BOLIVIA: UNO SGUARDO ANARCHICO SULLE PROTESTE [traduzione a cura di GATTA]

Gruppo di Traduzione Anonimo oppure Gruppo Anonimo di Traduzione Testi Anarchici

Ci sono libri che “non esistono”… perché incomprensibili (a causa di barriere linguistiche) oppure difficilmente reperibili. Perché non prendersi il tempo di trovarli, leggerli e tradurli?

Per una fortuita concatenazione di eventi, ci siamo ritrovatx a voler condividere spunti, riflessioni e informazioni tra noi e grazie alle differenti conoscenze linguistiche ci è sembrato interessante iniziare a tradurre libri, testi e opuscoli per poterli divulgare anche e
soprattutto per dare risonanza alle azioni ed intenzioni che sentiamo affini, laddove queste non possono facilmente arrivare.

L’idea del Gruppo di Traduzione Anonimo (G.T.A.)/GATTA è nata, come spesso ogni altra, nella sua più limpida semplicità; in una affermazione
attorno ad una comune, ma non per questo banale, stufa, fra il fresco
delle fronde degli alberi, tra una chiacchiera e un’altra, insieme ad
amiche ed amici con una fantastica voglia di far proliferare, diffondere
e condividere idee e pensieri provenienti da paesi lontani per alcunx
completamente sconosciuti. Ci piace scavare nel passato, in quello di
compagnx poco conosciutx, di azioni passate quasi inosservate, ma anche
nel presente, dove un contributo di un sapore differente su analisi già
ampiamente digerite può far tornare l’appetito. Oppure, semplicemente,
la voglia di far girare il più possibile scritti che ci sono piaciuti e
che difficilmente troviamo nelle distro.

Più che l’ennesimo progetto che si sviluppa al di fuori del web è una
breccia cartacea, a partire dalla scelta dei testi da tradurre, che ci
spingono a navigare per mari sconosciuti e poco esplorati, fino al
momento della condivisione dei testi tradotti e stampati, che ci
piacerebbe fare soprattutto incontrandosi di persona, o, per chi si
trova reclusx, tramite corrispondenze dirette.

…in attesa dell’uscita dei libri e opuscoli ora in fase di
lavorazione, ci siamo cimentatx nella traduzione di quest’analisi sulle
recenti proteste in Bolivia. Buona lettura!

Qui il pdf della traduzione

BOLIVIA: UNO SGUARDO ANARCHICO SULLE PROTESTE E LA RINUNCIA DEL
PRESIDENTE INDIGENO EVO MORALES.

Fonte:
https://anarquia.info/bolivia-una-mirada-anarquica-sobre-las-protestas-y-la-renuncia-del-presidente-indigena-evo-morales/

Traduzione a cura di GTA/GATTA

LA FINE DI UN LEADER…

Nelle proteste in Bolivia attira molto l’attenzione la sconfitta di Evo Morales e del governo del Movimiento Al Socialismo (MAS), al potere da
13 anni. Una sconfitta già annunciata dal referendum del 21 febbraio
20161 e che non si limita ai voti. L’incendio della Chiquitania fu di
grande importanza contro il precedente governo, perché evidenziava le
alleanze di Evo con gli allevatori di bestiame di Santa Cruz per
rispettare i contratti milionari con i cinesi2, suoi alleati
antimperialisti. Anche l’attacco contro il TIPNIS3 gli ha giocato
contro. Ma in definitiva l’insistenza di Evo a governare, a qualsiasi
prezzo, è stato ciò che ha finito per sconfiggerlo con la peggior forma
per chi si dice un rivoluzionario, con proteste nelle strade.

PRIMO MOMENTO DELLE PROTESTE.

Ma partiamo da un inizio parziale di questi giorni di conflitto. La
sensazione di inganno per una frode, o l’errata decisione di
interrompere la trasmissione del conteggio dei voti, ha scatenato quello
che fino ad oggi è stato un crescendo di proteste. Inizialmente, i
giovani democratici, pacifisti, cittadini e circensi, che hanno avuto
poco giudizio quando si è trattato di purificare i commenti razzisti,
hanno chiesto un secondo turno, ma sono stati ridicolizzati (i nastri
colorati davano forti motivi).

