Torino – presidio al carcere Le Vallette

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Date(s) - 20 Gen, 2019
16:00 - 20:00

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La storia di un suicidio…

Nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 dicembre un detenuto, Sabri El Abidi, si suicida nel carcere di Trento. La causa è la solita, nota, ricorrente: la mancata risposta alla richiesta dei giorni di liberazione anticipata da parte dei magistrati di sorveglianza. E’ il nono suicidio dall’inaugurazione, nel 2011, del cosiddetto “carcere modello”, il terzo del 2018. A fine novembre un altro detenuto si era tolto la vita. Solo la settimana precedente era stato sventato un tentativo di suicidio e una detenuta era stata ricoverata dopo aver ingerito della candeggina per protesta.

I dinieghi dei magistrati di sorveglianza avevano già causato due morti nel 2014: due prigionieri si erano suicidati dopo l’ennesimo rifiuto della loro richiesta di accesso a domiciliari o a misure alternative al carcere.

…la storia di una rivolta

La mattina di sabato 23 dicembre, diffusasi la notizia dell’ennesima morte e delle cause che l’hanno provocata, la stragrande maggioranza dei detenuti, 300 su circa 440, si barrica nelle sezioni e appicca incendi, sfasciando mobili, suppellettili, impianti, telecamere. La mensa, la lavanderia e i laboratori vengono gravemente danneggiati. Un gruppo di detenuti riesce a sfondare e a raggiungere l’area verde contingente al muro di cinta.

Oltre agli agenti presenti, vengono mobilitati anche quelli fuori servizio, nonché i vigili del fuoco, la polizia con l’elicottero e la guardia di finanza. Interviene il reparto mobile dei carabinieri. Gli sbirri si schierano anche all’esterno dei cancelli, dove nel frattempo si sono assiepati anche parenti e amici dei detenuti; i colloqui sono sospesi e non viene data alcuna informazione. Da dentro si levano grida: “Assassini!”, mentre dall’altoparlante una voce intima alla calma.

La rivolta coinvolge tutti e tre i piani del carcere, che alla fine risulteranno pesantemente danneggiati.

Le rivendicazioni dei detenuti sono le stesse da anni e sono direttamente collegate con l’ultimo suicidio: tempi più brevi per le richieste al tribunale di sorveglianza e per ricevere risposta, possibilità di accedere a misure alternative al carcere per chi ha condanne sotto i tre anni (la cosiddetta legge “svuotacarceri”) e ai giorni di liberazione anticipata per buona condotta, istituzione di un presidio sanitario in carcere anche di notte e nei fine settimana.

Dopo ore di trattative e la promessa da parte del Commissario del Governo di farsi carico dei problemi denunciati, i detenuti tornano nelle celle. Cinque bracci su otto, quasi cinquanta celle, vengono dichiarati inagibili, e inizia da subito il trasferimento di più di un centinaio di detenuti. Una trentina di persone, in maggioranza di origine tunisina, vengono accusate di lesioni, danneggiamenti e sequestro di persona.

Una storia nota

La situazione del carcere di Trento non è diversa da quella delle altre carceri italiane: una quotidianità di sovraffollamento, carenza sanitaria, angherie burocratiche, pressioni psicologiche e violenze fisiche. Condizioni necessarie per il funzionamento del carcere stesso.

Il 2 gennaio, nel carcere di Brissogne, vicino Aosta, una quindicina di detenuti si sono barricati in sezione bloccando le porte con sacchetti di plastica sciolti dentro le serrature e minacciando gli agenti di far esplodere le bombolette del gas. Il sindacato di polizia, anche in questa occasione, ha parlato di “pretesto”, come se i detenuti, per protestare, avessero avuto bisogno di cercare un cavillo.

Le condizioni insopportabili e l’ordinaria violenza della detenzione hanno portato alla morte, nel 2018, di 147 persone, ma hanno anche innescato molti moti di protesta individuale e rivolte collettive, esempi forti di dignità, di lotta per la libertà contro la rassegnazione.

Per portare solidarietà ai ribelli del CPR torinese in carcere dallo scorso ottobre per avere tentato di distruggere la propria gabbia, per raccontare le ultime storie di rivolta avvenute a Trento e Brissogne, per salutare tutti i detenuti e le detenute e ricordare loro che non sono soli

Domenica 20 gennaio h 16 presidio sotto al carcere delle Vallette