Round Robin https://roundrobin.info Diario di bordo nella tempesta sociale Fri, 18 Jan 2019 13:38:08 +0000 it-IT hourly 1 https://roundrobin.info/wp-content/uploads/2017/10/cropped-round-robin-info-32x32.jpg Round Robin https://roundrobin.info 32 32 Trento – Viva i rivoltosi https://roundrobin.info/2019/01/trento-viva-i-rivoltosi/ Fri, 18 Jan 2019 13:28:42 +0000 https://roundrobin.info/?p=11172 riceviamo e diffondiamo: DURANTE LA NOTTE DI CAPODANNO, APPROFITTANDO DEL RUMORE DEI FESTEGGIAMENTI, SASSATA COLLETTIVA CONTRO LA SEDE DEI MAGISTRATI DI SORVEGLIANZA DI TRENTO, INFRANTE DIVERSE VETRATE. LASCIATA LA SCRITTA “MAGISTRATI ASSASSINI, VIVA I RIVOLTOSI DI SPINI!”

L'articolo Trento – Viva i rivoltosi proviene da Round Robin.

]]>
riceviamo e diffondiamo:

DURANTE LA NOTTE DI CAPODANNO, APPROFITTANDO DEL RUMORE DEI FESTEGGIAMENTI, SASSATA COLLETTIVA CONTRO LA SEDE DEI MAGISTRATI DI SORVEGLIANZA DI TRENTO, INFRANTE DIVERSE VETRATE. LASCIATA LA SCRITTA “MAGISTRATI ASSASSINI, VIVA I RIVOLTOSI DI SPINI!”

L'articolo Trento – Viva i rivoltosi proviene da Round Robin.

]]>
La Spezia – Aggiornamenti da Paska https://roundrobin.info/2019/01/la-spezia-aggiornamenti-da-paska/ Wed, 16 Jan 2019 01:21:09 +0000 https://roundrobin.info/?p=11165 Confermo quanto detto, ma voglio un medico adeguato per quello che mi è successo. Quando sono uscito dalla cella, è vero ho spinto l’agente che era presente sul piano. Poi sceso all’ingresso ho spinto l’altro agente che mi aspettava e vhe faceva parte della scorta. Dichiaro però, che subito dopo, sono stato aggredito da più … Read more La Spezia – Aggiornamenti da Paska

L'articolo La Spezia – Aggiornamenti da Paska proviene da Round Robin.

]]>
Confermo quanto detto, ma voglio un medico adeguato per quello che mi è successo. Quando sono uscito dalla cella, è vero ho spinto l’agente che era presente sul piano. Poi sceso all’ingresso ho spinto l’altro agente che mi aspettava e vhe faceva parte della scorta. Dichiaro però, che subito dopo, sono stato aggredito da più di dieci agenti, con schiaffi e pugni; mi hanno buttato a terra e ho ricevuto pugni e schiaffi, calci in testa, sulla schiena, sull’addome, su gamba sinistra e destra e sulla mano sinistra. E quando mi sono alzato ho ricevuto degli schiaffi fino a quando mi hanno ammanettato. Durante il tempo del pestaggio sono stato offeso e minacciato pesantemente”. Visto quanto emerge dagli atti, e soprattutto viste le certificazioni sanitarie DA CUI NON RISULTA QUANTO DICHIARATO DAL DETENUTO, tenuto conto della gravità dell’episodio, il collegio applica la sanzione di giorni 15 di esclusione dalle attività in comune.

Questo è quanto ho dichiarato al consiglio disciplinare, avvenuto venerdì 9 novembre in seguito ai fatti accaduti in carcere prima del processo dell’8/11.
Ma sarebbe bene ed opportuno raccontare tutto ciò che è accaduto in questo ultimo mese e mezzo. Il 2 ottobre la mattina parto dal carcere di Teramo per Lecce, arrivo verso le 16 in carcere; tempo delle lungaggini burocratiche, riesco a fare una doccia volante ed è già orario di chiusura. Il giorno dopo, nell’attesa di andare a processo chiedo di andare all’aria, ma la risposta è no perché “qui sei isolato”. Il motivo si spiegherà da solo due ore dopo. Poco dopo vado a processo e al ritorno non mi fanno salire in sezione a prendere le mie cose perché lo han già fatto le guardie; rimango in matricola e devo prepararmi gli zaini per l’aereo se voglio andare a processo a Firenze. Così facendo, quando le compagne e i compagni saranno lì il pomeriggio per fare un presidio sotto il carcere di Lecce io già sarò in volo per Genova.
A malincuore devo lasciare un po’ di cose giù, tipo pentole-padelle-libri-cd-opuscoli, perché non posso portare più di due zaini, quindi prediligo vestiti-lenzuola-coperte-documenti e qualche libro (più moka e fornello, fondamentali per la carcerazione) 🙂

Quindi il 3 ottobre alle 13 mi muovo da Lecce direzione Brindisi, dove prenderò ben due aerei (Brindisi-Roma e Roma-Genova), e poi mi muoverò da Genova per La Spezia in blindato. Alle 21 arrivo a La Spezia e vado a dormire vestito, non mi porto neanche i vestiti dentro e decido di prendere il tutto il giorno dopo, perché troppo stanco.
4 ottobre, 8 di mattina: perquisizione in stanza; tra l’altro il 2 sera a Lecce sotto il materasso trovai una lama artigianale che feci sparire e meno male, dato che il giorno dopo sono state le guardie a farmi i sacchi…coincidenze?Comunque, meglio prevenire che curare.
Il 6 ottobre mi fanno salire in sezione, mettendomi in stanza con un ragazzo con cui all’apparenza potevano esserci problemi sin da subito, ma in realtà non abbiamo dato soddisfazione alle guardie e ci siamo adeguati alle esigenze carcerarie.
Il 9 vado a processo, e primi screzi insulti reciproci con la scorta che ha modi di fare un po’ tamarri e coatti alla guida. Lascio passare. Dal giorno 10 o 11, non ricordo bene il giorno esatto, problemi per andare all’aria: le guardie devono avvisare il primo piano prima di lasciarmi passare perché direttrice e comandante, su suggerimento di “ordini dall’alto”,ci hanno messo un divieto di incontro a me e un altro compagno detenuto a La Spezia.
Inizio quasi a non sopportare più la situazione, ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva il giorno 18: vado nuovamente a processo, ed oltre a dovermi sorbire tra andata e ritorno 300km, ammanettato, la scorta inizia ad “imitare” i personaggi di Fast & Furious. Appena entrati a La Spezia, al ritorno dal processo, iniziano ad accendere sirene, cacciare palette, bruciare semafori, tirare freni a mano, insultare e minacciare gli automobilisti per passare rischiando incidenti, fare sgommate…e percorrono un sottopasso a 80 all’ora, e all’atteraggio, perché di un volo si è trattato, sbatto la testa, mi cadono gli occhiali e sbatto fortissimo con le manette sul costato, che ancora mi fa male.
Salgo in sezione molto arrabbiato, il giorno dopo mi faccio visitare ma non riscontrano nulla logicamente, dico che devo parlare con direttrice e comandante, e che accellerino le pratiche per l’invio della richiesta di trasferimento (ufficialmente partita il giorno 23); loro già sanno benissimo che se dovrò partire da La Spezia per la prossima udienza del processo non gli renderò vita facile, ma non danno importanza alle mie parole.

