Il futuro non è scritto – un contributo sui possibili sviluppi della situazione attuale

IL FUTURO NON È SCRITTO

Ho deciso di scrivere queste righe per provare a immaginare alcuni scenari futuri nell’attuale crisi
perché credo che questa, se non sarà la più grande crisi dell’attuale sistema di dominio, sarà di sicuro un evento che cambierà completamente il mondo per come lo abbiamo conosciuto finora, aprendo la strada a ristrutturazioni e avvenimenti fino a questo momento giudicati impossibili, nei cui interstizi l’azione anarchica che mira alla distruzione di ogni forma di oppressione potrà trovare occasione di esprimersi e, forse, rivelarsi appropriata alla realizzazione dei nostri sogni più reconditi e inconfessati.

Cominciamo con l’ammettere che questa crisi ha colto tuttx di sorpresa, nonostante numerose previsioni avessero da tempo annunciato possibilità del genere per il futuro prossimo dell’umanità (NATO URBAN OPERATION 2020, vi dice qualcosa?), possibilità a cui gli stati le loro istituzioni si preparano da tempo, ma che per fortuna, ancora sembrano incapaci di rispondere adeguatamente. Questo dovrebbe suggerirci una prima riflessione: a scapito delle analisi che vedono il potere come un organico e perfettamente oliato sistema di amministrazione, in cui tutte le parti concorrono adeguatamente portando il proprio contributo in maniera perfettamente sincronizzata, dobbiamo riconoscere che questa pandemia ha invece colto impreparati i governanti del pianeta quasi su tutti i livelli. Questo ci dovrebbe suggerire che per quanto si sforzino i nostri nemici, diverse e perfino opposte forze si accalcano sugli scranni del potere, a scapito di un’omogenea e puntuale gestione delle cose.
Immaginare scenari futuri non è un semplice esercizio della fantasia senza scopo, né un’attività volta allo stuzzicare piacevolmente i nostri propositi di distruzione. Né tanto meno dovrebbe essere un pretesto per continuare a ripeterci gongolanti l’estenuante litania del “noi l’avevamo previsto”. Dovrebbe servire piuttosto per aiutare a sviluppare seriamente delle progettualità di intervento nell’immediato futuro. Negli ultimi giorni continuano senza posa a uscire su siti d’area contributi che non aggiungono nulla a quanto già sapevamo, una sfilza di testi che sembra mirino più a dare ragione alle analisi stilate negli ultimi anni che a costituire degli utili strumenti per orientarci nella situazione attuale. Contributi impregnati da quell’ideologia dell’insurrezione che cerca ovunque le possibilità di una rivolta, senza mai osare immaginare di provocarla, o alla ricerca delle condizioni oggettive di una crisi del capitalismo, mancando dell’immaginazione necessaria per ipotizzare un intervento autonomo che metta finalmente e per davvero in crisi l’esistente, e ancora una volta dimostrano solo quanto le ragnatele teoriche del passato ricoprano ancora le analisi che fuoriescono dal cosiddetto milieu anarchico.
L’intensa quantità di scritti che stanno circolando ultimamente si limitano infatti per la loro maggior parte a descrivere con toni allarmistici le derive securitarie e paranoiche degli ultimi tempi, cosa che non aiuta molto a immaginare una via d’uscita da questa situazione che puzza di totalitarismo. Anzi! Fiacca il morale aumentando la mole di dati negativi con i quali fare i conti, ricalcando sostanzialmente l’atmosfera di paura che si respira ovunque, e dando sostanzialmente risonanza alle peggiori notizie in circolazione. Andiamo gente! Credete davvero che ci sia bisogno di continuare a descrivere l’evoluzione autoritaria dell’attuale sistema di dominio? Sono anni che lo si fa e questo a contribuito solo a sviluppare atteggiamenti pessimistici circa le possibilità di sovvertimento del sistema, oscurando il nostro immaginario con nuvole nere di negatività, frustrazione e sconforto. A mio modesto parere credo invece che ci sia bisogno di uno spiraglio di luce alla fine del tunnel, dello scorgere reali possibilità d’intervento nel presente da poter cogliere e trovare così di nuovo lo slancio all’agire. Altrimenti tanto vale rinunciare ora, darsi alle droghe (tecnologiche o chimiche che siano) o ad altro genere di distrazioni per godersi comodamente questo lento annichilimento, nostro e del pianeta, senza continuare ad auto-flagellarsi.

