Lettera ad un/a cileno/a riguardo la situazione attuale (parte 2)

DA QUALCHE PARTE: lettera ad un/a cileno/a riguardo la situazione attuale (parte 2)

—A Joaquín García Chanks e Marcelo Villarroel Sepúlveda, compagni e co-cospiratori.

“Io sono il poeta promesso di tutti i ribelli nel mondo intero
E chi mi segue lascia abbandona dietro di se la pace e l’abitudine
E gioca a perder la vita ad ogni istante”.
Walt Whitman, A un rivoluzionario europeo frustrato (1856), in “Foglie
d’erba”.

“Laddove esiste pericolo, cresce cio’ che ci salva”.
Friedrich Hölderlin, Patmos.

Ad un mese e sei giorni dall’inizio dell’insurrezione, l’Anarchia continua viva nella regione cilena. E’ un avvenimento senza precedenti in Cile e per tutta l’America latina. E’ stato il Kayros (concetto della
filosofia greca che rappresenta un lasso indeterminato di tempo in cui accade qualcosa di molto importante. Ndt.) dell’anarchia: il momento liberatorio che avviene nel momento giusto nel posto giusto, l’audace
incarnazione di una spiccata negazione dello Stato  e di tutte le autorità. L’eco del vecchio detto anarchico “ne dio, ne stato ne padrone” è rimbalzato in lungo e in largo per la geografia australe e ha fatto vibrare i cuori da Capo Horn fino alle rive dei fiume Sama e Camarones (estremità a nord e a sud del cile. Ndt.) è risultato
evidente, nel quotidiano svolgersi sovversivo dei giorni, che l’anarchismo insurrezionale di tendenza informale, ha spinto al massimo le sue potenzialità e allo stesso tempo ha esplorato le sue difficoltà e i suoi stessi limiti, sfruttando congiunture effimere – che hanno mutato di luogo in luogo – che gli hanno permesso di abbozzare (partendo dal conflitto e dalle diverse contingenze)  le possibilità cromatiche del suo prisma teorico-pratico e, fomentando gli animi refrattari, concretizzare azioni individuali e/o di piccoli gruppi di affinità,
impegnati ad attaccare ed espropriare.
Senza dubbio è mancata la dinamite. Scarseggiavano diesel e benzina. Si è lesinato sull’attacco. C’è stata carenza di espropri. Le sedi di TUTTI i partiti non sono state distrutte. Non si sono assaltate prigioni
e manicomi. Si è lanciato un affondo ai simboli, ma e’ mancata la mira. Resta in sospeso un gigantesco falò con le centinaia di bandiere che si vedevano nei cortei (includendo la rosso-nera, perché TUTTE le bandiere
sono zeppe di sangue e di merda).
Questa penuria ha permesso che la potenza negatrice sia stata sviata verso il “trionfo”, invece di iniettare vita al conflitto e travolgere i cori istituenti che minacciano di imporre la pace dei sepolcri.
Oggi il punto “neutro” dell’insurrezione comincia a rivelarsi con chiarezza. L’emulsione fa emergere l’istantanea completa, che ci mostra l’empasse nella sua giusta portata. Comprendere questo sarà un salto enorme nelle pedagogia acrata che potrebbe contribuire al risveglio dalla sonnolenza dogmatica nella quale si ritrova una parte considerevole del cosiddetto “movimento anarchico”.
La potenza dell’irruzione di un’insurrezione non si misura dai suoi effetti, né risiede nella crescita numerica dex insortx, ma in ciò che ipso facto irradia dalla stessa. Risiede nella vitalità della sua forza negatrice, nei suoi umori offensivi, nell’acutizzazione dell’azione, che fanno dell’insurrezione un rito differente dal “simbolico”.
La feralità dell’agire anarchico si origina e vive in se stessa, con la sua feconda audacia alimenta la creatività distruttrice e propugna volontà sovversive, moltiplicando così la violenza antiautoritaria e le pratiche illegaliste.