Il 26 ottobre arriva un foglio dal DAP che mi notificano giorno 30 dove in sostanza mi rifiutano il trasferimento: logicamente risposta già preconfezionata, senza neanche aver letto l’istanza, dato che un rifiuto in così pochi giorni è un record! Situazione di nervosismo, insulti reciproci con le guardie, ed anche se so che forse non servirà a nulla, dichiaro l’incompatibilità con il corpo di polizia penitenziaria di La Spezia.
Volevo già iniziare lo sciopero il 31/10 ma aspetto il lunedì 5 novembre, dato che durante le feste non serve a molto, chiedo di parlare con la direttrice, mi dicono domani mattina ti chiamerà. Mattina dopo nulla, quindi mi rifiuto di rientrare in cella dalle 12 alle 13 e poi scendo all’aria, ed anche lì mi fermo rifiutando di risalire. Dopo mezz’ora (14.30 circa) mi chiamano direttrice e comandante, gli rifaccio rpesente tutte le problematiche di andare a processo con la scorta di La Spezia, dell’incompatibilità con le guardie, che sono a più di 500km dai familiari e a 150km dal processo, e che sanno benissimo che se non parto giorno 8 qualcosa accadrà. Loro rispondono che ricevono ed eseguono gli ordini del DAP, e di assumermi tutte le responsabilità di ciò che farò; rispondo che sicuramente mi accollerò tutto, ma basta che mi vengano addosso uno ad uno e non 10 contro 1.
Bene: giorno 8/11 succede quello che ho scritto all’inizio del testo; dopo avermi ammanettato e continuato a malmenare, chiamano il medico chiedendogli se ero in grado di andare a processo, e pure lui, impaurito solo a guardare la situazione, vede i bozzi e i lividi (ma non li scriverà) e mi chiede “Vuoi andare?”. Ed io dico di sì, anche perché avevo preparato una dichiarazione da leggere in aula, che avrei a quel punto modificato aggiungendo che mi avevano pestato in carcere prima del processo; dichiarazione abbastanza blanda dove volevo rimarcare perché chiedevo il trasferimento.
In aula, il giudice non mi fa leggere tale scritto affermando che la sede è inadatta, riesco però a far sapere alle altre e agli altri in aula che mi hanno pestato i secondini e sono in sciopero della fame da 4 giorni. Mi cacciano così dall’aula ed un secondino zelante, che mi ha schiaffeggiato fino all’ultimo, mi mette le manette strettissime tanto che i polsi diventano viola e per poco svengo. Mi portano alle cellette, e dopo un po’ mi fanno risalire, anche se siamo rimasti solo noi 3 imputati, oltre ad avvocati, giudici e sbirri, e dico agli altri 2 che vorrei rimanere per far vedere i segni sul corpo all’avvocato e tornare il più tardi possibile a La Spezia, prevedendo un altro pestaggio al ritorno. Così non è stato, anche se c’erano 5-6 guardie belle grosse che mi hanno portato a fare la visita per sciopero della fame. Provo anche a farmi refertare gli evidenti segni, ma non c’è nulla. Per i due giorni successivi proverò ancora a farmi refertare ma “non posso scrivere cose che non si vedono”. Finita la visita mi rimettono alla cella 1 del piano terra, la stessa dove dormii la prima sera qui a Spezia. Regime chiuso, le mie cose le avevan già preparate e messe in cella le guardie. Il giorno dopo, almeno, mi fanno recuperare il resto delle mie cose e mi fanno il consiglio disciplinare dandomi 15 giorni di isolamento.

Questo è quello che mi ha portato a dare due spinte alle guardie e il mio vissuto a La Spezia: niente di anormale, le guardie che ti provocano con fare mestierante e poi ti sfondano di mazzate quando sei a terra con calci e pugni su testa e schiena, direttrice che copre il pestaggio grazie alla complicità di medici (su 4 visite con 3 medici diversi, uno forse la seconda volta che mi ha visto ha scritto le parti che ho doloranti), e le guardie che ti minacciano pure di denunciarti per calunnia, con il giudice che non ti fa rilasciare una dichiarazione a riguardo e ti caccia dall’aula.
Tutto nella norma.E’ per questo che non mi ritrovo nella normalità della società, che giustifica l’autorità, gli abusi, i soprusi, e li copre. E’ per questo che continuerò lo sciopero della fame finché potrò, continuando a esigere il trasferimento in altro carcere, visto che se per De Andrè la stessa aria di un secondino non si può respirare nell’ora di libertà, io voglio proprio evitare di condividerla sempre con le guardie che qui mi hanno pestato, con i medici ciechi e complici, la comandante che giustifica i suoi uomini dicendo che mi invento tutto e la direttrice che nasconde il marcio sotto un tappeto di falsità.

SEMPRE A TESTA ALTA, PASKA

ps. sciopero della fame: peso iniziale 5/11: 108,4 kg; peso giorno 11/11: 101,8 kg.

nb. scritto giorno 11/11 ed inviato almeno due volte. riscritto il 30/12.

L'articolo La Spezia – Aggiornamenti da Paska proviene da Round Robin.

]]>
Mastodon.bida.im – Report assemblea 8 dicembre 2018 https://roundrobin.info/2018/12/mastodon-bida-im-report-assemblea-8-dicembre-2018/ Tue, 18 Dec 2018 02:04:29 +0000 https://roundrobin.info/?p=11140 Presenti complessivamente sulla trentina di persone. Alle 11 non si era ancora raggiunto un numero sufficiente di persone, si e’ rimandato alle 14 l’inizio dell’assemblea. L’assemblea e’ iniziata alle 13 con un giro di presentazione dei partecipanti che si sono posizionati attorno al tavolo per il pranzo. * problematiche con l’istanza, bilancio della situazione fino … Read more Mastodon.bida.im – Report assemblea 8 dicembre 2018

L'articolo Mastodon.bida.im – Report assemblea 8 dicembre 2018 proviene da Round Robin.

]]>
Presenti complessivamente sulla trentina di persone.
Alle 11 non si era ancora raggiunto un numero sufficiente di persone, si e’ rimandato alle 14 l’inizio dell’assemblea.
L’assemblea e’ iniziata alle 13 con un giro di presentazione dei partecipanti che si sono posizionati attorno al tavolo per il pranzo.