Questa considerazione mi porta a suggerire che c’è un urgente necessità di una narrazione degli eventi che sfugga da quella imposta dal dominio. È da tempo che si ripete come un mantra che ci manca il polso della situazione (sociale soprattutto) perché viviamo in ghetti antagonisti auto-costruiti, e ora che più che mai non si è nelle strade, che non si prende l’autobus, insomma ora che si è tagliati fuori dal mondo, è difficile farsi un’idea di che aria tira, e bisognerebbe prendere con le pinze ciò che passa sui vari tipi di schermi che affollano il nostro spazio domestico. In questo momento la maggior parte delle informazioni che abbiamo a disposizione sono fornite dagli organi di informazione mass-mediatici e quelle che rimbalzano senza controllo sui social, il che aumenta la dipendenza intellettuale da questo sistema e restringendo le nostre capacità di un pensiero autonomo, contagiato com’è dall’isterismo e dalla paura in circolazione. L’immaginario, anche nei cosiddetti “ambienti sovversivi”, è di fatto colonizzato da dati insignificanti e informazioni spazzatura, che distorcono la percezione della realtà e di fatto impediscono lo sviluppo di progettualità che travalichino gli argini del pensiero comune. Si sta pagando la mancanza negli ultimi anni di una critica dei media e dei mezzi di informazione, così come dei social. O diciamo meglio che la si è data per scontata, mentre sempre più compagne e compagni si adeguavano  alle tendenze comunicative della massa mettendosi uno smartphone in tasca, raccontandosi (e raccontando in giro) che l’avrebbero usato “coscientemente”. Un fatto a dir poco sconcertante. Nonostante tutti sapessero le conseguenze che l’utilizzo di certi apparecchi ha sulla socialità e le indiscutibili ricadute a livello di controllo, ci si è semplicemente conformati, forse per paura di restare isolati, forse con la sincera intenzione di utilizzarli al meglio. Fatto sta che con pericolosa superficialità i nostri ambienti e spazi vitali sono stati riempiti ancora di più orecchi e occhi utili al potere, regalando migliaia di informazioni a chi si occupa di sorvegliarli, per esempio su chi visita determinati profili o pagine web, con chi si comunica, le reti di contatti, etc. Ed ora il governo discute se sospendere i diritti di privacy usando delle app al fine di controllare i nostri spostamenti. È triste riconoscere ancora una volta la tendenza contemporanea che vede una partecipazione dal basso nel costruire le proprie stesse gabbie.
Senza considerare le conseguenze che l’uso dei social sta avendo sulla capacità delle persone di sopportare questa condizione imposta di isolamento. Chissà quantx in questi giorni staranno ringraziando i mostri sacri del dominio tecnologico per avergli dato la possibilità di comunicare con i propri cari. Senza di essi magari sarebbero già scesi in strada, avrebbero escogitato mille e uno piani per evadere i divieti incontrandosi di persona, non potendo rinunciare oltre a quel contatto umano tanto importante per il proprio benessere psicofisico. E questo vale anche per rivoluzionari o i militanti di ogni sorta.

