Statovirus e altre amenità

da malacoda

Statovirus e altre amenità

“Sta andando tutto male, sta andando tutto male” (Poeta tranese)

“Quello che dico potrebbe essere un po’ razzista, e mi toccherà scusarmi, ma non pensate che il coronavirus sia un po’ una scusa? Gli italiani, sappiamo come sono, per loro ogni scusa è buona per chiudere tutto, interrompere il lavoro e fare una lunga siesta” (Christian Jessen)

Queste sono nostre riflessioni che spaziano dal faceto al serio. Altri hanno già scritto cose migliori, ma anche più noiose. Da più parti non si fa che pensare che stiamo vivendo una sorta di situazione distopica, la fine del mondo, l’apocalisse etc. Tutti i riferimenti a 1984Brave new world, alla cinematografia sugli zombi e a chi più ne ha più ne metta. Questi non si ricordano di un aspetto molto importante, ovvero che l’Italia è il paese della commedia dell’arte.
Ci spiegheremo meglio. Spesso sul giornale anarchico Vetriolo si è paragonata l’organizzazione statale ad un organismo vivente. Detto ciò, cosa sta succedendo in Italia? Nell’ultimo numero di questo giornale, è stato scritto che lo Stato italiano è per certi versi all’avanguardia, come se fosse pioniere nello sperimentare cose che altrove succederanno solo in futuro. Il capitalismo italiano è profondamente malato e nel mondo gira questo virus che ha scatenato una pandemia, come successo per la peste nera attorno al 1347.Diremo una banalità, ma la malattia colpisce di più un corpo già malato. Allora il governo italiano fa quello che faremmo noi per non andare al lavoro
quando il giorno prima ci siamo sbronzati e siamo tornati a casa alle 5 del mattino, ovvero, chiamiamo il datore di lavoro e il medico curante per il certificato e ci mettiamo in malattia perché abbiamo mal di testa. In pratica, a causa del post-sbornia, saltiamo la giornata lavorativa perché non ne abbiamo voglia, ma almeno ci danno lo stipendio e restiamo a casa. Insomma,due piccioni con una fava. Alla stessa maniera, il governo Conte chiama l’Europa e le dice: “Scusate, ma non ci sentiamo tanto bene oggi. Abbiamo l’influenza. Dobbiamo metterci in malattia per un mese, ovvero in quarantena, e nel frattempo però dobbiamo bloccare tutto. Quindi ci dovete i soldi dello
stipendio e non ci dovete rompere le scatole per lo sforamento deficit-pil, debito pubblico etc”.
L’OMS emette il certificato medico, ma comunque la Lagarde non ci casca e nessuno nella UE ci manda le mascherine. Essendo il corpo dell’Italia ammalato, cosa decide di fare lo Stato? Cerca di rafforzare i suoi anticorpi e il suo sistema immunitario. Non a caso, vi ricordate la serie animata Siamo fatti così? Bene, in questa serie gli anticorpi erano rappresentati da sbirri. Allora, il sistema immunitario dello Stato, oltre a voler debellare il coronavirus, coglie l’occasione per tentare di arginare o eliminare tutti gli altri virus, batteri e parassiti (1) dal proprio corpo.
Alla luce di ciò, pensiamo di non vivere un film distopico postapocalittico, bensì la più classica delle commedie all’italiana. In altre parole, questa è Tototruffa 62, altro che Zombi di G. Romero! Oddio, non esattamente Tototruffa, anzi, piuttosto è una sua versione degenerata, con attori di second’ordine. Al posto di Antonio de Curtis, abbiamo un avvocaticchio azzeccagarbugli devoto a Padre Pio, ovvero un altro truffatore di simpatie fasciste. Insomma, in fin dei conti, questa non è nemmeno commedia dell’arte, è cinepanettone andato a male, e il fatto che uno dei focolai maggiori sia in Lombardia, lo conferma.
Poi che dire… Ne sono passate di pandemie nella storia, passerà anche questa. La questione è che lo Stato agisce/reagisce contro quello che lo circonda e lo attacca. Le misure e i “protocolli” che mette in atto sono di sua iniziativa. Prima li studia e poi li applica. Ma non è infallibile, tanto in caso di pandemie, quanto in caso di terremoti, guerre (dichiarate o meno), stati di emergenza per conflitti sociali, insurrezioni etc. Questi eventi, però, non sono per niente uguali o simili tra di loro.

E non è solo un virus o un meteorite a destabilizzare il sistema, come pensano gli anarcoapocalittici/misantropx (come è affermato in un testo circolato su Roundrobin dal titolo “Insurrezione ai tempi del coronavirus”), soprattutto perché dopo questi eventi è più facile un recupero dello Stato e non solo (soccorsi, aiuti, filantropia dei ricchi etc). Pensare questo, poi, è anche un’offesa alle gesta di tutti i rivoluzionari della storia e di oggi. Perché anche “un gruppuscolo di rivoluzionari” ha sempre partecipato a rivolte e insurrezioni. C’è chi è morto e chi è in galera. In tanti, ma anche in pochi, gli anarchici e i rivoluzionari hanno partecipato alla destabilizzazione della produzione, del sistema statale, delle istituzioni. Ci hanno sempre provato, almeno. Durruti era in un gruppo di affinità, Los Solidarios. Rivolte, espropri, azioni, partecipando infine a una rivoluzione. E tanti altri anarchici nella storia erano donne e uomini in carne e ossa. Non virus o meteoriti, né alieni che invasero la terra o tsunami. Forse terremoti… ma terremoti rivoluzionari: gli anarchici negli Stati Uniti nei primi anni del ‘ 900, in Russia e dintorni prima durante e dopo la Rivoluzione Russa, sfidando gli autoritari. Le compagne e i compagni che combattono oggi in tutto il mondo e partecipano alle rivolte sociali e alle insurrezioni etc.
Una cosciente insurrezione e rivoluzione, dopo anche una “incosciente” rivolta spontanea, è ben altra gatta da pelare per gli Stati e la borghesia. Il recupero dell’insurrezione e della rivoluzione (o il recupero dall’insurrezione e dalla rivoluzione) è ben altra questione.
L’insurrezione non viene mediata. Se ci riesce, lo Stato la reprime. E lì ce la giochiamo con tutte le carte.

(1) Non a caso, il fascismo storico, e attualmente le destre in generale, come denominano i sovversivi in maniera dispregiativa?

PS: Come giustamente ci insegna un nostro amico filosofo norcino, “il coronavirus è lo spirito del tempo: l’evento casuale che permetta alla storia di svilupparsi”, ovvero, porta a compimento processi già in atto prima, come la crisi della globalizzazione e il ritorno del protagonismo dello Stato. In poche parole è un fenomeno che rafforza questa tendenza.

PS2: Secondo il min.int, (che, in maniera misteriosa ed inquietante, è quasi l’anagramma di Minniti), dall’11 al 17 marzo son state emesse 44mila denunce. Lo Stato in pochi giorni non contagia, ma controlla. La multa corrisponde ad un massimo di 206 euro che x 44mila son circa 9 milioni di euro.
Ovviamente, non tutti pagheranno, ma intanto, in una sola settimana, sono state tassate, indirettamente, quasi 50mila persone. Oltre ad aver controllato più di un milione di persone.
Come si dice al sud, facciamo i Conti in tasca allo Stato!
Tanto ora c’e’ Giuseppi…