Due obiezioni sull’affare covid

riceviamo e diffondiamo una risposta all’articoloL’affare Covid. Tra Emergenza spettacolare ed epidemia dolosa”:

Quanto scriverò sarà puramente personale, BREVE, non argomentativo e legato a come ho vissuto quest’anno pandemico. Non vuole certo essere una controinchiesta sul grande lavoro fatto dal compagno che ha scritto “l’affare covid tra emergenza spettacolare ed epidemia dolosa” ma  vuole soltanto essere un piccolo contributo di una persona vicina che non si scandalizza ma che di certo è sempre più distante.
Io personalmente credo nella scienza e nella medicina, vado dal dentista quando ho male a un dente, ho chiesto aiuto a un medico quando ho contratto la scabbia ed ho sempre invitato chi mi stava vicino ad intraprendere cure aggressive contro il cancro. Conosco bene lo stretto rapporto tra scienza e potere e di come quest’ultimo la usi a suo interesse, non per questo ne diffido a priori.
Credo fermamente nell’autogestione, fin dove è possibile. Credo che autogestire il contagio da covid 19 sia possibile e doveroso.
Sono una di quelle persone che ha rinunciato a tanti piaceri della vita volontariamente, ben prima che fosse lo stato a indicarlo con i dpcm. Ho smesso di passarmi i cannoni con gli amici, non mi infilo più in luoghi chiusi con tante persone senza mascherina, non organizzo più eventi (cosa che prima facevo ampiamente), ho lottato contro i miei nonni e contro la famiglia per convincerli a non riunirsi massivamente al pranzo di natale (tutta la mia famiglia ha avuto il covid ma i miei nonni no), ho seguito uno stile di vita basato principalmente su quanto virus fosse presente sul mio territorio. L’estate scorsa ho fatto festa, abbracciato gente, fatto pranzi e cene, poi and inizio ottobre ho capito che era tempo di smetterla*.
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Seguivo i bollettini nel mondo per capire quale fosse il problema e quali le soluzioni. Ho in poco tempo capito che il problema principale di questo virus non era tanto la mortalità della popolazione anziana, ma piuttosto
quanto la superdiffusione dello stesso portasse ad una saturazione dei sistemi sanitari, delle terapie intensive, del personale sanitario ospedaliero e perciò implicasse un malfunzionamento di tutto il sistema sanitario. Era chiaro che le conseguenze di questo virus erano ben peggiori del bollettino di morti che ci arrivava ogni sera per radio o sui giornali, dai problemi psicologici a quelli medici a quelli sociali, conseguenze che stiamo già vivendo.
Leggo media internazionali e cerco di guardare questa pandemia per quello che è, un fenomeno mondiale che ha visto mettere in campo diverse contromisure, diversi comportamenti e diversi risultati, in base principalmente a come i differenti sistemi politici/amministrativi hanno deciso  di affrontare il problema.
Le reazioni sono state delle più scomposte e disparate, dall’Italia prima ad essere colpita e che ancora oggi fatica a trovare una strategia, all’Inghilterra di Boris che per tutto il 2020 ha delirato e nel 2021 ha attuato un piano rigido per uscirne, agli Stati Uniti, al Brazil di Bolsonaro che ad oggi vive un incubo virus senza fine, alla Svezia e infine agli stati asiatici, più abili di noi a comprendere questo tipo di malattie in quanto reduci delle esperienze SARS e MERS e che hanno prontamente risposto nella fase iniziale della pandemia.
Personalmente a un anno della pandemia è molto chiaro quale metodo funziona e quale no.
Al di là delle analisi e dei comportamenti personali che si possono avere riguardo a questo momento storico, a un anno dall’inizio pandemia l’articolo “affare covid” mi ha colpito particolarmente.
Durante tutto questo periodo si è letto di tutto e di più, dalle analisi fantasiose a quelle un po’ più realiste, dall’antiscienza spinta alle prospettive di lotta possibili.
In quest’ultimo articolo c’è però un uso delle fonti che mi ha spaventato.
Lo stesso compagno che ha scritto l’inchiesta ammette che la maggior parte delle fonti usate viene da stampa di destra, Italiana sottolineo io. Si cita il Giornale, Panorama del buon Del Rio (specialmente quando si parla
di idrossiclorichina), il programma di rete 4 Fuori dal coro condotto da Mario Giordano, il sito ByoBlu ovvero il sito di “quello che non ti dicono su…”, il secolo d’Italia di Giorgetta Meloni, insomma mancava La Verità e
ci si poteva mettere anche Qanon. Tutto ciò, oltre a essere aberrante e spaventoso è anche un sintomo di come
ci sia pochissima capacita analitica. Innanzitutto questi sono i giornali pennivendoli che fino a ieri non ci avremmo neanche acceso la stufa e oggi (diocane) li leggiamo e ci costruiamo pure un’inchiesta.
In secondo luogo dividere destra e sinistra sull’approccio al covid è un errore, la realtà è ben differente. Il governo di destra inglese di Boris Johnson dopo un 2020 scoppiettante ha deciso di impostare un linea di
rigido lockdown e vaccinazione massiva, il governo di destra Australiano (negazionista sul cambiamento climatico) ha adottato la strategia covid 0 fatto di chiusure appena arriva il virus, Benjamin Netanyau ha adottato un metodo di lockdown e vaccinazione di massiva. Poi c’è Bolsonaro, imperterrito sulla sua magica cura con l’iDROSSICLORICHINA. Avete avuto il coraggio di scrivere che il farmaco appena citato stia funzionando in america latina riportando i dati di quando in Italia c’erano 1000 morti.
Aggiornatevi un attimo, in Brasile sta andando malissimo, muoiono circa 3500 persone ogni giorno e pochi giorni fa Chile e Bolivia in lockdown hanno chiuso il confine con lo stato di Bolsonaro alla vista della terza
variante e di un incubo virus senza fine.

Non potete portarci la vostra tesi (BISOGNA RIAPRIRE) con un inchiesta politica basata su un gruppo di 20 medici che si riuniscono in Ippocrate oppure usando i mezzi di informazione della destra reazionaria, becera e
complottista.

Mi sto distanziando da queste analisi sì diocane!

E’ necessario fare uno sforzo collettivo per arginare una lettura mistificatrice della realtà causata da una deriva cospirazionista dell’anarchismo.

Contro ogni mistificazione della realtà, per la rivoluzione sociale.

Un Anarchico sulla sua barchetta a remi in un mare in tempesta. Non una rara eccezione di sti tempi.