Round Robin https://roundrobin.info Diario di bordo nella tempesta sociale Wed, 19 Sep 2018 11:19:29 +0000 it-IT hourly 1 https://roundrobin.info/wp-content/uploads/2017/10/cropped-round-robin-info-32x32.jpg Round Robin https://roundrobin.info 32 32 Una breve nota contro l’accusa di devastazione e saccheggio https://roundrobin.info/2018/09/una-breve-nota-contro-laccusa-di-devastazione-e-saccheggio/ Wed, 19 Sep 2018 11:19:29 +0000 https://roundrobin.info/?p=9774 CREMONA La volontà giuridica di concludere quanto prima la storia repressiva sulla bellissima rivolta del 24 gennaio 2015 avvenuta a Cremona, in solidarietà ad Emilio, sprangato e mandato in coma da un manipolo di fascisti di Casapound sei giorni prima è oramai prossima. L’udienza che si sarebbe dovuta tenere il 2 maggio 2018 in una … Read more Una breve nota contro l’accusa di devastazione e saccheggio

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CREMONA

La volontà giuridica di concludere quanto prima la storia repressiva sulla bellissima rivolta del 24 gennaio 2015 avvenuta a Cremona, in solidarietà ad Emilio, sprangato e mandato in coma da un manipolo di fascisti di Casapound sei giorni prima è oramai prossima.

L’udienza che si sarebbe dovuta tenere il 2 maggio 2018 in una squallida aula di tribunale della Corte di Cassazione a Roma, a causa di uno sciopero indetto dall’ordine degli avvocati, è stata rinviata e fissata ora il 25 settembre.

Lorsignori, riesumando dal reazionario codice Rocco l’abominevole 419 c.p. alias “devastazione e saccheggio”, e appioppando anni di galera, si illudono di poter smorzare e soffocare quei frammenti di rivolta che esplosero a Cremona.
Tre dei quattro imputati vedranno la fine di questo processo, uno di loro non ha presentato ricorso in Cassazione.
Di questi tre imputati, uno è l’infame Aioub Babassi a cui va il nostro disprezzo.
Ricordiamo che per altri quattro arrestati per quella giornata, l’accusa di devastazione e saccheggio è caduta. Questo secondo filone deve ancora andare in secondo grado, dato che il Comune di Cremona ha fatto ricorso contro la sentenza.
Che giornate come quelle vissute a Cremona echeggino per crearne delle altre, ancora più rivoltose.
24 gennaio ogni giorno.

alcune/i antifasciste/i “

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Uta -Censura per Paolo https://roundrobin.info/2018/09/censura-per-paolo/ Wed, 19 Sep 2018 11:08:40 +0000 https://roundrobin.info/?p=9770 Apprendiamo oggi che la corrispondenza di Paolo sarà sottoposta a visto di controllo. Nella notifica ufficiale firmata dal giudice Poddighe, tra le varie peripezie giuridiche spunta una stranezza, il fatto che la richiesta si stata inoltrata il 17 aprile e accettata solo il 5 settembre. Le motivazioni sono i contatti tramite posta con “gruppi anarcoinsurrezionalisti” … Read more Uta -Censura per Paolo

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Apprendiamo oggi che la corrispondenza di Paolo sarà sottoposta a visto di controllo. Nella notifica ufficiale firmata dal giudice Poddighe, tra le varie peripezie giuridiche spunta una stranezza, il fatto che la richiesta si stata inoltrata il 17 aprile e accettata solo il 5 settembre.

Le motivazioni sono i contatti tramite posta con “gruppi anarcoinsurrezionalisti” e la corrispondenza con altri detenuti sottoposti alla censura. Inoltre risulta “molto grave” la: “detenzione di pubblicazioni appartenenti a un movimento (anarco insurrezionalista) che predica la violenza come mezzo per la risoluzione dei conflitti sociali e, quindi, fa apparire effettivamente possibile che costui possa, tramite posta, alimentare, con persone che condividono le stessa ideologia scambio di informazioni su potenziali obiettivi sensibili, ovvero organizzare eventi a sfondo anarchico eventualmente capaci di degenerare in disordini e sommosse”.

estratto da: nobordersard.wordpress.com

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Berlino – Danneggiata abitazione modernizzata contro la gentrificazione https://roundrobin.info/2018/09/berlino-danneggiata-abitazione-modernizzata-contro-la-gentrificazione/ Tue, 18 Sep 2018 00:59:10 +0000 https://roundrobin.info/?p=9762 Berlino (Berlin), 22 luglio 2018 Nella notte dal 21 al 22/07/2018 abbiamo scassato un’abitazione vuota e fortemente modernizzata nella Friedelstraße 54. Abbiamo distrutto i vetri e la porta per rendere la casa temporaneamente inagibile e lasciato un ambasciata al proprietario. La modernizzazione dello spazio abitativo non è un’opera di bene  per chi dipende (e migliorarne … Read more Berlino – Danneggiata abitazione modernizzata contro la gentrificazione

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Berlino (Berlin), 22 luglio 2018

Nella notte dal 21 al 22/07/2018 abbiamo scassato un’abitazione vuota e fortemente modernizzata nella Friedelstraße 54. Abbiamo distrutto i vetri e la porta per rendere la casa temporaneamente inagibile e lasciato un ambasciata al proprietario.
La modernizzazione dello spazio abitativo non è un’opera di bene  per chi dipende (e migliorarne le condizioni) dallo stesso, bensì serve solo alla moltiplicazione di capitale.