ISTANTANEE DELLA RIVOLTA (secondo atto).(1)
Com’era ben immaginabile dal primo giorno dell’insurrezione, la repressione non si è fatta attendere.
Fino a questo momento, secondo le stesse stime ufficiali, si contano più di venti morti, cinque dei quali uccisi a colpi d’arma da fuoco dalle forze repressive; seimila e cinquecento persone arrestate, delle quali 759 minorenni; 2391 feritx (41 per colpi d’arma da fuoco, 964 per pallottole di gomma – che hanno tra l’altro causato lesioni oculari, fino alla cecità, a 222 persone –  e 909 pestate brutalmente) e centinaia di donne violentate e/o abusate sessualmente. Si è ormai chiarito che la Policia De Investigacion (PDI) (Il corrispettivo dei/lle ROS italiani/e. Ndt.) ha installato un centro di tortura nel centro commerciale Arauco Quilicura, dove sono statx martoriatx
centinaia di manifestanti fermatx/arrestatx durante le rivolte.
Da parte loro x insortx hanno attaccato con artefatti incendiari caserme militari, commissariati, tornelli e caselli di pedaggio, chiese, supermercati e altri luoghi commerciali e sono riuscitx ad abbattere centinai di droni di vigilanza degli sbirri con i puntatori laser.
Grazie alla proverbiale diligenza dex hacker nell’usare e diffondere un’applicazione che rivelava i domicili di tanti sbirri, si sono moltiplicati a macchia d’olio gli attacchi contro le case private (e auto. Ndt.) in tutto il paese: a Vina al Mar (una delle città più borghesi del Cile. Ndt.) incappucciatx hanno attaccato la residenza di
un comandante dei carabineros e varie altre case di sbirri sono state imbrattate di minacce di morte e le loro auto vandalizzate. A san Antonio sono state attaccate le centrali di Teja Verde e incendiate parzialmente. A Chiguayante, un gruppo di insortx ha fatto irruzione nelle case di alcuni sbirri distruggendo tutto quello che potevano. A Quinta Normal un carabiniere è stato accoltellato dentro casa sua e, nella frazione de Lo Hermida, è stata attaccata la centrale di polizia con il risultato di sei sbirri feriti. (la lista di attacchi sembra essere  più lunga di questa, da quanto si può apprendere dal sito cileno in castigliano:  noticiasdelaguerrasocial.wordpress.com. Ndt.)
Quando gli sbirri si appisolano nelle loro auto vengono costantemente aggrediti con artefatti incendiari, una pratica facile da replicare che ha perciò preso a diffondersi in vari comuni/frazioni. Durante la protesta, nella città di Rancagua, è stato lanciato un involucro di dinamite a una pattuglia di carabinieri che purtroppo è rimasta inesplosa. Nel quartiere La Victoria, al centro-sud di Santiago, è stata incendiata la casa di uno sbirro, come nella provincia di Coyhaique dove sono state dozzine le proprietà private di carabineros attaccate con molotov.
In pieno centro a santiago, incappucciatx hanno attaccato la parrocchia de L’Asuncion per poi utilizzare l’arredo interno e le statue dei santi per barricate in strada; e’ stata incendiata la chiesa dei Sacramenti e la chiesa di Veracruz nel quartiere Lastarria, dichiarata “patrimonio storico” durante la dittatura fascista del generale Augusto Pinochet.
Anche la cattedrale di Valparaiso (la seconda città più grande/popolosa del Cile. Ndt.) e’ stata attaccata da una folla in rivolta che ha bruciato alcune porte, vandalizzato e danneggiato i banchi l’altare e le acquesantiere battesimali. A Puerto Montt, all’alba di mercoledì 20 (non specifica il mese. Ndt.) incappucciatx hanno
attaccato la casa pastorale Graciela Borquez, in pieno centro città e nella zona di Coihuin hanno bruciato la casa del sacerdote Luiz Izquierdo, accusato di abusi sessuali.
