Napoli – Combattere il carcere – Convegno [RINVIATO]

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Date(s) - 14 Mar, 2020 - 15 Mar, 2020
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A causa del clima generato dal diffondersi del Coronavirus, i luoghi  che avrebbero dovuto ospitare il convegno hanno scelto di chiudere.
Data l’impossibilità di trovare alternative valide allo svolgersi  dell’iniziativa, il convegno verrà rimandato a data da destinare.

 COMBATTERE IL CARCERE

NAPOLI 14-15 MARZO 2020

Un convegno contro il carcere.

Tra passato e presente, le lotte dentro, le lotte fuori, la prospettiva di distruggerlo.

Perché un convegno contro il carcere?

A reggere la presente organizzazione sociale è, in ultima analisi, la violenza. E il carcere ne è la sua concretizzazione materiale, una delle sue più empie epifanie e anche un suo utile strumento.
Esso non solo concentra in se la violenza quotidiana dello sfruttamento e del dominio (dal lavoro ai quartieri, dalla scuola alla medicina, dalla famiglia all’urbanistica) esacerbandola, ma condiziona e informa la società nel suo insieme, nei suoi spazi e nei suoi tempi.

Ma proprio il sistema carcere è quel sistema che più di altri è stato messo in crisi dalle lotte dentro e fuori, dimostrando la sua non riformabilità.

Se il carcere come istituzione totale è cambiato nel corso della storia, non è stato né per gentile concessione di chi lo amministra, né per le politiche di pretesi riformatori, bensì per le lotte. Se la vita quotidiana dei prigionieri si è “speggiorata” (dagli oggetti a disposizione dei reclusi ai rapporti con l’esterno) lo si deve alle rivolte, all’autorganizzazione, agli scontri, ai morti, alle evasioni tentate e riuscite negli anni Sessanta e Settanta.

E quando quel ciclo si è esaurito per le profonde trasformazioni avvenute dentro e fuori, la funzione del carcere come strumento di brutale repressione, di monito, di normalizzazione ha sfoderato tutti i suoi artigli. E padroni e carcerieri hanno usato l’arma più insidiosa della collaborazione, della premialità, della desolidarizzazione per creare cittadini obbedienti e disgregati.

“Io speriamo che me la cavo” – questa sembra la condizione mentale e materiale del mondo dentro e fuori il carcere.

In questo contesto di frammentazione, tornano il terrore, i pestaggi senza risposta, l’impedimento di ogni contatto con l’esterno (attraverso il blocco della posta, innanzitutto). E crescono sia la psichiatrizzazione della “devianza” sia le morti per l’incuria sanitaria. Ma esplodono anche, improvvise, le rivolte, quel tempo accelerato della sommossa che spezza il tempo immobile del carcere ma che non riesce a produrre i tempi lunghi dell’autorganizzazione, della sedimentazione delle esperienze di lotta, del passaggio di testimone da carcere a carcere.

Del resto, per chi lotta, resiste, attacca o prova a non soggiacere, sono sempre più affinati il linciaggio pubblico, la criminalizzazione, la differenziazione (Alta Sorveglianza, 41 bis, 14 bis…). All’esterno, la solidarietà concreta raramente sfonda l’isolamento sociale e troppo spesso non è in grado di reagire alle rappresaglie dei carcerieri.

La repressione si affina e accumula un sistema eterogeneo di strumenti per estendersi nei territori, affiancando al carcere sempre più misure preventive. Le “emergenze” si rinnovano senza sosta e il diritto penale del nemico – che altri chiamano legislazione e carcere di guerra – compie inesorabilmente la sua marcia di guerra coloniale. In una parabola ascendente, torna in auge la mostrificazione sociale del nemico che ha le sue radici nel colonialismo storico a cui sono state sottoposte le popolazioni del Sud Italia, e grazie al quale le contraddizioni del sistema coloniale sono state abilmente nascoste e marginalità indotta e conflitto sociale sono stati ricondotti nella categoria della “criminalità organizzata”. In modo non molto diverso, con l’accusa di “estremismo islamico” oggi si mostrificano socialmente – e si disperdono nelle sezioni speciali delle carceri – centinaia di proletari arabi e africani.
Mentre il carcere diventa sempre più una discarica sociale per i poveri (in misura crescente stranieri), parte del fronte interno delle guerre neo-coloniali, dai campi di concentramento per i senza-documenti (CPR) arrivano forti segnali di rivolta.

Perché, allora, un convegno contro il carcere?

Perché si distrugge qualcosa che si conosce – e lo si conosce solo nei tentativi, anche piccoli e parziali, di distruggerlo.