Esiste un conflitto d’interessi insanabile tra i proprietari Pinehill s.a.r.l. ossia Secura Amministrazione come attori del mercato capitalista della casa e tra le persone per cui uno spazio abitativo pagabile è una fondamentale necessità esistenziale. Anche leggi per la protezione dei ceti sociali deboli non impediscono che le persone subiscono quotidianamente lo sfratto coatto e che sono cacciate in una vita senza tetto.

Non accettiamo di essere continuamente e ancora di più espulsx. Visto che la politica non lo contrasta noi sabotiamo la valorizzazione economica dell’obiettivo che interessa gli attori Secura/Pinehill.

Riteniamo necessario organizzarci e di costruire delle strutture solidali.
In solidarietà con il negozio di quartiere Friedel54 e con tutte le persone colpite e minacciate d’espulsione.

fonte: chronik.blackblogs.org

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Rompere il cerchio https://roundrobin.info/2018/09/rompere-il-cerchio/ Tue, 18 Sep 2018 00:53:31 +0000 https://roundrobin.info/?p=9760 La reclusione non appare paradossalmente in nessun luogo, relegata in un altrove invisibile tra la folla dei cuori addomesticati e dei cervelli anestetizzati, eppure è presente dappertutto. Nel senso di asfissia che afferra la gola ad ogni passo falso, come nella lunghissima catena di obblighi e sanzioni che si trascina come una palla al piede. … Read more Rompere il cerchio

