Presidio al CPR di Ponte Galeria

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Date/Time
Date(s) - 23 Set, 2017
16:00 - 18:00

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Siamo alla fine di un’estate che ha visto lo stato, come spesso accade, approfittare delle città quasi vuote per incrementare la sua violenza e applicare i nuovi strumenti repressivi a disposizione (legge minniti-orlando, quindi ordinanze anti-degrado, daspo urbano…).

Dallo sgombero delle abitazioni abitative a Roma e in altre città della penisola, a quello delle tendopoli di chi lavora nelle campagne, alla distruzione di campi rom, ci sembra chiaro l’obiettivo del potere di eliminare ogni forma di autorganizzazione delle persone e al contempo controllarle, obbligandole a trasferirsi in centri accoglienza o in campi militarizzati.

Non è mancata però la forte resistenza di chi con il suo corpo si è oppostx a tali violenze, contro cui ancora oggi molte di queste persone continuano a lottare, per rivendicare la propria libertà e rifiutare soluzioni imposte dall’alto.

Questo scenario che si palesa ogni giorno davanti ai nostri occhi è complementare a quanto succede in mare e sulle coste libiche. Difatti, negli ultimi mesi, dopo gli accordi criminali tra Italia e Libia, il numero di sbarchi di migranti è drasticamente diminuito: per esempio il mese di agosto ha visto un calo dell’85% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Quello che viene propagandato come un successo dal ministero dell’interno, sostenuto da tutto l’apparato di potere italiano e anche europeo, appare in realtà più come uno sterminio di massa. Solo in questa metà del 2017 il regime delle frontiere ha ucciso in mare più di 2000 persone; il destino di quelle che riescono a sopravvivere è invece l’arresto e la deportazione in qualche lager libico, dove sono costrette a vivere in condizioni ostili e pericolose, ammassate in stanze con altre 100 persone, sottoposte a stupri e torture di ogni genere.

Lo Stato si libera così di migliaia di persone compiendo un silenzioso massacro col solo fine di guadagnare gli applausi, la fiducia e i voti di coloro che, ogni giorno, rivolgono la loro frustrazione contro altre persone oppresse, dimenticando o ignorando chi siano i veri nemici da attaccare.

Intanto, lontano dagli occhi e dal clamore mediatico, continua il progetto statale di costruire nuove prigioni per migranti “senza documenti”, o ristrutturare velocemente quelle distrutte dalla rivolte di chi vi era recluso.

Che avvenga sotto casa nostra o lontano migliaia di chilometri, non possiamo girarci dall’altra parte o continuare a essere spettatori passivi della tragedia in atto.

Il silenzio davanti a tutto questo orrore ci rende complici.

Per questo, sabato 23 settembre, torneremo sotto le mura del CPR di Ponte Galeria a portare solidarietà alle donne recluse e gridare ancora una volta il nostro odio verso nuove e vecchie e galere e questa società che ne ha bisogno.

nemiche e nemici delle frontiere