Saronno – Presidio contro i Fogli di Via e il Daspo Urbano

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Date/Time
Date(s) - 16 Dic, 2017
15:00 - 19:00

Location
Saronno

Categories


Sabato 16 Dicembre  alle ore 15:00, Piazzetta Portici SARONNO (VA)
PRESIDIO CONTRO I FOGLI DI VIA E IL DASPO URBANO

Questo mese ci sarà la prima sentenza di primo grado per alcune violazioni ai fogli di via da saronno emessi contro alcuni compagni.

QUI SIAMO E QUI LOTTIAMO

Giovedì 21 dicembre al Tribunale di Busto Arsizio verrà pronunciata la prima sentenza sulla violazione del “Foglio di Via Obbligatorio” da Saronno.

Vogliamo ricordare cosa comporta questa misura: si tratta di un procedimento amministrativo emanato dal Questore, che prevede un allontanamento coatto da uno o più comuni per un periodo da uno a tre anni. Ciò significa che è vietato fare ritorno in quel territorio (senza autorizzazione poliziesca), pena una denuncia. Il Foglio di Via si basa sul sospetto della commissione di reati e sulla presunta pericolosità sociale di chi lo riceve, senza ricorrere alla magistratura.

In poche parole, non serve avere commesso effettivamente un reato, ma è sufficiente essere etichettato arbitrariamente come soggetto scomodo da chi amministra e controlla la città.

Soggetto scomodo in una determinata città, o in un determinato territorio, è chi cerca in qualche modo di mettere i bastoni tra le ruote ai progetti di chi governa. Sono stati dati parecchi fogli di via da Ventimiglia e da Como quando due estati fa decine di persone portavano solidarietà ai migranti e rabbia verso le frontiere e chi le pattugliava. Ancora sono stati dati a Piacenza ai lavoratori del settore della logistica che uniti rivendicavano migliori condizioni di lavoro. A Tradate sono stati dati a diversi antifascisti per essersi opposti concretamente alla propaganda razzista del nuovo fascismo. A Saronno i fogli di via riguardano principalmente le occupazioni e i momenti di conflittualità in città. Alcuni vennero dati durante lo sgombero del Telos di via Milano, si parla del settembre 2014. In una città con 1500 case sfitte, 300 famiglie in coda per un alloggio popolare – che ad andar bene sarà una topaia, e con una media di uno sfratto al giorno sono stati dati numerosi fogli di via a chi occupava uno dei tanti stabili vuoti in città. E’ comprensibile da parte di chi amministra colpire in maniera diretta chi agisce su un nervo scoperto della gestione della città.

Negli anni poi abbiamo visto dare il foglio di via, e ora il daspo urbano, anche a chi non rientra nei canoni del cittadino modello-consumatore: tutti coloro che non aderiscono ai valori diffusi da pubblicità e dai rotocalchi, non sono succubi di modelli e schemi imposti, non basano la proprie esistenze su ciò che è legale o meno, ma che usano la propria creatività per provare a vivere altrimenti e per decidere della propria vita seguendo tensioni e passioni.

Inoltre il foglio di via è uno strumento che colpisce persone prive di documenti, su una base classista e razzista, e fenomeni marginali di microcriminalità quali spaccio, uso di sostanze stupefacenti, writing e vandalismo.

Abbiamo letto nell’uso di questo strumento un vano tentativo da parte della Questura di Varese di stroncare la nostra presenza sul territorio e di rompere le molteplici relazioni che abbiamo intrecciato in questi anni.

I fogli di via li abbiamo violati, non tanto per l’arbitrarietà di questo provvedimento di cui non ci stupiamo, ma perché non diamo alcun valore ad un pezzo di carta questurino e perché siamo noi che decidiamo con chi, come e dove stare.

Indipendentemente da come andrà questo processo, ribadiamo la nostra ferma volontà nel proseguire tutto ciò che abbiamo cominciato e che continuiamo a portare avanti a Saronno, nonostante contro di noi continui ad essere valida questa misura.

Se colpiscono uno colpiscono tutti, per provare a ricostruire un tessuto di solidarietà con cui resistere più caparbiamente alle angherie del potere.

Nessuno sgombero senza risposta è stato uno slogan che abbiamo scritto e praticato più volte, allo stesso non possiamo stare in silenzio di fronte alla giustizia di Stato a difesa della proprietà e del capitale.

