Op. Bialystok – comunicato di solidarietà

Wo aber Gefahr ist, wächst das Rettende auch.

(Dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva)

Friedrich Hölderlin

L’operazione Bialystock ci ha colpiti veramente da vicino. Dal 12 giugno 2020, 7 compagne e compagni sono in carcere e agli arresti domiciliari per opera dei ROS. In quanto toccati in prima persona, non possiamo rimanere in silenzio e vorremmo spendere due parole per analizzare l’accaduto.

In primis, le accuse.

Principalmente, il famoso articolo 270 bis, “associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico”, introdotto nel codice penale il 6 febbraio 1980 a seguito dell’esperienza degli anni di piombo, e modificato ed ampliato nel 2001 a seguito dell’undici settembre. Articolo nato dalla paura e applicato per paura, che risponde ai cosiddetti reati di pericolo presunto. Da sottolineare non soltanto la nebulosità delle categorie di terrorismo ed eversione, applicabili ad libitum ovunque ci sia da reprimere un elemento fastidioso nel corpus sociale, quanto il concetto stesso di associazione. Quello che si vuole punire con questo articolo non sono reati compiuti, bensì potenziali; e l’articolo si può applicare laddove si riesca a dimostrare che individui si associno, attraverso pratiche, ma anche tramite discorsi, affinità o finanziamenti. Quello che lo stato liberale deve a tutti i costi impedire è cioè il respirare insieme delle vite, il loro libero e multiforme cospirare.

Ubi fracassorium, ibi fuggitorium.

(Dove c’è una catastrofe, lì c’è una via di fuga)

Pulcinella.

Parimenti, l’articolo a proposito de “l’istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato” trasuda la paura da parte degli apparati statali per la forza e performatività dei discorsi. Quello che viene qui punito è il pensiero e la ragione critica dell’esistente: dovremmo accontentarci dello status quo, per quanto irrazionale e perverso esso possa essere, senza possibilità né di metterlo in discussione, né di cambiarlo. Quello che gli spaventati difensori dell’ordine non riescono a cogliere è che la critica dell’esistente non è né una necessità, dettata da qualche invariante storica, né una possibilità, dettata dalla più o meno forte volontà di chi critica. La messa in discussione di un certo tipo di mondo è un’esigenza che deriva dallo stesso stato di cose, che non è più tollerabile. E se impediscono l’associarsi e il risuonare di vite qui, esse germoglieranno e giocheranno lì. Ed è per questo che hanno così tanta paura da sfoderare questi ridicoli meccanismi giuridici: tutto il mondo si sta disgregando sotto i loro occhi, e la radicale trasformazione è un’esigenza che ormai tutti gli esseri umani non riescono ad ignorare. Negli Stati Uniti sono ormai tre settimane che si succedono insurrezioni generalizzate ai danni delle forze dell’ordine e della proprietà privata, insurrezioni che – sorde ad ogni compromesso riformistico – stanno puntando dritto all’abolizione dell’istituzione poliziesca.

Dove gli apparati statali hanno paura per la loro stessa sussistenza, riscoprono queste misure emergenziali e cercano di colmare con la violenza un vuoto che si sta aprendo sotto i loro piedi. E non sembra essere un caso che questa operazione sia avvenuta a poche settimane di distanza dall’operazione “Ritrovo” ai danni delle compagne e dei compagni di Bologna, non sembra essere un caso che sia avvenuta a seguito della fragile situazione economica e sociale al seguito della pandemia di Covid-19.

Vorremmo dire anche due parole sul Bencivenga, dove i ROS hanno fatto brutalmente irruzione considerandola la base di questa ipotizzata associazione. Quest’ultimo è uno spazio occupato, ma non chiuso: accoglie individualità disparate da sempre e rende possibile incontrarsi ed esprimersi grazie all’aria di libertà che vi si respira. Le tante iniziative a sostegno dei detenuti e delle detenute che vi si svolgono sono state bollate come finanziamento ad altre attività, rendendo evidente il tentativo da parte dello Stato di dotarsi di uno strumento per criminalizzare una pratica necessaria quanto affermata in tutta Italia.

Alle loro misure giuridiche che ci vorrebbero affibbiare colpe e destini tragici, rispondiamo come abbiamo sempre fatto come collettivo NNS, con la gioia dell’autogestione al di fuori del diritto e dello scambio di merci, e col complice e solidale portare avanti le lotte degli esseri umani con cui abbiamo scelto di respirare insieme, di co-spirare. Alla colpa di associarci, prestazione che ci vorrebbe isolati in triste e predeterminate esistenze, rispondiamo con il libero gioco delle nostre amicizie. La loro tragedia, sarà per noi commedia, e laddove ci sarà una catastrofe, lì si apriranno multiformi e variegate vie d’uscita.

TUTTU LIBERU!

Collettivo NNS