Oltre le chiese cattoliche – coerenti con la pratica anarchica e in omaggio alla celebre frase kropotkiniana “l’unica chiesa che illumina è quella che brucia” – sono stati incendiati e vandalizzati vari templi evangelici, fino a portare l’attacco, il 28 ottobre, a Santiago negli studi cinematografici del Ministero delle Comunicazioni GRACIA TV, nella zona di Santa Rosa. Lo stesso giorno, nello stesso quartiere, e’ stata attaccata la chiesa Benedecidos para Benedecir e la chiesa del Ministero Internazionale per la Famiglia (MINFA), oltre all’unita’ alberghiera “Hotel Mercure” al centro di Santiago. Α Valparaiso il 20 di Ottobre e’ stato attaccato il Centro di Restauracion Internacional (CRI-Chile) (Una setta cristiana. Ndt.) e il 26 Ottobre la chiesa Presbiteriana di
Valparaiso. A Temuco, all’alba del 20 Ottobre, attaccata la chiesa de L’assemblea di Dio e nell’Auracania (territorio ancestrale Mapuche. Ndt.) nella zona rurale di Pua, la chiesa de L’Alleanza Cristiana e Missionaria.
Nella citta’ de Los Andes, una folla di incappucciatx ha espropriato una farmacia per rifornirsi di garze, medicinali e articoli di sterilizzazione.
Come in ogni insurrezione antiautoritaria, anche x politicx sono statx bersaglio degli attacchi, senza che importasse alcunché del colore ideologico del partito rappresentato. A Talca, alcune persone incappucciate hanno bruciato la sede locale del senatore di estrema destra, Juan Antonio Coloma, del Partito Unione Democratica Indipendente/Popolare (UDI/P). In totale, ad oggi, sono state attaccate gia’ otto sedi dell’UDI (Partito del presidente Piñera. Ndt.) e due sedi di Renovacion Nacional. Venerdi’ 22 appena trascorso, un gruppo di manifestantx della Assemblea Femminista di Arica (città all’estremo nord del Cile. Ndt.) ha aggredito con sputi e  vernice il senatore del Partito Socialista Jose Miguel Insulza, sull’entrata di radio Cappisima
e, all’alba di oggi, in Punta Arenas (ultima città a Sud del Cile. Ndt.) un gruppo di affinità ha attaccato con molotov lo Spazio Comunitario La Idea, sede politica del deputato Gabriel Boric, del partito Convergencia Social.
Nonostante il crescente dinamismo sovversivo e la piena partecipazione dell’anarchismo insurrezionale, alcuni comunicati di gruppi di affinità della tendenza informale, segnalano un certo approccio paranoico di alcuni “compagnx” che, incastratx nelle teoria cospirazioniste, o su assurde tesi riguardo a possibili colpi di stato e altri pronostici fantasiosi, fanno appello alla smobilitazione della protesta, diffondendo paura e creando un clima di disfatta anticipata.
Questa psicosi (non ci piace l’utilizzo di termini psichiatrici, ma traduciamo cosi’ come l’autore l’ha scritto. Ndt.) è giunta a penetrare tra le fila di coloro che si sono formatx nella “sinistra cultura cittadinista che crede che ogni attacco sia un montaggio” e si sta cominciando persino ad accusare alcunx ben conosciutx compagnx come “agenti infiltrati”.
Parallelamente, le strategie promosse dal sistema di dominazione attraverso i suoi  mezzi di addomesticamento di massa, stanno venendo adottati dai manifestanti cittadinisti che portano avanti un operato paramilitare anti-enacpuchadxs (“anti-bardatx”potremmo dire in gergo. Ndt.) che beneficia solo i nostri nemici. Questa atmosfera controinsurrezionale è alla base dell’episodio che ha visto un gruppo di manifestanti picchiare brutalmente un ragazzo e poi appenderlo al ponte Pio Nono, perché accusato di essere un agente infiltrato, senza la benché minima prova.
Sfortunatamente questa attitudine nefasta prevale ancora tra le nostre fila, in particolar modo in quell’area contaminata dai discorsi liberale e chi si rivendica come parte integrante della “sinistra”.

