Cile – Scritto di Marcelo Villaroel

Sulla lotta costante contro la reclusione e la guerra all’ultimo sangue contro la società carceraria e coloro che la sostengono

Vivere resistendo alla reclusione per giorni, settimane, mesi, anni, interi decenni è una lotta costante e millimetrica contro chi ci tiene dietro le sbarre, rafforzando la volontà di persistere e continuare. I giorni in gabbia non sono una semplice immagine della reclusione ma piuttosto la lotta quotidiana di un carcerato, dove senza prassi concreta non c’è resistenza reale, per quanto le parole adornino la realtà falsificata con l’abilità di uno sceneggiatore.

Un lungo  percorso inalienabile del conflitto contro ogni autorità, dentro e fuori dal conflitto, mantenendo una pratica di combattimento scritta con sangue ribelle e sovversivo, insurrezionale e autonomo, con sangue guerriero della parola e dell’azione.
Perche’, sostenendo un confronto costante con il mondo del potere e delle merci, dell’autorità e dei confini, dello stato, della prigione e della capitale, diamo  continuità alla memoria offensiva della resistenza sovversiva autonoma libertaria degli ultimi 25 anni.

Anni che diventano tracce ineludibili nell’attuale multiformità dell’attacco antistatale in questa regione del pianeta.

La traccia lasciata attraverso la guerra sociale al potere,  la nostra posizione è stata, è e sarà di attacco contro tutto ciò che opprime, reprime e sfrutta.
Non veniamo da un anello mancante nella storia della lotta degli sfruttati, né sopravviviamo nei confini chiusi dell’ideologia, ma piuttosto siamo parte della continuità, nel persistere della ribellione,  sempre in piu’ spazi di realtà.
Da una cultura di guerra che nel suo cammino ha lasciato compagnx morti, clandestini, evasi, prigionieri e sequestrati nelle carceri della democrazia. Ci si riconosce nella confraternita della lotta antiautoritaria, insurrezionale, nera, autonoma, anticarceraria, sovversiva e libertaria per la liberazione totale.
Lotta che  non conosce tempi morti, né comodità, né convenienze, quella, dove diverse generazioni di compagni si sono riconosciute in diverse parti del pianeta, la continuità inequivocabile nel mantenere il battito forte.
Mi riconosco in qualsiasi compagnx che resiste e attacca dall’interno delle mura e delle gabbie e che rivendica degnamente le sue azioni e che con le parole  cerca di contribuire alla guerra totale contro il mondo di ciò che esiste e tutto ciò che è e rappresenta. Mi riconosco nelle grida di migliaia, nella volontà di guerra contro il mondo della politica, eteronormato, capitalista, nazifascista, contro questo marciume razzista, sessista, tecnologico, carcerario, militare industriale … mondo estrattivista, predatore, specista. .. mondo di alloggi, dimenticanza e merce. È in questo momento di lotta che la chiamata da questa prigione è forte e chiara: Continua ad insistere sull’estensione della solidarietà con i prigionieri di questa guerra sociale, per la liberazione mapuche e la rivolta!

In campo legale, la priorità continua ad essere:
Abrogazione dell’articolo 9
Restituzione dell’articolo 1
Decreto Legge 321. !!!!!
In modo semplice, è che non c’è retroattività nella modifica della legge che regola la “libertà condizionale”, e che questa ancora una volta diventa un diritto acquisito della persona detenuta e non un vantaggio come previsto dalla legge oggi. Per questo è imperativo generare iniziative per rendere visibile l’esistenza dei detenuti di ieri e di oggi, le loro particolari situazioni, lotte e prospettive e per diffondere le urgenze in cui sono immersi.

Si tratta di abbattere le mura della prigione, quelle dell’ isolamento,  delle  deprivazioni sensoriali, del voler seppellire  sotto tonnellate di cemento e metallo, in cui ci rinchiudono da anni.

Aprire varchi e interstizi in tutti gli spazi della realtà per rompere i confini, trasformare i sequestri di persona afflitti dallo stato,  è la necessità urgente e prioritaria del momento.
Attaccare la spazzatura giornalistica  della polizia, nonché la stigmatizzazione e la diffamazione provenienti dalla virtualità anonima e codarda e dall’opinione cibernetica funzionale allo stato che non conosce o rispetta, i detenuti e le loro famiglie.
Non c’è spazio per false polemiche o attacchi meno subdoli tipici di chi non sa che la vita a volte gira di 360 gradi e ci mette faccia a faccia e quindi è fondamentale diffondere la complicità e il compagnerismo per tenere salde le nostre convinzioni e le certezze in arrivo di un Opzione antagonista e insurrezionale vissuta in tempo reale e non nell’immaginazione delirante del blogger impulsivo del momento.
La solidarietà combattiva è soprattutto piccolezza e mira alla fraternità tra compagnx e fratelli in cammino. È qui e ora che ogni gesto diventa urgente e necessario. In ogni gesto di complicità ricreiamo le idee che difendiamo sapendo che la nostra lotta è immemorabile. E mantenendolo in vita stiamo sfidando l’ordine esistente, negando la sua legittimità nei nostri spazi, avanzando nella rottura del controllo, allargando le aree di azione anti-autoritaria e sovversiva di chi combatte contro la società di carceraria che odiamo così tanto. La memoria insurrezionale è intatta, i nostri compagnx caduti nella lotta e che godono di affetto e rispetto tra le minoranze attive provenienti da diverse microculture di resistenza che passano attraverso l’informalità, l’autogestione, il sostegno reciproco, l’orizzontalità e l’azione diretta. Vivono nella guerra sociale tutti e tutti i morti per mano dello stato. Eduardo e Rafael Vergara Toledo, Norma Vergara Cáceres, Lambros Foundas, Johnny Cariqueo Yañez e tutti i sovversivi anticapitalisti uccisi sulla via della liberazione totale.
Abbraccio tutti coloro che vengono colpiti nella lotta contro la prigione, lo stato e il capitale in ogni angolo del pianeta.
Finché c’è miseria ci sarà ribellione !! Gioventù combattenti : insurrezione permanente !! Fino a distruggere l’ultimo baluardo della società carceraria !! Niente è finito, tutto continua !!

Marcelo Villarroel Sepúlveda.
Prigioniero sovversivo autonomo libertario. 13 anni dopo essere stato arrestato a San Martín de los Andes, territorio dominato dallo Stato argentino. Oggi nel carcere di massima sicurezza Stgo dal Cile. Marzo 2021.