* problematiche con l’istanza, bilancio della situazione fino ad ora, cosa migliorare, cosa correggere
– Viene individuato come uno dei problemi principali della sperimentazione attualemnte in corso sia la mancanza, a sei mesi dalla nascita dell’istanza gestita dal collettivo bida, della nascita di nuove istanze a iscrizione aperta.
– Viene fatto notare come sia difficile la ricerca, data anche la poca presenza di tag nei contenuti dei toot. Viene ribadita l’incentivo all’uso di tag a tutt* gli/le utenti. Viene spiegato dal collettivo che attualmente la ricerca full-text non funziona a causa di bachi nel software che dovranno essere corretti. Il collettivo si impiega a contattare/supportare lo sviluppatore che si sta impegnando su questo lavoro. A quanto sembra lo sviluppatore e’ amareggiato a seguito della poca considerazione che sta avendo in merito al proprio lavoro. Si cerchera’ di supportarlo anche facendo capire quanto cio che sta facendo e’ importante.
– Si fa notare la nostalgia verso la colonna centrale di indymedia. Si ragiona sulla possibilita’ di creare una sorta di sintesi rispetto ai contenuti presente nell’istanza. Si ragiona sull’eventualita’ di valutare la creazione di una sorta di redazione. Vengono presentate eventuali proposte di trasmissione su mastodon a Radio Citta Fujiko. Viene presentata l’eventualita’ dell’adozione di uno strumento simile allo storify di Twitter (ora abbandonato) e individuabile in uno strumento con codice libero (ma da migliorare) https://framastory.org/ . Viene anche pensata la possibilita’ di creare una fanzine sulle discussioni e i contenuti dell’istanza. Viene valutata l’ipotesi di eventualmente usare mailing list o blog per aggregare contenuti rilevanti. Le posizioni sono abbastanza discordanti, non viene raggiunto un accordo comune e una sintesi. La possibilita’ che la redazione sia, ad ogni modo, a capo del collettivo bida non viene presa in considerazione dal collettivo. La possibilita’ di valutare e testare il software https://framastory.org/ viene preso in considerazione.
– Viene fatta notare la problematicita’ dell’uplaod di contenuti come i pdf. Il collettivo bida spiega che l’instanza non nasce come strumento di archiviazione. Rimandando verso altri strumenti. Il compito dell’istanza, da policy (al momento), e’ quello di valorizzare contenuti esterni e non di diventare un accentratore di informazioni (tipo facebook).
– Viene fatta notare la mancanza di segnalibri/bookmarks per potersi ricordare dei toot particolarmente interessanti. Viene fatto notare due possibili soluzioni, usare la stellina (favorite) oppure adottare il client mastalab (che ha quella opzione separata dalla stellina). L’utente che ha fatto la segnalazione si ritiene soddisfatta della prima opzione. Da qui parte una discussione sulla mancanza di materiale informativo. L’utente @thunderpussicat si impegna a creare una guida dalla spiegazione di @illud.
Viene indicata la possibilita’ di creare un bot “avvisi” capace di ricordare opzioni, preferenze, e fare da guida nell’instanza.
– Viene ribadito che mastodon non e’ pensato per conversazioni “intime”. Si ribadisce che non puo’ esistere un software capace di fare tutto. Per conversazioni intime si rimanda ad altri software che implementano i protocolli end-to-end. Mastodon e’ come un blog, quindi pensato per post pubblici.
Questa precisazione verra’ anchessa riportata nel bot “avvisi”.
– Viene fatto notare che occorre slegarsi dall’idea di una nuova indymedia. Da qui nasce una discussione su come valutare questa esperienza come qualcosa di nuovo e svilupparla senza guardare
troppo al passato.
– Si ragiona su come farsi conoscere all’esterno, e sul perche’ della mancata adozione da parte di molti collettivi e realta’ bolognesi. Si ragiona sui numeri ancora troppo inferiori rispetto ai social network commerciali.
– Viene fatta notare come attualmente la ricercabilita’ dell’instanza sui motori di ricerca porta diversi utenti all’iscrizione presso mastodon.social. Viene suggerito (ma non affrontato nella discussione) la possibilita’ di un rebrandig e di darsi una identita’ diversa dal nome del software. (nota del collettivo fuori assemblea: il nome mastodon.bida.im e non qualcosaaltro.qualcosa nasce per due motivi, il primo far conosce questo software pressoche’ sconosciuto all’inizio dell’esperimento, inoltre far capire che siamo un’instanza di una federazione. Ovvero l’instanza mastodon di bida )
– Viene fatta notare da parte del collettivo l’imporanza di avere utenti capaci di fare delle presentazione di mastodon in giro per l’italia. Il collettivo bida dichiara la sua attuale difficolta nel gestire i numerosi incontri che gli vengono proposti. Attualmente sono state fatte le seguenti richieste tutt’ora da programmare: modena (programmata 4 gennaio), jesi, trento, verona, carrara e milano (forse si dimentica qualcosa). Viene proposta la creazione di contenuti per aiutare la possibilita’ di non delegare al solo collettivo bida l’impegno sulle presentazioni e viene posta come base per poter fare una presentazione la conoscenza reciproca sia sull’istanza che alle assemblee.
– Si propone di implementare l’opzioni “Eventi”. L’idea e’ di creare uno speciale toot capace di salvare un evento. Viene riconosciuta la notevole importanza di questa opzione a cui viene data massima priorita. Verra’ creato un gruppo di lavoro per lavorare sulla modifica del codice di mastodon.
– Si pensa di scandenzare come prossimo appuntamento una giornata ad aprile e di fare un’assemblea ogni quattro mesi.

* bilancio bida e campagna finanziamento dell’istanza
15/09/18 spesa spedizione lettere 25
01/07/18 spesa acquisto locandine per presentazione xm 20
01/09/18 spesa acquisto adesivi 73
19/10/18 spesa acquisto adesivi 80
08/12/18 spesa pranzo 28
08/12/18 spesa contributo centro stampa 30
08/12/18 spesa contributo indivia 50
08/12/18 spesa costo server 2018 (bida2) 400
08/12/18 entrata pranzo autofinanziamento 258
totale = -448
A brevissimo sara’ disponibile la possibilita’ di fare donazioni online. Si invita a fare raccolta fondi presso spazi attraverso feste. Si ragiona di un’eventuale festa.

* creazione nuove istanze, a che punto siamo? Possibilità di una federazione di nodi in lingua italiana
– Attualmente si ha notizie di istanze collettive presenti/con interesse a: jesi, milano (2 di cui una in divenire del lab61),torino, jesi, storta(ve), forse napoli.
– Si parla di requisiti umani per la nascita di istanze. Ci si impenga, come collettivo bida, a fornire una documentazione sulle scelte e sulle problematiche riscontrate nella installazione.
– Per agevolare la nascita di nuove istanze si fa notare la nuova funzionalita’ di mastodon, ovvero i nodi releay capace di popolare e condividere contenuti.
– Si ragiona con il lab61 della nascita di una federazione di instanze “compagne” capaci di condividere un relay e una policy comune. Si decide di aprire un pad e avviare una discussione su uno strumento da scegliere.
– Si immagina una sorta di rete di mutuo aiuto riguardante lato tecnico, soldi e backup.
– Si immagina di mettere in funzione macchine di allenamento per provare la creazione di istanze.
– Ci si impegna a creare una sorta di FAQ per admin.
– Si propone al collettivo bida di valuare l’idea di offrire hosting ad altre istanze. Eventualita’ scartata per essere piu’ resistenti a eventuali problematiche (tecniche o legate alla repressione).

