Berlino – Striscione in solidarietà con lo sciopero della fame

riceviamo in inglese e diffondiamo:

Nel sistema penitenziario italiano, i detenuti sono soggetti a una complessa varietà di condizioni.
In base alla misura a cui sono soggetti, saranno trattenuti in una certa sezione del carcere.
Il posto peggiore, nella scala delle condizioni adottate nel sistema carcerario, è rappresentato dalla misura del cosiddetto “41bis”.
È stata introdotta 30 anni fa, come misura temporanea e di emergenza, ma si è assestata e peggiorata nel tempo. Oggi, in questa condizione di detenzione ci sono 748 detenuti, rinchiusi in una dozzina di sezioni carcerarie in tutta Italia.
L’articolo “41bis” stabilisce:
– Detenzione in isolamento 23 ore al giorno (nell’unica ora d’aria è consentito incontrare altri detenuti, ma al massimo 3).
– Incontri solo con i familiari più prossimi (un’ora al mese), ma attraverso un vetro, con telecamere e citofono, impedendo in questo modo qualsiasi tipo di contatto diretto.
– Esclusione da un’eventuale ammissione a misure alternative alla detenzione.
– Intervento del G.O.M. (Gruppi Operativi Mobili), gruppo speciale della polizia penitenziaria, noto per le percosse nelle carceri e i massacri durante il G8 di Genova, nel 2001.
– Processo in videoconferenza: i detenuti imputati possono assistere al processo da soli in una cella appositamente attrezzata, attraverso un collegamento video supervisionato dai giudici e dal personale penitenziario, negando in questo modo la possibilità di essere presenti al processo.
– Censura/restrizione di posta, libri, pubblicazioni.

Per uscire da queste condizioni, il detenuto dovrebbe decidere di cooperare con le autorità giudiziarie. Niente a che fare con una vera e profonda revisione delle proprie responsabilità, ma con un obbligo, invece, dovuto alla brutalità quotidiana che sperimentano personalmente. Questo è esattamente quello che succede quando qualcuno è vittima di tortura: potrebbe fare di tutto per smettere di soffrire.

Le leggi e le misure di emergenza si distribuiscono nel tempo, cosicché tutte le restrizioni delle sezioni soggette al “41bis”, prima o poi, con nomi diversi e in modi diversi, vengono adottate nelle altre sezioni delle carceri italiane.

È quanto sta accadendo a due compagne rinchiuse nella sezione di “Alta Sicurezza” del carcere femminile dell’Aquila. E’ così che l’ombra di quella misura copre l’intero sistema carcerario, rendendo anche le condizioni di altre sezioni difficili come quelle del 41bis.
Per questo le due ragazze, Silvia e Anna, il 29 maggio hanno iniziato lo sciopero della fame: il loro obiettivo non è solo quello di essere trasferite, ma anche quello di chiudere questa sezione del carcere, in modo che nessun altro possa più essere soggetto a condizioni così infami.
In solidarietà con loro, altri compagni hanno iniziato lo sciopero della fame.

Non possiamo lasciarli soli in questa lotta, dobbiamo far uscire la loro voce da quella tomba!

Contro ogni prigione, contro il 41bis!
Fuoco alle prigioni!
Anarchici di Berlino.

 

qui sotto il testo originale:

In the Italian penitentiary system, prisoners are subject to a complex variety of conditions.
According to the measure they are subject to, they will be held into a certain section of the jail.
The worst place, on the scale of the conditions adopted in the prison system, is represented by the measure of the so called “41bis”.
It was introduced 30 years ago, as a temporary and emergency measure, but it settled and worsen over time. Nowadays, in this condition of detention there are 748 prisoners, locked up in a dozen of jail sections all over Italy.
The article “41bis” establishes:
– Solitary confinement 23 hours per day (in the only one hour outside they are allowed to meet other prisoners, but 3 at most)
– Meetings only with immediate family members (one hour per month), but through a glass, cameras and intercom/phone, preventing in this way any kind of direct contact.
– Exclusion from a possible admission to alternative measures to jail detention.
– Intervention of G.O.M. (Gruppi Operativi Mobili), a special police group of the penitentiary police force, well-know for the beatings in jails and the massacres during the G8 in Genua, in 2001.
– Trial through video conference: the indicted prisoners can attend the trial alone in a specially equipped prison cell, through a video connection supervised by the judges and the penitentiary staff, being denied in this way the possibility of being there at the trial.
– Censorship/restriction of the mail, books, publications.

To get out of these conditions, the prisoner should decide to cooperate with the judiciary authorities. Nothing to do with a true and deep review of their own responsibility, but with an obligation, instead, due to the daily brutality they personally experience. That’s exactly what happens when anyone is victim of torture: he/she could do anything to stop suffering.

Emergency laws and measures spread over time, so that all restrictions of the sections subject to the “41bis”, sooner or later, with different names and in different ways, are adopted into other sections of the Italian prisons.

That’s what’s happening to two comrades locked up in the “High Security” section of the women prison in L’Aquila. That’s how the shadow of that measure is covering the whole prison system, making also the conditions of other sections as hard as those of the 41bis.
That’s why the two girls, Silvia and Anna, on the 29th May started the hunger strike: their aim is not only to be transferred, they claim this jail sections to be closed, so that no one else can be subject to such infamous conditions anymore.
In solidarity with them, other comrades started the hunger strike.

We cannot leave them alone in this fight, we need to bring their voices out of that grave!

Against every prison, against the 41bis!
Fire to the jail!
Anarchists from Berlin.