Dopodichè, più gente, tra universitari, minatori hanno ingrossato le
proteste, chiedendo “nuove elezioni”, il che è stato nuovamente
respinto, finché, finalmente, le strade hanno gridato chiedendo la
rinuncia di Evo Morles, con i comitati civici che si sono riuniti e
hanno approfittato del momento.

Se da un lato alcuni tenderanno a spiegarlo a partire dalle forze
internazionali dell’imperialismo che hanno spinto le persone contro il
MAS, dall’altro lato, non dimentichiamo che in quelle proteste e nella
sconfitta di Evo, c’è qualcosa di fondamentale per ogni collettività:
non volere più chi governa. Nonostante ciò, non c’era nulla che potesse
chiamare gli anarchici alle proteste perché, oltre a difendere un
sistema e una democrazia, erano proteste senza il minimo criterio
antirazzista. Gli anarchici, da parte loro, hanno approfittato del
momento e hanno risposto con l’internazionalismo e la solidarietà
andando a protestare sotto al consolato del Chile4 regione dove i
compagni incappucciati continuano la guerra contro il sistema.

Ma tralasciando tutto il cittadinismo e le istituzioni che cercano di
governar la vita, quando parliamo di un luogo come la Bolivia, con una
popolazione in maggioranza razzializzata come indigena, ci sono alcune
cose che meritano più attenzione. Prima di tutto, che questo governante
che non amano più, rappresentava più di un semplice presidente. Evo
Morales è stato costruito come il simbolo degli indigeni andini, quasi
come un’immagine da esportazione che è stata avidamente accettata da
tutta la gamma di alternativi di sinistra. E anche se è vero che il suo
governo ha permesso un ingresso di massa dei popoli originari negli
hotel, negli edifici pubblici, nelle poltrone e nei posti del potere
politico che molti non hanno mai accettato se non per ripulire o vendere
qualcosa, non ha inventato nulla sulla lotta dei popoli originari, o la
ricerca di riconoscimento nello status ufficiale dello Stato boliviano.
L’Educazione “formale” è stato un percorso battuto anche troppo, da
Warisata alle università, tant’è che ora ci sono tre generazioni di
“intellettuali Aymara” e un’Università Pubblica di El Alto, che fu
aperta grazie a proteste e occupazioni di edifici abbandonati. La salute
tradizionale è riconosciuta anche come patrimonio dell’umanità e ha
partecipato a celebri incontri di medicina internazionale5, quella
salute non occidentale, ma quella che sopravvive a tutti gli stati e
poteri. Ancora una volta, il “percorso parlamentare indigeno”6 non è
stato un risultato del MAS, solo per dare due esempi importanti, il
MITKA (Movimento Indio Tupak Katari) è stato uno dei primi partiti
indios, fu fondato nel 1978 e partecipò alle elezioni dopo la dittatura
rivendicando un paese indio7. E la Comandante Remedios, la prima donna
_chola_ ad essere presentatrice televisiva, prima _chola_ ad occupare un
incarico pubblico e ad essere eletta deputata per il parlamento di La
Paz, e la prima candidata _chola_ alla presidenza. Percorso politico che
ha anche aderito all’anarcosindacalismo dagli anni 20 e 30 con le
specialità culinarie, artigiane e floreali e da una prospettiva
anarchica dobbiamo sottolineare che è proprio quell’inclusione che ha
degenerato e degenera la lotta autonoma perché la obbliga a
legalizzarsi, istituzionalizzarsi e ad entrare nel progetto di
civilizzazione.

Per questo è urgente ricordare che non abbiamo mai bisogno di un
presidente, di una costituzione e nemmeno di uno stato plurinazionale
per esistere con l’allegria di essere ciò che siamo né per resistere a
secoli di colonialismo.

I popoli nativi esistono a prescindere dagli stati. La relazione
profonda che abbiamo con la terra, con la _pacha, _gli _achachilas_, gli
_illas_, gli _apache_ e tutto ciò che ci circonda, non l’ha inventato il
MAS. Ciò che ha fatto questo partito è stato unire gli indigeni con un
forte discorso di sinistra statalista8, l’altra faccia della moneta del
MAS, orchestrata da Álvaro García Linera, rimpiazzando i monumenti dei
colonizzatori con quelli di Che Guevara o di Hugo Chávez. Quel che ha
fatto la gestione del MAS, in questo affanno di costruire uno stato
indigeno, è stato rubare i simboli della resistenza e metterli nello
Stato e nelle uniformi delle forze repressive che storicamente e tuttora
sono i carnefici di tutti i popoli originari.