* eventuali proposte di modifiche alla policy
– Non ci sono proposte di modifica. Si valuta sull’opportunita’ di ampliare il banning dei link verso risorse commerciali inserendo oltre a facebook anche twitter e altre piattaforme. Non viene raggiunto un consenso su un eventuale ampliamento. Viene anche proposta la rimozione del ban dei link di facebook, anche in questo caso non raggiungendo un consenso.

* discussioni: come valorizzarle
Si ricorda di incentivare l’uso dei tag. Tentare di testare un aggregatore di toot (tipo Storify). Si parla di fanzine. Si lascia l’iniziativa ai singoli che si organizzeranno a gruppi. Non ci sara’ un coinvolgimento del collettivo bida ribadendo che l’istanza mastodon.bida.im e’ un piattaforma di analisi non di sintesi. Per i contenuti provenienti da facebook si ricorda che uno dei modi migliore per riportare i contenuti e’ usare la wayback machine.

* bot, cosa modificare
va bene cosi

* bot (avvisi-howto-altro)
verra fatto un bot degli avvisi, si aprira’ un pad per proporre eventuali contenuti da pubblicare ad intervalli di 3 ore

* istanze bloccate e silenziate, confronto sulla lista e metodo

* rapporti con istanze del fediverso
verra pubblicata su git.lattuga.net la lista delle istanze bannate e silenziate. Si invita gli utenti a segnalare istanze fuori policy.

* banning utenti, quale metodo utilizzare?
Si evidenzia la necessita’ di una qualche storicizzazione dei contenuti che portano al banning di un utente. Si fa notare che questa necessita’ non e’ compatibile con il protocollo usato da mastodon. Si propone la pubblicazione di qualche nota in modo da far capire i motivi che hanno portato a un banning di un utente.

* troll come riconoscerli/ci e affrontarli
punto non affrontato per mancanza di tempo

+ Diffusione/Propaganda

* presentazioni, come distribuire la diffusione sul territorio
Scritto sopra. Si cerca di conivolgere gli utenti e non delegare al solo collettivo bida l’onere della diffusione

* evoluzioni del codice di mastodon, come seguirlo? (codice, bachi, segnalazioni)
Occorrera’ seguire il codice di mastodon per evitare che gli sviluppatori inseriscano funzionalita che non ci piacciono. Viene prese come ovvia la possibilita’ concreata di forkare il software all’occorrenza.
Viene data la priorita’ alla correzione di mastodon autopost (worpress) e feed2toot. Viene fissata per gennaio un’assemblea tecnica per coinvolgere eventuali hacktivisti che interessi a collaborare con il collettivo bida sul software che gravita attorno a mastodon

* proposta di aumentare il numero di caratteri dei toot a 750 o 1000
il punto viene rimandato alla prossima assemblea

* eventuali altre proposte di modifica dell’interfaccia
nessuna

* prossimi sviluppi: creazione degli eventi
parlato sopra

* creazione hidden service
verra’ aggiunto

* integrazione con altri servizi comunicativi (https://writefreely.org/, https://getaether.net/)
se ne parlera’ alla prossima assemblea

fonte: mastodon.bida.im/@admin

L'articolo Mastodon.bida.im – Report assemblea 8 dicembre 2018 proviene da Round Robin.

]]>
B(A)D NEWS – Episodio 18 https://roundrobin.info/2018/12/bad-news-episodio-18/ Tue, 18 Dec 2018 01:22:03 +0000 https://roundrobin.info/?p=11138 Questo è l’episodio 18 (12/2018) of “B(A)D NEWS – Angry Voices From Around The World”, un programma di notizie dalla rete internzionale  delle radio anarchiche ed antiautoritarie,  formato da brevi spezzoni di notizie da diverse parti del mondo. Questo mese, ascolterete: Črna Luknja (Slovenia), parla con Rote Hilfe, un network antirepressione tedesco (02:09); Radio Kurruf … Read more B(A)D NEWS – Episodio 18

L'articolo B(A)D NEWS – Episodio 18 proviene da Round Robin.

]]>
Questo è l’episodio 18 (12/2018) of “B(A)D NEWS – Angry Voices From Around The World”, un programma di notizie dalla rete internzionale  delle radio anarchiche ed antiautoritarie,  formato da brevi spezzoni di notizie da diverse parti del mondo.

Questo mese, ascolterete:

  • Črna Luknja (Slovenia), parla con Rote Hilfe, un network antirepressione tedesco (02:09);
  • Radio Kurruf diffonde notizie su Camilo Catrillanca, un attivista Mapuche ucciso da un reparto speciale della polizia cilena conosciuto come il Jungle Commandos, e la risposta pubblica a questo assassinio (10:11);
  • Dissident Island Radio condivide un approfondimento critico sulle proteste coordinate di Extinction Action nel U.K. and aggiornamenti sulle mobilitazioni di estrema destra come UKIP, il pezzo di merda Tommy Robinson e la contestazione antifascista a una manifestazione pro-Brexit il 9 dicembre (13:58);
  • A-Radio Berlin presenta un report sulla protesta del 7 dicembre della FdA contro l’ascesa al potere del leader reazionario Bolsonaro in Brasile con suoni e impressioni dalle manifestazioni davanti ai consolati brasiliani a Dusseldorf e Frankfurt in Germania. (19:54)

Puoi scricare l’audio direttamente da Archive.Org qui
Mandate feedback e commenti: a-radio-network/at/riseup(.)net
Altri contenuti sono disponibili su https://www.a-radio-network.org

fonte: a-radio-network.org

L'articolo B(A)D NEWS – Episodio 18 proviene da Round Robin.

]]>
Non spegnere mai il telefono – Un nuovo approcio alla cultura della sicurezza https://roundrobin.info/2018/12/non-spegnere-mai-il-telefono-un-nuovo-approcio-alla-cultura-della-sicurezza/ Tue, 18 Dec 2018 01:01:06 +0000 https://roundrobin.info/?p=11136 Traduciamo dall’inglese un articolo apparso la settimana scorsa sul web. Noi l’abbiamo trovato su: https://325.nostate.net/2018/11/09/never-turn-off-the-phone-a-new-approach-to-security-culture/ Le varie operazioni repressive e indagini poliziesche che hanno animato gli ultimi 10 anni di movimento antagonista-rivoluzionario in Italia, hanno visto, come nel resto del mondo capitalista, un aumento dell’uso della tecnologia e di misure di controllo informatiche da parte … Read more Non spegnere mai il telefono – Un nuovo approcio alla cultura della sicurezza

L'articolo Non spegnere mai il telefono – Un nuovo approcio alla cultura della sicurezza proviene da Round Robin.

]]>
Traduciamo dall’inglese un articolo apparso la settimana scorsa sul web. Noi l’abbiamo trovato su: https://325.nostate.net/2018/11/09/never-turn-off-the-phone-a-new-approach-to-security-culture/

Le varie operazioni repressive e indagini poliziesche che hanno animato gli ultimi 10 anni di movimento antagonista-rivoluzionario in Italia, hanno visto, come nel resto del mondo capitalista, un aumento dell’uso della tecnologia e di misure di controllo informatiche da parte degli sbirri. La tutela dal punto di vista tecnologico e informatico deve essere quindi, in questo periodo soprattutto, una priorità dei compagni, nel momento in cui si decide di agire in maniera sovversiva.