LA TRAPPOLA DELLA PACE: Coincidentia Oppositorum (dal latino “Unione dei Contrari”. Ndt.)
Per dirlo con le parole di Bakunin “credo di aver provato, e i fatti non tarderanno a dimostrarlo meglio di quanto io non abbia potuto” (2) che la primavera cilena si sta incamminando verso un’estenuante consunzione.
Il fuoco sta venendo soffocato. Gli appelli anarchici cominciano a languire. L’ossigeno che dava vita all’Anarchia si esaurisce.
Nelle sue “lettere a un francese riguardo alla situazione attuale” Bakunin raccomanda “l’azione immediata, non politica del popolo, per la sollevazione in massa di tutto il popolo francese, organizzandosi spontaneamente, dal basso, per la guerra di distruzione, la guerra selvaggia all’arma bianca” (3); però la sua esortazione è datata 1870 e, infine, centoquarantanove anni sono passati invano. Di fatto, proprio Bakunin finirà i suoi giorni molto deluso dalle masse e finirà col puntare maggiormente sulla coordinazione di spiriti affini, enfatizzando la cospirazione delle minoranze refrattarie e la propaganda col fatto.
Ai giorni nostri non possiamo porre la minima illusione nelle masse.
Sappiamo anche fin troppo bene come agisce la servitù volontaria. Se si fosse avuta l’insurrezione generalizzata, la “guerra distruttrice”, la “guerra selvaggia all’arma bianca” si sarebbe imposta (la servitù volontaria. Ndt.) visto che la fine del film è già nota dall’inizio.
Un secondo prima che appaia la scritta “The End” emerge il pifferaio di Hamelin che guida il branco di roditori a suo piacimento.
Il pericolo della “massa” è la sua malleabilità. Con la stessa facilità con la quale assiduamente la modellano i democratici liberali, cosi’ la manipolano i leaders religiosi e i dittatori. La sua enorme duttilita’ le permette – senza distinzione – di intraprendere le più intrepide gesta libertarie come di giungere al fascismo più osceno.
L’ideologia partecipazionista sempre gioca il suo ruolo finendo per prendere le redini (della rivolta. Ndt.) cooptandola.
Basta buttare uno sguardo alla iperproduzione di video che da ieri naviga sul web, con tendenza immediata a viralizzarsi , intititolata “Popolo Unito, una nuova alba” (4) per rendersi conto dei meccanismi già in atto di recupero del sistema di dominio. Proprio li, a partire da una narrazione apparentemente insignificante, prende vita l’opera controinsurrezionale. Questo spiega l’esigenza del grandangolo per poter abbracciare nella foto tuttx parlamentarx di ogni tendenza che oggi posano sorridenti riguardo agli “accordi raggiunti”. Da Wall Street a Zurigo, dai potenti sgorgano cascate di applausi alla coesione della classe politica. “Storico!” enfatizzano a otto colonne i giornali annunciando la caduta della Costituzione di Pinochet. L’irriducibile “Plaza del dignidad” (prima Piazza Baquedano o Piazza Italia) si risveglia magicamente ricoperta da un immenso striscione bianco col simbolo della pace.
La dialettica marxista del “potere costituente” comincia a monopolizzare la lotta. Non è affatto casuale il ruolo negoziatore del “Tavolo” di Unita’ Sociale” (Unidad Social, piattaforma di sinistra che potremmo definire come “disobba” nostrana. Ndt.). L’uscita dalla “crisi” per la sinistra è dar continuità a questo paradiso capitalista globalizzato.
Il “nazion – populismo”, sia di destra o di sinistra, e’ la soluzione.
Dal Sud america all’Europa ce lo spacciano come l’unica strada di “ristrutturazione”, vale a dire, il cammino per venderci ancora più capitalismo (però ora con “volto umano”, off course).
In questo contesto appare  l’appello all'”unita’ popolare” mediante una canzonetta melensa che resuscita la trova di Quilapayun (gruppo di musica popolare. Ndt.) con l’aiuto di un rinnovamento d’accordi –di una
certa reminescenza sovietica- con un ritornello che ripete allo sfinimento “la patria sta forgiando l’unita’”.(5) nonostante un paio di strofe di rappers al servizio del patriottismo vernacolare (“non siamo ne di destra ne di sinistra/ non facciamo parte di sta merda” e “andiamo per la nostra strada, come esseri umani, senza partito” (con la traduzione si perde la rima originale…ma non e’ un gran peccato! Ndt.) (6) e’ innegabile la mano che dondola la culla. Le immagini del videoclip sono sintomatiche: un corteo variegatissimo punteggiato di bandiere nazionali cilene (e in misura minore mapuche) che alla fine propone un’innumerevole quantità di poster, cartelli, striscioni con rivendicazioni cittadiniste, per culminare, tra cornici dorate, in un’immensa bandiera cilena con lo slogan “Andiamo! Il Cile non si arrende!”(7)

