Parigi – Resoconto del processo a Claudio Lavazza , 4-8 novembre 2019

riceviamo e pubblichiamo:

Claudio Lavazza, ribelle, anarchico, rapinatore e galantuomo che ha partecipato negli anni ’70 in Italia alla lotta contro lo Stato e il Capitale, armi alla mano. Contrariamente agli affossatori della sovversione di quegli anni, non ha mai barattato il desiderio di stravolgere tutto per una carriera politica, non si è rassegnato, né ha cercato riparo in altri stati che potevano accordargli una libertà controllata. No, ha continuato a lottare, contro venti e maree.

Dopo 16 anni di latitanza, durante i quali non ha mai rinunciato alla sua coerenza di anarchico né alla gioia di vivere da uomo libero, nel 1996 è arrestato dopo una rapina in banca a Cordoba, in Spagna, durante la quale tre compagni, compreso Claudio, resteranno gravemente feriti e due poliziotte verranno uccise. Claudio sarà allora rinchiuso nei moduli speciali F.I.E.S., ed anche in questi luoghi mortiferi continuerà la sua battaglia con fermezza e perseveranza.

Dopo aver scontato 22 anni nelle celle spagnole, nell’estate del 2018 è stato estradato – in prestito, dal momento che in Spagna la sua condanna non è ancora finita – in Francia, per affrontare il processo per la rapina alla Banca Nazionale a Sainte Nazaire, avvenuta nel 1986. Per questa rapina, venne già condannato dai giudici francesi in contumacia a 30 anni.

Se andare a prendere i soldi là dove ce ne sono in abbondanza è sempre una possibilità, quando si tratta di rifiutare il ricatto del lavoro e dello sfruttamento, di avvalersi degli strumenti necessari per intraprendere la lotta contro il potere, quella volta, a Sainte Nazaire, i rapinatori funamboli non hanno messo le mani in una cassaforte qualsiasi. Hanno espropriato le casse dello Stato! Alleggerendo al cambio attuale di quasi 26 milioni d’euro quelle casse che oliano giorno dopo giorno gli ingranaggi del potere.

Tra mille sforzi e risate, Claudio si è aperto un cammino, il suo cammino, anche quando le condizioni erano difficili e tutto era da fare e rifare. Anarchico, la sua passione è la libertà; il suo nemico, il potere. E non si ha tempo da perdere quando si è armati di questa coscienza: sta a ognuno e ognuna tracciare il proprio percorso per minare, nuocere, espropriare e distruggere quello che appartiene al potere, alle sue strutture e ai suoi uomini.

Riportiamo di seguito una breve sintesi dei 5 giorni del processo che si sono tenuti a Parigi dal 4 all’8 novembre 2019. In tribunale, ogni giorno i solidali che hanno assistito alle udienze sono stati identificati e perquisiti a mano e col metal detector, fuori dal palazzo i poliziotti all’apparenza francesi, ma che parlavano italiano, non hanno lesinato sui pedinamenti e sui controlli dei documenti.

Claudio è apparso in forma, sorridente ed entusiasta nel vederci e la struttura dell’aula del tribunale ha potuto permetterci di assistere al processo farsa, seduti a pochi metri da lui, sebben sotto lo sguardo e l’intervento scimmiesco degli sbirri che controllavano la situazione, che non hanno potuto fermare lo scambio dei nostri sorrisi, saluti e il reciproco affetto.

Lunedì 4 novembre

Mattina

Verrà composta come prima cosa, la corte: sono tratti a sorte 6 giurati (tra i 28 che si erano presentati) che si aggiungono a 3 giudici. Tra i nove componenti della corte, si raggiungerà un verdetto con una maggioranza di due terzi. Oltre all’avvocato generale (pubblico ministero), l’accusa è composta anche dagli avvocati delle due parti civili, rappresentanti la Banca di Francia e la famiglia del cassiere ferito di striscio e accidentalmente durante la rapina.

Dopodiché vengono ricordati a Claudio le accuse, ovvero: rapina a mano armata e sequestro di persona (avvenuto durante la rapina) e saranno ripercorse le differenti fasi dell’inchiesta, vengono verificate le convocazioni di tutti i testimoni – molti dei quali non si sono presentati.