Possibili scenari del futuro prossimo venturo

Proteste e rivolte potrebbero avvenire anche nei prossimi brevi periodi; sono molte infatti le persone che presto avranno difficoltà a sostenersi. Nei giorni scorsi il Ministro per il Sud è intervenuto per mettere in guardia il governo sulle possibilità di un’esplosione sociale. Anche i servizi di intelligence si sono detti preoccupati. Si cominciano ad aver notizie di tensioni legate al soddisfacimento del fabbisogno alimentare, chi si occupa normalmente di assistenza sociale non è in grado di affrontare la grande quantità di richieste di aiuto che li sta sommergendo, e il governo sta correndo ai ripari distribuendo in tutta fretta alcune briciole, cercando goffamente di gettare acqua sul fuoco. Nel frattempo si sta, letteralmente, pregando l’UE di aiutare a sostenere l’economia e i bisogni della popolazione di fronte a questa crisi. Di oggi la notizia della creazione di un fondo di 100 miliardi di euro a questo scopo. È sicuro che di chi siede ai piani alti comincia ad essere preoccupato delle possibilità provocate dal prolungamento delle misure di contenimento del contagio, e che per prevenirle comincerà a dare fondo alle proprie riserve. Ma dobbiamo considerare come dicevo sopra che il potere non è un organismo perfettamente sincronizzato, e l’Europa ne è un perfetto esempio. Anche i potenti possono commettere errori di valutazione. Quindi potrebbe anche essere che queste misure non saranno sufficienti a calmierare la situazione. Basti pensare al gran numero di migranti irregolari che non avranno diritto a niente, o ai lavoratori in nero o a chi si guadagna il pane alla giornata; è probabile che ben presto cominceranno ad esserci dei conflitti tra poveri per l’accesso agli aiuti degli enti di carità e di assistenza. Il Italia esiste un’intera fetta della popolazione (soprattutto al Sud) che fa riferimento ad un’economia “sommersa”, che sembra il governo, e più in generale i tecnocrati vari, non stiano tenendo in considerazione, talmente hanno la mente offuscata da cifre e statistiche sull’economia “ufficiale”.
In altri paesi governanti con un po’ più di senno (o di istinto di autoconservazione?) hanno fin da subito bloccato il pagamento di mutui e bollette, fissato i costi del cibo, in alcuni casi tassato i più ricchi (come nel caso del Salvador). Certo laggiù le possibilità di sollevanti sociali sono certamente più concrete, ma resta il fatto che anche da queste parti si stanno creando le condizioni per una vera e propria bomba sociale. Se saranno in grado di acquietare le coscienze riempendo le pance e le bocche di carote, o se dovranno ricorrere presto al bastone per tenere sotto controllo la situazione, lo vedremo di qui a poco, visto che la fine della reclusione non sembra prossima.

A breve termine è anche probabile che le carceri esploderanno di nuovo, poiché le risposte alle rivendicazioni e alle esigenze dei detenuti messe in atto da Dap e governo non credo saranno in grado di calmierare la situazione per molto. Ci sono notizie di un aumento di contagi all’interno delle carceri, sia tra detenuti, sia nel personale medico, persino di morti. Non farsi cogliere impreparati di fronte a questa probabilità, ma cominciare già da ora a riflettere su come intervenire (essere presenti in zona per aiutare in caso di evasione a far perdere le tracce ax evasx? Bloccare le strade per le quali giungeranno i rinforzi sbirreschi? Colpire altrove?) mi sembra più che mai auspicabile.

Una volta usciti dalla crisi attuale possiamo poi dare quasi per certo il fatto che si aprirà un periodo di riassestamento, sia dal punto di vista economico-politico, sia dal punto di vista sociale.
L’economia sta avendo già da ora i suoi problemi, e i vari governi stanno mettendo in circolo gradi quantità di capitali per correre ai ripari. Una volta usciti dalla crisi tenteranno in tutti i modi di risollevare i consumi e le economie nazionali per favorire una nuova crescita. Nuovi progetti e devastazioni verranno messe i opera a questo scopo in tutto il mondo, peggiorando ulteriormente la situazione ambientale. Rilanciare la crescita, costi quel che costi, sarà il diktat attuato un po’ ovunque e appoggiato da tutte le forze politiche.
La UE potrebbe, nell’affrontare questo e altri problematiche, realmente e finalmente entrare in crisi. L’incapacità di quest’organismo sovrastatale di adottare delle misure necessarie per superare la crisi sta essendo dimostrata anche in questi ultimi giorni nelle discussioni tra il governo e i poter forti dell’Unione. Il divario tra Europa del nord e paesi del sud si accentuerà, aumentando i contrasti e la lontananza tra gli stati. Pensiamo per esempio al fatto che per aiutare i paesi in difficoltà come l’Italia (un paese con uno dei debiti pubblici più grandi del mondo e tenuto a galla solo dalla constante immissione di capitali da parte degli altri stati dell’Unione) i tecnocrati europei hanno avuto il coraggio di proporre come soluzione l’utilizzo del MES, ovvero quel fondo “salva-stati” che potremo definire senza remore un sistema di strozzinaggio istituzionalizzato. Basti guardare in che condizioni ha ridotto la Grecia con il suo intervento.
Questo scenario potrebbe rivelarsi sicuramente interessante, perché aprirebbe le porte ad un periodo di grande instabilità economica per i paesi periferici della zona euro, così come per l’Italia, che rischierebbe sicuramente il default se non trovasse velocemente un nuovo alleato in grado di sostenerne il debito. E qui potrebbero entrare in gioco la Russia, o più probabilmente la Cina, gli unici paesi in grado di comprarne il debito. Non mi spingo oltre nelle previsioni perché non sono un economista, ma penso che possiamo immaginarci facilmente cosa possa succedere nel diventare dei vassalli di potenze economiche che hanno tutto l’interesse nel crearsi una testa di ponte in Europa e conquistarne sempre più i mercati, potenze che di certo non sono in prima fila nella difesa delle “libertà democratiche” o dei cosiddetti “diritti dell’uomo” (concetti completamente svuotati di senso all’oggi, certo, ma ci siamo capiti).

