A balzi

da finimondo.org

A balzi

Lasciarsi trasportare dalla corrente, senza opporre resistenza. È la via più semplice. Si procede in modo spedito, senza grandi sforzi. Nei tratti più agevoli poi, ci si rilassa quasi. Si risparmiano le forze in vista dei punti più cruciali, quelli in cui è necessaria la massima attenzione per non annegare. Lasciarsi trasportare dalla corrente è fluire col fiume. Come può essere difficile? Per fluire con il fiume non c’è nemmeno bisogno di saper nuotare, basta galleggiare. Se poi si è in preda a qualche urgenza, se si vuole fare in fretta, è semplice: basta liberarsi di un po’ di peso. Più si è leggeri, più si fila via. Non serve altro. Sarà la corrente stessa a portare a destinazione, perché il fiume sta già andando verso l’oceano.
Andare contro-corrente, invece, è una perdita di tempo. È uno sforzo immane destinato al fallimento. È un’impresa impossibile. È un tentativo puerile, che denota al tempo stesso in chi lo compie ingenuità e arroganza. È il modo migliore per rimanere soli e deboli, sempre più soli e sempre più deboli, in attesa di venir travolti. Scelta suicida, il più delle volte, anche perché non si potrà fare affidamento su nessuno. Chi può voler essere sommerso?
No, no, meglio lasciarsi trasportare dalla corrente. Leggeri, sempre più leggeri. Sbarazzandosi di ogni zavorra, etica o teorica che sia. Privi di valori e di idee troppo gravosi, si acquista velocità. Non si sta sempre immobili in se stessi, in continua tensione, vacillando un po’ in avanti e un po’ indietro, in attesa di spiccare un balzo come fanno i salmoni. Si sta in perenne movimento con altri. Ieri si stava con Lenin o con Mao o con Castro, oggi si sta con le Pussy Riots o con Greta o con Carola.
Certo, meglio non domandarsi quale sia la nostra vera aspirazione in relazione al fiume: scendere per arrivare alle affollate spiagge sugli estuari e immergersi nell’acqua inquinata o risalire fino alle sue solitarie sorgenti per esplorare i boschi circostanti? Non è la stessa cosa. L’acqua pura ed incontaminata, così indispensabile alla vita, sgorga a monte o a valle? Ecco perché, detto tra noi, abbiamo riso fino alle lacrime nello scoprire che certi fini teorici di sinistra solo ora cominciano ad avere qualche dubbio circa la flebile evanescenza dei fuscelli cui di volta in volta si aggrappano con alto senso della strategia. Ma poiché non li sfiora minimamente l’idea di mettere in discussione la necessità di seguire la corrente (lo strepitoso determinismo che accomuna santoni come Osho e santini come Marx), la loro conclusione è ovvia: così come in passato pensavano di combattere il potere borghese con il contro-potere proletario, oggi ritengono che il solo modo per contrastare la narrazione reazionaria sia quello di diffondere la narrazione sovversiva. Come se le frottole sulle foibe anti-italiani possano essere neutralizzate solo dalle frottole sui liberi soviet. Come se la premessa a qualsiasi narrazione non sia proprio l’eclissi del pensiero critico. Cos’è, dopo aver fatto prendere un po’ d’aria e di ormoni ai propri militonti, portandoli ad alternare i seminari nelle sedi politiche e le risse sugli spalti delle curve, ora inorridiscono accorgendosi che costoro sanno intonare solo cori da stadio? Chissà quanto altro dovranno ancora rinnegare & tradire & ingurgitare prima di accorgersi che — se non si vuole finire dritti in un oceano di merda — è necessario opporsi a quella corrente, non accompagnarla. Perché non c’è alcun lieto fine che ci consolerà al termine di una esistenza quotidiana miserabile.
In fondo è questo l’errore centrale che ci ha condotti dai totalitarismi dittatoriali del passato a quelli democratici del presente: negare la necessità dell’individuo di sviluppare la propria coscienza, esortandolo ad abdicare e a consegnarla nelle mani dello Stato. Agli antipodi di ogni politica che pone qualsiasi soluzione al di fuori dell’essere umano, mai al suo interno, la rivoluzione contro lo Stato deve porre in primo piano il libero sviluppo dell’individuo. Anziché tendere sempre più a «formattare» gli individui per meglio adattarli alla loro funzione sociale, ruolo della propaganda, sarebbe meglio cercare di esortare ogni individuo a possedere uno spirito ed un corpo, un pensiero e delle mani, che siano del tutto autonomi.
Trasformare le masse in individui, non tenere gli individui intrappolati all’interno delle masse.