Cile – Comunicati dei compagni Joaquín García Chanks, Marcelo Villaroel Sepulveda, Juan Aliste Vega

Comunicato del compagno Joaquín García Chanks

Del contesto della Rivolta.

Abbiamo assistito a un fenomeno apparentemente imprevedibile; a partire da una rivendicazione praticamente innocua, migliaia di giovani hanno dato libero sfogo alla loro stanchezza, affrontando la loro vita quotidiana distruggendo simboli e bandiere, paure, menzogne ​​e, perché no, certe modalità. In questo piccolo testo non è possibile di tentare di analizzare, forse invano, il motivo di questa situazione; non credo sia necessario classificare i fatti in termini di superficialità e di slogan rivendicativi o attribuire questa catarsi ad un accumulo di situazioni; a volte è tutto più semplice. Oggi sorrido felicemente all’esplosione dell’ordine delle cose, alla momentanea rottura dello status quo, all’incendio dei simboli della menzogna ​​e della miseria; godo del potenziale di questo scoppio. Non dobbiamo ingannarci, sarebbe ingenuo credere che la Rivolta porti con sé i nostri valori o la nostra politica. Che dopo la festa della catarsi il Contatore delle sofferenze sostenute dall’esistenza raggiungerà lo zero o un inevitabile divenire anarchico; è necessario godere della realizzazione della Rivolta, della volontà essenziale che mina ogni immobilità, delle fiamme di un divenire momentaneamente caotico che solo con una combustione costante può sopravvivere e quindi mantenere la sua indomita bellezza. Oggi sorrido per un regalo che nessuno mi ha dato.

Joaquín García Chanks
24 ottobre 2019


Nota: A settembre 2018 Joaquín è stato condannato a 13 anni di carcere, accusato di aver posto, nel novembre del 2015, un ordigno esplosivo contro la dodicesima caserma dei carabineros (forza di polizia dello Stato cileno), situata a San Miguel, Santiago de Chile (azione rivendicata con un testo dalla “Conspiración Internacional por la venganza / Célula deflagrante Gerasimos Tsakalos”).

[Tratto e tradotto a partire da attaque.noblogs.org e contrainfo.espiv.net].

fonte: insuscettibilediravvedimento.noblogs.org


Comunicato del compagno Marcelo Villaroel Sepulveda

“Che tutto faccia in modo
che questo mondo continui a bruciare
che tutta la sua normalità esploda
che la memoria e la resistenza
tengano il controllo della strada”.

Sono felice di rincontrare nel bel fuoco della rivolta il viso di tuttx i miei fratelli e sorelle caduti.
Tutti coloro che ho conosciuto e con i quali ho condiviso istanti di condivisione illegale nel corso dei giorni e degli anni di sovversione e che oggi guardano dall’universo e dalle stelle, con il loro carico di forza dell’ancestrale newen del mapu, alla trasgressione totale della normalità e pace sociale dei ricchi.

Ugualmente vedo tutt* i/le compagn× che non conosco ma che rispetto per i loro atti e la loro insistenza e che stanno facendo sì che il loro nome rimarrà tatuato nella recente memoria dell’Insurrezione permanente.
La polizia, i politici, gli ecclesiastici, gli impresari, i borghesi, i nazisti e fascisti, i bastardi e tutta la loro moralità è stata nuovamente colpita partendo dal giorno 18 ottobre appena trascorso, in maniera incessante come vendetta innegabile dei tanti anni di miseria e sottomissione in un momento senza precedenti nella storia degli ultimi 30 anni in questo territorio.
Qui il desbordo e la rottura totale di tutto ciò che rappresenta l’autorità è la pratica che continua da quel
venerdì di fuoco in cui, partendo dall’evasione del pagamento dei biglietti della metro, siamo passati a
incendiare e saccheggiare tutto il nostro paese.
Siamo migliaia in tutto il Cile però, chiaramente, con differenti prospettive e motivazioni.
L’immensità di questa valanga storica è un fatto ed è, fra i nostri giorni di prigionia, forse uno dei giorni più felici.
La contraddizione è inevitabile ma reale: incarcerati ma felici perché siamo in strada in qualunque atto di sabotaggio, d’ira, di complotto, di vendetta e illegalità, vivendo questa esperienza unica che siamo stati capaci di dare alla luce con silenziosi e costanti giorni, mesi, anni di cospirazione insieme a tuttx coloro che conosciamo, di distinte generazioni e che oggi sappiamo in strada in azione.
Perché non cadremo mai, perché speriamo sempre in quel momento per prolungare la nostra guerra contro il presente, perché mille volte lo abbiamo sognato e intimamente lo desideriamo follemente: nell’arco di giorni il paese dei poderosi ha iniziato a tremare per la furia incontrollata degli oppressi e sfruttati che stanno recuperando la loro vita attraverso la dignità che ha iniziato ad essere un sentimento comune, comportamento quotidiano e azione di moltx.
Ancora una volta la merda del potere ha dovuto mandare in strada i suoi sicari professionisti… no no, no, non è l’Iraq, Haiti o i Balcani: è il Cile nell’ottobre del 2019.

