Una riflessione non richiesta sull’interruzione del concerto di Giovanni Lindo Ferretti a Bologna 9/06/2021

Una riflessione non richiesta sull’interruzione del concerto di Giovanni Lindo Ferretti a Bologna 9/06/2021.

Il 9 giugno 2021 presso l’Arena Puccini di Bologna si è svolto un concerto di Giovanni Lindo Ferretti che “a cuor contento” cantava i vecchi successi dei CCCP alla modica cifra di 25,50 sotto l’egida organizzativa del Locomotiv Club, uno dei tanti operatori del divertentismo felsìneo.

Quasi alla fine il concerto è stato interrotto, per un paio di minuti al massimo, da alcune persone che davanti al palco, hanno aperto uno striscione con scritto “Una Repubblica fondata sulle Stragi” mentre da un megafono veniva ricordato ai presenti la strage quotidiana dei migranti nel Mediterraneo nonché della repressione di chi a questa e ad altre ingiustizie si oppone. Non è certo un tema sconosciuto, ancor meno a Bologna per di più in uno dei templi della cultura “alternativa”, che di solito sono lastricati di buone intenzioni e solidarietà.

Ciò che è avvenuto, come mostra un video in rete, ha prodotto ciò che definiremmo surreale ma che è invece normalità. E siamo davvero grati al governo per avercela restituita.

La risposta del pubblico non è stata comprensiva; perlopiù infastiditi i convenuti paganti volevano solo ballare e non pensare, nemmeno per un minuto. Diverse voci hanno semplicemente chiesto con malgarbo di non rompere le scatole e andarsene.

Un inciso sul Ferretti. Ho sempre pensato (e penso) che finora sia stato criticato stupidamente dai sui ex fans idioti, feriti dal suo presunto tradimento, questo perché mi sembrava così evidente, dai testi delle sue canzoni, che fosse un uomo di chiesa (Sovietica o Cattolica non fa differenza), di fede (e non di politica quindi), un mistico se vogliamo ma certamente non un amante della libertà.

Costui terminato il “fuori programma” mostrando il suo solito sorrisino tagliente ha proferito: “Anche io ero così…quindi io non so giudicare queste cose. Per me, finché siete vivi sono contento. E poi vorrei essere contento anche quando morite, perché comunque succede, deve succedere, ed è bello festeggiare anche quello”. Cercando così una complicità con il pubblico, che ovviamente non è più il suo vecchio pubblico, vista la risposta entusiastica.

Infatti dalle sedie accuratamente poste a distanza di sicurezza, sulle note di Per me lo so, diverse persone si sono alzate per andare sotto al palco e ballare o meglio “pogare” con la mascherina, già immemori del messaggio dei “disturbatori”.

Mi ha ricordato tanto una scena della battaglia di Algeri, in cui i tronfi, incoscienti e disimpegnati francesi bianchi colonizzatori ballano in un locale a loro riservato. Se non ricordo male la scena finiva con l’esplosione di una bomba lì piazzata dal Fronte di Liberazione Algerino, per ricordare a tutti come la responsabilità dell’ingiustizia e della segregazione sia ampia e diffusa e non si limiti soltanto al governo o ai militari che la mettono materialmente in atto perché “il male non è soltanto di chi lo fa ma è anche di chi, potendo evitare che lo si faccia, non lo impedisce”

Ma del resto in questo mondo in cui l’eccesso di parole ha svuotato completamente di senso qualunque messaggio, il paradosso la fa da padrone, il non senso, il surreale. Teniamone conto quando le nostre parole vengono fraintese, distorte, e ci tornano indietro in una forma che non riconosciamo. I mezzi tecnici ci opprimono, ci umiliano, ci avviliscono, ci trasformano, ci tolgono l’umanità. E con chi ha rinunciato ad essere umano non si può mica parlare. È completamente inutile.

Dormite, dormite… gente pasciuta, gente ben pensante… dormite sereni, come morti. Il mio grido non vi può svegliare, perché non si svegliano gli abitatori di un cimitero.

M