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La reclusione non appare paradossalmente in nessun luogo, relegata in un altrove invisibile tra la folla dei cuori addomesticati e dei cervelli anestetizzati, eppure è presente dappertutto. Nel senso di asfissia che afferra la gola ad ogni passo falso, come nella lunghissima catena di obblighi e sanzioni che si trascina come una palla al piede. È dovunque vengano imposte le regole del gioco (e le leggi sono sempre regole imposte dall’autorità, cioè da coloro che esercitano il potere nella società) a scapito della libera associazione tra individui e della loro reciprocità.
La reclusione è nella cella famigliare, con il suo aiuto reciproco forzato per affrontare la sopravvivenza e la riproduzione elementare di ruoli sociali indispensabili all’ordine in atto. È nella scuola, quella caserma posta sotto il segno dell’obbedienza e della formazione di schiavi-cittadini adeguati ai bisogni del dominio, che ruba un tempo infinito a tutta la gioventù. È nel lavoro salariato, la migliore delle polizie, che costringe gli esseri umani a vendersi al miglior offerente, scambiando una vita di sottomissione a beneficio di pochi con merci adulterate quanto effimere. È nella religione che sfrutta la sofferenza nel nome di un’autorità superiore, forte di leggi divine piuttosto terrene, che presuppongono come quelle dello Stato che gli individui non siano in grado, peggio, non debbano avere in nessun caso la libertà di decidere da soli della propria vita, né di come rapportarsi con gli altri. È nelle catene tecnologiche e negli schermi di ogni tipo, che ci privano via via non solo di relazioni dirette, ma anche della capacità autonoma di costruire il nostro mondo interiore in cui pensare, sognare, immaginare, poetare, progettare e distruggere tutto ciò. È nell’architettura totalitaria, diretta al controllo e alla sorveglianza, affinché i flussi di merci (umane o meno) fluiscano senza troppi ostacoli. È nelle camicie di forza chimiche, distillate con o senza camice bianco, per farci continuare a sopportare l’oppressione quotidiana senza ribaltare il tavolo troppo bruscamente. È dovunque uomini e donne, per abitudine, rassegnazione, servitù volontaria o interesse, siano disposti a difendere i privilegi dei ricchi e il potere. È nello stesso espropriarci della possibilità di unirci e accordarci liberamente in tutti gli aspetti della vita, tentando nel contempo di privarci della possibilità di affrontare i conflitti senza l’intervento di una polizia e di una giustizia.
E naturalmente, la reclusione è anche nella prigione cinta da mura, sotto forma di ospedale psichiatrico o di campo detentivo per indesiderabili, di centri di reinserimento per minori o di sepolcri per lunghe condanne. È lì, a prolungare vieppiù la sua vendetta lontano dalle sue garitte, con la spada di Damocle della condizionale, del controllo, del braccialetto elettronico, dell’obbligo di lavoro o di assistenza, dei regimi di semi-libertà… raffinatezze per cercare di tenerci in balìa di sbirri, psichiatri, assistenti sociali, padroni e giudici. Come prede da sottomettere per molti anni ancora prima e dopo essere passati da un tribunale o in un carcere.
«Se consideriamo le prigioni come roccaforti ben isolate, rimarranno intoccabili. Ma la prigione è anche l’architetto che la progetta, la società che la costruisce, la legge che la stabilisce, il tribunale che ti ci manda, il poliziotto che ti ci porta, il guardiano che ti sorveglia, il prete che sugge la tua sofferenza, lo psicologo che spia la tua mente. Essa è tutto questo e altro ancora. È l’impresa che sfrutta il lavoro dei detenuti, quella che fornisce il cibo o gli apparati di controllo; è l’insegnante che la giustifica, il riformatore che la vuole più “umana”, il giornalista che ne tace le finalità e le condizioni reali, è il cittadino che la osserva rassicurato o che distoglie lo sguardo»
Agli ammutinati del carcere sociale, maggio 2000
Il 12 settembre, lo Stato francese ha finalmente annunciato lo schema del suo nuovo piano carcerario, dividendo quello inizialmente previsto nel 2016 di 33 nuove prigioni e i 15.000 posti aggiunti, in 7000 posti entro il 2022 e 8000 in seguito. L’elenco dei siti scelti in tutto il paese dovrebbe seguire a breve, con tutte le possibilità offerte da questo tipo di costruzioni agli ammutinati del carcere sociale.
Al di là di questa fase preparatoria, tuttavia, ci sembra che un ulteriore aspetto, lungi dall’essere trascurabile, debba attirare la nostra attenzione. Finché non saremo in grado di percepire la prigione, non come un problema specialistico legato al sostegno dei prigionieri, ma piuttosto come il riflesso della società nel suo insieme di spaventare e reprimere i refrattari (alla proprietà, alle frontiere, all’ordine o al lavoro salariato) in particolare e i ribelli in generale, resteremo incapaci di cogliere le mutazioni indotte da questo progetto carcerario, sia in termini di cambiamenti di mentalità promossi all’interno che di nuovi possibili angoli di attacco dall’esterno. Nello stesso modo in cui la ristrutturazione del mercato del lavoro e la tecnologia hanno trasformato le antiche forme di sfruttamento, aumentando la flessibilità, l’auto-imprenditorialità e l’autocontrollo, questo progetto di gestionecarceraria vuole effettivamente accrescere il processo di differenziazione tra la maggior parte dei prigionieri, basata non più unicamente sulla pena o sul reato iniziale, ma su una maggiore partecipazione e collaborazione alla propria detenzione. Un po’ come se tutto il sistema di reclusione, dipendenza, arbitrarietà e tortura non fosse altro che una vasta condizione contrattuale. Una condizione in cui ci viene ordinato di diventare sempre più “responsabili” di una pena da scontare e cogestire con l’amministrazione, essendo paradossalmente frammentata all’interno di una struttura di massa, diventando il secondino degli altri in nome dell’evoluzione del proprio percorso carcerario. Va da sé che un tale processo di totalitarismo democratico, in cui partecipare significa dividere, non potrà che accompagnarsi ad un ulteriore giro di vite contro la minoranza di ribelli che non accetterà di collaborare.
In pratica, si giunge così da un lato di fronte ad uno sviluppo di «moduli di rispetto che si ispirano ai moduli “respecto” diffusi in Spagna, con la responsabilizzazione come filo conduttore: i prigionieri firmano una carta d’impegno basata sul rispetto del personale, dei co-detenuti, dell’igiene, delle regole di vita in collettività. In cambio, possono godere di una certa libertà di movimento [muniti di tesserini] e di un maggiore accesso ad alcune attività». Dall’altro lato, si verifica un’estensione delle cosiddette «strutture stagne» (riservate per il momento ai “terroristi” e ai “radicalizzati”), che sono molto più che reparti di isolamento in seno alla detenzione, ma costituiscono una vera e propria prigione nella prigione (sul modello italiano o tedesco delle carceri speciali degli anni 70 o degli ex-FIES spagnoli), destinati a lungo termine a tutti gli irrecuperabili che rifiutano di sottomettersi o rinnegarsi, a coloro che non passerebbero né ai test di valutazione regolari né alle osservazioni dei servizi di intelligence penitenziaria. Se a questo aggiungiamo, all’altra estremità della catena, la costruzione di due carceri “sperimentali” interamente dedicate al lavoro d’impresa (dalla fabbrica-prigione alla prigione-fabbrica) e l’aumento di misure esterne alternative, del braccialetto elettronico e della semi-libertà (con obblighi di tirocinio, formazione e lavoro) per le innumerevoli condanne di meno di un anno, possiamo iniziare ad avere un quadro completo.
Con il rafforzamento delle condizioni di detenzione sotto forma di percorsi, statuti, interessi, e le più disparate carote per costringere a cogestire la propria condanna con le autorità, non sono solo le proposte di lotta di tipo sindacale a integrare più che mai nel processo di reclusione, ma sono anche i margini tra piena cooperazione e messa alla prova che tendono a ridursi per ciascun individuo, ancor più con la collaborazione di altri detenuti riluttanti a veder crollare tanti sforzi pagati a caro prezzo di rispetto per «le regole di vita in collettività». Su immagine dell’esterno, insomma, dove la figura dell’operaio-massa è stata liquidata da tempo a favore di una competizione generalizzata.
Di fronte a questo progetto di potere, rimane ancora un piccolo elemento che i loro calcoli miserabili non potranno mai controllare completamente, e che può rompere in qualsiasi momento il circolo vizioso della collaborazione: la sete di libertà. Da un lato attraverso la ribellione provocata dalla detenzione, come ci ricorda la rivolta devastante della prigione moderna di Vivonne nel settembre 2016. Partita dall’iniziativa di alcuni individui, è durata più di sei ore, portando alla chiusura dell’ala del carcere per 18 mesi per lavori e provocando 2 milioni di euro di danni. D’altro canto, col fatto che la moltiplicazione di attori esterni di ogni tipo per valutare, far partecipare, far lavorare e controllare i prigionieri, accresce a sua volta le possibilità di intervento dall’esterno, vedi le diverse auto di secondini che sono bruciate nel parcheggio di Fresnes dal mese di maggio.
L’unica riforma accettabile delle carceri è raderle al suolo, insieme alla società autoritaria che le produce e ne ha bisogno.