A MODO DI CONCLUSIONE PRELIMINARE.
Alcunx compagnx considerano che ancora non sia il momento per trarre conclusione, che dobbiamo ancora aspettare che “le acque facciano il loro corso e si vedano i risultati dell’insurrezione” (8). Assicurano che “la nuova costituzione, la nuova assemblea costituente, l’imminente caduta di Piñera”(9) e tutto il complesso di cambiamenti politici che seguiranno sono il cuore del “trionfo popolare che trasformerà per sempre la società cilena” (10).
Questx “compagnx” insistono perché “riflettiamo a mente fredda prima di esprimerci” (11) e poter apprezzare il risultato.
Ma ben più a fondo dei luoghi comuni o l’abuso di immagini scadenti, ho ben chiaro che chi pensa in questo modo mira al ripristino della normalità.
Al contrario io considero che il tempo di approfondire sia ora: a caldo, conciliando l’atto riflessivo con l’eccitazione della lotta, ancora col fuoco sprigionato nella pupilla e la mani nere per i residui di polvere.
E perciò, ecco, mi pronuncio:
Questi giorni, nei quali qualcunx gia’ festeggia il trionfo popolare, sono il momento nel quale comprenderemo che la nostra mancanza di libertà proseguirà flagellandoci con un nuovo volto, una nuova Costituzione e, probabilmente, sotto un nuovo governo. E’ ora che percepiamo  che la nostra meta non fu mai il sussidio al trasporto pubblico, ne un’innalzamento del salario ne la pensione o nuove opportunità di lavoro, ne la fine del precariato o l’educazione gratuita; e qui che riveliamo –davanti ax nostrx affinx o estranei- che la nostra lotta non è mai stata per un’assicurazione nazionale di salute (in Cile il sistema sanitario è modellato su quello yankee delle assicurazioni sanitarie. Ndt.) ne per una nuova Costituzione o per un’Assemblea Costituente, ne contro la corruzione o per la trasparenza democratica, ne per la partecipazione politica rappresentativa o per la
sensibilizzazione degli sbirri, ne per un governo di potere popolare e tanto meno per una nuova patria.
Questa somma di rivendicazioni e richieste cittadiniste sono state solo il pretesto per esarcerbare la rabbia e risvegliare le passioni liberatrici; la congiuntura perfetta per propagare il caos e dar vita all’Anarchia. Noi, x anarchicx, non lottiamo per le riforme. La lotta anarchica si sviluppa fuori dalla sfera dei “diritti” legali. Per questo io credo che la guerra debba continuare.
Forse sono finiti i giorni delle barricate e sono finiti anche gli espropri di massa, pero’ ora e’ giunta la naturale decantazione che rafforzerà l’agire di un  ridotto nucleo di refrattarx che, ancora una volta, conferma la centralita’ dei gruppi d’affinita’ e la rilevanza dex canx scioltx.
La nostra guerra e’ contro ogni autorita’, per la fine del mondo delle merci, per l’eliminazione della produzione e di tutte le nocivita’, per la distruzione del lavoro, per la distruzione del nemico.
E’ giunto il momento di sradicare dalla nostra parte il maquillage della correttezza politica e le attitudini anarco-sinistrorse che ci sono costate cosi’ caro. Il nostro agire non ricerca l’accettazione e l’empatia della  massa. Come saggiamente domandava Bonanno “quanto ci costa vestire la maschera della rispettabilita’ rivoluzionaria?” (12)
“Gli/le anarchicx non si presentano immediatamente per quello che sono realmente. Non dicono chiaramente, siamo anarchicx, vogliamo distruggere il nemico. Generalmente sono più delicatx, per non spaventare coloro
che stanno ascoltando. Perché pensano che l’accrescimento quantitativo può rafforzare il movimento anarchico; credono che in questo modo x anarchicix, che oggi sono cento o mille, domani potranno essere
diecimila o centomila e rendere possibile la rivoluzione.” (13)
E’ questo un mondo “tripolare” (Stati Uniti/Cina/Russia) nel quale paradossalmente non si combattono programmi ideologici opposti gli uni agli altri, ma tre variazioni dello stesso espansionismo capitalista
predatore con interessi e nemici comuni (14), abbiamo molto chiaro che non abbiamo alternative, non c’e’ un “trionfo sostenibile”. Non c’e’ nessuna rivoluzione possibile, solo un mondo da distruggere.