Ironicamente, il ruolo delle forze armate è stato determinante perché
Evo rinunciasse. Mettiamo in chiaro che non si è trattato di buoni
poliziotti che non desideravano massacrare il popolo. Niente di quel
delirio di poliziotti del popolo o antifascisti. La polizia si è
ammutinata chiedendo una serie di benefici economici, approfittando
dell’occasione9. E quando è tornata in piazza lo ha fatto per difendere
i suoi soliti capi, i ricchi che si credono bianchi occidentali. La
polizia non sarà mai amica, è la forza repressiva. C’è chi non lo
dimentica e questo è ciò che applaudiamo, le dozzine di stazioni di
polizia bruciate, il saccheggio delle dogane e la morte del colonnello
della UTOP, che, spaventato dalle dinamiti, ha finito per schiantare la
sua macchina contro un minibus, a proposito del minibus nessun media
dice niente. I vandalismi non sono solo azioni telecomandate perché se
ne vada il MAS, sono anche il riprendersi la vita attaccando ciò che la
reprime. E certamente è un orizzonte anarchico che questo recupero della
vita sia ripulito da tutti i partiti.

E LA DESTRA?

L’apparizione di un leader del più alto calibro fascista, Camacho,
figlio della popolazione dei proprietari terrieri borghesi, ex militante
dell’Unión Juvenil Cruceñista10, gruppo di scontro e marcatamente
razzista, e capo del Comitato Civico per Santa Cruz11, difende gli
interessi della parte “ricca” della Bolivia, ricca di terre, soia,
bestiame ma apparentemente meno ricca nel pensiero, come Camacho che
chiese aiuto per capire la costituzione politica dello Stato niente più
e niente meno che al Cancelliere del Brasile, famoso per i suoi discorsi
in cui mescola esoterismo e letteratura razzista12. Così, con l’aiuto
per capire la sua Costituzione, Camacho ha approfittato del dissenso
conto Evo per diventare il leader delle proteste e dopo la rinuncia,
entrare nel palazzo di governo, bruciando la Wiphala13, con la bandiera
della Bolivia e la bibbia. La stessa bibbia con cui è entrata la
presidenta nuova di zecca, Jeanine, circondata dai militari.
Nell’atteggiamento della destra c’è una reazione e la validità dei
vecchi valori della dominazione: il nazionalismo, il leaderismo, il
patriarcato, la colonizzazione, la supremazia di un’idea creola bianca e
l’insistenza nel potere di dio, quel dittatore eterno che sono secoli
che cerca di dominare tutti i ribelli e estirpare le “idolatrie” di
tutti i popoli originari. Nelle sue parole che chiedono l’unità
nazionale e una sola Bolivia, risiedono l’imposizione di uno Stato su
tutte le altre collettività e il desiderio di normalità dei cittadini
che garantisce loro di continuare a dominare dopo l’incubo di 13 anni di
essere fuori dal potere politico. Questi atti, sommati ai poliziotti di
Santa Cruz che si staccano la Wiphala dalle uniformi, saranno i gesti
che risveglieranno le tensioni camuffate. Perché quel che hanno fatto
con la Wiphala è quello che vorrebbero fare con i popoli originari.
Perché rifiutare la Wiphala contiene tutto il colonialismo che esiste in
Bolivia, dove la gente si guarda allo specchio e si vede bianca per
essere più educata, più civilizzata. Perché entrare con la bibbia e la
bandiera, cacciando la Wiphala esprime la purezza etnica che la
dominazione sempre sognò in Bolivia.

UN ALTRO MOMENTO.

E questo è un secondo momento, in cui la protesta, senza il Líder Evo
Morales, ha continuato a traboccare. Saccheggi e vandalismi sono
continuati ovunque. Inizialmente, senza polizia e senza presidente, le
“orde” hanno provocato il panico cittadino, un panico storico per la
vendetta di quelli razzializzati come indigeni. Alla fine coloro che
dominano sanno di mangiare, comprare, essere serviti, trasportati e
persino vivere in case costruite da coloro che chiamano indigeni. Però i
saccheggi, così come gli attacchi, sono molto più che l’azione di un
partito. Pensare solo ai partiti ci separa dalla complessità delle
nostre tensioni e dalle nostre ricerche anarchiche. Saccheggi e attacchi
sono anche il risultato di esclusione e servitù secolari.

