Una lettera di Amma

Lettera scritta a metà ottobre.

APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ ANARCHICA

Voglio premettere  fornendo il mio significato alla parola “solidarietà” e distinguendola dal significato che attribuisco al concetto di “vicinanza”. La premessa che funge da cappello introduttivo al testo che sto vergando non vuole sminuire l’agito di nessunx compagnx anarchicx ma sollevare delle criticità al fine di nutrire il dibattito tra individualità che si trovano a lottare contro il nostro nemico al fine di affinare e affilare le nostre idee e le pratiche che ne conseguono.
Spesso vedo compagnx anarchicx, alcunx dex quali reputo anche molto validx, per i ragionamenti e le lotte condivise nel corso del tempo, rimanere intrappolatx nella logica della rappresentanza propria di momenti – come la maggior parte delle “manifestazioni” denominate “comunicative” (1) o alcuni presidi sotto le mura del carcere.
Nel primo caso dal mio punto di vista, (il mio definirlo “punto di vista” non vuole ridurlo ad un’opinione, ma palesare la volontà di mettere in discussione l’idea che deriva appunto dallo stesso anche a chi vorrebbe zittire questa voce fuori dal coro definendomi un prete con la verità in mano, un dogmatico e via dicendo), e parlo di punti di vista dato che mi reputo individualista e di conseguenza unico e al tempo stesso rifiuto l’oggettività e la realtà assoluta dal momento che ciò accade o che semplicemente è, viene elaborato da ognun in maniera anche se impercettibilmente diversa, (2), tali “manifestazioni” sono frutto di una logica politica, che in quanto anarchico non mi appartiene, che mira a riscuotere consensi riguardo per esempio la nocività del nucleare al posto di condividere dei ragionamenti che portano a individuare una problematica come tale.
Con questo atteggiamento si va a spalancare le porte al gioco preferito del dominio tecnocapitalista, ovvero il recupero delle lotte e del dissenso permesso a chi erige a cavalli di battaglia delle richieste specifiche e cerca alleanze al posto di complicità; ma ora, tornando alla partenza del mio confuso sproloquio, ahimè il gabbio non fa bene a nessunx, vorrei arrivare al nocciolo della questione : non si può scindere in concetto di solidarietà da quello di vendetta, o diventa vicinanza, nel peggiore dei casi rappresentanza.
Esporsi a fare un presidio in “solidarietà” ad unx detenutx che ha subito delle violenze da parte delle guardie è un gesto nobile e apprezzatissimo, ma è vicinanza (a meno che sia un momento di attacco reale alla struttura carceraria, non è mio interesse stabilire l’asticella di quando si attacca e quando no perché reputo che questo spetti a chi agisce e si interroga in merito al suo agito e alla tensione che lo ha spinto lì). Un ottimo esempio è la campagna anarchica lanciata un paio di anni fa “per un giugno pericoloso” o la giornata del 9.02.2019 in solidarietà allo sgombero dell’Asilo. La solidarietà è una delle armi dell’anarchia ma per essere tale deve attaccare.
Oggi 14 Ottobre mi hanno refertato la perforazione del timpano a causa della violenza delle guardie e lancio un’appello alla solidarietà anarchica dato che agire con i mezzi del sistema che mi ha incarcerato mi fa schifo non farò ne denunce ne reclami.

Che la paura cambi di campo. Ci accusano di terrorismo, se riuscissimo davvero a incutere terrore nel nostro nemico sarebbe bello.

PER L’ANARCHIA D’AZIONE
PER UN TRIMESTRE NERO
PER UNA COSPIRAZIONE VENDICATIVA
PER LA DERIVA E L’IGNOTO

A CRESTA ALTA… dicembre sta arrivando

Amma, carcere delle Vallette, Torino

Note :
1. propaganda col fatto vi dice nulla? Prendere a sassate gli sbirri o gambizzare Adinolfi non comunica qualcosa?
2.Qui entra in gioco il Nihilismo.