Non spegnere mai il telefono: un nuovo approccio ai procedimenti preventivi.

Negli anni 80, un/a compagno/a che voleva per esempio, dare fuoco a una struttura, elaborava il suo piano e nello stesso momento faceva attenzione a qualsiasi apparecchio d’ascolto che ci potesse essere a casa sua. Alla fine degli anni 90, lo/la stesso/a compagno/a spegneva il telefono e utilizzava dei messaggi criptati su Internet. Negli anni 2020, è necessario ripensare la nostra strategia: la raccolta di informazioni si è evoluta e dobbiamo tenerne certamente conto.

Innanzitutto, guardiamo come è utilizzata l’analisi dei dati. A questo fine, dobbiamo parlare di tre cose: meta-dati, i modelli e le reti di contatti. Tutto questo sembra noioso e difficile, ma io non sono un informatico e non ti annoierò con del linguaggio tecnico; cercherò di rendere le cose il più semplice possibile.

I meta-dati (metadata): nel contesto dell’attività online, “il contenuto” significa “il messaggio inviato”, mentre “meta-dati” significa “tutto tranne il contenuto”. Se per esempio, inviasti a un amico un messaggio per uscire a cena, il contenuto potrebbe essere: “Andiamo a mangiare stasera?” mentre i meta-dati sarebbero: “Messaggio inviato il 01/04/2018 alle 11.32, dal numero 3********9 al numero 3********7, usando l’app Signal”.

Questa informazione è registrata dal tuo telefono, anche se l’applicazione (come Signal) cripta il contenuto del messaggio. I tuoi meta-dati sono molto poco protetti dalla tecnologia e molto poco protetti dalla legge. Poco importa in che paese sei, la maggior parte dei tuoi meta-dati sono liberamente accessibili dai servizi specializzati, indipendentemente dal fatto che tu sia sospettato di qualche cosa o meno.

Gli schemi (templates): che te ne renda conto o meno, i tuoi meta-dati hanno un modello, o meglio uno schema. Se lavori tutti i giorni, avrai una configurazione (pattern) abbastanza uniforme: se non hai un lavoro simile, il tuo schema potrebbe essere più elastico, ma hai comunque un modello. Se qualcuno volesse conoscere il ritmo della tua giornata, lo potrebbe fare molto facilmente, perché il tuo schema è nei tuoi meta-dati.

Per esempio: poniamo il caso che utilizzi il Wi-Fi del tuo bar preferito la maggior parte delle domenica sera, fino a mezzanotte, che ti alzi alle 10 del mattino e controlli i tuoi messaggi su Signal, utilizzi il tuo abbonamento mensile per andare a lezione il lunedì pomeriggio, e passi circa un’ora sui social, due volte al giorno. Tutto questo fa parte del tuo schema.

Le reti di contatti (network): hai una rete di contatti online. I tuoi amici su Facebook, le persone nella rubrica del tuo telefono, il Dropbox che condividi con i tuoi colleghi, tutti/e quelli/e che comprano online i biglietti per il tuo stesso concerto punk, le persone che usano il tuo stesso Wi-Fi. Prendi la tua rete di contatti, combinala con quelle delle altre persone e i raggruppamenti (clusters) si mostreranno da soli. Il tuo gruppo di colleghi a lavoro, la tua famiglia, il tuo giro di compagni etc.

Se fai parte del giro di compagni, questo è potenzialmente evidente da tutti i tuoi legami e connessioni con i social e l’online, come andare allo stesso concerto o conoscere le stesse persone degli altri compagni.

Ora, poniamo il caso che tu abbia compiuto un azione, qualcosa che causerebbe delle indagini serie.

Supponiamo che domenica alle 3 del mattino, assieme ad alcuni amici, siate andati a dare fuoco alla casa di un nazi. (Certo, non mi sognerei neanche di dire a qualcuno di voi di fare una cosa del genere). È ovvio, per gli sbirri, che sono stati alcuni tra il giro di compagni ad averlo fatto, ma non ci sono indizi. Voi vi appoggereste su una procedura di prevenzione tradizionale: bruciate gli appunti, cercate di non parlare dei piani vicino ad apparecchi tecnologici e non lasciate alcuna traccia fisica.

Ma poiché hai commesso un reato con quell’azione notturna, i tuoi meta-dati sono molto diversi dal tuo ritmo abituale: resti nel bar d’abitudine fino alle 2 del mattino per aspettare i tuoi amici, non ti svegli alle 10 per controllare i messaggi, o resti sui social solo un’ora durante la giornata. Non vai a lezione. Il tuo schema di meta-dati è molto diverso dal tuo modello normale. I modelli di meta-dati dei tuoi amici sono pure diversi. Se uno tra voi è maldestro, questi schemi possono comportare una variazione di meta-dati altamente sospetta, per esempio il telefono è spento dalle 2 e mezzo del mattino e poi è attivo alle 4. Non sareste i primi.

Se portassi io avanti le indagini sul reato commesso, utilizzando l’analisi dei dati, procederei così:

– utilizzerei un software per analizzare gli schemi del giro di compagni locale, in modo da identificare le 300 persone più vicine e legate al giro;

– utilizzerei un altro software per analizzare gli estratti dei meta-dati di questi 300 degli ultimi mesi, in modo da individuare i cambiamenti più importanti in questi meta-dati di quella domenica notte, come pure qualsiasi attività dei meta-dati abbastanza sospetta;

– escluderei le variazioni negli schemi che abbiano un motivo ovvio o un alibi valido (delle persone chi sono in vacanza, chi è all’ospedale, chi ha perso il lavoro, etc)

– mi concentrerei sullo studio approfondito di quelli/e che restano inclusi.

Funziona così: del numero enorme di persone che non riuscirei mai a interrogare nello stesso momento, riesco ad individuarne un numero più ristretto, in modo da poterli controllare più da vicino. Così, potrei trovarti e incastrarti.

E quindi?

Se una procedura di prevenzione tradizionale non ci protegge come prima, come possiamo adattarci? Beh, non ho una risposta, ma per rompere il ghiaccio direi: conosci la tua rete di contatti e connessioni e conosci il tuo schema di meta-dati.

Nel caso di prima: lascia il bar a mezzanotte, torna a casa e lascia il telefono sul comodino. Controlla le cose che controlli sulle applicazioni prima di andare a dormire e metti la sveglia alle 10 del mattino. Ritorna senza telefono al bar. Svegliati alle 10 controlla i messaggi su Signal. Vai a lezione o chiedi a un amico di usare il tuo abbonamento, facendo tu attenzione a non usare alcuna tecnologia nel frattempo. Attieniti al tuo schema. Non spegnere mai il telefono.

Potresti anche raggirare la tua rete, ma questo è molto più difficile. Non utilizzare lo smartphone in generale e abbandonare tutta l’attività su internet, necessita un motivo valido agli occhi di chi ci guarda. Conoscere il tuo schema di dati e assicurarsi che appaia normale, è più facile.

