Genova – Presentazione dell’opuscolo Alla Canna del Gas

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Date/Time
Date(s) - 2 Feb, 2018
18:30 - 23:30

Location
Chelinse

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Genova - Presentazione dell'opuscolo Alla Canna del Gas

Venerdì 2 Febbraio dalle ore 18:30
Presentazione e discussione sull’opuscolo Alla Canna del Gas.

Saranno presenti le compagne e il compagno che dall’Umbria hanno scritto l’opuscolo
A seguire aperitivo/cena

Spazio di documentazione e discussione Chelinse (Vico della Torre di S.Luca 6, Genova)

Genova - Presentazione dell'opuscolo Alla Canna del Gas

ALLA CANNA DEL GAS, ALCUNE NOTE PER LA DISCUSSIONE

 

 

 

Di fronte a immagini come queste vengono in mente le vene aperte ( di galeana memoria) di un corpo morente o delle arterie che portano linfa vitale a un organismo. E forse nessuna delle due idee è poi così sbagliata… Le immagini rappresentano infatti l’insieme dei gasdotti che sono in costruzione o che sono stati già costruiti e che invadono silenziosamente ma bellicosamente dorsali, pianure, montagne, fondali e mari. Vie di trasporto di una risorsa naturale essenziale per la produzione, alimento centrale del sistema economico attuale.

Le loro origini si trovano di solito in luoghi che sembrano lontani e dove le guerre sono all’ordine del giorno. Guerre di solito scatenate per qualche ostentato problema di democraticità di cui Stati, che niente hanno a che fare con quel territorio e che di fatto si trovano a centinaia di chilometri, si ergono a paladini, arbitri parziali per il loro tornaconto, immediato in termini di risorse e “mediato”, in termini di immigrazioni manodopera a basso costo che alimenta la fortezza Europa

In questa iniziativa non si parlerà del TAP, il tanto famigerato gasdotto che partendo dall’Azerbaigian dovrebbe raggiungere le coste pugliesi portando 10 miliardi di metri cubi di gas, ma piuttosto di quello che succede dove questo gasdotto finisce… e ne inizia un altro. Il gasdotto in questione è la Rete Adriatica SNAM che dovrebbe da progetto attraversare la dorsale appenninica, da Brindisi fino a Minerbio, arrivando ad una lunghezza totale di 700 km. Considerata dal governo opera di interesse strategico nazionale, questo gasdotto raccoglierà il metano da diversi gasdotti presenti in Italia per convogliare questa materia energetica verso l’esportazione, quindi al confine. Un’opera mastodontica, che la SNAM stessa dichiara di vitale importanza economica, un’ancora di salvataggio, perché consente un risparmio notevole in termini di strutture, appoggiandosi a tracciati già esistenti ma chiaramente vetusti e poco “sicuri” da tutti i punti di vista.

Niente di nuovo a pensarci bene, è una storia come tante ce ne sono in Italia, in Europa e nel Mondo. È una storia di cattiva informazione mal celata da propaganda, di interessi economici, di conflitti che alimentano conflitti, di sopravvivenza e della necessità ormai acclarata da parte del Capitale di sfruttare territori a vantaggio di pochi le cui conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti.

I pochi in questione sono Eni e Snam. Si tratta di due colossi del Capitalismo di Stato italiano. In verità, da qualche tempo, in ossequio alla moda neo-liberista, si sono aperti ai privati; nondimeno, per il ruolo strategico nazionale e internazionale (nel caso di Eni), rimangono di fatto uno dei volti economici del paese, a tutti gli effetti asso portante dello Stato-Capitale.

L’Eni in particolare, per la sua missione economica inerente le materie prime, è da sempre il principale propulsore nel motore dell’italico imperialismo. E lo Stato italiano non ha alcuna remora a difendere l’interesse dell’Eni, anche con le armi. Stanno difendendo gli interessi dell’Eni i militari impiegati a protezione della diga di Mosul, stavano difendendo gli interessi dell’Eni i carabinieri saltati in aria a Nassiriya nel 2003. Lo ha fatto fuori casa, lo fa anche in casa. Quando serve con il mitra, quando basta con il manganello.

A volte basterebbe mettere insieme i dettagli per capire a cosa stiamo assistendo, basterebbe prendere sul serio la realtà che viviamo per capire a cosa stiamo andando incontro. Ma l’ipertrofia dell’informazione spesso non ce lo consente. Non riusciamo ad avere una visione di insieme, siamo offuscati… il punto non è l’opera in sé, ma il Capitale e lo Stato, che la vogliono per i loro interessi.