A proposito dell’incontro sulla situazione in Cile organizzato a Roma

Riconoscersi all’interno di un movimento rivoluzionario è un’abitudine, un sentire, al cui troppo spesso non si dà il giusto peso. Non sempre è facile andare oltre il limite della propria assemblea, del proprio gruppo, della propria città, dei confini nazionali. È tanto più difficile farlo qui ed ora, in Europa, in Italia, in un contesto nel quale il filo che da sempre tesse la continuità tra i rivoluzionari delle varie epoche sembra si stia sfilacciando irrimediabilmente, al punto da rendere sempre più aliena la possibilità di sentirsi parte di questa trama. In un contesto dove avvizziti dai nostri stessi errori e limiti a fatica si riesce a dare un ampio respiro alla generosità e all’ingegno di coloro che nonostante tutto investono tutto ciò che hanno.

Ma ci sono occasioni che invece riescono ancora ad alimentare questo sentire. Possono essere grandi gesta, lotte, viaggi, incontri, letture o anche semplici iniziative.

Come quella organizzata a Roma il 12 dicembre.

Molto banalmente si era pensato di organizzare, in un piccolo spazio di lotta, una classica chiacchierata/aggiornamento su quello che sta avvenendo in Cile dal 18 ottobre scorso, a partire da un aspetto specifico ovvero la condizione di alcuni detenuti anarchici.

Possiamo dire che grazie alla precisione e alla serietà degli interventi di chi da anni li segue e li sostiene direttamente, alla chiarezza del compagno cileno con il quale ci si è potuti confrontare in collegamento telefonico, alla buona partecipazione e alla varietà e puntualità degli interventi, l’intento sia riuscito. A fine iniziativa per molti e molte di noi la sensazione è stata quella di aver acquisito molte informazioni e spunti interessanti.

Ma è tra le righe dell’iniziativa che è emerso il portato più potente: quel legame che ci unisce ai compagni e alle compagne in Cile, come a tanti e tante altri.

Quella trama che fa risuonare attraverso il tempo e i luoghi, l’odio per l’oppressione e la tensione verso una società di liberi e di libere.

È qui la ragione di queste poche righe. Un ringraziamento profondo a coloro che hanno partecipato e quindi contribuito all’iniziativa.

Tra loro i compagni in carcere in Cile, di cui ci sono arrivate le loro parole d’affetto e di rabbia.

Che sappiano che questo è ossigeno per i nostri polmoni e per quella fiamma che è necessario mantenere accesa affinché i contributi e i sacrifici di chi lotta per la libertà non siano, e non siano stati, vani.

Un tesoro prezioso che, con lucidità ed umiltà, dobbiamo preservare e continuare ad arricchire.

Grazie compagni, a voi va tutto il nostro amore.

Finché esisterà miseria, ci sarà ribellione!

Arriva los que luchan!

Compagne e compagni di NED/psm