Riguardo la rivolta e la situazione sociale in Ecuador

Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di 3 articoli sulla situazione in Ecuador:

Ecuador: Cinquanta poliziotti presi in ostaggio mentre continua la rivolta

Circa cinquanta agenti di polizia sono stati presi in ostaggio e gruppi di persone indigene hanno bloccato strade e autostrade, mentre proseguono le proteste contro le politiche economiche neoliberali dello Stato.

Il 3 ottobre 2019, a Quito (capitale dell’Ecuador), gli anarchici, alcuni con bandiere rosse e nere, hanno combattuto a fianco degli studenti, incendiando barricate e lanciando pietre contro la polizia in assetto antisommossa, che è stata costretta a ritirarsi. Gli anarchici sono stati in prima linea nella lotta contro le “riforme” imposte dal Fondo Monetario Internazionale e contro lo stato di polizia che sta tentando di applicare brutalmente queste “riforme”.

Le proteste sono iniziate quando il corrotto presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, ha annunciato il termine dei sussidi per il carburante. Il regime di Moreno, sebbene nominalmente di sinistra, ha rafforzato le relazioni con gli imperialisti Stati Uniti, avviando uno sforzo congiunto di sicurezza e operazioni per la condivisione di informazioni.

Il presidente Lenin Moreno ha affermato che non farà ripristinare i sussidi e ha dichiarato un’emergenza nazionale di due mesi.

Alcune proteste sono state organizzate dai sindacati dei trasporti che da allora hanno fermato le loro attività. Altri settori stanno annunciando uno sciopero nazionale previsto per mercoledì [9 ottobre].

Una sigla che raccoglie i gruppi indigeni nel paese, la Confederazione delle Nazioni Indigene in Ecuador (“Conaie”) ha dichiarato di annunciare uno “stato di eccezione” nelle aree indigene, dove soldati e ufficiali di polizia sarebbero stati arrestati e avrebbero dovuto affrontare la “giustizia indigena”.

Luis Iguamba, leader del popolo Kayambi, situato nel nord dell’Ecuador, ha dichiarato che manterrà la pressione sul governo. Ha affermato: “Stiamo combattendo per tutti e stiamo lottando per prevedere i diritti che tutti abbiamo, non possiamo permettere tutto ciò. Quindi, state tutti attenti e continuate a combattere. Radicalizziamo lo sciopero”. Le proteste condotte dagli indigeni hanno fanno cadere tre presidenti negli ultimi decenni.

Il loro intervento è seguito alle proteste di giovedì [3 ottobre] e venerdì [4 ottobre] che hanno visto le strade nella capitale Quito e della città di Guayaquil disseminate di barricate improvvisate e pneumatici bruciati. Centinaia di persone sono state arrestate, dozzine di agenti di polizia feriti, diverse auto della polizia distrutte e un locale edificio del governo è stato attaccato, come è stato riportato dalle autorità.

Il governo dell’Ecuador ha accettato di tagliare la spesa pubblica come parte di un accordo di prestito con il FMI. L’accordo, firmato a marzo 2019, consente all’Ecuador di prendere in prestito 4,2 miliardi di dollari.

Anarchici e gruppi indigeni presumibilmente continueranno a resistere alle politiche neoliberali del regime di Moreno.

A questo link il testo in inglese, del 7/10/2019: https://www.amwenglish.com/articles/50-police-taken-hostage-as-indigenous-groups-block-highways-in-ecuador/


Ecuador: A seguito della rivolta contro le politiche neoliberali i manifestanti presenti a Quito costringono il governo a uscire dalla città

La vigorose proteste di questa settimana a Quito, in Ecuador, hanno costretto il governo a spostarsi da Quito alla città costiera di Guayaquil. I manifestanti stanno rispondendo alle riforme neoliberali dello Stato, che si rivolgeranno contro i più poveri del paese.

Il centro di Quito si è riempito di migliaia di manifestanti per sei giorni. Le proteste hanno incluso un’enorme porzione di manifestanti indigeni, che si troveranno ad essereparticolarmente colpiti dalle riforme economiche. I manifestanti hanno combattuto contro la polizia lanciando pietre, bruciando pneumatici e incendiando veicoli militari, mentre alcuni gruppi indigeni hanno bloccato le strade di accesso principali a Plaza Grande. I camionisti e i tassisti hanno costretto ad un arresto parziale dell’aeroporto di Quito. Martedì 8 ottobre 2019 i manifestanti hanno rotto l’assedio della polizia e sono entrati nell’Assemblea nazionale. All’esterno dell’Assemblea sono giunte segnalazioni secondo cui la polizia militare stava sparando con vere munizioni. I rivoltosi si sono anche fatti strada nell’ufficio del generale del organo di vigilanza [presumibilmente economica].

Le riforme economiche sono il risultato di un accordo tra istituzioni finanziarie e governo ecuadoriano. In cambio di 4,2 miliardi di dollari, il Fondo Monetario Internazionale ha “proposto” all’amministrazione Moreno una serie di misure volte a ridurre il bilancio fiscale.

Oltre alla contrazione degli investimenti pubblici e all’abolizione dei sussidi, il pacchetto di politiche del FMI raccomanda di ridurre il numero di funzionari pubblici e di aumentare la partecipazione privata nelle società statali, assieme ad altre convenzionali manovre neoliberiste.

Immediatamente dopo l’annuncio delle riforme, avvenuto martedì [1 ottobre], i movimenti sociali hanno iniziato ad annunciare manifestazioni.

A questo link il testo in inglese, del 9/10/2019: https://www.amwenglish.com/articles/protestors-in-quito-storm-national-assembly-during-uprising-againt-the-presidents-neoliberal-policies/


Ecuador: Agitazione insurrezionale contro il capitalismo

Il presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha imposto il coprifuoco sulla capitale, Quito, poiché dieci giorni di proteste continuano a scuotere la città, paralizzando il centro e costringendo il governo a fuggire.

Per la prima volta nella storia della repubblica dell’Ecuador, il quartier generale del governo è stato trasferito da Quito, la capitale, a Guayaquil, il 7 ottobre, a causa di un’insurrezione popolare contro la decisione di Moreno di dare il via a severe misure di austerità per garantire un prestito da parte del Fondo Monetario Internazionale.

In un post sul social network Twitter, Moreno ha affermato di aver organizzato il coprifuoco e la “militarizzazione” di Quito e dell’area circostante per poter sostenere le misure di sicurezza contro ciò che ha definito “gli intollerabili eccessi di violenza” presenti nell’area.

La resistenza a Moreno segna una gradita dipartita della crescita delle forze politiche di destra in America Latina. Dalla militarizzazione del confine messicano con il Guatemala, al risorgere della campagna controinsurrezionale in Colombia, dal regime fascista in Brasile al tentato colpo di stato in Venezuela – le forze di estrema destra sono state in marcia. L’Ecuador, insieme ad Haiti, sta dando speranza alla regione riguardo il potenziale insurrezionale dei movimenti di strada.

Sempre più città si stanno unendo allo sciopero nazionale e i media sono stati severamente limitati. “Nessun posto dove potersi nascondere” è il grido che la gente ha adottato in una sottintesa allusione al cambio di quartier generale del governo.

Da quando dieci giorni fa sono iniziate le manifestazioni, cinque persone sono state uccise, centinaia ferite e oltre 1.000 sono state detenute (a livello nazionale).

Ciò che è iniziata come una protesta riguardante l’austerità è divenuta un’insurrezione totale contro il governo e il capitalismo.

A questo link il testo in inglese, del 12/10/2019: https://www.amwenglish.com/articles/ecuador-insurrection-against-capitalism/