Se ampliamo la nostra visione più in là delle frontiere dei partiti di
sinistra e di destra, e guardiamo in direzione della gioiosa e urgente
distruzione della dominazione, possiamo sentire le tensioni irrisolte in
Bolivia. Il rogo della Wiphala, come il rogo dei _ponchos_ a Sucre nel
200814, sono atti che ci ricordano di volta in volta il volto del
dominio, del progetto di civilizzazione, del quale lo Stato e tutti
coloro che ne fanno parte è parte vitale. Perché? Perché lo Stato in
questo continente, fu il risultato di un’imposizione coloniale, che mutò
in guerre e “rivoluzioni” tra le élite creole. Perché lo Stato è il
braccio legale della devastazione della terra, attraverso le sue
politiche di sviluppo e progresso. Perché lo Stato è Potere e il potere
usa la forza repressiva per annichilire qualsiasi libertà e corrompere
chiunque. Di conseguenza, e anche se sembra ovvio per un anarchico dire
questo, non è attraverso lo Stato né dei partiti (siano o no di
sinistra) che si annienta la dominazione. Si annienta la dominazione
distruggendo lo Stato e i suoi falsi critici. Questo è l’orizzonte che
ispira la lotta anarchica, antagonista al potere da qualunque parte
venga, un orizzonte che ci porta a vedere la possibilità di un’assoluta
libertà. Per tutto questo, quando noi anarchici diciamo che vogliamo la
distruzione dello Stato, parliamo molto sul serio.

Ma quest’orizzonte, l’abbiamo anche imparato dai popoli dai quali
abbiamo ereditato le nostre radici native, secoli fa non ha avuto
bisogno dello Stato. È per questo che sentiamo nuovamente nelle strade
il grido – Ora sì, Guerra Civile!!15 Grido antico che abbiamo ascoltato
nella Guerra del Gas e dell’Acqua16, che ricorda che la guerra in queste
terre non è mai avvenuta tra i popoli originari e i colonizzatori, ma
tra le élite creole. Grido che oggi si è rialzato da una comunità che
apparentemente si trova nel territorio di El Alto, ma è molto più grande
la comunità razzializzata come indigena, da cui ricordiamo che la
tensione contro il progetto civilizzatore non si è risolta, perché ogni
giorno si esprime nelle più svariate esclusioni. E questo è qualcosa che
nessun governante può risolvere.

SULLE COSTITUENTI E LA COSTITUZIONE.

La falsa risoluzione di queste tensioni mediante la Costituente guidata
dal MAS tra il 2006 e il 200817, è stata una soluzione in carte legali
(logica occidentale) di problemi che restano sulla pelle e la visione
del mondo antagonista allo Stato Capitale.

Una costituente, e la costituzione da essa risultante, sono gli
strumenti del patto sociale tra la società e lo Stato. Sono il marchio
della sottomissione delle collettività ad uno Stato e la sconfitta di
qualsiasi lotta autonoma. Ed è così che la nuova Costituzione
Plurinazionale della Bolivia ha significato un recinto istituzionale che
ha dissociato le persone dalle forme autonome di far politica e lotta:
la strada e la protesta.

La Costituente ha ridotto lotte millenarie ad un partito, il MAS, e ha
permesso che il razzismo e il colonialismo si mascherassero da
opposizione politica. Per questo a loro, i dominatori di sempre, è
risultato più facile insultare un indio, chiamandolo masista, piuttosto
che mantenere il classico indio di merda che risulta politicamente
scorretto.