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E’ uscito il numero 2 del giornale anarchico Vetriolo https://roundrobin.info/2018/09/e-uscito-il-numero-2-del-giornale-anarchico-vetriolo/ Tue, 18 Sep 2018 00:44:38 +0000 https://roundrobin.info/?p=9756 E’ passato del tempo. Dopo un anno pubblichiamo un numero di Vetriolo, il numero 2. Fino ad ora non abbiamo dato al giornale una periodicità più assidua e nemmeno lo abbiamo voluto. Non che in questo tempo non avessimo avuto qualcosa da dire, anzi. D’altronde non abbiamo mai strenuamente inseguito la possibilità di dare una … Read more E’ uscito il numero 2 del giornale anarchico Vetriolo

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Vetriolo Numero 2
E’ passato del tempo. Dopo un anno pubblichiamo un numero di Vetriolo, il numero 2. Fino ad ora non abbiamo dato al giornale una periodicità più assidua e nemmeno lo abbiamo voluto. Non che in questo tempo non avessimo avuto qualcosa da dire, anzi. D’altronde non abbiamo mai strenuamente inseguito la possibilità di dare una periodicità molto stretta alla pubblicazione, che per la propria forma (sia con testi di agitazione, d’analisi e di “attualità” più o meno brevi e concisi, sia con articoli teorici più estesi e complicati) non vi si addice. Allo stesso tempo desideriamo fare uscire il giornale in tempi non troppo dilatati. Comunque pensiamo che questo giornale sia uno strumento importante per il movimento anarchico aldilà dei tempi con cui riesce ad uscire. Le pagine di Vetriolo sono sempre state e continueranno ad essere un mezzo destinato alla discussione, al confronto e allo scontro tra anarchici. Questo giornale continuerà a dare spazio e tempo al dialogo e al dibattito tra rivoluzionari, anche a quelli che si trovano ad essere imprigionati. In questo numero vi sono alcuni scritti e articoli di Marco, Anna e Alfredo, imprigionati a seguito degli arresti per l’operazione repressiva “scripta manent” del 6 settembre 2016.

Gli anarchici si sono sempre appropriati di strumenti per alimentare, col dibattito e le azioni, le idee anarchiche e l’anarchismo stesso. Su questo giornale si cercherà di continuare a dare dello spazio e del tempo per il dibattito, la polemica, la riflessione, l’approfondimento, l’analisi. Non ci stancheremo di ripeterlo, si tratta di aspetti che riteniamo ben distanti e differenti dalle chiacchere, dalle sterili opposizioni, dai luoghi comuni e dalle beghe che, a nostro avviso, affliggono alcuni contesti del movimento anarchico. In quest’ottica, questo giornale non sarà mai rappresentativo, soprattutto di una qualche fazione, “tendenza” o linea da seguire o cui attenersi. Non abbiamo pensieri da contemplare, personaggi da ammirare e nemmeno bandiere da sventolare. Abbiamo, invece, la coscienza della netta differenza di determinate convinzioni nostre rispetto ad altre. Abbiamo la consapevolezza che la rinuncia dell’anarchismo significa la rinuncia di ogni possibilità rivoluzionaria e sovvertitrice. Abbiamo la volontà e l’intenzione di mettere al bando ogni gretta superficialità.

Oggi pare che, in tanti, sempre più, ci accontentiamo di assimilare fatti e nozioni facilmente memorizzabili e condivisibili. Le beneamate cose oggettive, immediate. Nulla di così complicato, e ben poco su cui poter riflettere. C’è chi esalta una vera e propria ignoranza, rigettando “la teoria” come qualche cosa di inopportuno, di noioso, di secondario. Perfino come qualcosa di autoritario. Difatti, non a caso, può capitare di sentirsi dire di “voler fregare” e ingannare qualcuno solo esponendo ed esprimendo le proprie idee. Ignoranza rivoluzionaria? Certo che no. Queste miserie sono tipiche di chi non riesce a percepire come complementari il pensiero e l’azione. Desideriamo che questo giornale non venga “fruito” passivamente, che il pensiero non resti cristallizato tra le righe e le colonne di una pubblicazione, ma che possa animare i dibattiti esistenti tra anarchici, contribuendo alla chiarificazione di intenti e prospettive, dando spazio ai vari aspetti della lotta antiautoritaria contro il potere. Proprio per questo invitiamo i compagni interessati a farsi carico della diffusione del giornale nei propri luoghi e in maniera più ampia possibile, e invitiamo anche a fare pervenire riflessioni e critiche.

Sappiamo che si tratta di un progetto ambizioso. Questo giornale raccoglie dei pensieri, ma non li raccoglie come un semplice contenitore. Ha la pretesa di volere esplorare svariati “fili” di lettura, di analisi e di riflessione che, di volta in volta, vengono approfonditi e sviscerati. Per cui, per ogni numero, non ci limitiamo a raccogliere dei testi, degli articoli, a metterli in fila e a comporli nel giornale. Inoltre una buona parte dei testi sono destinati e ideati specificatamente per questa pubblicazione, hanno un preciso significato in questo progetto. Ogni volta torniamo ad analizzare delle questioni, dei pensieri e delle idee che riteniamo importanti, necessarie o impellenti, e con queste intendiamo anche procedere nella comprensione della realtà che ci circonda. Abbiamo questa ostinazione, questa sorta di ottusità cui non vogliamo rinunciare. E voler comprendere non è, necessariamente, sinonimo di volere essere comprensibili per chiunque.