A questo punto il giudice, con voce lenta e lagnosa, la sua immagine apatica era più triste del cielo grigio di Parigi, è riuscito ad annoiare chiunque spiegando le fasi della rapina più importante avvenuta in Francia dal dopoguerra! Riassumendo dunque il dossier sulla rapina alla Banca di Francia di Saint Nazaire del 3 Luglio 1986 e delle diverse fasi delle indagini e dei suoi esiti.

Pomeriggio

Differenti testimoni sfileranno in aula, persone che lavoravano in banca durante la rapina. Tutti con ricordi molto vaghi, ma principalmente concordi tra di loro sul fatto che i rapinatori gli hanno fatto spostare i sacchi pieni di soldi dal caveau alle macchine parcheggiate fuori (2 macchine e un furgone straboccanti soldi…), nessuno ha apportato delle modifiche alle testimonianze rilasciate subito dopo il fatto. In quei giorni la banca era in ristrutturazione, esistevano delle telecamere ma non dappertutto, a quanto pare l’installazione di nuove telecamere era prevista qualche giorno dopo il fatto…

Il pubblico ministero domanda di aggiungere al dossier degli stralci dell’autobiografia “Ma peste de vie”, scritta da Claudio, e recentemente pubblicata anche in francese in previsione del suo processo. In realtà sarà messo al dossier l’intero libro, dal giorno seguente sarà presente su tutti i banchi dell’accusa…

Alla fine del primo giorno di commedia parleranno i figli del ferito durante la rapina, uno è poliziotto, l’altro lavora alla Banca di Francia. Si aggiunge che hanno assistito alla rapina e che il cassiere e i suoi famigliari erano praticamente i “guardiani” della banca.

(Il 15 luglio seguente la rapina, il ferito ricevette in ospedale un pacchetto con due videocassette, “Il Riposo” e “I Predatori dell’arca perduta”, dei sigari e un profumo Chanel n. 5 per sua moglie. Il tutto accompagnato da una nota: “Ancora una volta, tutte le nostre scuse per questa notte estenuante”).

Martedì 5 novembre

Mattina

Si comincia con la psicologa del carcere francese di Fleury-Mérogis dove Claudio è detenuto da oltre un anno. Spiega la sua perizia psicologica, viene incalzata dagli avvocati della parte civile e dal pubblico ministero sul presunto carattere “violento” della personalità di Claudio, facendo riferimento a racconti di fatti specifici del passato, ma senza risultati. Lei descrive Claudio come una persona decisa, solida, gentile e non rileva devianze…

Il giudice domanderà poi a Claudio di raccontare la propria biografia, fin dall’infanzia. Claudio invita i presenti a leggere il suo libro (Ma peste de vie – Pestifera la mia vita), affermando di averlo scritto per spiegare il suo percorso di lotta da anarchico e come documento storico su un’epoca rivoluzionaria. Ripercorre velocemente la storia della sua infanzia fino ad arrivare ai motivi della sua convinzione anarchica. Verrà più volte incalzato dal giudice sui fatti italiani (appartenenza a banda armata, associazione sovversiva, procurata evasione, detenzione e possesso abusivo di armi, rapina, omicidio di due poliziotti e via dicendo…) e spagnoli (rapina di Cordoba in cui sono morte due poliziotte e sei altre rapine accumulate a una sentenza di 25 anni).

Il pubblico ministero, di seguito, farà riferimento a delle parti del libro che evidentemente le riterrà davvero impressionanti al punto di leggerle in aula: “ Ho realizzato quasi tutti i sogni che avevo, e spesso faccio il confronto tra la mia esistenza e l’operaio che sarei stato se fossi rimasto al paese. Sicuramente ora, come i miei vecchi compagni di scuola, sarei sposato e con figli, con l’obbligo di lavorare dieci ore al giorno per mantenere la famiglia. Stanco, la sera dopo il lavoro, starei lì a fissare quella scatola idiota, comodamente seduto in pantofole, per poi andarmene a letto morto di sonno e distrutto… probabilmente adesso non sarei in carcere… però, anche se fosse possibile tornare indietro, non cambierei di un millimetro la rotta che scelsi. Che ne sarebbe stato di me se la luce della lotta non mi avesse illuminato il cammino?”

E per invalidare quello che Claudio dice rispetto ad una futura scarcerazione, dicendo di voler lavorare in un’associazione che aiuta bambini e donne a difendersi dalle violenze, insegnando il jiu jitsu ed altre arti marziali, il pubblico ministero si infervora sostenendo che non è la persona adatta, insistendo dunque sulla natura violenta della sua vita.