È probabile che contemporaneamente e contestualmente a questo ci saranno delle proteste legate alle conseguenze che le odierne misure avranno comportato: proteste del comparto produttivo, industriale e agricolo in primis, ma anche delle piccole imprese; proteste degli operatori dei servizi come il turismo o dei trasporti che usciranno da questo momento di blocco totale in grande difficoltà; proteste dei precari, di chi ha visto in queste settimane sfumare i pochi risparmi messi da parte nel tempo con grande difficoltà. Proteste nella e per la sanità, per denunciare anni di tagli che hanno inevitabilmente contribuito ad aggravare e ad accelerare il collasso delle strutture sanitarie durante le fasi peggiori della pandemia. Proteste nel mondo dell’istruzione, per la mancanza di fondi e di mezzi con cui si è dovuta affrontare la chiusura di scuole e università e lo spostamento completo della didattica sul piano telematico e multimediale.
Accanto a questo potrebbe succedere che molta gente cominci davvero a mettere questo sistema in discussione. Oltre a quelli che lotteranno solo per ripristinare le condizioni di vita precedenti alla pandemia, o per veder cambiare un paio di volti nelle sfere del potere, o per un welfare migliore e migliori servizi al cittadino, ci sarà forse anche chi comincerà a pretendere cambiamenti più strutturali nel sistema di produzione e di consumo. Le cause di questa crisi sono sotto gli occhi di tuttx (altrx le hanno indicate e descritte lungamente in questi ultimi tempi, quindi eviterò di ripeterle), e nonostante moltx continueranno a tenere la testa sotto la sabbia, reputando troppo complicato e faticoso immaginare una maniera diversa di abitare il pianeta, altrx stanno già cominciando a porsi interrogativi a cui la politica, o i vari movimenti riformisti, non saranno in grado di dare la una risposta. Una parte di queste persone sono già attive in organizzazioni o associazioni ambientaliste, o in movimenti ecologisti come Fridays for Future, o Extincion Rebellion. Molte di esse potrebbero rapidamente radicalizzarsi ed essere disponibili a forme di lotta più conflittuali.
A quel punto si potrebbe creare una spaccatura sociale tra chi chiederà a gran voce un ritorno alla normalità, il salvataggio l’economia e il mantenimento di uno stile di vita consumistico, e chi invece vorrebbe mettere tutto in discussione. Le differenze di prospettiva accentuerebbero le già evidenti divisioni sociali, portando così ad uno scenario da guerra civile. Vorrei che si tenesse presente la reale possibilità che quest’eventualità si manifesti, presto o tardi, perché ci si cominci a riflettere seriamente. Immaginare di lottare, anche all’ultimo sangue, con le forze della repressione, polizia, esercito, o militanti di estrema destra che siano, contro le quali si è allenato l’odio e il disprezzo, è sicuramente più facile che pensare a combattimenti fratricidi, in cui il nemico potrebbe essere x vicinx di casa, x parenti o x vecchix amicizie. Quando una situazione si radicalizza all’estremo, ovvero quando i termini dello scontro in atto sono inconciliabili, si arriva ad uno scontro che può risolversi figurativamente solo con l’espressione, semplicistica ma realistica, del “o te o me”. Quando la posta in gioco sarà il futuro di questo pianeta e le forme di sopravvivenza che si dovranno adottare per sopravvivere (per esempio stato totalitario o rivoluzione) fino a che punto sarà opportuno essere pronti ad affrontare questo scenario fino alle sie estreme conseguenze.