In particolare in questo numero abbiamo “scoperto” una spontanea “cospirazione” fra i principali articoli redazionali verso il tema dell’interpretazione da dare alla rivoluzione tecnologica in corso. Ne ha parlato Alfredo Cospito nella sua intervista, di cui abbiamo pubblicato la prima parte e che finiremo di divulgare nei prossimi mesi; l’abbiamo affrontata dal punto di vista filosofico dello “statuto teorico” da (non) dare al concetto di Natura, criticando i fraintendimenti metafisici all’interno dei movimenti ambientalisti; l’abbiamo ripreso anche da un punto di vista storico, sull’articolo dedicato alla nascita dello Stato, individuando nella transizione tra la cosiddetta Età del Bronzo e l’Età del Ferro il momento storico nel quale le società autoritarie implementano la loro struttura militare e la divisione del lavoro ad essa necessaria. Ma non ci siamo fermati alla teoria, abbiamo “osato” interpretazioni a nostro avviso fondamentali per comprendere l’attualità. Come nel numero precedente avevamo osservato la crisi sociale che le nuove tecnologie avrebbe recato alle classi più povere dell’umanità (a partire dal tema occupazionale, vero e proprio tabù per la riflessione anarchica degli ultimi anni), questa volta ci siamo spinti ancora oltre: abbiamo ipotizzato che le nuove tecnologie siano direttamente correlate con la cosiddetta “crisi della globalizzazione” (perché sfruttare un bambino in Vietnam, quando i padroni potranno “stamparsi” le scarpe direttamente con le stampanti 3D?) e che fenomeni come la Brexit, Trump, Orban, Salvini, ecc., siano il prodotto di questa tendenza storica verso un nuovo nazionalismo robotico.

Insomma analisi teoriche generali per afferrare gli strumenti idonei per l’attacco al mondo reale. Perché, rovesciando lo slogan che fu dei no global, “un altro mondo è impossibile, è questo che dobbiamo combattere”. Dunque si fa un gran parlare di elasticità, flessibilità, capacità di essere comprensibili dagli altri, felicità nell’adeguarsi ai tempi che corrono (ma dove vanno se corrono?). Spesso riferendosi all’elasticità si sottende l’arte del compromesso, e alla comprensibilità l’arte della mediazione. E per molti ciò significa essere flessibili, il che vuol dire anche divenire duttili, malleabili, manipolabili e allo stesso tempo incredibilmente rigidi. Perché questo mondo, in un certo senso, ci ha abituati ad essere rigidi, di una rigidità che porta ad avere i paraocchi e le catene ben piantate nella testa. Ma perché elasticità e flessibilità devono sempre, per forza, essere sinonimi di compromesso e mediazione con una realtà che ci disgusta? Pensiamo che si possa andare oltre. La nostra è l’elasticità della fionda, una flessibilità tesa a colpire più forte. Proprio per questo riflettiamo, analizziamo e studiamo lo Stato, il capitale, la scienza, la tecnologia, l’economia, le miserie della politica, le sorti del movimento rivoluzionario. Non certo per diletto, non certo per trovare un pertugio per un futuro collocamento.

All’interno:
Elastici come una fionda
2007 – 2017. Dieci anni, fra rivolte e riflussi
Convergenze parallele. Un contributo di Marco dal carcere di Alessandria
Dal fronte popolare al fronte civile
Monocultura 24 ore
Tutta la verità…
Considerazioni sulle gabbie della democrazia
L’insostenibile pesantezza dell’essere scientifico
I sogni di prigionia e la prigionia dei sogni
Infiniti occhi
Stupratore e padrone
Contro l’anarchismo di Stato
La nascita dello Stato
Quale internazionale? Intervista e dialogo con Alfredo Cospito dal carcere di Ferrara. Prima parte
I Nuovi Mostri: l’anarchismo “sociale ma non classista”
Una storia sinistra. Seconda parte (1943 – 1962)
La pacchia è finita
Una copia: 2,00 euro. Per la distribuzione, a partire da almeno cinque copie: 1,50 a copia. Spese di spedizione: 1,30 (fino a 2 kg). Spese di spedizione in Europa. 5,00 euro approssimativamente. Gratis per le persone prigioniere.

Per richieste di copie, per contatti, riflessioni e critiche, e per spedire materiale potenzialmente interessante per la redazione del giornale fare riferimento alla e-mail: vetriolo@autistici.org

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Avis de tempêtes – Numero 9 https://roundrobin.info/2018/09/avis-de-tempetes-numero-9/ Mon, 17 Sep 2018 11:45:24 +0000 https://roundrobin.info/?p=9752 fonte: avisdetempetes.noblogs.org

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Avis de tempêtes - Numero 9
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fonte: avisdetempetes.noblogs.org

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Lecco – Se anche la stampa è clandestina… https://roundrobin.info/2018/09/lecco-se-anche-la-stampa-e-clandestina/ Sat, 15 Sep 2018 10:12:07 +0000 https://roundrobin.info/?p=9743 Il 7 luglio scorso un compagno viene fermato da alcuni agenti della Polizia Ferroviaria in stazione a Lecco.  In seguito ad una perquisizione personale e all’ispezione di libri e opuscoli che porta con sé, gli agenti decidono di perquisire la casa dove il compagno sta abitando e quella dei genitori, usando come pretesto il ritrovamento, … Read more Lecco – Se anche la stampa è clandestina…

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Il 7 luglio scorso un compagno viene fermato da alcuni agenti della Polizia Ferroviaria in stazione a Lecco.  In seguito ad una perquisizione personale e all’ispezione di libri e opuscoli che porta con sé, gli agenti decidono di perquisire la casa dove il compagno sta abitando e quella dei genitori, usando come pretesto il ritrovamento, tra i suddetti volumi, de “La salute è in voi”, manuale pratico per amanti dell’azione diretta edito nel 1906 e ristampato di recente da alcuni compagni.
Alla fine delle perquisizioni altro materiale cartaceo di stampo anarchico viene sequestrato, in quanto stampato clandestinamente, e il compagno viene denunciato per “stampa clandestina”. A tale accusa si aggiunge quella di “vilipendio alle forze armate”, a causa di un manifesto in cui, all’interno di una proposta di dibattito, venivano espressamente attaccati gli Alpini.