Alcune vecchie regole valgono ancora: non parlare dei fatti vicino ad apparecchi muniti di microfono, non vantarsi del successo raggiunto, etc. Altre regole, come “spegnere il telefono quando si organizzano delle azioni” , dovranno essere cambiate, poiché i nostri meta-dati paiono troppo fuori norma. Nessun altro spegne il tuo telefono. Diventiamo più sospetti quando lo facciamo.

Questa è solamente un’idea di come possiamo aggiornare i nostri procedimenti di prevenzione. Forse ci sono altre persone con idee diverse e migliori, su come possiamo fare. Se iniziamo un dibattito, potremmo riuscire a ricavarne qualche cosa.

Per finire: bisogna continuare ad adattarsi

Dal momento in cui la tecnologia cambia, sempre più informazioni fuoriescono, compresi i dati sui quali abbiamo pochissimo controllo. Ne sono un esempio le smart-tv e i pannelli pubblicitari che ascoltano ogni parola che pronunciamo nei luoghi pubblici, come pure il tono della nostra voce quando parliamo. In questo momento, i progetti di analisi dei dati usano dei software di lettura delle targhe per confrontare le variazioni del traffico stradale. Non è troppo lontana l’idea che saranno presto pronti a fare lo stesso con il riconoscimento facciale, dopodiché la presenza della nostra faccia in pubblico sarà una parte dei nostri meta-dati. Avere informazioni in più significa fare un’analisi più accurata dei dati. I nostri meta-dati potrebbero anche presto diventare troppi, il che li renderebbe troppo complicati da imitare e rispettare. Questo significa che, se vogliamo nascondere qualcosa, dobbiamo prendere delle misura preventive.

Come possiamo tenere tutto questo sott’occhio? Non ne ho idea. Ma proviamo a capire tutta questa merda. C’è un primo abbozzo su come portare avanti dei procedimenti preventivi in un epoca di analisi moderna di vaste fette di dati, e mi farebbe piacere ricevere contributi da compagni/e che hanno qualcosa da dire in merito.

Sentiti libero di distribuire e modificare il testo.

fonte: nobordersard.wordpress.com

L'articolo Non spegnere mai il telefono – Un nuovo approcio alla cultura della sicurezza proviene da Round Robin.

]]>
Francia – L’ultimo prigioniero del caso Quai Valmy uscirà presto, sotto condizione https://roundrobin.info/2018/12/francia-lultimo-prigioniero-del-caso-quai-valmy-uscira-presto-sotto-condizione/ Tue, 18 Dec 2018 00:52:35 +0000 https://roundrobin.info/?p=11134 La domanda di libertà condizionale dell’ultima persona in prigione per il caso di Quai de Valmy è stata definitivamente rigettata dalla Camera d’applicazione delle pene, giurisdizione d’appello del Giudice d’applicazione delle pene (JAP). Rimarrà rinchiuso nella prigione di Meaux fino a quando uscirà con i crediti di riduzione pena[1]; la data prevista è fine gennaio. … Read more Francia – L’ultimo prigioniero del caso Quai Valmy uscirà presto, sotto condizione

L'articolo Francia – L’ultimo prigioniero del caso Quai Valmy uscirà presto, sotto condizione proviene da Round Robin.

]]>

La domanda di libertà condizionale dell’ultima persona in prigione per il caso di Quai de Valmy è stata definitivamente rigettata dalla Camera d’applicazione delle pene, giurisdizione d’appello del Giudice d’applicazione delle pene (JAP).

Rimarrà rinchiuso nella prigione di Meaux fino a quando uscirà con i crediti di riduzione pena[1]; la data prevista è fine gennaio.

Ciononostante, entra nella categoria delle persone toccate dalla legge scritta del 2014 da Taubira [ministra guardasigilli socialista; NdT] (art. 71-2 del Codice penale), che permette di applicare, per il periodo di riduzione della pena, un certo numero di condizioni da rispettare, perché in caso contrario si rischia di tornare direttamente dentro. In poche parole, una specie di controllo giudiziario a posteriori, dopo che è già stata scontata la pena detentiva, e che, colla scusa della reinserzione, costituisce una pena supplementare.

Il JAP e il Procuratore, senza dubbio perché trovano che sarebbe uscito (un po’) troppo presto per i loro gusti, non ci sono andati leggeri nell’affibbiargli un po’ tutte le condizioni possibili in questo caso:
– divieto di recarsi a Parigi
– obbligo di fissare la sua residenza in un luogo determinato
– obbligo di pagare i danni alle parti civili
– divieto di entrare in contatto con i coimputati e le vittime
– divieto di porto d’arma
– obbligo di rispondere alle convocazioni del JAP o dell’assistente sociale designatogli
– obbligo di ricevere le visite dell’assistente sociale e di comunicargli le informazioni e i documenti necessari affinché questi possa controllare la natura dei suoi mezzi di sussistenza e l’esecuzione dei suoi obblighi
– obbligo di prevenire l’assistente sociale di ogni suo cambio d’indirizzo, di lavoro e di ogni viaggio di più di 15 giorni
– obbligo di chiedere l’autorizzazione del JAP per ogni cambio di lavoro o di residenza, se tale cambio è di natura ad ostacolare l’esecuzione dei suoi obblighi
– obbligo di prevenire il JAP per ogni spostamento all’estero

Tutto ciò durante la durata della sua riduzione di pena, cioè sei mesi.

Si vede la volontà esplicita di fargli pagare fino in fondo il suo silenzio sui fatti. Detto ciò, se questa recente legge permette di mantenere sotto controllo della gente alla sua uscita di prigione, non bisogna dimenticare che era già normale che le riduzioni di pena venissero semplicemente soppresse, in special modo per le persone condannate per terrorismo.

La loro repressione non arresterà le nostre ribellioni, libertà per tutti.e.

(tradotto da guerresociale)

[1] riduzione o rimessa di pena: dispositivo che funziona come un credito di giorni che vengono accordati alla persona condannata e dedotti dalla sua pena definitiva. A questo “totale” possono essere aggiunti o tolti dei giorni, quando l’Amministrazione penitenziaria considera che la persona si è comportata bene o male.

fonte: anarhija.info

L'articolo Francia – L’ultimo prigioniero del caso Quai Valmy uscirà presto, sotto condizione proviene da Round Robin.

]]>
Bari e Potenza – Rivolte nei Cpr https://roundrobin.info/2018/12/bari-e-potenza-rivolte-nei-cpr/ Tue, 18 Dec 2018 00:48:39 +0000 https://roundrobin.info/?p=11130 Questa notte nel Centro di Permanenza e Rimpatrio di Bari Palese è scoppiata una rivolta, a pochi giorni da un tentativo di evasione di massa. Secondo le dichiarazioni delle forze dell’ordine alla stampa, alcuni reclusi hanno incendiato le celle, devastato alcune stanze contenenti documenti e allagato i corridoi. I media ovviamente parlano di “ospiti” che … Read more Bari e Potenza – Rivolte nei Cpr

L'articolo Bari e Potenza – Rivolte nei Cpr proviene da Round Robin.

]]>
Questa notte nel Centro di Permanenza e Rimpatrio di Bari Palese è scoppiata una rivolta, a pochi giorni da un tentativo di evasione di massa.