Comunque, un’altra conseguenza del possibile eclissarsi dell’UE dal panorama geopolitico e di cui già di parla anche a livello istituzionale è certamente quella di un possibile rafforzamento dei nazionalismi, e più in generale dell’estrema destra. Stiamo già assistendo da alcuni anni al lento e inesorabile spostamento a destra dei governi di molte nazioni, causato sia dall’incapacità dell’UE di essere altro che un organismo a tutela degli interessi dei paesi economicamente più forti attraverso quello che è stato definito “un nuovo colonialismo economico” attuato ai danni dei paesi “deboli” dell’Unione, sia dalle conseguenze della “crisi dei migranti”. Spariti ormai dalla coscienza del cittadino medio i concetti di ottocentesca memoria come “solidarietà”, “uguaglianza”, “fratellanza umana”, o i più religiosi “pietà o carità cristiana”, le popolazioni europee si stanno abbandonando alle loro più meschine paure, foraggiate da leader e destrorsi vari, con l’aiuto terroristico di media e social. Gruppi di estrema destra già pattugliano i confini balcanici dell’Europa, addestrandosi nelle tecniche di sopravvivenza e guerriglia. In questo momento di paranoia pandemia, essi stanno già gongolando all’idea delle possibili conseguenze socio-politiche, allertando i propri membri a tenersi pronti. È abbastanza certo infatti che la colpa di questa crisi sarà affibbiata da molti agli spostamenti incontrollati di persone e popolazioni, con un conseguente aumento xenofobico. Le frontiere della già soprannominata Fortress Europe diverranno con ogni probabilità ancora più sorvegliate e impenetrabili per le masse di disperati che da anni spingono al loro esterno per accedere ad aspettative di vita migliori (e forse anche quelle al suo interno non saranno più attraversabili come siamo stati abituati con Schengen).
Sappiamo che questi gruppi di destra sono più preparati ed equipaggiati di noi ad affrontare uno scenario in cui lo stato non dovesse essere più in grado di reggere le redini della situazione. Ma questo non è una sorpresa, giusto? Sono anni che da più parti giungono allarmi circa il mobilitarsi dell’estrema destra in tutto il continente. A questo proposito sarebbe il caso di incominciare un serio lavoro di ricerca e di mappatura che permetta di intervenire in tempo per disinnescare questo pericolo quando esso cercherà di mettere fuori la testa dal buco. In Germania si lavora da anni in questo senso, con l’aiuto fondamentale di nerd da tastiera che pubblicano continuamente indirizzi, targhe, proprietà degli appartenenti ai movimenti di destra. Un serio lavoro in tal senso sarebbe di certo utile anche da queste parti. Comunque, anche in questo caso lo scontro potrebbe rapidamente volgere verso livelli di violenza a cui non si è generalmente abituati.

Infine (almeno per quanto riguarda le mie capacità immaginative), la normalizzazione dello stato di emergenza, il rafforzamento e il consolidamento degli strumenti di controllo, e la fine delle pseudo-libertà democratiche è un’altra possibilità su cui scommettere senza rischio di essere tacciati per pessimisti. In questo caso i processi in atto di digitalizzazione e di ipertecnologizzazione della produzione e della vita avrebbero di certo un’enorme accelerazione. Il potenziamento della connettività balzerebbe immediatamente al primo posto dell’agenda dei potenti e la rete 5G sarebbe attuata in tutta fretta per permettere i necessari ammodernamenti logistici e produttivi. La quarta rivoluzione industriale ci piomberebbe addosso senza neanche il tempo di rendercene conto, e l’agricoltura di precisione con i suoi droni, sensori e piante modificate sarebbero l’unica possibilità per sostenere il fabbisogno alimentare in un mondo svuotato dagli umani.
Vivere in casa diverrebbe la normalità, si lavorerà e si socializzerà attraverso il computer, si faranno acquisti in rete, robot di ogni tipo circoleranno per le strade e le abitazioni al posto nostro per compiere qualsiasi genere di mansione fondamentale, dalle riparazioni alla consegna del cibo.
Per chi è cresciuto a pane e distopie, non è difficile immaginarsi un futuro così. In realtà, è la direzione verso la quale le cose si stavano muovendo anche prima di quest’emergenza, solo che si realizzerebbe prima e con meno ostacoli dal punto di vista dell’opposizione umana. Se venisse presentata come l’unica possibilità di salvezza per il genere umano e per il suo moderno stile di vita, a chi verrebbe in mente di protestare? Sono decenni che il nostro immaginario è bombardato da centinaia di film, libri, fumetti, serie televisive che descrivono futuri catastrofici, crisi ambientali, e società futuristiche tecnocratiche e autoritarie, quindi il loro avverarsi potrebbe non generare nessuno shock, e quindi nessuna reazione abbastanza disperata da impedirlo.

