Tolmezzo -presidio anticarcerario

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Date/Time
Date(s) - 22 Giu, 2019
16:00 - 19:00

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ASSEMBLEA PERMANENTE
CONTRO IL CARCERE E LA REPRESSIONE

DA GRADISCA A TOLMEZZO A L’AQUILA
LOTTIAMO CONTRO LE GALERE!

SABATO 22 GIUGNO 2019 – ore 16 TOLMEZZO (via Paluzza)
…faremo un presidio davanti al carcere di Tolmezzo, dove in questi mesi i detenuti e gli internati hanno messo in atto varie forme di protesta (sciopero della fame, astensione dalle attività lavorative interne, battiture).
A queste iniziative di lotta dentro un carcere di massima sicurezza non possiamo non dare il nostro supporto, poiché siamo convinte che chi concretamente si oppone a questo tipo di società,

oltre a lottare a fianco degli emigranti («gli umani non sono migranti, come fossero uccelli, ma provengono da una terra che hanno dovuto lasciare certo non a cuor leggero») si oppone al carcere, a tutte le galere. Di più: la nostra è opposizione alla società penale, poniamo la questione del tribunale, di qualsiasi tribunale.

La giustizia non può continuare a essere concepita in maniera essenzialista e statale… si tratta di cercare «l’infinito della storia dietro la stabilità del diritto, le grida di guerra dietro la formula della legge e la dissimmetria delle forze dietro l’equilibrio della giustizia». Abbattere il carcere e il penale significa concretamente programmare “istanze di chiarimento politico”, sostituire alla domanda “chi è stato?”, le domande “cosa è successo? come si sono messe le cose per arrivare a questo?”, domande che chiamano in causa la comunità intera.
Va chiarito che per noi il problema non sono solo i CPR, strutture detentive vergognose. A monte dei CPR ci sono CAS, CARA – c’era lo SPRAR: sistemi di contenimento non detentivo e temporaneo, strutture emergenziali che dietro la retorica umanitaria celano l’ipocrisia del razzismo della seconda accoglienza ovvero: disciplinamento e paternalismo applicati alla forza-lavoro.
Opporsi a tali sistemi di sfruttamento e disciplinamento delle persone per noi significa contrastare il restringimento delle nostre libertà, le poche che ci rimangono. Infatti il “populismo penale” oggi in voga prende di mira (e se ne fa vanto) oltre che marginali e emigranti proprio chi lotta: nelle iniziative pubbliche la repressione si arroga di individuare come “organizzatore” chi viene individuat* in più volte o situazioni, semplicemente per punirlo in modo esemplare – anche se concretamente non esiste nessun “organizzatore”. Inasprimento pene anche per il reato di blocco stradale (comporta la perdita del permesso di soggiorno: nessun* quasi si è accorto che non c’è nesso plausibile tra le due cose).
Ma opporsi al razzismo di Stato non basta, occorre essere determinati a lottare contro la forma paradigmatica dell’oppressione, la privazione afflittiva della libertà che si attua nel sistema penitenziario statale.
In particolare: il 30 gennaio il legale di Domenico Tamarisco ha denunciato di aver trovato segni di aggressione sul corpo del proprio assistito, che si trovava in isolamento a Tolmezzo, e perciò è stato aperto un procedimento d’ufficio nei confronti delle guardie;…nel mese di marzo è stato attuato uno sciopero della fame da parte delle 7 persone internate (misura di sicurezza che considera il lavoro come misura correzionale) per provare la cessata “pericolosità sociale”, impossibilitate a farlo in quanto la serra non è operativa a causa di presunte mancate risorse; questi internati stanno scontando la misura di sicurezza in regime di 41 bis, si tratta di persone che hanno finito di scontare il regime duro, ma di fatto ci rimangono; infine il 19 maggio, nel corso di una protesta, Saber Hmidi è stato colpito dal getto degli idranti e lasciato per ore nella cella allagata.

Questo accade a Tolmezzo… mentre le prigioniere anarchiche Silvia e Anna sono in sciopero della fame per il loro trasferimento e la chiusura della sezione AS2 di L’Aquila. A loro si sono uniti altri prigionieri: Stecco e Alfredo da Ferrara, Ghespe e Giovanni da Sollicciano, Marco da Alessandria, Leo… Tomi, prigioniero nel CPR di Bari, ha ripreso lo sciopero della fame in solidarietà a Silvia e Anna, dopo che aveva digiunato per 41 giorni nelle settimane scorse chiedendo di poter raggiungere l’Algeria.
NO NATIONS NO BORDERS
FIGHT LAW AND ORDER!
liberetutti@autistiche.org