Ci definiscono socialmente pericolosi? E’ il nostro obiettivo esserlo in una società basata sullo sfruttamento e sulla prevaricazione, sul controllo sociale e sulla guerra. Realmente pericolosi sono, però, tutti coloro che vorrebbero farci vivere e morire nello sfruttamento, utilizzandoci come ingranaggi intercambiabili o pedine strumentali ai loro giochi di potere.

TeLOS

QUI SIAMO E QUI LOTTIAMO

Giovedì 21 dicembre al Tribunale di Busto Arsizio verrà pronunciata la prima sentenza sulla violazione del “Foglio di Via Obbligatorio” da Saronno.

Vogliamo ricordare cosa comporta questa misura: si tratta di un procedimento amministrativo emanato dal Questore, che prevede un allontanamento coatto da uno o più comuni per un periodo da uno a tre anni. Ciò significa che è vietato fare ritorno in quel territorio (senza autorizzazione poliziesca), pena una denuncia. Il Foglio di Via si basa sul sospetto della commissione di reati e sulla presunta pericolosità sociale di chi lo riceve, senza ricorrere alla magistratura.

In poche parole, non serve avere commesso effettivamente un reato, ma è sufficiente essere etichettato arbitrariamente come soggetto scomodo da chi amministra e controlla la città.

Soggetto scomodo in una determinata città, o in un determinato territorio, è chi cerca in qualche modo di mettere i bastoni tra le ruote ai progetti di chi governa. Sono stati dati parecchi fogli di via da Ventimiglia e da Como quando due estati fa decine di persone portavano solidarietà ai migranti e rabbia verso le frontiere e chi le pattugliava. Ancora sono stati dati a Piacenza ai lavoratori del settore della logistica che uniti rivendicavano migliori condizioni di lavoro. A Tradate sono stati dati a diversi antifascisti per essersi opposti concretamente alla propaganda razzista del nuovo fascismo. A Saronno i fogli di via riguardano principalmente le occupazioni e i momenti di conflittualità in città. Alcuni vennero dati durante lo sgombero del Telos di via Milano, si parla del settembre 2014. In una città con 1500 case sfitte, 300 famiglie in coda per un alloggio popolare – che ad andar bene sarà una topaia, e con una media di uno sfratto al giorno sono stati dati numerosi fogli di via a chi occupava uno dei tanti stabili vuoti in città. E’ comprensibile da parte di chi amministra colpire in maniera diretta chi agisce su un nervo scoperto della gestione della città.

Negli anni poi abbiamo visto dare il foglio di via, e ora il daspo urbano, anche a chi non rientra nei canoni del cittadino modello-consumatore: tutti coloro che non aderiscono ai valori diffusi da pubblicità e dai rotocalchi, non sono succubi di modelli e schemi imposti, non basano la proprie esistenze su ciò che è legale o meno, ma che usano la propria creatività per provare a vivere altrimenti e per decidere della propria vita seguendo tensioni e passioni.

Inoltre il foglio di via è uno strumento che colpisce persone prive di documenti, su una base classista e razzista, e fenomeni marginali di microcriminalità quali spaccio, uso di sostanze stupefacenti, writing e vandalismo.

Abbiamo letto nell’uso di questo strumento un vano tentativo da parte della Questura di Varese di stroncare la nostra presenza sul territorio e di rompere le molteplici relazioni che abbiamo intrecciato in questi anni.

I fogli di via li abbiamo violati, non tanto per l’arbitrarietà di questo provvedimento di cui non ci stupiamo, ma perché non diamo alcun valore ad un pezzo di carta questurino e perché siamo noi che decidiamo con chi, come e dove stare.

Indipendentemente da come andrà questo processo, ribadiamo la nostra ferma volontà nel proseguire tutto ciò che abbiamo cominciato e che continuiamo a portare avanti a Saronno, nonostante contro di noi continui ad essere valida questa misura.

Se colpiscono uno colpiscono tutti, per provare a ricostruire un tessuto di solidarietà con cui resistere più caparbiamente alle angherie del potere.

Nessuno sgombero senza risposta è stato uno slogan che abbiamo scritto e praticato più volte, allo stesso non possiamo stare in silenzio di fronte alla giustizia di Stato a difesa della proprietà e del capitale.

Ci definiscono socialmente pericolosi? E’ il nostro obiettivo esserlo in una società basata sullo sfruttamento e sulla prevaricazione, sul controllo sociale e sulla guerra. Realmente pericolosi sono, però, tutti coloro che vorrebbero farci vivere e morire nello sfruttamento, utilizzandoci come ingranaggi intercambiabili o pedine strumentali ai loro giochi di potere.

TeLOS