In tutti questi scenari le possibilità di intervento sono molteplici, a seconda della fantasia e delle modalità d’azione scelte sulla base dell’approccio di ciascuno alla lotta e all’esistenza. Come si dice, a ciascuno il suo. Una cosa però vorrei che fosse chiara: non ho descritto questi possibili prossimi scenari per suggerire di attendere fino alla loro apparizione per passare all’azione. Motivi e pretesti per agire sono presenti numerosi anche in questo momento di clausura forzata, come lo erano prima. Anzi, le condizioni potrebbero essere persino più favorevoli ora che in futuro visto che le strade sono vuote e le forze dell’ordine stanche e impegnate su molti fronti. Ogni giorno che passa si aggiungono all’elenco degli impedimenti da superare nuove misure restrittive, così come nuovi strumenti di controllo. Oggi i droni pattugliano i parchi pubblici manovrati da Municipale e Polizia Locale, domani chissà…

Ritorno alla normalità?

La domanda che sorge spontanea è se anche i cosiddetti rivoluzioni o sovversivi che dir si voglia stiano aspettando un ritorno alla “normalità” del dominio di cui si aveva esperienza prima della crisi pandemica che stiamo vivendo per riprendere le conflittualità con l’esistente. Perché come qualcunx ha già ben messo in chiaro, questo non ci sarà, o almeno, non sarà più la normalità a cui eravamo abituati (e che si dichiarava di voler sabotare). Ed è bene cominciare a prepararsi anche a questo. Le condizioni e i parametri con cui eravamo abituati ad analizzare la realtà per pianificare il più semplice intervento potrebbero semplicemente non esserci più. Per fare un paio di esempi banali quanto emblematici, a chi dare un volantino quando le strade sono vuote e in coda al supermercato si deve tenere una distanza di un metro tra persona e persona, considerando che forse quel supermercato sarà oltretutto presidiato dalla celere (come già succede in alcune località del sud Italia)? Chi leggerà una scritta su un muro o uno striscione appeso su un cavalcavia? E i droni che pattugliano il cielo spariranno alla fine dell’emergenza? I movimenti continueranno a venire tracciati con le app del controllo? E che obiettivi praticare, quando un sabotaggio ferroviario o l’incendio di un traliccio verranno additati dai più come opera di sciacalli che vogliono trascinare il mondo nel caos? Si avrà il coraggio di perseguire i nostri sogni di distruzione fregandocene di consenso e comprensione, quando forse basterà una piccola spintarella per gettare ciò che resta di questo sistema nel baratro? A queste domande è quanto mai urgente che ognuno si dia al più presto delle risposte, anche a partire dalle ipotesi e dagli scenari sopra ipotizzati (e dai tanti altri immaginabili). Che questo mondo sia destinato a crollare è la speranza della nostra generazione in questo nuovo millennio di scompensi climatici e ristrutturazioni del dominio. Che questo avvenga a causa delle conseguenze di questa pandemia o piuttosto per un’altra più terribile e spaventosa catastrofe, sarà anche per merito di individui coscienti che, armata la propria volontà, faranno in modo che da questo crollo fiorisca la possibilità di un altro modo di vivere in società e di abitare questo pianeta. Perché se ammettiamo che oggi più che mai il futuro non è scritto, allora oggi più che mai è il momento di agire, lasciandosi alle spalle tentennamenti e dubbi, per dare forma e sostanza a decenni di speculazioni teoriche, e lanciarsi finalmente verso l’ignoto di un mondo miracolosamente sconosciuto.