Ma primo di ciò, la domanda d’obbligo riguardo al tema che stiamo affrontando “dove sta andando il Cile?”, ossia, che intenzione soggiaciono realmente dietro alla cortina dello slogan “Andiamo! Il Cile non si arrende!” che appare a modo di epigrafe sulla gigantesca bandiera cilena del videoclip sopra menzionato.
Per rispondere a questo interrogativo c’e’ chi ci suggerisce di passare per il vaticinio di qualche marxista libertario postmoderno che intravede ne “l’accelerazionismo” il collasso del capitalismo per mezzo del suo stesso eccesso di sviluppo e scansiona i  presunti segni del post-capitalismo nello sviluppo stesso del capitalismo globale post-industriale in transizione verso l’Era collaborativa (dove la biosfera sarà rigenerata e “un’economia globale più equa, più umanizzata e più sostenibile sarà stabilita per tutti gli esseri umani sulla
Terra”)[15] .
Senza dubbio questx spettatorx ottimistx che sostengono che dietro le ondate insurrezionali planetarie si intravede la fine del capitalismo, solo tentano di placarci e distrarci, traendoci nella strada della “costruzione sociale”, visto che hanno appreso oramai che non transigeremo in nessuno sforzo per la distruzione di tutto ciò che ci opprime, dato che la nostra lotta e’ per la liberazione totale.
Siamo coscienti che assistiamo alla fine di un ciclo economico e che questo porta con se molteplici trasformazioni generatrici di esclusione, frustrazione e disperazione. Il “Washington Consensus” ( insieme di 10
direttive di politica economica abbastanza specifiche ideate come “pacchetto standard” da destinare ai paesi in via di sviluppo che si fossero trovati in crisi economica. Ndt.) si e’ concluso, lasciando il passo ad un modello multicentrico del capitalismo globale. Stati Uniti, Cina, Russia, Europa e in qualche misura anche America Latina (16) rappresentano modelli specifici di questo capitalismo che si espande senza limiti in tutti i confini della Terra.
Nonostante le “caratteristiche specifiche” di ognuno di questi paesi, o blocchi di paesi, tutti lasciano intatta l’economia di mercato, il che riduce, nella pratica, le “differenze” tra paesi solamente al modo che ogni progetto adotta per reprimere gli antagonismi locali che emergono dalle dinamiche dello sviluppo capitalista globale.
E’ inconfutabile l’avanzamento a passo di gigante del capitalismo dal Congo all’Ecuador, dalla Cina al Vietnam: esempi, questi ultimi, fedeli della sua rapida crescita. Nonostante ogni buon augurio, il capitalismo si rinnova con ogni “crisi” e presenta una salute di ferro. Tutto questo ci porta a concludere che, qualunque sia l’esito di questa insurrezione, il Cile va inesorabilmente verso più capitalismo.
Percio’ “l’avvenire”(17) che auspica il remix de El Pueblo Unido si riduce alla stessa cosa, pero’ ora dalla mano sinistra “la luce/di un rosso avvenire” (18) che annuncia la “vita che verra’”(19) non e’ altro che la strana luminosita’ scarlatta della nube tossica delle principali città cilene (20), l’avviso dell’ecatombe ambientale che si approssima per l’elevata contaminazione industriale, lo sfruttamento spietato delle miniere e il sovrannumero di veicoli: tutto ciò grazie, e per la, depredazione capitalistica e, “la vita che verrà”, conseguentemente,
sara’ post apocalittica, pero’, per allora, sicuramente ringrazieremo Monsanto per l’approvvigionamento di frutta e verdura a prezzi accessibili, agli albori di un capitalismo collaborativo.
Tuttavia questa certezza non ci spaventa. Al contrario, ci invita ad abbandonare tutti gli incasellamenti utopistici e a riaffermare l’Anarchia del ventunesimo secolo come un campo di guerra permanente.
Riconoscere che non c’e’ alternativa non e’ un appello a vacillare, piuttosto l’espressione viscerale che ci incita all’abbordaggio anarchico col coltello fra i denti; una proposta di guerra quotidiana: abbiamo tutte le ragioni immanenti per far si che l’Anarchia viva qui ed ora, fino a che non resti orma alcuna di istituzioni ed autorita’.
Gustavo Rodriguez, 24 novembre 2019.