Rincarerà poi la dose l’avvocato delle parti civili, che riporta l’episodio raccontato nell’autobiografia in cui si parla del periodo in cui faceva arti marziali e venne espulso dalla palestra per aver dato durante un combattimento dei colpi proibiti… e questi saranno i livelli di discredito che l’accusa, la merda con la toga e la miseria nel cervello, gli muoverà costantemente.

L’avvocato di Claudio riprenderà quindi degli stralci dell’autobiografia messi agli atti dal pubblico ministero per sottolineare l’uso selettivo dello scritto, riportando il racconto che Claudio fa del giorno in cui vengono ritrovate delle banconote identificate come provenienti dalla rapina alla banca di Francia, dove afferma che non era al corrente della provenienza dei soldi che trasportava dalla Francia alla Svizzera con l’intenzione di cambiarli.

Poi viene fatta una lunga digressione sugli affari giudiziari in Italia (le condanne in Italia sono state attribuitegli senza un processo in sua presenza ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni di un pentito). Claudio riconosce di aver partecipato all’evasione dal carcere di Frosinone del 1981 di Cesare Battisti, affermando che per lui la libertà dell’individuo è la vita stessa e che considera l’evasione come un’azione “umanitaria”. Si continuerà a parlare della sua situazione giudiziaria in Spagna, e della questione della sua estradizione.

Pomeriggio

Verranno fornite le relazioni di due perizie psichiatriche. Entrambe confermano l’assenza di patologie psichiatriche, sottolineando la solidità della sua personalità, il primo, incalzato dal giudice che riporta una perizia di uno psichiatra spagnolo che affermava il carattere violento e impulsivo, confuta questa diagnosi, distinguendo la violenza come attitudine individuale da quella che può essere esercitata nel contesto di un’azione. Il secondo afferma che il suo rapporto all’idea anarchica, la giustificazione politica delle sue azioni (o meglio giustificate da Claudio facendo riferimento alle sue idee… rivendicando quindi le rapine alle banche come una forma di espropriazione… ) sarebbe di carattere più emozionale che basato su un’analisi politica intellettuale, nonostante faccia riferimento al pensiero di Bakunin e ad altri anarchici. Come spesso accade nelle aule dei tribunali e sulle scrivanie dei criminologi, gli specialisti lacchè dello Stato cercano di tracciare il profilo psicologico di “un anarchico”.

Passeranno davanti alla corte numerosi poliziotti che si occuparono al periodo del “grande banditismo” e non, molti dei quali legati all’indagine in questione.

Inoltre, un esperto di banconote oggi in pensione che lavorava alla banca di Francia, spiega che nelle banconote prese in Belgio e Svizzera (valute che erano mischiate ad altre banconote di diversa natura) e ricollegabili alla rapina, c’era una proporzione superiore alla media di banconote prodotte a Saint-Nazaire.

Il contabile della banca di Francia parlerà invece del funzionamento della banca, spiegando che certe banconote erano state marcate e registrate.

Bernard Mondo, direttore del OCRB (Office Centrale Repression du Banditisme) ha parlato per 3 ore dei legami dell’estrema sinistra italiana e il grande banditismo in Francia. Affermando che questi legami erano molto rari.

Altri inquirenti parleranno delle perquisizioni fatte, qualcun altro non ricorderà più niente.

Mercoledì 6 novembre

Mattina

Viene interrogata una donna che lavorava con Claudio, che conosceva sotto il nome di “Angel”, impacchettavano dei prodotti omeopatici. Lei aveva una relazione con una persona che poi sembra essere temporaneamente scomparsa in circostanze poco chiare, le domande vertevano anche su questa persona e sulla loro relazione.

La corte interrogherà poi un testimone, un uomo arrestato in Spagna nell’88 con dei soldi provenienti dalla rapina. All’epoca del fermo, disse che i soldi glieli aveva dati un tale Ben, che durante l’interrogatorio aveva riconosciuto nelle foto, e che i poliziotti avevano in seguito identificato come Claudio Lavazza. Oggi, durante il processo dice che non ricorda più nulla, a parte che il Ben in questione non aveva sicuramente un accento italiano come quello di Lavazza, ma piuttosto un accento franco-belga. Viene messo sotto pressione, la giuria sembra non credergli, lui piange e si dispera… L’avvocato della difesa gli domanda di spiegare le condizioni nelle quali ha fatto le dichiarazioni, lasciando intendere la possibilità che fosse stato spinto dalla polizia ad identificare la persona nella foto, sollevando il fatto che dopo questa collaborazione con le autorità, sarebbero cadute tutte le accuse contro di lui (ricettazione e riciclaggio).