QUESTA VICENDA, PURTROPPO NON ISOLATA NEL SUO GENERE, OFFRE DIVERSI SPUNTI DI RIFLESSIONE.
Innanzitutto rispolvera, tra le frecce all’arco della repressione, l’accusa di stampa clandestina. Se, da un lato, è superfluo rivendicare la stampa e la diffusione di materiale al di fuori delle regole imposte dal mercato (e dallo stato), dall’altro può essere utile soffermarsi un attimo sulle potenzialità di questo strumento repressivo.
In ogni centro di documentazione o posto occupato, infatti, ci sono decine di testi stampati in maniera “libera”, senza autorizzazioni né diritti d’autore; tutto materiale che, potenzialmente, potrebbe finire sequestrato negli sgabuzzini delle questure.

COME PORSI DI FRONTE A QUESTA EVENTUALITÀ?
Senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di una legalizzazione che, se possibile, permetterebbe di continuare a far circolare libri e opuscoli senza paura di conseguenze legali, una possibilità di risposta preventiva ad eventuali crociate repressive all’insegna della stampa clandestina potrebbe essere l’avvio di un dibattito sul significato dell’editoria “libera”, sulle sue potenzialità, sulle sue prospettive e sull’analisi delle sue difficoltà.

ANCHE L’ACCUSA DI “VILIPENDIO ALLE FORZE ARMATE” MERITA UN CENNO.
Non certo per la questione penale in sé, che è minima, ma piuttosto per una riflessione interna fra compagne/i. Attaccare direttamente le forze armate, nel modo che si ritiene più adeguato, secondo noi dovrebbe essere una buona abitudine da non perdere. Soprattutto dal momento che alcune di queste forze armate, come gli Alpini, si camuffano da corpi pacifici, positivi per la collettività, e grazie anche alla loro aura fintamente folkloristica fanno passare contenuti nazionalisti, razzisti e sessisti senza destare sospetti. Da qui la volontà esplicita di smascherarli, criticandoli apertamente in ogni situazione e con qualsiasi interlocutore, per squarciare quel velo di ambiguità che permette loro di avere un’agibilità incontestata.
Ben venga il vilipendio! Questo può essere un buon punto di partenza per spingere lo sguardo oltre le singole efferatezze di Alpini, polizia o carabinieri, e arrivare finalmente alle radici della questione. Ossia la necessità per lo Stato di moltiplicare i suoi apparati, con intenti repressivi o preventivi; l’esistenza delle forze armate funzionale al mantenimento dello status quo. E non di meno, soprattutto in questi tempi infausti, la spinta sempre più capillare affinché ciascun “buon cittadino” faccia proprie la delazione, la cieca obbedienza e il rispetto acritico della legge come verità assolute, tratti innegabilmente legati all’ideologia militarista.

Certi che queste intimidazioni non attecchiranno, serve costruire più occasioni possibili affinché le parole stampate nero su bianco squarcino il foglio ed escano allo scoperto, per esprimere una critica radicale che non sia recuperabile dal giogo democratico.
Per dar vita alla tensione contro ogni autorità, contro assassini, sgherri del potere e indifferenti sempre più complici delle atrocità di ogni giorno.
Centro di documentazione anarchico l’Arrotino

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Scripta Manent – Nuove date per le udienze e resoconto di quelle tra Aprile e Luglio https://roundrobin.info/2018/09/scripta-manent-nuove-date-per-le-udienze-e-resoconto-di-quelle-tra-aprile-e-luglio/ Thu, 13 Sep 2018 21:39:22 +0000 https://roundrobin.info/?p=9738 Le prossime udienze per Scripta Manent saranno: 3-4 Ottobre 14 Novembre 21-22 Novembre dal 3 al 7 Dicembre l’aula è stata prenotata per il dibattimento finale Anna è stata autorizzata a presenziare all’udienza del 3-4 Ottobre   RESOCONTO UDIENZE SCRIPTA MANENT APRILE-LUGLIO Dopo le udienze dell’inverno 2018 dove prevalevano i resoconti sui fatti specifici contestati e l’imbastitura dello schema accusatorio sul reato associativo secondo la DIGOS torinese, dal 18 Aprile al 16 Maggio sono sfilati alcuni funzionari del ROS di Perugia – Rossi, Mencarelli, Simeon, … Read more Scripta Manent – Nuove date per le udienze e resoconto di quelle tra Aprile e Luglio

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Le prossime udienze per Scripta Manent saranno:
3-4 Ottobre
14 Novembre
21-22 Novembre
dal 3 al 7 Dicembre l’aula è stata prenotata per il dibattimento finale

Anna è stata autorizzata a presenziare all’udienza del 3-4 Ottobre

 