La Nuova Costituzione e il volto indigeno di Evo hanno confuso così
tanto con questa sua inclusione che hanno confuso anche quelli che prima
erano antagonisti allo Stato, che si sono improvvisamente ritrovati a
far parte sia di un gruppo indigeno che di un ministero, essendo parte
tanto di un gruppo di commercianti di contrabbando che di un’autorità
pubblica. Collettività forti e combattive sono diventate governo, e con
l’inclusione si sono confuse e conformate, perdendo di vista che le
gerarchie non solo di classe, ma anche di cultura e di colore della
pelle, erano a malapena nascoste. Anche molti “anarchici” e libertari
erano molto confusi (come successe in Venezuela con gli anarco-chavisti,
in Messico con gli anarco-zapatisti, e anche in Brasile con i pro lula),
probabilmente perché hanno solo accompagnato i movimenti sociali e non
hanno fatto dell’anarchia una ricerca individuale che non si perdesse
alla prima tempesta18. Questa confusione sommata alla negazione di una
pratica anarchica radicale (con in mezzo una forte repressione), hanno
finito così per zittire l’anarchismo in Bolivia19.

Ecco perché è importante dire qualcosa oggi, dall’anarchia, quando un
presidente rinuncia, per far sì che quei confusi, non arrivino al punto
di sentirsi dispiaciuti per un Presidente, o credere che lottare contro
la destra equivalga a ridurre l’impegno per la libertà facendo alleanze
con partiti di sinistra. Che il presidente che governa sia più o meno
simpatico per le visioni inclusive del mondo è un dibattito molto
profondo, tenendo conto del quale non possiamo dimenticare che anche se
un presidente è indigeno, donna, nero, o libertario, è il guardiano
dello Stato, del Capitale e della devastazione della Terra perché decide
di governare sugli altri e disporre della vita delle persone come
risorse.

Siamo anarchici, e parlare di golpe legittima solamente la logica
statale e mette all’angolo il ragionamento sui partiti e il parlamento.
Il dibattito sul se sia o meno golpe rafforza appena la intoccabilità
dello Stato, le sue leggi e funzionari. La logica statalista ha lavato
così tanto le menti delle persone che non riescono a vedere che siamo
noi gli stessi che devono risolvere i nostri problemi e che nessun
salvatore verrà ad aprirci nessuna porta. La riduzione della lotta in
partiti, così come il pensiero binario tra sinistra e destra, rendono
impossibile trovare orizzonti di lotta radicali che costruiscano
autonomia e puntino verso la distruzione assoluta dello Stato.

È SEMPRE IL MOMENTO.

Ecco perché voglio sottolineare che siamo stati proprio noi anarchici i
primi a lottare contro il governo di Evo Morales, con azioni offensive
contro il macabro intervento del TIPNIS in parole e propaganda con il
fatto. Quindi chiediamo ora, se in questo momento si tratta di perdere
di fronte alla destra? Chi ha la lotta come stile di vita sa che non
perdiamo nulla, che tutto continua.

Che Evo abbia perso non significa che la destra abbia vinto. E che Evo
continui non significa che il dominio sia finito. Per quelli che lo
dimenticano, né il parlamento né il governo sono un trionfo per nessun
anarchico amante della libertà. La lotta contro la destra è sempre stata
la lotta contro il dominio, contro la devastazione, contro il dio
tiranno, contro il razzismo e chiaramente, contro lo Stato. Lottiamo
sempre contro esso, e precisamente è per lottare contro questa destra,
contro la quale lotteremo sempre, che hanno origine molte delle
confusioni menzionate sopra. La miglior risposta la stanno dando a El
Alto, dove insistono -Non siamo masisti, siamo _alteños_20, e protestano
forte e violentemente gridando – La Wiphala va rispettata _carajo_
[imprecazione – n.d.t.]!, grido che carica il rifiuto, dal primo giorno,
a quella destra, il dominio, che entra al governo.

La chiamata ora è ad attaccare, però mai difendendo un’opzione meno
peggiore, né un partito, né “alleanze” che ci distolgono dal desiderio
di vivere liberi, come siamo, e senza essere governati. Attaccare ogni
forza repressiva, ogni istituzione statale, ogni rappresentazione dello
stato boliviano, di qualsiasi stato, ispirati dall’odio per il dominio.
Alla fine, siamo sempre stati contro lo Stato, e sempre resistiamo a
tutti i poteri, essendo razzializzati come indigeni, e ricercando
l’anarchia. Che ora noi si debba spiegare in modo didattico perché non
provare pena per un partito o un sovrano deve portare a gravi critiche.

