Milano – “IL MENO PEGGIO PORTA AL SEMPRE PEGGIO” – Gruppo di lettura sulla rivoluzione spagnola

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Date(s) - 23 Feb, 2020
15:00 - 20:00

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A partire dalla lettura di alcuni testi, tra cui le riflessioni sulla Rivoluzione Spagnola fatte da Agustín Guillamón nei suoi testi “Contro l’anarchismo di Stato” e “I comitati di difesa della CNT a Barcellona”, invitiamo i compagni e le compagne interessate ad una discussione sulle condizioni che si sono verificate in Spagna a partire dal 1936.
I testi  che vorremmo affrontare sono disponibili su roundrobin.info nella sezione approfondimento e in versione stampata in fascicolo presso l’ Ⓐccerchiata. (I testi sono disponibili a questo link )

Domenica 23 Febbraio – Ore 15:00 all’ Ⓐccerchiata, via Breda 54 Milano

Il meno peggio porta al sempre peggio
Gruppo di lettura sulla rivoluzione spagnola

Nel luglio del 1936 in Spagna si crea una situazione rivoluzionaria, a seguito della risposta al tentato golpe di Franco.

Durante i primi mesi (fino al maggio del 1937) è in atto una rivoluzione, così come fortissimi movimenti per soffocarla.

Nonostante ad oggi la situazione in Italia sia molto diversa, ci sembra che un’analisi – anche se non approfondita – ed un confronto rispetto agli avvenimenti ed alle scelte compiute dagli anarchici e dai sovversivi in quel periodo possa dare molti spunti a chi, anche se in piccolo o in situazioni meno positive, si muove per distruggere questa società con l’anarchia e la sovversione nella testa e nel cuore.

In particolare, ci pare interessante affrontare la complessità di posizioni di quei compagni, prima e dopo il luglio ’36, che pongono, per esempio, il problema di gestire una situazione di emergenza senza farsi potere; o quello di come agire all’interno di una situazione orientandosi tra il “compromesso” – che porta a perdere la rivoluzione e remare verso la restaurazione o il rafforzamento della democrazia – e la “ purezza dei principi“ – che, portata agli estremi, rischia di porci nell’impossibilità di influire sulle situazioni o di conoscere complici, lasciando campo libero alla reazione. Questo ricordando che la scelta di scendere a “compromessi” rischia di portare alla costituzione di fronti contro il nemico, che portano ad un risultato opposto a quello che si voleva ottenere, anche quando il fronte nasce per motivi “sinceri”, come quello di difendere la possibilità della rivoluzione.

Si pone anche il problema della costituzione di “avanguardie” che, anche se si vorrebbero evitare, sembra essere quasi una scelta automatica nel momento in cui la situazione richiede di agire nell’emergenza.

Sullo sfondo di tutto questo rimane il problema dell’organizzazione: quanto le logiche di delega e le gerarchie (formali ed informali) hanno influito sulle scelte degli anarchici nel ’36? Quanto queste logiche sono state concause del soffocamento delle aspirazioni e delle pratiche rivoluzionarie?  È possibile organizzarsi evitando questi meccanismi? Come affrontare il problema dell’efficacia?

È possibile che le riflessioni su tutto questo permettano, oggi, di scegliere in modo più attento in una situazione di emergenza?

Non vogliamo passare il tempo a discutere su come organizzarci durante la rivoluzione in un momento in cui tutto sembra indicare la lontananza di questa possibilità, la nostra volontà è quella di partire da alcune riflessioni su questi aspetti per orientarci nelle scelte su come muoversi oggi.

Spesso i paralleli tra passato e presente possono risultare troppo arditi e semplificativi, tuttavia riteniamo sia possibile cercare delle risonanze rispetto alle scelte fatte ed alle loro conseguenze, sempre con l’attenzione alla complessità, per trarne strumenti per agire in un mondo certamente non semplice.