RESOCONTO UDIENZE SCRIPTA MANENT APRILE-LUGLIO

Dopo le udienze dell’inverno 2018 dove prevalevano i resoconti sui fatti specifici contestati e l’imbastitura dello schema accusatorio sul reato associativo secondo la DIGOS torinese, dal 18 Aprile al 16 Maggio sono sfilati alcuni funzionari del ROS di Perugia – Rossi, Mencarelli, Simeon, Mariucci, Passeri – alcuni ancora in servizio lì, altri trasferiti in analoghi uffici italici, a relazionare sull’indagine Ardire, confluita in Scripta Manent, con divagazioni e provvidenziali amnesie su altri procedimenti e fascicoli connessi al monitoraggio anti-anarchico a partire dalla cosiddetta op. Brushwood, passando per Shadow, per lo più attraverso intercettazioni telematiche, telefoniche, ambientali e controllo della corrispondenza.

Mencarelli ha illustrato la sua analisi sul blog Culmine e sui rapporti di conoscenza soprattutto attraverso corrispondenza dal/al carcere, tra anarchici: “sì, ma non so produrre il dato oggettivo” potrebbe essere la frase simbolo della sua deposizione, quando ha cercato di attribuire d’ufficio ad un redattore di Culmine la partecipazione ad un altro giornale; oppure “si conoscevano per astio alla Benetton” quando doveva dimostrare la conoscenza tra due imputati, ovvero che entrambi fossero stati indagati per aver partecipato ad iniziative contro i neolatifondisti trevigiani in solidarietà al popolo Mapuche.

Simeon ha illustrato Ardire come “filiazione” di Shadow, in seguito al monitoraggio di compagni in custodia cautelare per l’op. precedente dei ROS perugini/PM Comodi, attraverso il controllo postale e audio-video della sala colloqui del carcere di Alessandria, ponendo particolare attenzione allo sciopero della fame dei prigionieri anarchici nel 2009 in memoria di Mauricio Morales ed alle azioni a firma Sorelle in Armi – FAI dello stesso periodo, contro l’università Bocconi er altri obiettivi.

In pratica il ROS dei carabinieri ha riproposto la tesi accusatoria di Ardire, con il collaudato modello del doppio livello, sorvolando sul fatto che la suddetta tesi fosse già naufragata con le scarcerazioni di Ardire, sia sul 270bis che sui reati specifici e l’archiviazione effettuata dalla procura di Milano (con cui gli stessi ROS perugini hanno collaborato, dopo lo spostamento di competenza territoriale da Perugia a Milano) e sorvolando pure sulla sentenza definitiva di shadow (che ha fatto cadere fin dal primo grado il reato associativo, ripescando l’istigazione in appello, confermata in cassazione).

Sempre a Maggio il DIGOS torinese Di Gregoli, continuando a mettere sul piatto delle accuse quel che qualsiasi navigante del web può leggere, ovvero “consultando le fonti aperte”, ha fornito un excursus sul numero di attacchi FAI/FRI in Italia, 52 secondo le fonti aperte, nonché un più vasto numero all’estero desunto da una cartina pubblicata su diversi siti di controinformazione internazionale.

E’ passato poi ad esporre il controllo dispiegato sul ciclo di incontri “A Testa Alta” ed alla successiva redazione di Croce Nera Anarchica – dipinta come “rivista dell’associazione”, “organo di comunicazione dell’associazione” – sul blog e sulla cassa per i prigionieri, nonché su movimenti e frequentazioni dei redattori.

A fine Maggio i ROS di Napoli Moriconi, Corradetti, Panebianco e D’Enrico hanno esposto il “frutto” del loro monitoraggio sugli ambienti anarchici dal 2012, in particolare con le op. Evoluzione ed Evoluzione II, sorvolando su altre indagini, dallo stesso ufficio, che stavano continuando a colpire compagni anarchici campani. Si sono soffermati, al solito, su controinformazione sul web e rapporti di solidarietà con i prigionieri: comunicazioni via email, pubblicazione di notizie, comunicati e rivendicazioni inframezzate con il resoconto dettagliato di eventi “significativi” quali possono essere stati… concerti e stampa di magliette benefit, presentazioni di incontri e la litania dell’elenco di nominativi di anarchici, imputati o meno, e i loro rapporti di conoscenza.

La narrazione di episodi insignificanti quotidiani (che non si discosta molto tra ROS e DIGOS) è mescolata a guizzi d’ingegno quali il ritenere particolarmente significativo dichiarare “solidarietà e complicità” in luogo di una più tradizionale “solidarietà” o ipotizzare un’anarchica “compartimentazione orizzontale” in luogo della “compartimentazione verticale” brigatista.

Dallo stesso resoconto risultano le modalità di intercettazione telematica utilizzate su RadioAzione – blog e web radio – tramite trojan, immesso tramite l’ADSL, software ribattezzato Agente Elena con sbirresca fantasia. Il PC portatile diventa una microspia ambientale per captare i commenti fuori-onda durate le dirette radio (con l’autorizzazione del magistrati pure ad effettuare riprese video se la webcam del portatile fosse stata attiva) e permette di acquisire e-mail, attività editoriale e ricerca immagini in corso tramite keylogger (software in grado di registrare tutto ciò che viene digitato sulla tastiera) e snapshot (foto della schermata in successione) in progressione temporale ravvicinata per dar conto, con brevi intervalli di tempo, di aggiunte e correzioni al testo.

