Atene – Sull’arresto di due compagni accusati per attacchi agli uffici di Alba Dorata. Campagna per il sostegno finanziario

Atene, Grecia: sull’arresto di due compagni accusati per attacchi agli uffici di Alba Dorata. Campagna per il sostegno finanziario.

Il 1 novembre 2019 ignoti danno fuoco alla sede, ormai l’ultima in tutta Atene, di Alba Dorata in Diligianni Street, all’interno della quale anche il segretario nazionale del partito Nikòlaos Michaloliàkos aveva il suo
ufficio. Un’auto della polizia antiterrorismo che passava di lì si accorge che qualcosa non va e, mentre le fiamme divampano nel quartier generale del partito neofascista, comincia a lanciarsi all’inseguimento di un veicolo in cui sospetta esserci gli attentatori. Il lungo inseguimento, al quale si aggiungono altre macchine dell’antiterrorismo
in borghese, finisce in maniera rocambolesca alle porte di Exarchia: una volante, nel tentativo di non fare entrare l’auto dei presunti fuggitivi nel quartiere, prova a speronarla con il risultato di due poliziotti in ospedale dopo lo scontro e i fuggitivi che fanno perdere le loro tracce. Il 16 dicembre vengono arrestati due compagni, accusati di aver fatto parte del commando responsabile dell’incendio di novembre, ma non solo. Dalle carte tribunalizie si apprende che gli inquirenti mettono in correlazione alcune azioni che negli ultimi tre anni hanno seriamente colpito il partito
neofascista: l’incendio dell’allora sede principale di Alba Dorata sita in Mesogeion Street nel 2017; l’incendio della sede e l’aggresione di alcuni militanti del partito di estrema destra ad Aspropyrgos nello stesso anno – dopo il quale Alba Dorata ha cessato le sue attività in zona -; l’incendio e la conseguente chiusura definitiva di un’altra sede nel quartiere di Menidi nel maggio 2019 e, appunto, l’attacco incendiario di inizio novembre. A collegare i vari attacchi sarebbe, secondo gli investigatori, il nome “Taxarchia” che compare nelle diverse rivendicazioni. “Taxiarchia” in greco vuol dire “Brigata” e tutte le rivendicazioni sono state firmate da brigate: quella dell’incendio di
Mesogeion Street dalla “Pavlos Fissas Brigade”; quelle di Aspyrogyros dalla “Sachzat Lukman Brigade”, dalla “Petrit Zifle Brigade” e dalla “Abd Elsalam Brigade”; quella di Menidi dalla “Durruti Brigade”. I due compagni sono accusati di aver partecipato all’azione di novembre e a quella del maggio scorso a Menidi perché in entrambi quei giorni avrebbero noleggiato due automobili, compatibili – secondo la polizia –, con quelle usate da chi ha appiccato gli incendi. Dalla presunta partecipazione a queste azioni viene desunto il loro coinvolgimento a tutti gli altri
attacchi sopra descritti. Quest’operazione arriva al culmine dell’attacco lanciato da Nuova Democrazia dallo scorso luglio al potere in Grecia – contro una parte della popolazione. La retorica contro gli immigrati, la creazione di nuovi campi per senza-documenti, l’aumento dei controlli e delle retate si accompagnano ad una politica economica di lacrime e sangue (vedasi ad esempio il tentativo di privatizzare una parte consistente del sistema sanitario). Tutto ciò accade mentre si mira a colpire la parte più combattiva della popolazione promulgando leggi che
limitano il diritto di sciopero, con l’abolizione dell’asilo universitario che impediva ai poliziotti di entrare negli atenei senza autorizzazioni, e con gli sgomberi di spazi e occupazioni in tutta la Grecia. Negli anni della crisi economica si è vista una forte ascesa delle destre in Europa e non solo, il diffondersi di discorsi nazionalisti,
razzisti, xenofobi, che rivendicano misure autoritarie contro “l’insicurezza” (che si percepisce spesso e volentieri associata agli immigrati) in termini di aumento della repressione poliziesca e decreti che limitiano sempre di più le “libertà” civili. Guardare alla Grecia, dove un partito apertamente neonazista ha perso notevolemente di forza e
supporto elettorale a seguito anche degli attacchi ricevuti contro le proprie sedi e i propri militanti, è di spunto e riflessione. Ci sembra possa essere, di questi tempi, un esempio di antifascismo che con pratiche dirette dimostra che arginare queste derive è possibile. I due compagni, dopo un periodo passato nella centrale di polizia (Gada), sono usciti. Ora hanno il divieto di lasciare il paese, l’obbligo di firma una volta a settimana in commissariato e devono versare entro il 17 gennaio una cauzione di 15.000 euro a testa, pena il ritorno in carcere. Alcuni
compagni in Grecia hanno lanciato un appello affinché si provi a raggiungere questa cifra. Un appello che ci sembra importante diffondere anche in Italia, consapevoli che la solidarietà è fatta anche di iniziative come questa.

Di seguito il link al comunicato dalla Grecia:
https://athens.indymedia.org/post/1602315/
e alla pagina da cui è possibile fare i versamenti:
https://www.firefund.net/persecutedantifa

Alcuni compagni di Torino, Gennaio 2020