Secondo le dichiarazioni delle forze dell’ordine alla stampa, alcuni reclusi hanno incendiato le celle, devastato alcune stanze contenenti documenti e allagato i corridoi.
I media ovviamente parlano di “ospiti” che hanno distrutto “moduli abitativi”, come se non si trattasse di un campo di concentramento.

La rivolta sarebbe scoppiata per evitare una deportazione di massa in Nigeria, prevista in serata. Le informazioni che circolano al momento parlano di detenuti cosparsi di sapone per evitare di farsi bloccare, così come di acqua insaponata per impedire alle fdo di compiere cariche sui pavimenti scivolosi.

Sul posto sono giunte diverse pattuglie delle Forze dell’Ordine che hanno attaccato i rivoltosi, i quali hanno provato a resistere lanciando alcuni oggetti.

Per ora si parla di un poliziotto, due carabinieri e diversi reclusi feriti. L’incendio è stato domato dai vigili del fuoco che hanno operato con alcune squadre. I danni alla struttura non sono ancora stati quantificati ma sembrerebbe che l’incendio abbia coinvolto molte parti del Lager.

Finché dei CPR non restino che macerie, sosteniamo la lotta delle persone recluse.

scontri nel CPR di Bari Palese
scontri nel CPR di Bari Palesefonte: hurriya.noblogs.org


Un volo di deportazione verso la Nigeria, programmato in questi giorni, ha provocato, oltre che a Bari, la reazione e la rivolta anche nel centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza.

All’una della scorsa notte l’irruzione delle forze dell’ordine nelle celle per prelevare 6 persone (da trasferire al CPR di Ponte Galeria a Roma al fine della deportazione) si è trovata di fronte alla resistenza solidale di almeno 15 loro compagni di prigionia. Come in episodi precedenti, i reclusi hanno divelto le finestre, distrutto i fari d’illuminazione e si sono arrampicati sui tetti della struttura, lanciando oggetti per difendersi dai tentativi di cattura. Purtroppo la rivolta si è conclusa con l’arresto di due persone, accusate di violenza e resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.

fonte: hurriya.noblogs.org

L'articolo Bari e Potenza – Rivolte nei Cpr proviene da Round Robin.

]]>
Torino – Racconto e impressioni dal corteo di sabato 15 contro il DL Immigrazione e Sicurezza e in solidarietà ad Antonio https://roundrobin.info/2018/12/torino-racconto-e-impressioni-dal-corteo-di-sabato-15-contro-il-dl-immigrazione-e-sicurezza-e-in-solidarieta-ad-antonio/ Tue, 18 Dec 2018 00:36:27 +0000 https://roundrobin.info/?p=11128 Via Botero, via Bertola, piazza Arbarello e via Garibaldi. Dai litigi convulsi degli agenti della polizia politica arrivati fino all’orecchio di qualche compagno, il corteo partito sabato da piazza Solferino non avrebbe mai dovuto raggiungere la via dello shopping nel bel mezzo di un sabato pre-natalizio, anzi nessuno sarebbe proprio dovuto arrivare fino al concentramento. … Read more Torino – Racconto e impressioni dal corteo di sabato 15 contro il DL Immigrazione e Sicurezza e in solidarietà ad Antonio

L'articolo Torino – Racconto e impressioni dal corteo di sabato 15 contro il DL Immigrazione e Sicurezza e in solidarietà ad Antonio proviene da Round Robin.

]]>
Via Botero, via Bertola, piazza Arbarello e via Garibaldi. Dai litigi convulsi degli agenti della polizia politica arrivati fino all’orecchio di qualche compagno, il corteo partito sabato da piazza Solferino non avrebbe mai dovuto raggiungere la via dello shopping nel bel mezzo di un sabato pre-natalizio, anzi nessuno sarebbe proprio dovuto arrivare fino al concentramento.

Forse credevano di fermare tutti alla spicciolata, come hanno fatto con alcuni compagni che arrivavano da Bolzano e che hanno tenuto in questura qualche ora, o di impedire l’ingresso alla piazza con un immenso cordone di caschi blu che ostruiva tutte le strade. Peccato per loro che circa cento persone fossero partite da Porta Palazzo e al concentramento ci siano arrivate con cori, grida e uno strisione già aperto.. Non se lo aspettavano e, nonostante il tavolo di pubblica sicurezza organizzato per l’occasione e gli infiniti mezzi a disposizione, questa sorta di pre-corteo è riuscito ad arrivare all’incrocio tra via Pietro Micca e via Cernaia, dove davanti a una piazza Solferino insolitamente blindata ha dovuto fermarsi e ripensare il concentramento proprio in mezzo alla strada, unico angolo lasciato libero dai cordoni di celerini.

Dopo un’oretta si è deciso di deciso di partire prendendo la via del Quadrilatero. La conformazione della città vecchia  rallenta i mezzi dell’antisommossa e aiuta gli audaci: vie strette, alcune prese in contromano e con cambi di direzione e les jeux sont faits, ecco il cuore del centro. L’obiettivo di questa manifestazione contro il Decreto Sicurezza di Salvini e contro la Sorveglianza Speciale di Antonio, era del resto proprio sfilare arrabbiati nelle vie della vetrina natalizia, fare un po’ di casino in questo grande meccanismo di distrazione generale mentre a qualche km di distanza c’è chi viene sfrattato, poco più in là qualcuno deve camminare guardandosi le spalle perché non ha i documenti in regola, dentro a qualche ristorantino una ragazza lavora dieci ore al giorno per 350 euro di borsa-lavoro e e si deve sentire grata di questa nuova schiavitù.

L’ingresso in via Garibaldi è veloce, tra i passanti incuriositi e a tratti sgomenti nel vedere questo blocco molesto che vergava scritte sui muri dei negozietti e imbrattava le vetrate di una filiale di Intesa San Paolo. Poi solito teatrino, celere schierata e minacciosa a interrompere il flusso di passanti e via che si riparte presi bene verso Porta Palazzo.

Giunti oramai alla fine del percorso, l’ingresso al mercato di Porta Pila ha aggiunto un sapore nostrano alla manifestazione. Molti interventi si sono susseguiti sugli imminenti progetti di riqualificazione della piazza: da quello che sta schiacciando i venditori di scarpe per fare posto al nuovo Mercato Centrale per turisti e amanti del gourmet a quello di piazza della Repubblica 12, dove gli inquilini sono finiti sotto sfratto per far posto a un ostello di lusso. Nel mentre i vetri del Palafuksas sono stati imbrattati e i cartelloni pubblicitari del futuro ostello sono stati strappati dalle impalcature. Un’altra voce ancora ha ricordato i morti al confine italo-francese e la lotta che si sta portando avanti nelle montagne vicino a Torino contro questo meccanismo di gestione e repressione della popolazione migrante. Una lotta a oggi rilanciata dalla neonata occupazione di Oulx, in barba proprio al famigerato decreto che ha aumentato i minimi e i massimi penali per chi decide di prendersi una casa e uno spazio di lotta.

La manifestazione ha infine attraversato corso Giulio Cesare, nel tratto più martoriato dalle retate contro i clandestini, mentre il blocco compatto aveva oramai superato le quattrocento persone, con alcuni passanti aggregati proprio transitando dal mercato.