Mentre scrivo queste righe, ci sono forti proteste21, i prigionieri del
Carcere di San Pedro si stanno rivoltando e il direttore del carcere ha
rinunciato, le forze armate, insieme alla polizia (quella polizia che si
è rifiutata di reprimere i giovani civilizzati e democratici), hanno
ucciso almeno dieci persone a La Paz e a Cochabamba, dieci persone con
occhi obliqui, pelle scura e lingue ancestrali che vengono chiamati
masisti. Ci sono centinaia di detenuti accusati di questo, ma che non
sono solo questo, ma _cocaleros_, _aymaras_, _quechuas_, _guaranì_,
persone insultate per secoli… Viene effettuata una persecuzione
surrealista contro tutte le persone, medici inclusi, provenienti da Cuba
e dal Venezuela, così come l’espulsione di tutti coloro che vengono
creduti “una minaccia comunista” e il potere centralizzato non
stabilisce dialogo con i settori sociali senza la mediazione dell’ONU,
dell’Ue e della Chiesa.

Le cose sono chiare e la miglior risposta ai timori dell'”ascesa del
fascismo in questa parte del continente”, alle preoccupazioni
geopolitiche di sinistra e destra, è nemmeno un giorno di riposo. Solo
la fine dello Stato permette di creare autonomia e continuare con
l’autonomia già vissuta in tante collettività millenni fa. Al di là
della lotta dei partiti che bramano solo il potere, siamo allegri
guerrieri difensori di ciò che siamo, amanti della libertà, resistenza
viva alla colonizzazione da secoli. Che la bandiera nera e la Wiphala si
incontrino di nuovo in tante strade, in tante lotte, con la miccia
pronta per il conflitto, liberi dallo Stato.

La fine di una leadership, è l’inizio della libertà.

Per coloro che lottano contro tutti i tiranni, che i venti degli
_achachilas_ soffino resistenza!

Perché la rivolta sia contagiosa!

Né Sinistra né Destra!

Morte allo stato e Che viva l’Anarchia!

PS.1: Ai compagni di Cochabamba, Santa Cruz, La Paz, El Alto, e a coloro
che con l’internazionalismo hanno nutrito questo testo con racconti di
ciò che succede in ogni luogo e soprattutto con l’insistenza di lottare.

PS. 2: Con la memoria degli anarchici che hanno saputo criticare tutti i
totalitarismi che si allontanano dall’orizzonte di lotta radicale per la
libertà.

1Il 21 febbraio 2016, fu portato a termine il Referendum che chiedeva se
si fosse d’accordo con la modifica della Costituzione per la quale
presidente e vicepresidente dello Stato potessero essere rieletti in
maniera continua (SI o NO). Nonostante l’esito, 51% per il NO e 49% per
il SI, nel novembre del 2017, il Tribunale Costituzionale, ha stupito
con la notizia: che il presidente Evo Morales e altre autorità potevano
essere rielette senza limiti, perché la costituzione dà il diritto umano
di candidarsi a presidente.
www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-46450251 [1].

2Nell’agosto di quest’anno si sono bruciati “accidentalmente” più di 2
milioni di ettari della regione conosciuta come Chiquitania, poco prima
era stata annunciata come successo economico l’esportazione di bovini e
soia in Cina: “Attraverso un lavoro coordinato e intenso sviluppato con
il Ministero dello Sviluppo Rurale e delle Terre dello Stato di Bolivia,
si è resa possibile la sottoscrizione di questo importante documento che
ha come obiettivo il facilitare l’esportazione di carne bovina dal mio
paese fino alla Cina” il cancelliere Diego Pary nell’aprile 2019,
http://www.la-razon.com/economia/bolivia-protocolo-mercado-chino-carne-boliviana-exportacion_0_3137086262.html.
https://dialogochino.net/28642-will-exporting-beef-to-china-cause-deforestation-in-bolivia/?lang=pt-br.