Ventimila soldati del sanguinario e codardo esercito del Cile e varie forze di polizia (nelle sue due varianti) sono in strada e hanno iniziato l’inevitabile massacro.

Davanti agli occhi del mondo stanno abusando e violentando donne, torturando, assassinando, provocando incendi e saccheggi al fine di giustificare la necessità sociale della loro presenza, colpendo e attaccando a bruciapelo sia chi sta lottando sia la popolazione non mobilitata.
E’ l’unica risposta che offrono è quella che dobbiamo contemplare, ricordandoci l’esperienza storica che abbiamo avuto durante la contro insurrezione quando vestivano il ruolo di garanti dell’ordine e della legge, ultimo risultato della loro putrida patria.
In un modo o nell’altro l’estensione e la radicalizzazione del comportamento della Rivolta sta andando a configurarsi in modi operativi che hanno le caratteristiche di una vera e propria guerriglia urbana trasversale che ha definiti obiettivi che devono essere colpiti.
E’ in questa esperienza che l’apprendimento sta permettendo sia di incontrare nuove strade e allo stesso tempo va a precisare le nostre croniche debolezze… è l’opportunità di dare continuità alle pratiche antagoniste di attacco e di farle diventare la normalità del quotidiano, elevando il nostro sguardo così come le potenzialità della lotta antiautoritaria. Questo momento lo esige; tutta l’esperienza di ieri e di oggi ci serve come arsenale teorico- pratico per continuare la nostra pratica sovversiva fino a quando tuttx saremo liberx.
Nessuno ha la certezza di quanto durerà questo momento caotico di disordine.
Quasi tutto un paese è ancora sotto stato di emergenza e coprifuoco.
Nel frattempo noi in carcere non siamo più o meno sicuri che in strada. Chiaro è che siamo ostaggi dello stato e del capitale e le nostre vite oggi sono condizionate da chi ci mantiene imprigionati con i loro stratagemmi giuridici che tendono a perpetrare la nostra prigionia.
Però con forza e molta allegria posso dire di vedermi in ogni barricata, in ogni saccheggio, gridando il nome dei nostrx compagnx cadutx, provocando incendi, appiccando il kutral (termine mapuche che indica il “fuoco”, ndt) della vendetta, resistendo a attaccando i repressori, recuperando ciò di cui abbiamo bisogno, stringendo relazioni di complicità con tuttx coloro che non si fermano e arrestano.
Sono tempi di lotta e convinzioni, in cui elevare i nostri livelli per il combattimento prendendo tutte le precauzioni.
Con fermezza e confidenza, con equilibrio e temperamento, con tutta la forza delle nostre convinzioni
insurrezionali.
Un bel momento per continuare a proseguire in questo cammino chiamando alla Guerra Sociale.

Dal carcere pugno in alto.

Prigionieri liberi subito: strade per l’insurrezione!!

Contro lo stato, il carcere e il capitale: Guerra Sociale!!

Fino a quando esisterà miseria, ci sarà ribellione!

Marcelo Villaroel Sepulveda

Prigioniero Libertario
24 ottobre 2019 Carcere di alta Sicurezza Santiago del Cile

testo originale: es-contrainfo.espiv.net


Comunicato del compagno Juan Aliste Vega (24/10/2019)

Rivolta, nuova generazione e sovversione autonoma.

