LA REPRESSIONE È IL ”NOSTRO” VACCINO – una prima riflessione sullo stato d’emergenza ai tempi della pandemia

LA REPRESSIONE È IL “NOSTRO” VACCINO 

_una prima riflessione sullo stato d’emergenza ai tempi della pandemia_
[1]

_ _

Ed eccoci nuovamente di fronte ad un’emergenza, questa volta di portata
mondiale, come quella climatica, ma con una presa sicuramente diversa
sulle persone. Affrontare l’emergenza climatica vorrebbe dire rimettere
in discussione il proprio stile di vita, le proprie comodità, fare una
riflessione seria sul nostro sistema energivoro e quindi significherebbe
rinunciare ad abitudini e agi, ed evidentemente non è una strada che
piace a moltx. Ma quando si tratta di rinunciare alla propria libertà,
per la sicurezza di poter continuare a vivere comodamente, allora la
massa si lancia in hashtag, arresti domiciliari volontari, e una
venerazione del Dio Stato salvatore che ci protegge dal malvagio virus.
Come le religioni promettono un paradiso che nessunx ha mai visto
davvero in cambio della rinuncia ai propri desideri, alle passioni,
all’essere umanx e poter sbagliare, all’autogestione, così lo Stato
promette protezione contro un virus in cambio di completa assuefazione
al potere costituito.

Un’emergenza che riguarda la salute in maniera evidente e diretta come
può essere una pandemia è davvero una manna dal cielo per chi vuol dare
una svolta alla sperimentazione del controllo e all’avanzamento della
società tecnologica. La salute riguarda tuttx, non è una questione
ideologica, non è il solito nemico interno o esterno su cui polemizzare,
è orizzontale. La soluzione è però verticale. La offre solo lo Stato.
Per una volta che ci si poteva sentire solidalx e complici, tuttx nella
stessa barca… Invece la malattia, la morte, il dolore, sono cose che in
questa società spersonalizzata e con una difficoltà relazionale sempre
più evidente, facciamo fatica ad affrontare. Allora scatta il Panico. E
il Panico lo superi solo se intorno a te puoi avere fiducia nel
prossimo, se puoi circondarti di persone affini con cui parlarne. Invece
dopo questo Panico c’è il vuoto, la solitudine, la reclusione
volontaria. E il cittadino spaventato si affida all’unico amico che
crede di avere, l’unico in ogni caso che può frequentare, lo Stato.

Perchè questo sta succedendo con l’ennesimo legiferare d’emergenza, ad
essere incriminati sono i rapporti umani, la socializzazione. Perchè si
può stare a contatto all’interno dell’insalubre aria di un supermercato
ma bisogna avere un valido motivo per essere in un parchetto?
Evidentemente ti salvi dal contagio solo spendendo soldi, facendo girare
l’economia.

Perchè non si può girovagare per la città come si vuole ma si può
rischiare di infettare unx commessx di supermercato? Perchè, come stanno
dimostrando x tantx lavoratorx in sciopero in vari settori della
produzione non toccati dalle restrizioni per il coronavirus, per il
Mercato, per la Produzione, c’è chi si deve sacrificare, perché la
Patria deve continuare a funzionare. Niente chiacchiere al bar, niente
passeggiate nei parchi, ma a lavorare sì!

Questa pandemia ha portato ad un nuovo livello la coesione nazionale,
l’amor di patria, la fiducia nelle istituzioni. Il virus è nemico di
tuttx, il virus sta mettendo da parte l’odio indotto precedentemente dai
vari politicanti da talk show da social contro altri “mostri”. Ora il
pericolo è l’untore, colui o colei che non sottostanno alle regole, che
non stanno ad un metro di distanza, che escono nonostante le
restrizioni, che non recludono x bambinx in casa a disegnare stupidi
arcobaleni (stupidi perché frutto di assimilazione e non di fantasia
infantile)… Il nemico (per ora) non ha più un colore diverso della
pelle. Il nemico è chi sceglie la libertà, chi sceglie di autogestirsi
invece che farsi dire dallo Stato come comportarsi.

Non si vuole qui mettere in discussione la paura che le persone possono
provare, quanto il fatto che prendere precauzioni ed evitare di
contagiare persone a rischio è semplice, non c’è bisogno delle
istituzioni per capire come comportarsi. Soprattutto perché alle
istituzioni non interessa davvero la salute dei propri cittadini, quanto
la salute del sistema. Se agli Stati interessasse davvero la salute
delle persone probabilmente non si sarebbe arrivati ad una devastazione
ambientale così imponente che non farà altro che rendere più rapide e
facili altre pandemie, magari anche più pericolose. Infatti, non si
tratta di un’emergenza sanitaria dovuta all’effettiva pericolosità del
virus, quanto dello smantellamento che va avanti da decenni del sistema
sanitario che ora fa sì che non ci siano più posti letto per tutelare le
persone a rischio né per far fronte ad una sorta di mega influenza. Come
al solito la corsa al profitto assicura x pochx ma ha conseguenze prima
di tutto sulla vita degli “scarti” del sistema. Come x detenutx. Mentre
il governo assicurava una protezione dal contagio tenendo lontanx x
parentx dax prigionierx, allo stesso tempo, come lamentato dax detenutx
stessx, i secondini sono senza guanti e mascherina, le cure mediche in
carcere sono una merda e lo erano già prima della pandemia, figuriamoci
ora…e le nuove regole servono solo ad isolare sempre di più le persone
imprigionate e a controllarle meglio. Le rivolte scoppiate in una
trentina di carceri italiane sono state molto intense, c’era tanta
rabbia, tanta voglia di uscire da quella schifosa gabbia, distruggerla.
La paura è potente, è ingovernabile. Ma solo se si ha ben chiaro qual è
il vero ruolo dello Stato, il controllo e la garanzia al profitto di
pochi.

Mentre le carceri bruciavano e distruggevano, mentre decine e decine di
detenuti evadevano, paradossalmente il resto della popolazione, che si
crede libera, si auto-recludeva nelle case. Una scelta possibile solo
perché l’assuefazione alla vita da social, alla piazza virtuale invece
che alla piazza reale, alla vita in streaming, era già la vita dx tantx.
Oggi e nei mesi a venire, ci sarà bisogno sempre più di reti potenti che
possano garantire uno scambio di dati ingente ai responsabili bravi
cittadini italiani che ordinano online, parlano online, escono online,
si relazionano online, lavorano e vanno a scuola online. Chi si
lamenterà del 5G sarà un nemico della patria, perché la rete è l’unico
strumento che potrà garantire all’economia di continuare a girare.

Come al solito le emergenze diventano il campo perfetto per
sperimentare, per proporre soluzioni di merda che siano facilmente
assimilate dai più senza troppe storie, e la distruzione dei rapporti
umani basata sulla paura del contagio renderà ancora più difficile che
le persone scendano in strada a protestare contro la perdita del lavoro,
la difficoltà a pagare l’affitto e soprattutto la limitazione della
propria libertà a scegliere se e come vivere.

Le poche persone rimaste in giro senza mascherina, a passeggio
nonostante i divieti, forse inizieranno a riconoscersi come complici. E
non c’è denuncia o minaccia di arresto che tenga per la sete di libertà.
Che purtroppo è poco contagiosa.

_Alcune e alcuni che ci tengono alla libertà_

Links:
——
[1] http://www.brigata36.it/2020/03/3630/