Post scriptum inevitabile: il nemico dell’Anarchia ora in Cile non e’ il governo repressivo di Piñera (coi suoi sbirri assassini per le strade e I militari con le baionette appuntate) ma piuttosto coloro che celebrano sinceramente il “trionfo” e cominciano a giocare la carta dell’Assemblea Costituente e affilano le loro zanne in vista dell’aprile 2020 (il 26 aprile 2020 si terra’ in Cile un referendum per decidere se avviare o meno un processo costituente, che dia vita cioe’ a una nuova Costituzione, e se si come farlo. Questa data e’ stata decisa
all’unanimita’ politica il 15 novembre 2019.  Ndt.). Il nuovo nemico e’ la forza istituente che comincia ad affacciarsi. Combattere questo volto –con la stessa furia con la quale si sono combattuti i poteri attuali-
e’ l’obiettivo. Resta poco tempo e tanto da distruggere. Ancora non si e’ bruciata nessuna sede del Partito Comunista ne si e’ recapitata la meritata doccia di merda al deputato Boris Barrera (deputato del partito comunista, possibile candidato alle presidenziali in Cile, uno dei massimi propugnatori della Costituente. Ndt.)

NOTE
(1)    Informazioni raccolte a partire dai comunicati di differenti gruppi di affinita’ e/o collettivi, pubblicate nei siti affini Anarquía Info (//anarquia.info), ContraInfo (//es-contrainfo.espiv.net) e, ANA
(//noticiasanarquistas.noblogs.org/) e attraverso lo scambio epistolare con compagnx, testimoni e prtogaonisti dei fatti.
(2)    Micail Bakunin, Lettera a un francese sulla crisi attuale, 25 agosto 1870.
(3)    Ibidem
(4)    Visualizzabile in //www.youtube.com/watch?v=IUOF9wxrYFI
(5)    Ibidem
(6)    Ibidem
(7)    Ibidem
(8)    Chi dirige la missive in questione non merita di essere citatx ed esige una risposta in modo ben piu’ contundente di quanto non permette questo strumento.
(9)    Ibidem
(10)    Ibidem
(11)    Ibidem
(12)    Conferenzia pluricitata nella prima parte del mio scritto, tenuta all’Universita’ Pantic, ad  Atene. Raccolta in: Dominazione e rivolta, A.M. Bonanno, seconda edizione rivista e crretta. Ed. Anarchismo , Trieste, 2015. pp. 139 – 176
(13)    Ibidem
(14)    O per lo meno questo e’ cio’ che vorrebbero farci credere. Stati uniti, Cina, Russia e incluso Iran, condividono interessi nel combattere l’ISIS e le sue cellule internazionali, anche se in verita’ simulano semplicemente il combatterli con il reale obiettivo di massacrare i propri reali nemici.
(15)    Questo e’ caso per esempio di Jeremy Rifkin e il suo denominato “bene comune collaborativo” –per quanto tempo e’ gravitato nel nostro giro- dove ipotizza un nuovo modo di produzione e di scambio che rinunci
alle relazioni di mercato e alla proprieta’ privata, porge la mano all’”internet delle cose” e alla “societa’ dei bassi costi” che aprira’ il cammino verso l;a “cornucopia sostenibile”. Per maggiori informazioni si veda, Jeremy Rifkin, La societa’ a basso costo; L’Internet delle cose e “Il bene comune collaborativo e l’eclissi del capitalismo”.
(16)    Senza timore di smentita possiamo affermare che in Sud America il capitalismo populista e’ in ascesa. Cuba, Nicaragua, Venezuela e la Bolivia del deposto evo Morales sono esempi concreti del capitalismo di
stato del ventunesimo secolo. L’Uomo Nuovo ha sofferto una contundente metamorfosi in Homo Capitalista, disposto a devastare e spianare la Terra. E qui torna alla mente quella vecchia battuta cubana della fine
dei settanta: “i bruchi sono regrediti trasformandosi in farfalle”.
(17)    Per qualche futile coincidenza della vita il testo del remix e’ stato suggestivamente pubblicata in
//www.marxists.org/subject/art/music/lyrics/es/el-pueblo.htm
(18)    Ibidem
(19)    Ibidem
(20)    Il Cile annovera nove delle dieci  citta’ piu’ contaminate della’America latina (Padre las Casas, Osorno, Coyhaique, Valdivia, Temuco, Santiago, Linares, Rancagua y Puerto Montt).
//radio.uchile.cl/2019/03/06/ciudades-chilenas-son-las-mas-contaminadas-de-sudamerica/

 

traduzione di GATTA/GTA

 

fonte: vozcomoarma.noblogs.org