Un risveglio per mano di una nuova generazione lucida e disposta a rompere l’alienazione e l’anestesia del cittadino. Coltivata dal potere per decenni. Progetto capitalista basato sulla dittatura e sostenuto con il rivestimento della democrazia, democrazia con odore di lacrimogeni e politica fascista. Così la paura ha continuato a permeare le vite, essendo un’ovvia conseguenza di uno stato militare di polizia. Gli strumenti di potere per il dominio sono stati abbelliti con vetrine e consumi (anni ’90). L’asse dominante ha oliato i media e li ha forniti di pane e circo, promettendo con discorsi e arringhe, vendendo miglioramenti della vita e offerte di presunta uguaglianza e giustizia. Con l’involucro politico della loro democrazia e la miscela di individualismo, consumismo, pasta di cocaina e lacrimogeni, hanno assicurato il controllo e la loro pace sociale; allo stesso tempo, per generazioni alcuni si sono arricchiti a spese della miseria di molti: questo è stato solo un dato per situare il detonatore acceso da questa nuova generazione in Rivolta, che ha lasciato dietro di sé la paura, allontanandosi dalla pestilenza dei cittadini, passando sopra l’arroganza del potere ed attaccandolo con la vitalità ribelle che scorre e si unisce in complicità per sovvertire.

La base di tutto non è avanzare una o un’altra richiesta. Ciò che è marcio c’è già ed è il sistema, lo stile di vita e coloro che lo sostengono. La Rivolta cancella tutto ciò che è stato messo a tacere dal potere e dai governi di turno, è l’azione lucida che smaschera la pestilenza del capitalismo imposto alle vite umane.
Il 18 ottobre 2019 segna un’esplosione diversa, una rivolta a cui non siamo estranei.

Ci riempe di gioia il fuoco libertario. Riscopriamo il sabotaggio, le espropriazioni, il combattimento, la decisione, la complicità e la ribellione autonoma.

Come prigionieri sovversivi ci facciamo Rivolta constatando che avanzano i motivi per una maggiore sovversione. Le nostre convinzioni si ossigenano con la realtà del momento in cui lo Stato brucia e viene superato. Riaffermiamo che le loro istituzioni in rovina non sono altro che striscianti maschere di un modello capitalista. Disposti a difendere la loro posizione-ricchezza aumentando l’intensità repressiva, tanto che nel bel mezzo della rivolta si stabilisce la legge sulla sicurezza dello Stato, si istituisce lo stato di emergenza, con soldati al controllo, più sbirri e guardie al loro servizio per le strade. Stato di emergenza militare e poliziesco instaurato nel cammino di tutte le vite.

Tutto il fetore dei partiti politici e delle loro strutture sempre al seguito del buffone di turno schiereranno la loro batteria mediatica comunicativa e disinformativa per raccontare la loro storia. Le loro frasi di bronzo brilleranno: “ora sì che sì”, “prendiamoci cura di ciò che è stato raggiunto”, “protestiamo pacificamente”, “dialoghiamo” e tutte quelle arringhe. Vorranno raccontare ancora una volta la loro storia, truccheranno i morti e saremo tutti delinquenti.

L’impronta dei loro volti e delle loro parole vorrà convincerci che tutto è normale mentre invece è tutto marcio!

Il continuo della lotta ha presente di rivolta e sovversione, ha l’impronta di un volto giovane che rompe con ciò che è stabilito, non si limita ad avanzare richieste, non risponde a progetti all’aceto o alla verticalità, si unisce nella multiforme orizzontalità dell’azione diretta, il suo ossigeno è libertario e la sua paura è stata domata.

Che la complicità si moltiplichi rafforzando il combattimento urbano, che la guerriglia irrompa in ogni angolo contro lo Stato militare di polizia e tutta la sua fauna politica cittadina.

Per la distruzione della società carceraria!
Sovversione autonoma e rivolta permanente!
Finché c’è miseria ci sarà ribellione!

Juan Aliste Vega

Prigioniero sovversivo

testo originale: es-contrainfo.espiv.net