Op. Prometeo – Natascia, trasferita a S. Maria Capua Vetere, in sciopero della fame dal 16/6

Un testo di Natascia in sciopero della fame

S.M.C.V., 17/06/21

– E MENO MALE CHE IN CAMPANIA SE MAGN’ BBUONO! –

Ciao ragazzi!

Due righe di aggiornamento al volo.
Senza perdere un minuto, la notte successiva all’ultima udienza preliminare di Scintilla, mi hanno rimessa su un aereo per rispedirmi in questo postaccio di merda, S. Maria Capua Vetere. Sapevo che la trasferta al nord era solo un appoggio temporaneo, ma pensavo sinceramente che avrei avuto un po’ di tempo in più, così come ingenuamente speravo che avrebbero almeno letto le varie istanze presentate, da me e dall’avvocato, per la riassegnazione.

Dal giorno in cui mi hanno trasferita qui, 3 mesi fa, non ho più potuto comunicare decentemente con il mio avvocato: i colloqui sono stati riaperti, quindi niente video chiamate né chiamate su richiesta del legale, le telefonate sono 1 mensile di 10 minuti, anche per gli imputati  e anche per chi sta a 1.000 chilometri dalla sede del processo o da casa. Se è in vena, il direttore può concederne una seconda straordinaria nel corso dello stesso mese, ma ovviamente, in quanto concessione, non ha nessun obbligo di farlo, e in ogni caso è fuori discussione superare le due mensili. 20 minuti al mese, in una stanzetta soffocante, e nell’orario e giorno prestabiliti, augurandosi che il tuo difensore quel giorno sia in studio. 20 minuti al mese, da un mese e mezzo prima che iniziasse il processo, sino ad oggi, che il dibattimento è sostanzialmente giunto al termine. Ci restano 2 udienze, prima della requisitoria, 2 udienze in cui si sarebbe dovuto ragionare di dichiarazioni spontanee, esame e controesame, ma a quanto pare mi toccherà ragionare in solitaria. A pensar male, sembra quasi che si faccia di tutto per impedire una difesa “dignitosa”… anzi: una difesa qualunque… non sia mai che l’iperbolico e morbosetto castello di carte dell’accusa dovesse iniziare a scricchiolare. Molto meglio se questa possibilità, quella di difendersi in aula, è ridotta al lumicino. Non mi dilungherò qui su come la videoconferenza si sposi alla perfezione con questa strategia, di questo si è già discusso molto (anche se forse non abbastanza). Si sa, spesso a pensar male si pensa bene. Dei 20 giorni trascorsi a Vigevano, 15 li ho trascorsi in isolamento sanitario ed 1 in udienza, altri due a fare i bagagli tra andata e ritorno… insomma, nemmeno questa è stata un’occasione per parlare con l’avvocato, visto che gli isolati non possono ricevere visite. Inutile aggiungere che ora sono di nuovo in quarantena.

Insomma, bando alle ciance: lucidamente consapevole della strategia punitiva (e preventiva?) che sta ponendo in essere il DAP nei miei confronti, e contemporaneamente offuscata di rabbia e disgusto, ho deciso che, se non ho mezzi per interpormi concretamente alle loro logiche vendicative, ho perlomeno la possibilità di non lasciarglielo fare con la mia collaborazione. Alla notizia del mio ritorno a S. Maria, alle h. 18.00 del 16.06.21, ho immediatamente comunicato l’inizio di uno sciopero della fame a tempo indeterminato. So che queste decisioni non competono alla direzione del carcere, ma io in questo posto di merda non intendo più mangiare un boccone. E peccato, perché le compagne di gabbia fanno delle pizze… ma mi è passata proprio la fame!
Ad oggi, nessun medico mi ha visitata né pesata.
Alle donne che ho intorno pare un po’ una sciocchezza, ‘na capata!, d’altronde qui c’è gente che rischia il fine pena MAI e si fa andar bene queste condizioni… ma anche questo è un altro discorso.
So che alcuni di voi non hanno mai smesso di riflettere su isolamento e dispersione… mi dispiace non essere in grado di fornire nuovi spunti o idee “innovative”, ma in questo momento, in cui ho deciso molto di pancia di intraprendere questa nuova sfida, non sono riuscita a pensare a nulla di meglio che usare nuovamente il mio corpo, digiunando.

Vi ho scritto queste due righe di getto, sulla scia della stessa ondata emotiva, di ribrezzo assoluto, che mi ha invaso rivedendo queste mura di merda. Spero di non essere stata troppo confusionaria.

Vi abbraccio tutti con molta forza!

A pancia vuota e testa alta,
Salud y Anarquìa

Nat

PSͫ  Un piccolo appunto in merito al volantino di indizione del presidio del 13.06 a Vigevano. Per quanto ci si possa trovare male in un’AS3 e le condizioni possano essere afflittive, nel rispetto di chi ci sta veramente ci andrei con i piedi di piombo a fare paralleli con il 41 bis. E’ stato davvero un po’ fuori luogo, a mio avviso. Spero che nessuno si offenda per questo mio pensiero, ed è stato comunque bellissimo sentirvi!