Di seguito parlerà un tizio, probabilmente ingaggiato nei servizi segreti dell’epoca e che si occupava in quegli anni del controllo dei 300 italiani esiliati in Francia. Parla del terrorismo politico, fa un excursus sulla lotta armata in Europa e dei gruppi che hanno agito in quegli anni. Spiega che facevano una riunione al mese in quel periodo con il ministro della giustizia francese e gli inquirenti in Italia, per scambiarsi informazioni precise sugli italiani che abbracciarono il percorso della critica armata e che avevano attraversato le Alpi grazie o malgrado la dottrina Mitterand; parlerà di un codice, “feu rouge” per quegli italiani esiliati che non potevano essere arrestati, che le autorità francesi quindi non avrebbero potuto in alcun modo fermare, e i “feu vert”, cioè quegli italiani che sarebbero stati arrestati anche in Francia, per poi essere estradati in Italia (una trentina, di cui faceva parte anche Claudio).

Pomeriggio

È il turno di un testimone, le sue dichiarazioni, per quanto campate in aria, saranno il solo legame diretto con la rapina. Si presenta come uno zelante cittadino, racconta che la notte della rapina era nella sua macchina fermo in un parcheggio, quando ha visto delle persone un po’ losche in una vettura a 15 metri da lui e ha deciso di seguirle. All’epoca descriverà dunque due persone in particolare. Ma le sue dichiarazioni cambieranno nel tempo. Arriverà a dare dei dettagli su Claudio dopo che, con l’arresto in Svizzera, la polizia gli farà vedere le foto e lui lo riconoscerà. Questo zimbello inoltre farà due altre deposizioni, affermando che nel frattempo aveva continuato a vedere la polizia. Affermerà di avere una memoria fotografica (anche se non si ricorda il colore della macchina), perché è un “artista” e i volti gli rimangono impressi… Ammette di aver visto la persona che identifica come Claudio solo da dietro e di profilo (la sua testimonianza negli anni cambia, e dirà che per qualche secondo l’ha visto anche di fronte). La testimonianza prende una piega alquanto inverosimile quando lui conferma in modo molto deciso e drammatico che è ancora sicuro al 100%, 33 anni dopo questi fugaci secondi, che la persona che ha visto è sicuramente Claudio. La seconda persona che lui riconobbe quella sera, e contro cui testimonierà al processo molti anni dopo i fatti, è stata condannata per questa rapina.

È poi interrogato un amico della donna che ha testimoniato la mattina. Gli chiedono di giustificare un fine settimana che avrebbe offerto a lei a Miami, insinuando che lui, in quel periodo, avesse accesso a delle strane entrate. Lui si dichiara anarchico davanti alla corte, e rifiuta di rispondere alla maggior parte delle domande.

Seguirà una lettura di deposizioni di persone non presenti o morte, tra cui quella del proprietario del ristorante di Puteaux, la “Tourre blanche”, dove sembra si fossero riuniti, dopo i fatti, alcuni partecipanti della rapina, e che ai tempi rispose alle sollecitazioni poliziesche che la faccia di Claudio gli diceva qualcosa, ma che non sapeva spiegarne il motivo, non disse dove, come e con chi lo aveva visto.

Giovedì 7 novembre

Mattina

Claudio verrà interrogato dal giudice, dal pubblico ministero e dalle parti civili.