3TIPNIS, è l’abbreviazione di Territorio Indigeno Isiboro Sicuro,
Riserva Naturale e Indigena che Evo Morales autorizzò ad essere
attraversata da una strada che era parte della IIRSA (Iniziativa per
l’Integrazione Regionale Sud Americana). Intento che fu sconfitto dalle
successive marce e conflitti tra il 2007 e il 2011, quando finalmente
dichiarò intoccabile il TIPNIS, ma continuò a cooptare i popoli di
quella regione con regali, con l’aspettativa di poter proseguire con la
strada. https://tipnisbolivia.org/tag/iirsa/,
https://operamundi.uol.com.br/politica-e-economia/16585/evo-se-curvou-ao-39-novo-imperialismo-brasileiro-39-diz-lider-indigena-da-bolivia

4 «Il nostro abbraccio solidale ax compagnx che stanno lottando nelle
strade, non per un governo migliore, ma per la distruzione di tutte le
forme di Potere”, hanno detto in un comunicato, spigando anche un po’ il
contesto della Bolivia: “Come anarchici siamo soffocati da queste
proteste che sono interessate a prendere il Potere, non siamo d’accordo
né con l’opposizione che rappresenta il ritorno della destra né con la
sinistra che governa attualmente.”
https://es-contrainfo.espiv.net/2019/11/06/la-paz-bolivia-contra-la-crisis-social-local-y-protesta-solidaria-en-el-consulado-chileno/
[2]

5A riguardo si possono leggere le inchieste di Carmen Beatriz Losa
impegnata a studiare la storia dei Kallawayas e la medicina nativa, così
come la sua penalizzazione e la seguente inclusione nello stato
attraverso schede istituzionali di validazione, che ha rotto con tutte
le tradizioni e le valorizzazioni locali.

6https://www.lostiempos.com/actualidad/pais/20181215/fallece-69-anos-comadre-remedios-loza.

7«Mi militancia-MITKA” de Felipe Quispe Huanca, Ediciones Pachakuti. La
Paz.

8García Linera, Álvaro. ¿Qué es Una Revolución? De la Revolución Rusa de
1917 a la revolución de nuestros tiempos. Vicepresidencia del Estado, La
Paz, 2017.

9La polizia ha chiesto uguaglianza salariale con le Forze Armate, case
per ognuno di loro e così tanti benefici economici che li allontanerebbe
ancora di più da qualsiasi idea di popolo bisognoso.
https://www.la-razon.com/nacional/Motin-policial-capitales-presion-policiales_0_3254074615.html

10L’Unión Juvenil Cruceñista è un raggruppamento regionalista, di ultra
destra, autodenominata Gruppo di Shock del Comitato Civico Per Santa
Cruz. Alcuni dei suoi membri sono stati processati per uso di violenza
razzista, come Jorge Holberg. Indimenticabili le loro famose azioni, di
scendere in strada con mazze da baseball, scudi con una croce verde,
guantini e uniformati con camicette bianche, jeans e capello corto, per
picchiare gli indios.
https://www.indios.org.br/pt/Not%C3%ADcias?id=15921

11Il comitato Civico Per Santa Cruz fu fondato nel 1950, all’Università
Gabriel René Moreno della città di Santa Cruz, con Hernando García
Vespa, segretario del Governo della Federazione Universitaria Locale
come organizzatore dell’evento. A quei tempi, pochi decenni dopo la
Guerra del Chaco (1932-1935), e due anni dopo la Rivoluzione del 1952,
stavano iniziando una serie di aperture economiche, come le ferrovie e
le strade, verso la zona di Santa Cruz, che voleva approfittarne per
lasciare il terzo mondo. Il CcpSC difende gli interessi della regione
dell’allevamento, e agroalimentare della soia in Bolivia.
https://www.comiteprosantacruz.org.bo [3].

12https://www.brasildefato.com.br/2019/11/11/saiba-quem-e-macho-camacho-lider-do-golpe-na-bolivia-e-aliado-de-ernesto-araujo/

13La Wiphala è un simbolo di vari popoli che rievocano il Tawaintinsuyo,
denominazione dello spazio controllato dagli incas in cui esistevano
molti popoli. Sebbene la sua origine non sia chiara, perché sembra
essere stata abbastanza multiforme e con diverse sembianze, “la grande
esplosione della Wiphala soprattutto nella parte andina capita con le
mobilitazioni del sindacalismo contadino nel decennio del 1970 in
Bolivia”. Questo suo recupero come simbolo di lotta, lo rende molto più
che una semplice bandiera, fino ad essere l’emblema di varie
collettività native e la rappresentazione della filosofia andina.

https://pueblosoriginarios.com/sur/andina/aymara/whipala.html

14Mi riferisco all’umiliazione che i membri del Comitato
Interistituzionale e gli studenti dell’Università di San Francisco
Xavier hanno provocato contro persone identificate come “masiste”, che
indossavano vestiti tradizionali dei loro popoli originari, ai quali
intimarono di inginocchiarsi e baciare le bandiere di Sucre e della
Bolivia, mentre bruciavano i loro abiti tipici. Raccomando il
documentario di Cesar Brie Humillados y Ofendidos
https://www.youtube.com/watch?v=my_dfXXaLTI, per saperne di più.