Comunicazione dello sciopero della fame di Natascia

Da un video colloquio di questa mattina con una compagna, Natascia ha fatto sapere che il 16 giugno, di ritorno al carcere di Vigevano dopo l’udienza preliminare per il processo Scintilla in cui è imputata e che si è tenuta a Torino, le è stata misurata la temperatura e subito dopo è stata messa in una cella in isolamento. Quando ha capito che si trovava lì per essere ritrasferita nel carcere di S. Maria Capua Vetere ha dichiarato ufficialmente l’inizio dello sciopero della fame, buttando fuori dalla cella il vitto quando le è stato consegnato.

A nulla sono servite le istanze per l’assegnazione ad un altro carcere visto il leso diritto alla difesa che le rende impossibile seguire adeguatamente i processi che la vedono imputata a Genova (Prometeo) e anche a Torino (Scintilla), e confrontarsi con il suo avvocato, sia in aula durante le udienze che in fase preparatoria. Si aggiunga inoltre che l’unica istanza che è riuscita a presentare in prima persona è partita dal carcere di Vigevano, perché dal carcere di S. Maria Capua Vetere non le hanno mai fatte partire, rimanendo con tutta probabilità ad impolverarsi su una scrivania della direzione carceraria.

Natascia è determinata ad andare avanti fino in fondo e a non toccare cibo finché la situazione non sarà cambiata.

Forte, determinata e a testa alta Natascia non ha mai smesso di lottare neanche quando l’hanno rinchiusa. A noi qui fuori, il compito di lottare con la stessa forza e determinazione, al suo fianco.

AL FIANCO DI NATASCIA, COMPLICI E SOLIDALI!


Comunicazione del trasferimento di Natascia

La notte dopo la seconda e ultima udienza preliminare per il processo Scintilla che si è tenuta a Torino lo scorso 16 giugno, Natascia è stata nuovamente svegliata in piena notte nella sua cella del carcere di Vigevano e trasferita in un altro carcere. Lo ha scoperto la mattina del 17 giugno la compagna che si è presentata davanti alla guardiola del carcere di Vigevano per fare il colloquio e a cui invece è stato detto che Natascia non c’era perché era stata trasferita la notte prima.
Come sempre a Natascia non è stato consentito di avvertire nessuno, neppure il suo avvocato. Si presumeva potesse essere stata ritrasferita nel carcere di S. Maria Capua Vetere, che però non ha dato notizie a riguardo – neppure al suo avvocato – fino a questa mattina, quando gli hanno confermato che Natascia si trova effettivamente lì.

A questo punto sul tema colloqui vale forse la pena spendere due parole in più.
Dopo il trasferimento di Natascia dal carcere di Piacenza al carcere di S. Maria Capua Vetere avvenuto verso metà marzo, l’autorizzazione permanente ai colloqui tra Nat e una compagna rilasciata dal GIP è diventata oggetto di interpretazioni arbitrarie da parte della dirigenza carceraria, la quale ha autorizzato una sola ora di colloquio al mese (non più 4, quindi), dopo più di due mesi dalla richiesta e giusto appena prima di trasferirla temporaneamente a Vigevano per consentirle di presenziare alle udienze preliminari del processo Scintilla del 4 e 16 giugno. Nel carcere di Vigevano la direzione ha seguito lo stesso copione. Nat è entrata in sezione (AS3) tra il 12 e il 13 giugno dopo il consueto isolamento sanitario di due settimane. Il carcere ha autorizzato una sola ora di colloquio al mese e, soprattutto, ha tassativamente deciso di fissare il colloquio per giovedì 17 giugno. Alla richiesta di poterlo anticipare a martedì 15 (i colloqui attualmente sono di martedì e di giovedì, quindi era possibile farlo) visto che si trattava di un trasferimento temporaneo fino al 16 giugno (se pur si è tentato di renderlo permanente per riavvicinamento territoriale) il carcere non ha voluto sentire ragioni.
La compagna ha chiamato il carcere per avere conferma del colloquio fino al giorno prima. Non solo le è stato nuovamente confermato, ma le è stato anche detto che in caso di improvviso trasferimento il carcere avrebbe avvertito telefonicamente per annullare il colloquio, affermazione a cui chiaramente nessuno aveva dato né valore né peso, visti i soggetti in questione. Ma tant’è.

Postilla: ad ogni trasferimento – per la precisione tre in tre mesi – i suoi soldi le sono stati trattenuti mediamente per una decina di giorni dal carcere di provenienza, e l’unico modo per aggirare questo problema è stato inviare un nuovo bonifico ad ogni carcere di arrivo sebbene lei avesse già i suoi soldi sul conto, ma bloccati nel carcere di partenza.

Non ci sorprende la natura infame e vessatoria dell’apparato repressivo e delle strutture carcerarie. Ci teniamo però a ribadire che Natascia non è sola e che le siamo al fianco, e che non sarà qualche centinaio di chilometri o qualche guardia graduata con una vita di merda a farci cambiare idea.

Con Natascia, e con tutte le compagne e i compagni imprigionati che resistono e lottano a testa alta.

Per scriverle:

NATASCIA SAVIO
c/o c.c. F. Uccella
s.s. 7 bis – via Appia Km 6,500
81055 S. Maria Capua Vetere (CE)

Per scrivere a Beppe:

Giuseppe Bruna
c/o C.C. di Bologna Dozza
via del Gomito 2
40127 Bologna

Per contribuire alle spese carcerarie e legali:

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intestata a Vanessa Ferrara
n° 5333 1710 9103 5440
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(BIC/SWIFT): PPAYITR1XXX

– Postepay evolution
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