Perché il carcere è sempre più l’ombra che accompagna le lotte e, più in generale, le vite di migliaia di esclusi e non serve a niente a nessuno ignorarne il peso e la funzione.

Perché è necessario, fuori dalla retorica, analizzare i cambiamenti nella composizione della popolazione carceraria, nel corpo prigioniero, nell’individualizzazione dei comportamenti, nelle rotture, nelle difficoltà per comprendere quali siano i meccanismi che lo regolano e lo rafforzano.

Perché esiste un ricco bagaglio di esperienze che, tra passato e presente, possono fornire spunti di solidarietà, di autorganizzazione, di azione.

Un convegno ambizioso, come si vede, per disseppellire e rinnovare la storia delle lotte contro il carcere, per collocare il carcere in una nuova prospettiva di lotta.

/Assemblea contro il carcere/

   Sabato 14 marzo

Carcere e società 

Dalle ore 10.00 alle 12.30

Istituzione totale, fatta tremare dalle lotte che si sono prodotte contro di esso, il carcere è strumento principe della società, suo riflesso e luogo di sperimentazione, dove tutto diviene disciplinamento e coercizione. Non ultimo il tempo, rubato, cattivo, infinito. In questo quadro gli interventi da Napoli, e non solo, daranno concretezza al tema delle carceri nelle carceri (sezioni femminili e sezioni per persone trans), delle trasformazioni di Poggioreale e del suo corpo prigioniero negli ultimi decenni, e di come i dispositivi cardine del sistema carcerario – premialità e differenziazione – siano ormai alle fondamenta della società anche fuori.

Le lotte di ieri e di oggi 

Dalle ore 14.00 alle 16.30

Comprendere a fondo i meccanismi che hanno animato le lotte in carcere nel corso degli anni.
Racconti, resoconti, impressioni e ragionamenti di chi nelle carceri italiane ha vissuto in prima persona detenzioni di media o lunga durata, scontrandosi e lottando contro la privazione della libertà individuale, e collettiva.
Dalle rivolte degli anni ‘70 alle più recenti mobilitazioni di carattere rivendicativo.
Esperienze di vita – reclusa – , spunto per possibili suggerimenti rispetto all’agire attuale: cosa vuol dire oggi lottare contro il carcere?

Dalle 17.00 alle 19.00

Dibattito aperto sui temi trattati durante la giornata

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Domenica 15 marzo

Differenziazione e premialità 

Dalle ore 10.00 alle 12.30

Il carcere, specchio della società, non è uguale per tutti e, come questa, è regolato da meccanismi di punizione, premialità e discrezionalità.
Lo Stato in risposta ai periodi “emergenziali” ha reagito negli anni ristrutturando la geografia peniteziaria, secondo varie gradazioni, istituendo circuiti e regimi dedicati a soggetti visti come nemici o non conformi all’imposta “normalità” (Circuiti di Alta Sicurezza, Sorveglianza Particolare, 41 Bis, sezioni per persone trans). Parallelamente, seppur in tempi più recenti, ha creato un’altra forma di detenzione differenziata, cossidetta amministrativa, per persone senza documenti: Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
Si vuole analizzare, dunque, come le strutture detentive sono state organizzate da parte del potere per dividere, sotto l’egida della differenziazione, i prigionieri sulla base di “categorie”. E l’effetto pacificatore che questo comporta o può comportare.
Come reagirvi?

Il diritto penale del nemico

Dalle ore 14.00 alle 16.30

Introduzione sulla figura del “nemico”, creata ad hoc dallo Stato sulla base della logica dell’emergenza così da favorire la sperimentazione di strumenti repressivi sempre più liberticidi, mirati non tanto a colpire il reato quanto l’autore, il nemico, ossia chi non intende abiurare o collaborare. Ad approfondire l’argomento, seguiranno l’intervento del collettivo “Prison Break Project” e un’analisi sull’attuale composizione delle persone detenute, del regime di 41bis e della funzione del carcere nel controllo delle masse escluse a seguito del processo di colonizzazione del sud Italia. A conclusione una riflessione dell’avv. Flavio Rossi Albertini sulla figura del nemico esterno, sulla costruzione dei processi a carico degli islamici e le condizioni detentive in AS2.
È possibile ostacolare il processo di stigmatizzazione che si nasconde dietro la figura del nemico?

Dalle 17.00 alle 19.00

Dibattito aperto sui temi trattati durante la giornata

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*Il convegno si terrà presso la sala “DOMUS ARS”, via Santa Chiara, 10c a Napoli.*

*Per info:
carcere@anche.no
https://combattereilcarcere.noblogs.org/