Taranto – Racconto di una giornata di lotta e solidarietà

Domenica 31 Gennaio ci siamo ritrovati presso la Masseria Autogestita Foresta di Crispiano per un ricco e allegro pranzo benefit in solidarietà ai prigionieri anarchici, insieme a chi, come noi, è stufo di obbedire alle scellerate e confusionarie imposizioni governative messe in atto per “contrastare” l’emergenza Covid.

Al termine del pranzo, incoraggiato anche dalla comparsa di alcuni raggi di sole, un piccolo ma grintoso gruppo di nemici e nemiche delle galere ha deciso di agevolare il processo digestivo con una breve passeggiata sotto le mura del carcere di Taranto per portare un rumoroso e calorosissimo saluto ai detenuti e alle detenute.

Nonostante i numeri e la posizione non proprio favorevole possiamo asserire con gioia di essere riusciti a pieno nell’intento di farci sentire. Anche se solo per una manciata di minuti le nostre urla hanno scavalcato facilmente quelle mura infami, facendo breccia nella monotonia e nella tristezza della non-vita carceraria di chi si trova a subire la vendetta dello Stato perpetrata attraverso la reclusione. In risposta alla nostra presenza all’esterno di quel posto di merda abbiamo sentito chiaramente e sin da subito tanti sonori fischi e qualche urla.

Attraverso l’eco del megafono abbiamo provato a spiegare a chi ci stava ascoltando le ragioni dell’iniziativa, nata dal nostro amore per la libertà e dal nostro odio viscerale verso quelle gabbie, verso i torturatori in divisa che hanno scelto di conservarne le chiavi e verso chiunque, con il proprio misero lavoro, alimenti l’esistenza di carceri, lager per migranti e frontiere.

Sono stati ricordati i quattordici detenuti ammazzati dagli sbirri durante le rivolte scoppiate a Marzo e si è detto della settimana di mobilitazione, lanciata dal 31 Gennaio al 7 Febbraio, in solidarietà ai cinque detenuti che non sono rimasti in silenzio di fronte all’omicidio di Sasà Piscitelli, trovando il coraggio di portare alla luce le torture dei secondini, nonostante la consapevolezza di dover affrontare gravi ripercussioni.

Tutto è filato liscio fino a quando, terminato il saluto, siamo stati braccati sulla via del ritorno da un numero spropositato di digossini, rimasti fino ad allora a guardare. Dopo un po’ di “tarantelle”, forti della netta superiorità numerica e dell’arrivo delle pattuglie pronte a portarci in questura, gli sbirri sono riusciti ad identificarci per poi lasciarci andare, per il momento senza conseguenze.

Nonostante questo piccolo inconveniente non sentiamo di essere vittime di alcun che. Avendo scelto di schierarci dalla parte degli oppressi sappiamo bene a cosa possiamo andare incontro, ma abbiamo ritenuto importante raccontare anche questo episodio a dimostrazione del fatto che soprattutto in questo momento porre una critica radicale all’istituzione carceraria o portare solidarietà a chi è prigioniero dello Stato può essere molto fastidioso. Proprio per questo pensiamo che sia quanto mai necessario continuare a farlo.

(Considerazioni a margine)

Abbiamo ritenuto importante raccontare questa splendida giornata di lotta nata dalla determinazione di un gruppo di nemici e nemiche delle galere perché pensiamo possa essere anche di incoraggiamento per chi, in questo momento, si trova a fare i conti con l’impasse dettata anche dalla reale disgregazione sociale e di conseguenza dei numeri esigui di persone affini con cui condividere un percorso di lotta, così come dalla paura (umana e comprensibile) di dover affrontare dei “dispositivi” repressivi che in realtà sono molto più piccoli e meno capillari ed aggressivi di quanto realmente appaiono attraverso la disinformazione dei media di regime.

Provare a condividere la nostra gioia e le nostre emozioni attraverso questo racconto vuol dire per noi essere altresì testimonianza diretta di ciò che, dopo una battuta di arresto, ha ricominciato a muoversi in un territorio devastato dall’industria siderurgica e dalla presenza asfissiante di Marina Militare e NATO e pacificato dal ricatto occupazionale.

– Nemici e nemiche delle galere –

il carcere di Taranto