Giornata in solidarietá con Lisa, compagna anarchica imprigionata nel carcere di Colonia

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Date(s) - 21 Dic, 2017
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21 Dicembre – Giornata in solidarietá con la compagna anarchica imprigionata nel carcere di Colonia.
Rendiamo pubblica una chiamata per il 21 dicembre e i giorni a seguire lasciando briglie sciolte all’immaginazione per esprimere la solidarietá nelle sue molteplici forme, dimostrando una volta ancora che le nostre compagne prigioniere non sono sole!

Ricevere una condanna non significa solo che la persona detenuta sia in balia delle istituzioni carcerarie. Il sistema giuridico e di polizia dello Stato continua indagando, osservando, analizzando, e decidendo il destino della prigioniera.
Sono infinite le maniere con cui la giustizia sa dimostrare che rimangono dei conti in sospeso, sopratutto quando la detenuta non si é piegata chiedendo clemenza durante il processo o non si é auto umiliata in un gesto che il nemico possa leggere come riconciliazione. Il rifiuto a collaborare con gli organi di polizia viene considerata come prova di colpevolezza e puó facilmente servire per mantenere le indagini aperte a tempo indeterminato. Il silenzio e la dignitá davanti ai boia e le loro accuse vengono considerate come occultamento delle prove e possono generare nuovi procedimenti.
Oltretutto, il fatto di essere socializzata come donna e non comportarsi come la societá considera “adeguato” genera un immaginario di donna dura, tosta, e per tanto irrecuperabile nel mito del reinserimento. Il fatto di continuare anche dal carcere ad esprimere le proprie convinzioni e idee politiche, senza negare la propria natura, viene considerato come una mancanza di pentimento e una ragione per la quale la pena del carcere non é sufficiente.
Quando l’arsenale giuridico sfocia in una “ragionevole” condanna, quindi abbastanza lunga per compiacere l’accusa, e l’etica della detenuta si mantiene integra, la Giustizia non esita ad attaccare i vincoli familiari, sentimentali e di amicizia con il mondo esterno. Oltre al cemento, le sbarre, le luci artificiali e le videocamere di vigilanza, che asfissiano la vita, si aggiungono le montagne di scartoffie che servono per raggiungere il semplice contatto umano con la gente cara. Domandine, permessi, autorizzazioni, proroghe, che mettono a dura prova la volontá di non sentirsi annientata.

Lo scorso 7 giugno, Lisa, la nostra compagna, é stata condannata dal tribunale di Aachen (Germania) a 7 anni e mezzo di reclusione per una rapina in banca. Attualmente stiamo aspettando di conoscere l’esito del ricorso presentato dagli avvocati che,nel caso fosse accettato, supporrebbe la revisione della sentenza e l’inizio di un nuovo processo. Per questo la compagna si trova ancora in carcere preventivo, a Colonia. Agli inzi di novembre, dopo una malattia durata vari mesi, sua madre é venuta a mancare.
Durante questo periodo di tempo, sia la PM che il giudice le hanno sempre negato la possibilitá di andarla a trovare all’ospedale, allegando “rischio di fuga” fino a negarle di poter assistere al funerale.

Aldilá delle motivazioni giuridiche del nemico, il meccanismo é insidioso.
Come in molti altri casi, dove la sete di vendetta della Giustizia non si placa con una semplice, per quanto lunga, condanna, il nemico, per poterla annichilire, rimane attento ad ogni possibile debolezza della prigioniera.
Ê chiaro che si tratta di una misura puramente vendicativa come risposta alla fermezza e all’atteggiamento non collaborazionista della compagna. Un ulteriore castigo pensato per aggravare la giá dura condanna alla reclusione, un tentativo in piú di piegarla, questa volta puntando alla sua vita privata e alla sfera personale. Una logica per nulla nuova di ricatto giuridico con l’obbiettivo di minare la sua coerenza e le sue convinzioni politiche.
Cercano di costruire muri ancora piú alti, non solo di cemento ed acciaio ma anche di solitudine ed isolamento.

Sono questi muri che vogliamo distruggere.
Con amore, rabbia e solidarietá alla nostra compagna.
Con odio al nemico.
Non dimentichiamo. Non perdoniamo.

Libertá per Lisa. Libertá per tuttx

Alcune compagne anarchiche.