiamo avvistato in
tempo la nuova squadra composta da 5 tecnici, e dopo un inutile, breve
dialogo, abbiamo fatto in modo che il loro intervento si traducesse in
un buco nell’acqua .
Mentre si toglievano le giacche scattavano quindi foto col cellulare a
chi intravedevano, mostrando il loro collaborazionismo anche quando non
viene estorto col ricatto dei doveri del lavoro.

Nei prossimi giorni dunque ci aspettiamo una nuova visita, questa volta
con gli sbirri.

Parlare di questi fatti è un pretesto per parlare un po più della
situazione, qui.

Nel passato, Santa Marta è stato il quartiere dove vivono poveri, paria,
famiglie operaie e banditi. È anche il quartiere dove si trova la galera
di Venezia, un ghetto di filo spinato dentro il ghetto « sociale ».
Nello spazio di 15 anni questo piccolo mondo (sotto il controllo dei
capi mafiosi) si è frammentato. Mafiosi più ambiziosi speculano
dell’esterno , mentre il quartiere si transforma sotto l’occhio freddo
delle gru.

Cresce la gentrificazione traducendosi dunque nell’esodo quotidiano,
nell’attesa immobile di una fine intessuta di nostalgia e rassegnazione.
Aumentano i turisti e gli studenti, riempiono le strade, mutano la
geografia fino ad assediare la capacita stessa di riconoscere i luoghi.
La fine di Santa Marta si aggrappa ai suoi ultimi paria e alla
riattualizzazione quotidiana di quell’insieme di pratiche che ormai
sembra appartenere ad un passato perduto.

In questo tessuto indebolito e frammentato, la gentrificazione fa della
possibilita di lucrare sul possesso di piccoli pezzi di quartiere il
presupposto per il compromesso del denaro cui molti cedono. A cio si
aggiunge inoltre la contemporanea criminalizzazione di chi non riconosce
nella legalita che legittima i processi sociali in atto, la forma che
vuole dare alla propria esistenza.

Nella valenza di forestieri nel quaritiere per la nostra provenienza
geografica e di parassiti per l’immaginario politico creato dalle
istituzioni, noi abitanti dell’Ospizio siamo posti per la rivendicazione
delle pratiche che ci appartengono, al centro delle mire dell’apparato
repressivo nel contesto veneziano.

Occupare diventa un termine legato esclusivamente all’illegalita, non
solo nel discorso dell’istituzione, ma anche nelle rivendicazioni
riformiste degli altri attori politici presenti in citta, che fanno
della « riappropriazione » delle case e dei palazzi, il nuovo termine
per indicare la legalita cui ambiscono.
La schiera degli amici e dei solidali si assottiglia sotto la forza
sproporzionata dei molteplici attacchi dell’istituzione, la minaccia
dello sgombero si fa reale ogni giorno di piu, ma nonostante cio, seppur
accompagnandoci alla tensione causata dall’imminente fine radicale del
contesto in cui viviamo, mettiamo in pratica l’occupazione senza
mediazione .

Siccome non siamo alternativ*, la corrente continua !

P.S. Se vuoi condividere idee e proposte, sei benvenut*