“Il DL Salvini colpisce tutti, RIBELLIAMOCI!” – è l’ultima scritta lasciata per terra all’incrocio con corso Brescia, alla fine del percorso.

E questo è forse uno dei messaggi più importanti che occorre mandare in questo momento, perché questo governo sta dimostrando di voler fare la guerra a tutti e tutte le persone sfruttate che potrebbero alzare la testa, italiane e straniere. Mandare un messaggio che una lotta dura è possibile e non possiamo cedere alla paura, alla guerra tra poveri solo perché lo Stato e i padroni sembrano troppo difficili da combattere.

Durante tutto il tragitto il nome di Antonio è stato urlato di continuo, compagno da sempre impegnato nelle lotte in questa e altre città, costretto a due anni di Sorveglianza Speciale per tentare di fiaccare la sua voglia di combattere. Una misura preventiva che si sta sempre più affinando per sedare i barlumi di opposizione radicale a questo mondo, ma davanti alla quale abbiamo ribadito che non siamo disposti a subire in silenzio.

Un corteo che sicuramente non è stato in grado di fare quello che questi tempi difficili richiedono, ma d’altronde si tratta solo di un piccolo evento all’interno di un spinta alla lotta e al conflitto che si cerca di sostanziare giorno dopo giorno, tra compagni e sfruttati. Un corteo lontano dalle sigle e dalle bandiere di qualsivoglia natura e che voleva semplicemente unire tutte quelle persone che in questo momento sentono la spinta a mostrare una opposizione pratica alle politiche di questo governo e al presente di lacrime e sangue che ci hanno impacchettato.

fonte: hurriya.noblogs.org

L'articolo Torino – Racconto e impressioni dal corteo di sabato 15 contro il DL Immigrazione e Sicurezza e in solidarietà ad Antonio proviene da Round Robin.

]]>
Paesi Bassi – Assoluzione per tutti gli arrestati durante gli scontri del 19 novembre 2016 a Kerkplein https://roundrobin.info/2018/12/paesi-bassi-assoluzione-per-tutti-gli-arrestati-durante-gli-scontri-del-19-novembre-2016-a-kerkplein/ Tue, 18 Dec 2018 00:20:57 +0000 https://roundrobin.info/?p=11126 Il 19 novembre 2016, un gruppo di 250 manifestanti si riunì a Kerkplein per manifestare contro la crescente repressione nei confronti degli anarchici e degli antifascisti, a L’Aia così come nel resto del mondo. Il divieto di manifestare e l’identificazione di anarchici e antifascisti è uno strumento spesso ultilizzato dalla repressione, una scusa per adottare … Read more Paesi Bassi – Assoluzione per tutti gli arrestati durante gli scontri del 19 novembre 2016 a Kerkplein

L'articolo Paesi Bassi – Assoluzione per tutti gli arrestati durante gli scontri del 19 novembre 2016 a Kerkplein proviene da Round Robin.

]]>
Il 19 novembre 2016, un gruppo di 250 manifestanti si riunì a Kerkplein per manifestare contro la crescente repressione nei confronti degli anarchici e degli antifascisti, a L’Aia così come nel resto del mondo. Il divieto di manifestare e l’identificazione di anarchici e antifascisti è uno strumento spesso ultilizzato dalla repressione, una scusa per adottare misure coercitive nei loro confronti. La manifestazione fu infatti dispersa con violenza dalla polizia e terminò con l’arresto di 166 persone.

Ora, a distanza di due anni, il pubblico ministero ha deciso di perseguire i 166 manifestanti che furono arrestati a Kerkplein. Le prime 50 persone si sono dovute presentare in tribunale il mese scorso. Dopo due giorni interi, il 3 dicembre il giudice ha decretato e le prime 50 persone sono state assolte. Ieri (13/12/2018) il pubblico ministero ha deciso di non appellarsi e di archiviare tutti i casi rimanenti.

Il Caso Giudiziario

Durante i due giorni del processo è stata fatta chiarezza su alcune cose. La polizia ha concluso la dimostrazione al Kerkplein perché alcune persone avevano il viso coperto. Ma, come i nostri avvocati avevano già avanzato, il sindaco non aveva imposto alcun divieto per quanto riguarda la copertura del viso da parte dei manifestanti. La polizia ha affermato, che presumeva ci fosse una restrizione in tal senso e che il sindaco avesse altresì dato l’ordine di porre fine alla manifestazione. Tuttavia, non è chiaro chi abbia dato esattamente quest’ordine. In sostanza, la polizia ha deciso di propria iniziativa di usare la violenza, arrestare, reprimere e negare i diritti dei dimostranti, semplicemente perchè si sono rifiutati di eseguire il loro volere.

Repressione

Questo episodio si adatta perfettamente all’immagine della repressione, a cui la dimostrazione era mirata. La polizia dell’Aia ha preso di mira gli anarchici e gli antifascisti in maniera disgustosa. La dimostrazione è stata fatta finire con violenza, senza l’ordine del sindaco. Gli anarchici subiscono continuamente gesti di intimidazione da parte della polizia, con perquisizioni personali e nelle loro abitazioni, dove vengono rotte porte e scattate foto dei loro oggetti personali, a cui seguono divieti di dimora, multe salatissime, tentativi di reclutare informatori e la costruzione di file CTER ( Anti-terrorismo, Estremismo e Radicalizzazione).

Questo caso dimostra chiaramente cosa sta succedendo a L’Aia. La polizia decide da sola, le persone vengono arrestate e in seguito prosciolte o non processate affatto. Certo, è bello non dover pagare una multa, ma questo non cambia la situazione. La polizia può fare tutto ciò che vuole. A loro non importa se veniamo multati oppure no. E se un arresto si rivela ingiusto, non c’è alcuna conseguenza per loro. È così che possono efficacemente tenerci lontani dalla strada. Ed è per questo che non siamo sorpresi che questo spettacolo della polizia e dei giudici si sia ripetuto.

Tuttavia, se pensano che la nostra lotta per la solidarietà e un mondo radicalmente diverso si fermeranno, si sbagliano. Sia chiaro che nessun manganello, sbirro o carcere ci fermeranno dal combattere per la vera libertà. Riflettiamo su questi eventi e creiamo metodi incontrollabili per continuare a combattere.

Contro la repressione. Lunga vita all’anarchia!

fonte: infernourbano.altervista.org

L'articolo Paesi Bassi – Assoluzione per tutti gli arrestati durante gli scontri del 19 novembre 2016 a Kerkplein proviene da Round Robin.

]]>
Avis de tempêtes – Numero 12 https://roundrobin.info/2018/12/avis-de-tempetes-numero-12/ Tue, 18 Dec 2018 00:03:38 +0000 https://roundrobin.info/?p=11120 fonte: avisdetempetes.noblogs.org

L'articolo Avis de tempêtes – Numero 12 proviene da Round Robin.

]]>
Avis de tempêtes - Numero 12
Clicca per scaricare Avis de tempêtes 12

fonte: avisdetempetes.noblogs.org

L'articolo Avis de tempêtes – Numero 12 proviene da Round Robin.

]]>