Carisolo – Quando agli insulti razzisti si aggiungono le minacce di morte…

Mappa non disponibile

Date/Time
Date(s) - 28 Lug, 2018
13:30 - 23:30

Categories


Quando agli insulti razzisti si aggiungono le minacce di morte…
Sabato 28 luglio tutti a Carisolo (Trentino)

A fine giugno, un imprenditore trentino insulta e minaccia di morte un suo dipendente di origine marocchina assentatosi dal lavoro per
malattia. Non solo lo insulta con espressioni inequivocabilmente razziste, ma minaccia di mandargli sotto casa i fascisti di Casapound, di bruciarlo vivo, perché, adesso che c’è Salvini, dice, può ammazzarlo senza alcun problema. L’operaio registra la telefonata, si rivolge ai sindacati, rende pubblica la registrazione. Esplode il
“caso”, a livello locale e nazionale. Nel frattempo, in tre città (Caserta, Napoli e Forlì), qualcuno spara dei colpi ad aria compressa contro degli immigrati a caso, inneggiando a Salvini. Un mese prima, a San Ferdinando, un bracciante e sindacalista di base maliano, Soumaila Sacko, veniva ucciso a fucilate. Intanto, centinaia di donne, uomini e
bambini muoiono nelle acque del Mediterraneo fra la Libia e l’Italia.
Il contesto sociale si fa sempre più ignobile e inquietante.
Quello che fino a poco tempo fa veniva sussurrato a mezza voce nei bar, sta diventando senso comune. Le peggiori espressioni razziste vengono dette e ripetute come se fossero normali, persino banali. Se il governo Salvini non fa che continuare le politiche anti-immigrati predisposte e praticate dai governi precedenti (dalla detenzione
amministrativa introdotta da Turco e Napolitano nel 1998 fino agli accordi criminali con la Libia stipulati da Gentiloni e Minniti), ora diventa esplicito ciò che prima era implicito. Per la «democrazia del popolo dei signori», i popoli coloniali sono degli esseri inferiori verso cui si può commettere ogni violenza. Si fa finta di non sapere che le politiche di guerra e di rapina perpetrate dal capitalismo occidentale sconvolgono interi paesi, spingendo milioni di individui a scappare. Si scorda che la Libia è stata devastata da bombardamenti a cui nel 2011 ha partecipato anche il governo italiano. Si rimuove che il controllo delle frontiere e la clandestinità creata apposta dalle
leggi sull’immigrazione hanno lo scopo di creare semi-schiavi nei campi di pomodori, nei cantieri o nei magazzini della logistica. La “pacchia” non è quella degli industriali, dei banchieri, dei fabbricanti di armi. No, la “pacchia” sarebbe quella di chi vive nelle baracche e guadagna venti euro al giorno. Che i lavoratori italiani, incapaci di reagire ai colpi che negli anni sono arrivati da destra come da sinistra, se la prendano con gli stranieri, ecco la vera pacchia per i padroni.

Lamentarsi non basta più. Chi non vuole lasciarsi scivolare addosso tutto questo, deve alzare la testa. E farlo subito.
L’imprenditore che ha minacciato di morte l’operaio si chiama Samuele Povinelli, titolare della Povinelli Lattonerie, di Carisolo (un piccolo paese vicino a Pinzolo, Val Rendena, Trentino). Ecco, sabato 28 luglio, saremo a Carisolo. Per esprimere solidarietà all’operaio e per dire ai suoi compaesani quello che pensiamo di Povinelli e di
quelli come lui, che credono di poter spadroneggiare senza trovare resistenza.
Quando alle minacce padronali si aggiunge anche il razzismo, la solidarietà di classe deve farsi sentire ancora più forte e chiara.
Andiamoci in tanti, a Carisolo. Servono anche segnali come questi.

L’appuntamento è alle ore 13,45 al circolo Cabana di Rovereto (via Campagnole 22) e alle ore 14,30 al parcheggio ex Sit di Trento. Ci si sposta in auto (da Trento ci vuole circa un’ora e mezza).