Cagliari – Compagno pestato dalla polizia

Lungomare di Cagliari, Su Siccu, 7.30 del mattino di venerdì 21 agosto.

Un ragazzo e una ragazza dormono per terra, riposando qualche ora prima di tornare a casa, dopo la festa del Mercatino Autogestito terminata poche ore prima.
Stando alla ricostruzione dei quotidiani il sonno di quei due non piace a qualche passante, che pensa bene di scattare una foto (fregandosene della loro privacy) e chiamare la polizia (senza accertarsi delle loro condizioni di salute e chiamare, più logicamente, un’ambulanza).
Poco dopo si presentano cinque poliziotti che svegliano i due in malo modo, chiedendo i documenti. La ragazza li consegna, mentre il ragazzo non ce li ha. Non ha neanche il tempo di parlare che un poliziotto fa volare diversi schiaffi su di lui, facendolo cadere a terra.
I colleghi pensano bene di dare manforte e alla reazione del ragazzo, lo sbattono a terra ammanettandolo e portandolo in caserma. Arrivato negli uffici della questura per l’identificazione, il compagno uscirà circa
un’ora dopo, con una denuncia per resistenza, un’ecchimosi al labbro con perdita di sangue, varie escoriazioni e abrasioni, qualche livido e vari dolori.
Dopo qualche ora sui quotidiani locali esce la notizia che un ragazzo, dopo essere stato svegliato a Su Siccu, ha reagito picchiando con calci e pugni gli agenti. Un’ altra storia, giunta direttamente dagli uffici della Polizia. Qualcuno prova persino a chiamare una delle principali testate locali per riferire che la storia non è andata proprio in quel modo ma come ci si poteva aspettare il giornalista declina questa testimonianza.
Non è certo una novità che i poliziotti facciano quello che vogliono, sbeffeggiando e picchiando indisturbati. In tutto il mondo questi episodi sono sempre più frequenti. Con le misure anti-covid il potere di chi porta una divisa è notevolmente aumentato. Grazie al ruolo di “protettori della salute pubblica” la loro possibilità di persecuzione
di ogni forma di socialità è molto più forte ed è un pessimo presupposto in caso di nuovo lockdown. Spesso però incontrano la rabbia di tanti e tante che decidono di ribellarsi ai soprusi, ai pestaggi e talvolta agli
omicidi, come accade negli Stati Uniti quasi quotidianamente da diversi mesi.
Siamo sicuri che anche in una città come Cagliari di questi episodi ne capitino spesso, ma quasi sempre ad uscire fuori è solo la versione degli agenti, protetti prima dalla divisa e poi dai giornalisti…
È proprio questo che li fa sentire tranquilli e sicuri, perciò crediamo che il primo passo sia quello di rendere pubbliche queste storie, far sapere a tutti qual’é il loro sporco mestiere, non farsi intimidire dalla loro spavalderia.

Alcune compagne ed alcuni compagni di Cagliari