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E questo è quanto – Il laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

riceviamo e pubblichiamo questo contributo:

E questo è quanto

Il laboratorio triestino nel laboratorio-Italia

Occorre individuare forme per cui non si reprime il diritto a manifestare ma lo si comprime e lo si limita, alla luce di evidenze scientifiche”

Valerio Valenti, Prefetto di Trieste

Se l’Italia è stata definita un laboratorio in cui viene testata l’imposizione generalizzata di dispositivi di controllo e coercizione di massa, ma soprattutto dove testarne la gestione, la città di Trieste potrà, almeno nelle settimane a venire, fungere da modellino a scala ridotta per testare un ulteriore tentativo di stretta repressiva del dissenso. E’ di eri infatti la decisione del Comitato per l’ordine e la sicurezza della provincia – ultimi colpi sparati dal Prefetto Valenti in dirittura di arrivo a Firenze – di vietare ogni manifestazione nella centrale Piazza Unità d’Italia (resa famosa dalle mobilitazioni delle ultime settimane) fino al 31 dicembre e distribuire sanzioni – non meglio precisate – per gli organizzatori che non facciano rispettare l’obbligo di mascherina e distanziamento. Piazza quella dove anche lo scorso 28 ottobre si sono autonomamente dirette migliaia di persone alla fine del corteo, in barba ai divieti e dopo aver aggirato senza alcuno sforzo il cordone di polizia approntato dalla questura a protezione della stessa.

La nuove restrizioni infatti si baserebbero sulla semplice evidenza, opportunamente veicolata negli ultimi giorni da una martellante campagna stampa, che la crescita di contagi da Covid-19 registrata in città sia da imputare in maniera inoppugnabile alla partecipazione alle mobilitazioni contro il lasciapassare, un dato che si baserebbe su autodichiarazioni spontaneamente fornite alle autorità (in centinaia non hanno comunque autodichiarato assolutamente nulla).

La scienza finalmente al completo servizio della reazione. Una volta stabiliti gli obiettivi, la scienza non offre che dei mezzi per risolvere eventuali problemi pratici. Agli ostinati e agli increduli viene scaraventato sotto al naso il perfetto funzionamento di una delle probabili nuove frontiere della macchina repressiva statale, basato su di una convergenza di forze legittimate e messe in moto da un’analisi oggettiva dei numeri fornita, nel caso triestino, dal capo della task force regionale, tale dottor Barbone. A completamento intervengono oscuri costituzionalisti che decretano che questori e sindaci devono da subito vietare cortei e raduni, e pressioni del medio e grosso padronato locale e dei suoi legali tirapiedi che a mezzo di raccolte firme chiedono di ristabilire la doverosa tranquillità e la buona immagine di capitale italiana della scienza che della scienza si fida (Fondazione CRTrieste è una normale e squallida banca che si traveste come spesso succede da ente benefico).

Si comprime e si limita le possibilità a manifestare alla luce di evidenze scientifiche, quelle garantite da dati raccolti quasi istantaneamente e che giustificano l’istituzione di aree completamente inaccessibili a qualsivoglia forma di dissenso. Niente di veramente nuovo nelle sue concrete forme attuative e logica estensione, si dirà, degli isolamenti domiciliari, dei lockdown degli inizi, dei coprifuoco, delle restrizioni territorialmente differenziate.

Ma qui sembra piuttosto che dati e numeri raccolti ed analizzati quasi in tempo reale giustifichino e servano all’attuazione di misure just in time finalizzate alla repressione selettiva di determinate situazioni definite a priori, a cui si attribuisce la capacità di essere reale o potenziale minaccia ad un intero insieme di persone (città, provincia, regione…). Repressione selettiva sfoderabile al bisogno, giustificata da dati – verità oggettive – che sono cosa di chi governa e detiene lo strapotere comunicativo per imporli, con il pretesto di un’Emergenza che sempre incombe e che potrebbe tornare da un momento all’altro se non si riga dritto.

Emergenza “sanitaria” oggi, la prossima volta forse “energetica”, “logistica” o “del decoro urbano”.

Non piangiamo all’intravvedere quello che potrebbe costituire un – per il momento – piccolo salto di qualità nell’armamentario tecno-repressivo del nemico, una prima, piccola prova di una prassi disinvolta che potrebbe farsi estensiva e abituale da qui a poco tempo; né ci disperiamo per la limitazione dell’ennesimo diritto costituzionalmente garantito. Semmai, c’è da ragionare sull’urgenza di un salto di qualità anche per chi vorrà prendere e mantenere spazi fisici di agibilità e autorganizzazione.

Alla luce di questo, agli increduli di ogni tipo e orientamento ostinatamente fuori dalla realtà, anche qui piuttosto numerosi, quelli delle teorie complottiste vs fiducia nella scienza, del “vacciniamo tutto il mondo, però senza brevetti”, dei “tamponi gratis per tutti”, del green pass o barbarie, insomma di coloro che a parole e nei fatti si adeguano e supportano la linea di Stato e Confindustria, diciamo che è ora di chiudere facebook e scendere dalla giostra, da questo momento non è più questione di “libertà di scelta” ma di scegliere tra combattere, ognuno secondo le sue tensioni e inclinazioni, o essere complici del nemico.

Sempre solidali con chi diserta e subisce la repressione in tutte le sue forme, ci uniamo agli inviti all’azione diretta, augurandoci di poter presto provare sul campo il coraggio del sindaco Dipiazza.

A nordest

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