L’accusa si soffermerà molto sull’arresto di Claudio avvenuto al confine franco-svizzero nel 1986 quando gli fu trovata addosso una parte dei soldi della rapina (è da sottolineare che questo e il testimone del parcheggio sono gli unici collegamenti con la rapina, nessuno ha mai riconosciuto Claudio mentre l’esproprio era in corso). A quell’epoca Claudio, come lui dichiarerà, lavorava per degli uomini d’affari andando a depositare in Svizzera varie quantità e valute di soldi. Durante uno di questi viaggi viene fermato dalla polizia doganale con un’altra persona che era con lui (la stessa che a quanto pare sarebbe stata identificata dal testimone del parcheggio, e in seguito condannata per la rapina). La polizia doganale trattiene i soldi per verificarne la provenienza, ma lascia andare Claudio e l’altro. Pare che la verifica abbia condotto gli inquirenti a supporre che tra i soldi che trasportavano ci sarebbero stati il 30% dei soldi provenienti dalla rapina alla banca di Francia di Saint Nazaire. Con una impuntata linea di domande, il giudice sembra molto interessato a stabilire i legami e le conoscenze tra varie realtà (politiche e criminali) dell’epoca. Fa una serie di domande chiedendo direttamente se ha mai incontrato alcune persone e dopo le prime due risposte secche, “no”, Claudio dirà al giudice che sarebbe una perdita di tempo continuare a chiedergli di altre persone perché, secondo la sua etica, non parlerà mai di altri.

Pomeriggio

L’avvocato dà ancora una volta la spiegazione del ragionamento degli investigatori per “dimostrare” che il denaro trovato in diversi posti (Belgio, Spagna e Svizzera) proveniva dalla banca di Saint Nazaire. Seguiranno le arringhe, lunghe e noiose degli avvocati delle parti civili, quello della banca di Francia e quello dei figli del cassiere che restò ferito, Camus.

Parlerà poi il pubblico ministero richiedendo una condanna di 20 anni.

La giornata si chiude con l’arringa dell’avvocato difensore di Claudio.

Venerdì 8 novembre

Mattina

Claudio legge una dichiarazione davanti alla giuria. Rivendica di essere anarchico, spiega che in quegli anni in Italia si è lottato contro un colpo di Stato organizzato dalla C.I.A.. Ripercorre il cammino anarchico a cui ha dedicato tutta una vita, dentro e fuori le prigioni. Ricorda infine che gli anarchici hanno partecipato alla liberazione della capitale francese occupata dai nazisti nell’agosto 1944. Il giudice lo interrompe dicendo che il tribunale non è una tribuna politica (almeno finché non conveniva a loro, dal momento che hanno fatto di tutto in questi giorni per calunniare l’idea anarchica). Alla fine Claudio leggerà la sua dichiarazione senza più essere interrotto.

Il verdetto

La corte si ritira per deliberare, dopo circa tre ore arriva il verdetto: Claudio è ritenuto colpevole. Vengono riportati gli elementi processuali ritenuti come prove:

– l’identificazione da parte del testimone del parcheggio;

– l’arresto in Svizzera con delle banconote provenienti dalla rapina alla banca di Francia;

– i suoi contatti con persone implicate nella rapina;

– la dichiarazione dell’uomo fermato con i soldi della banca di Francia, che ritratta su quanto aveva detto all’epoca non ha invece peso per la corte.

La banca di Francia richiede un’indennizzazione di 12 milioni di euro. Si calcola che al tempo i rapinatori siano riusciti a svaligiare la sede di una quantità di soldi che oggi equivarrebbe a 26 milioni di euro.

L’unico elemento che spingerà la corte a pronunciare una condanna inferiore a quella richiesta dal pubblico ministero (20 anni) è il tempo trascorso dai fatti.

Claudio è condannato a 10 anni.

Chi abbandona i prigionieri della guerra sociale, inevitabilmente abbandonerà la guerra stessa.

Liberare Claudio!

Liberare tutti e tutte!

Rivendicazione della rapina del 3 Luglio 1986 alla Banca di Francia di Saint Nazaire

Il 9 luglio 1986, il giornale Liberation ricevette un volantino di rivendicazione della rapina firmato dei rapinatori funamboli, oltre a 20 000 franchi in pezzi di 200 franchi bucati per renderli inutilizzabili. Un contributo per sostenere la politica securitaria di Pandore et Passaquoi*, per aiutarli a costruire i loro commissariati, le loro prigioni, e pagare i loro informatori con 4 buchi, dice il testo. I rapinatori sosterranno inoltre di non essere membri di Action Directe e che l’insicurezza, non è il gran banditismo o quelli che lottano contro l’ordine stabilito, ma la disoccupazione, la disperazione, la miseria organizzata e le sue conseguenze, droga, Ricard e i suoi traffici.

*In francese Passaquoi è un gioco di parole. Charles Pasqua era il ministro degli interni all’epoca, scritto così foneticamente, suona più come “cosa succede”.