Nuovo foglio murale da Lecco: VIRULENZE – paziente 0

VIRULENZE
Insorgere è necessario: lo capiscono anche i muri!

Pensando all’esperienza surreale e distopica vissuta con l’emergenza Covid, è assolutamente necessario discutere della realtà che ci circonda. Questo foglio murale nasce per opporre il virus della ribellione al silenzio e all’assuefazione del muro digitale, che annichilisce la socialità e aliena gli individui. Nasce per affrontare l’inquietante involuzione della vita quotidiana in ogni suo aspetto: salute, ambiente, repressione, educazione e quant’altro.

La volontà di accettare il rischio

Dalla diffusione del virus Covid-19 e dalla conseguente emergenza sanitaria, chiunque ha passato buona parte del suo tempo a preoccuparsi, in un modo o nell’altro, di non essere contagiato. Ognuno naturalmente ha reagito a modo suo, chi cadendo nella paranoia, chi affidandosi totalmente a leggi statali e regionali e chi seguendo il proprio buon senso. In ogni caso, magari anche per via del martellamento mediatico in atto, la conservazione della propria salute fisica è stata in cima alla lista delle priorità per tutti e, in nome di questo obiettivo, qualunque sacrificio o rinuncia è sembrato per molti accettabile e desiderabile. Anzi, con “ammirevole” spirito cattolico, è parso quasi che la penitenza della quarantena, la contrizione dell’isolamento, il flagellamento dei propri desideri potessero costituire un ulteriore schermo protettivo contro il temuto virus…maggiore la rinuncia, maggiore la ricompensa! Eppure l’atteggiamento di fronte all’epidemia non può e non deve ridursi soltanto a questo, ad una mera conservazione biologica di se stessi, a discapito di ogni relazione sociale, ogni attività, ogni altra cosa che realmente ci definisce in quanto individui. Non può esserlo né per la comprensibile paura né perché uno stato lo impone dall’alto. Per questo, per quanto possa sembrare paradossale, è necessario rivendicare a sé il diritto al rischio. Il diritto, la volontà di vivere la propria vita in modo completo, seguendo le precauzioni che si ritengono opportune ma accettando, se lo si sceglie il rischio del contagio ed eventualmente della malattia. Naturalmente una tale presa di posizione è complicata dal fatto che, in questo caso, la propria salute è indissolubilmente legata a quella delle altre persone con cui si entra in contatto, e quindi mantenersi al riparo dal contagio significa anche proteggere gli altri. Nonostante questo argomento sia stato frequentemente usato, in maniera sottilmente ricattatoria, da mezzi di informazione e governanti per accusare senza appello di follia ed egoismo chi accetta su di sé una parte di rischio, esso è di fatto un falso argomento. Infatti, si badi, affrontare consapevolmente il rischio non significa gettarsi allo sbaraglio senza il minimo pensiero per sé o gli altri. Non è poi così complicato assumere le precauzioni sanitarie necessarie per non contagiare persone a rischio o che preferiscono isolarsi. Al contrario, con accordi chiari tra individui è possibile accettare che una certa componente di pericolo sia inevitabile e valga la pena essere corsa per poter mantenere dei rapporti sociali degni di questo nome, reali e non telematici, con chi lo desidera. Concettualmente, anche se a livelli di urgenza ed importanza probabilmente diversi, è lo stesso processo mentale fatto da un alpinista che, arrampicando, decide di correre il rischio di cadere per poter godere del rapporto con la montagna.
Urge riaffermare la propria volontà e responsabilità nell’accettare il rischio in nome della propria libertà, a prescindere da qualunque proibizione imposta. Il potere infatti non potrà mai privare un individuo del diritto di determinare la sua condotta, foss’anche a rischio dell’esistenza stessa.

Scuola: indottrinamento…online?

Che la scuola sia una risorsa fondamentale per l’indottrinamento delle masse è un fatto palese.
A dimostrazione di ciò si possono fare svariati esempi presi dal passato, come la gioventù hitleriana, pietra miliare dell’indottrinamento nazista che ha portato, insieme ad altri fattori, al secondo macello mondiale e alle altre brutalità degli anni ’40.
Il potere ha sempre utilizzato la scuola per inculcare i propri “valori”.
Tuttavia, oggi non voglio soffermarmi sulla lettura astratta e teorica dell’educazione, bensì sul vissuto generato in chi l’ha dovuta affrontare.
Ciò che la scuola ha dato nonostante la propria struttura, in termini di vita vissuta, sono la socializzazione, l’incontrarsi, il condividere emozioni.
Non penso che molti ricordino quanto è stato bello imparare che 5 per 5 fa 25…ma le prime marachelle combinate coi compagni chi se le è dimenticate? I primi lavori in gruppo, i progetti, le simpatie, gli intervalli, le amiche e gli amici, le giornate tristi e quelle allegre, l’odio verso quel maestro o la stima verso quell’altro…insomma, il vissuto che ci ha lasciato l’esperienza scolastica è veramente ampio e importante per ciò che uno è, a volte con un bilancio positivo altre negativo. Senza dubbio ha costituito un percorso esperienziale intenso.
Poi è arrivato il COVID!
Come già da anni la spinta tecnologica voleva imporre, la scuola sta diventando una fredda esperienza esclusivamente nozionistica.
Pensare a bambini e ragazzi costretti a ore di videoconferenze davanti ad uno schermo per “imparare” è ciò che più dovrebbe fare arrabbiare. In pratica è rimasta la parte meno formativa, che, pur essendo un patrimonio conoscitivo, non arricchisce la sfera emozionale.
Per questo non può essere accettata la didattica online!
Rifiutarla e combatterla è l’unica via percorribile, sia prima del COVID, sia durante, sia in futuro.
Un passo fondamentale è non trasformarsi in scatole vuote da riempire con nozioni sterili e preconfezionate.
Contro la Scuola, tanto più se online!

L’angolo delle skifezze

La prima edizione di questa rubrica, dedicata alle cose più brutte e skifose vissute negli ultimi mesi, non può esimersi dal parlare del tricolore.
In un momento in cui, in tutto il globo, le vittime di questo virus si contano a migliaia, ridursi a pensare ai cosiddetti “compatrioti” è da annoverarsi sicuramente tra le dinamiche più pericolose che si sono sviluppate. Oltre al fatto che non possiamo dimenticare i fiumi di sangue provocati in nome di quella bandieruola a tre colori (dalle imprese coloniali fasciste alle più attuali carneficine in Iraq, Libano, Afghanistan, Libia…).
Ciò che ora possiamo fare è distruggerle tutte!
Con le forbici, col fuoco, con la rabbia!
Le gare di street-boulder non si possono più fare? Bene, sfogati arrampicandoti sui terrazzi a strappar bandiere, è un ottimo allenamento, per il corpo e per la mente!
Sarà bello ricordare a tutti che “la nostra patria è il mondo intero!”