A Giugno il DIGOS pescarese Palazzo ha relazionato su presenza, durata e frequentazioni tra imputati a Pescara nell’Agosto 2012 (in spiaggia, al bar, al parco giochi) su gite, frequentazioni e presenza al processo Adinolfi sempre tramite pedinamenti coadiuvati da microfoni ambientali e telecamere fuori dall’ingresso di casa e lavoro per mettere sotto la lente d’ingrandimento conoscenze già risapute da anni, frequentazioni di passaggio, presentazioni e distribuzione di CNA (di cui curiosamente la DIGOS torinese sostiene di non aver avuto l’intercettazione telematica dei redattori).

Nell’udienza del 4 Luglio il responsabile del laboratorio analisi grafiche del RIS di Parma, Orienti, è stato chiamato a confermare la relazione tecnica redatta all’epoca dei fatti sulle etichette manoscritte e sui testi normografati dei plichi incendiari/esplosivi a Chiamparino, Coema e Torino Cronaca: relazione che afferma, in seguito alle analisi fatte, che le scritture a mano derivano da ricalca e quindi, come la scritture a normografo, non sono attribuibili, andando così a contraddire le perizie grafologiche ostentate dall’accusa.

Nell’udienza del 5 Luglio il consulente informatico chiamato dalla difesa ha spiegato modalità di funzionamento di reti, sottoreti e motori di ricerca e le conseguenti modalità e possibilità di reperimento in rete di documenti a distanza di tempo. Andando così a contrastare le attribuzioni e ricostruzioni arbitrarie dell’accusa, a distanza di svariati anni.

Sempre il 5 Luglio il consulente genetista della difesa ha evidenziato le innumerevoli irregolarità, lacune ed errori delle perizie fatte nel 2005 e nel 2012, su una traccia di DNA trovata sui manici del sacchetto contenente l’ordigno inesploso al RIS di Parma del 2005: a partire dall’esigua traccia di DNA, misto e degradato, rilevato nel 2005, repertato e concentrato con una metodica di laboratorio attualmente ritenuta non più attendibile e con esami non ripetibili visto che la traccia trovata a suo tempo è stata consumata con la prima analisi; errori rilevati anche nel successivo confronto nel 2012 e sull’attendibilità degli strumenti d’analisi: “il software se non lo sai usare bene ti dice quello che vuoi tu” ha dichiarato il consulente per spiegare l’adattabilità dei dati immessi.

E’ stata richiesta dal tribunale una nuova perizia sul DNA, il cui incarico verrà conferito il 12 Settembre, alla ripresa autunnale delle udienze.

* I passaggi virgolettati in corsivo sono citazioni delle trascrizioni

fonte: autistici.org/cna

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Scripta Manent – Annullata udienza del 13 settembre https://roundrobin.info/2018/09/scripta-manent-annullata-udienza-del-13-settembre/ Wed, 12 Sep 2018 16:19:54 +0000 https://roundrobin.info/?p=9736 All’udienza di oggi 12 settembre, il giudice ha confermato l’annullamento dell’udienza di domani 13 settembre per assenza per malattia del consulente della difesa. L’udienza prevista per domani 13 settembre, quindi salta a data da destinarsi. A presto gli aggiornamenti in merito e il calendario udienze ridefinito.

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All’udienza di oggi 12 settembre, il giudice ha confermato l’annullamento dell’udienza di domani 13 settembre per assenza per malattia del consulente della difesa. L’udienza prevista per domani 13 settembre, quindi salta a data da destinarsi.
A presto gli aggiornamenti in merito e il calendario udienze ridefinito.

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[ANNULLATA]Scripta Manent – Anna e Marco presenti in aula alle udienze del 12 e 13 settembre https://roundrobin.info/2018/09/scripta-manent-anna-e-marco-presenti-in-aula-alle-udienze-del-12-e-13-settembre/ Wed, 12 Sep 2018 01:44:06 +0000 https://roundrobin.info/?p=9685 IN ATTTESA DI ULTERIORI AGGIORNAMENTI APPPRENDIAMO CHE L’UDIENZA DI DOMANI 13 SETTEMBRE 2018 E’ STATA ANNULLLATA     Il carcere delle Vallette di Torino ha dato disponibilità a trattenere per la notte del 12 settembre la compagna Anna Beniamino, per questo la concessione di presenziare all’udienza del 13 si estende anche al giorno precedente ovvero … Read more [ANNULLATA]Scripta Manent – Anna e Marco presenti in aula alle udienze del 12 e 13 settembre

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IN ATTTESA DI ULTERIORI AGGIORNAMENTI APPPRENDIAMO CHE L’UDIENZA DI DOMANI 13 SETTEMBRE 2018 E’ STATA ANNULLLATA

 

 

Il carcere delle Vallette di Torino ha dato disponibilità a trattenere per la notte del 12 settembre la compagna Anna Beniamino, per questo la concessione di presenziare all’udienza del 13 si estende anche al giorno precedente ovvero il 12 settembre. Anche Marco Bisesti sarà presente in aula ad entrambe le udienze (12 e 13 settembre).

Il calendario delle udienze arriva fino al 22 novembre, ma molte date probabilmente slitteranno.
Per ora quelle confermate rimangono:

19 e 20 settembre
26 e 27 settembre
3 e 4 ottobre

Facciamno sentire la nostra presenza calorosa in aula!
Solidarietà e Forza ai prigionieri dell’operazione Scripta Manent!

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