15 https://www.youtube.com/watch?v=eHPSspeM_NI,

16La Guerra dell’acqua (2000), è stato un conflitto tra la popolazione
di Cochabamba e l’intenzione diprivatizzare l’acqua per beneficiare
un’impresa nordamericana, compagnia che venne distrutta da quella città
https://www.youtube.com/watch?v=jqj4MHjBh6A . La guerra del Gas, 2003, a
La Paz, comprese diversi giorni di conflitto e accerchiamento della
città di La Paz, in primo luogo per chiedere il gas per la Bolivia e non
per le esportazioni, poi come protesta per l’assassinio di ottanta
persone che furono fucilate a morte dall’esercito che sgomberò le strade
per rifornire la città di La Paz di benzina.

17L’Assemblea Costituente iniziò il 6 agosto 2006, a Sucre, con il
proposito di redigere una nuova costituzione che fu approvata il 10
dicembre del 2007 dall’Assemblea e dal referendum, è in vigore dal 7
febbraio 2009.

18La ricerca individuale dell’anarchia è parte indispensabile di
qualsiasi ricerca per l’anarchia. Se noi anarchici siamo anarchici per
qualsiasi collettivo, limitiamo le nostre capacità espansive di questo
collettivo, e anarchici, siamo profughi, siamo prigionieri, siamo esuli,
siamo immigrati, non abbiamo patria (ma radici sì e amiamo la terra)
combattiamo; cioè, siamo lasciati soli e ci disaggreghiamo, ma in ogni
momento, rimaniamo anarchici per l’anarchia. La ricerca individuale
dell’anarchia, inoltre, non è di alcun ostacolo alla costruzione
collettiva, al contrario la guida perché un’individualità che cerca
l’anarchia, troverà sempre complici e spazi per viverla.

19Risulta esagerato dire che l’offensiva è rimasta in Bolivia. Ma
risulta esagerato anche dire che nulla è successo lì. Azioni precise e
puntuali come le moltov contro il consolato di Argentina per la
Sparizione di Santiago Maldonado; o la propaganda e la solidarietà, così
come l’ultima fiera del libro anarchica, non hanno alcun sapore, ma se
si vince di più.

20L’Università Pubblica di El Alto, i _kataristas_ e alcune figure come
Felipe Quispe, il Mallku, così come molte persone, hanno messo in chiaro
che le loro proteste sono la risposta di indignazione contro il rogo
della Wiphala, e l’uso della bibbia per delegittimare gli andini.
“Ascoltate. Non è il masista quello che ha bloccato, non è il masista
quello che si rafforza bruciando il suo simbolo, con l’offesa razzista,
con l’indifferenza, con l’ipocrisia, con il paternalismo, no, no e mille
volte no. Capite che non è il masista che sta nelle strade, è tutta una
società, è tutta una città di migranti all’interno del suo territorio
aymara quella che si mobilita. È la città aymara. Sono i veterani del
2003, sono gli orfani che hanno perso i loro padri nella sparatoria
voluta dal governo di cui ora propugnano la democrazia. Non è il masista
signori, è l’alteño quello che sta lottando. È l’aymara”.
http://jichha.blogspot.com/2019/11/no-son-masistas-son-altenos-carajo.html,
il blog citato è un riferimento per seguire e conoscere il pensiero
katarista attuale. [katarismo – movimento indigeno da Tupac Katari
n.d.t]

21https://www.youtube.com/watch?v=NKlFybQYhqY [4]

Links:
——
[1] http://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-46450251
[2]
https://anarquia.info/la-paz-bolivia-contra-la-crisis-social-local-y-protesta-solidaria-en-el-consulado-chileno/
[3] https://www.comiteprosantacruz.org.bo/
[4] https://www.youtube.com/watch?v=NKlFybQYhqY