Montorio (Vr)- presidio al carcere

Mappa non disponibile

Date/Time
Date(s) - 23 Giu, 2019
16:30 - 22:00

Categories


DOMENICA  23 GIUGNO ALLE 16.30 

VIA MATTARANA (altezza civico 10)

PRESIDIO AL CARCERE DI MONTORIO

musica, interventi,

microfono aperto a chi vuole far arrivare il suo saluto al di là di sbarre e mura

nocarcere.montorio@inventati.org

 

(da volantino distribuito)

Sentiamo spesso notizie di cronaca dove impresentabili politici augurano senza se e senza ma la galera come unica soluzione ad ogni problema.

Ma di che cosa stiamo parlando?

Il carcere di Montorio a Verona è stato costruito con una capienza di 318 detenuti, ma nella realtà ha sempre ospitato (molte più persone) presenza maggiori. Progettato e costruito come carcere di massima sicurezza, viene inaugurato nel 1994, anno in cui la prigione viene spostata dal centro (zona Tribunale) a fuori città, in mezzo ai campi, per favorire ancora di più l’isolamento dei detenuti.

La maggior parte delle persone imprigionate si trovano lì per cosiddetti “reati minori”, spesso legati alla necessità di tirare a campare: quando non hai un lavoro e non sai come tirare fuori i soldi, le strade non sono poi tante.

Se sei detenuto la corrispondenza postale e i colloqui settimanali sono i tuoi unici mezzi per comunicare con l’esterno e non vivere nell’ isolamento totale.

La corrispondenza oggi è affidata a una società esterna che con questo incarico si è garantita un lavoro certo. In questo modo possono essere usate unicamente le buste per le lettere fornite dalla ditta che ha l’appalto, togliendo così la possibilità di usare semplici francobolli provenienti dall’esterno (più economici). La cosa diventa più pesante perché il permesso di inviare le proprie lettere è limitato a due soli giorni alla settimana.

Un altro elemento che produce frustrazione nei detenuti è la gestione a volte arbitraria dei colloqui, autorizzati dalle “autorità competenti”: se hai diritto a sei ore mensili, stai pur certo che questo tempo non è mai effettivo; con diverse scuse vengono tagliati quarti d’ora preziosi per chi ha a disposizione solo un’ora per ogni incontro.

Non sono problematiche che riguardano questo singolo carcere: a Campobasso qualche giorno fa è scoppiata una protesta da parte di una sezione di detenuti stanchi di subire, secondo fonti di stampa, i no da parte della direttrice a poter effettuare comunicazioni telefoniche con i propri cari.

Nella quotidianità dei detenuti ci sono anche piccole e grandi angherie da parte delle guardie carcerarie, come l’accensione-spegnimento della luce durante le ore notturne per impedire il sonno (una forma di tortura psicofisica).

E’ in questo contesto che dobbiamo comprendere le cause dei cinque suicidi certi avvenuti nell’ ultimo anno nel solo carcere di Montorio e dei numerosi atti di autolesionismo che passano inosservati o vengono coperti.

Ma questi fatti non ci riguardino? Crediamo di sì!

Dentro il ministro degli interni vuole armare di taser gli agenti penitenziari, fuori la polizia già lo utilizza.

Dentro imprese sfruttano i detenuti come manodopera a basso costo, fuori le condizioni del lavoro diventano sempre peggiori.

Dentro le guardie approfittano delle divisioni tra detenuti a vantaggio del controllo, fuori la stessa cosa succede nei quartieri e nei luoghi di lavoro, dove viene sempre più alimentata una guerra tra poveri.

Una società che si basa sullo sfruttamento e che arricchisce solo alcuni creando miseria diffusa vede nel carcere il pilastro su cui poggiare.

Proponiamo un mondo fondato sulla libertà e il carcere ne è la peggiore negazione.

Un mondo più equo, governato da tutti, non avrebbe proprietà da difendere né poteri da rivendicare e il carcere non sarebbe necessario.

La solidarietà è una delle armi con cui possiamo scardinare le basi su cui si regge il carcere.