Roma -resoconto presidio 4 maggio al cpr

Sabato 4 siamo tornatx sotto le mura del c.p.r. di Ponte Galeria.
Nonostante le difficoltà posteci dal meteo e non solo, il presidio ha comunicato in maniera molto forte con l’interno. Non avere l’amplificazione non è stato un problema dato il potente sostegno di alcunx compagnx della murga e l’ausilio di un megafono.
Le risposte da dentro sono state fortissime. Si è raccontato del corteo della scorsa settimana alla frontiera e delle
lotte determinate che nei c.r.a (equivalente francese dei cpr) ormai da mesi si susseguono.
Un’intermittente battitura e forti slogan sia da dentro che da fuori le mura ci hanno ricordato (se ce ne fosse bisogno) l’importanza di essere lì fuori; senza proclami né ricette su come portare avanti la lotta per
la libertà, ma cercando di sostenere chi viene isolata e rinchiusa, le resistenze individuali e quotidiane quanto i momenti di organizzazione collettiva.

Gli slogan urlati dall’interno ci dimostrano come i regolamenti e le separazioni imposte da chi gestisce il centro non sono servite a impedire l’autorganizzazione e la solidarietà.

Un volantinaggio pre e post presidio ha comunicato ax numerosx avventorx del festival dell’oriente la doppia faccia del capitalismo, che da un lato mette in circolo le merci per capitalizzarle e dall’altro impedisce la circolazione degli esseri umani rendendoli schiavizzabili.

Il nostro sostegno va alle persone senza documenti che hanno deciso di scioperare lunedì 6 nelle campagne del foggiano contro questo sistema capitalista e assassino.
Un abbraccio caloroso va a chi è fuggito dal cra di Saint-Exupéry e si è guadagnato la libertà e a quelli che sono stati ripresi e si trovano ancora reclusi e a chi al cpr di Bari ha distrutto la sua gabbia..

Per la libertà di tutte e tutti
Per un mondo senza autorità, patriarcato e capitalismo.

A seguire il testo del volantino distribuito

GUARDA C’È UN LAGER NELLA TUA CITTA’!

A Fiera di Roma, proprio davanti a te, c’è un lager.
Donne senza documenti vengono prese per strada, nelle questure, nelle
carceri di ogni parte d’Italia e portate qui, l’unico CPR (centro di
permanenza per il rimpatrio) femminile in Italia, mentre altri ve ne
sono in altre città per soli uomini. Anche qui vi era una sezione
maschile, distrutta da una rivolta dei reclusi nel dicembre del 2015 e
ad oggi continuano i lavori di ristrutturazone per riaprirla. Come qui,
in ognuna di queste prigioni, sono quotidiane le resistenze di chi si
trova imprigionato per mesi aspettando di essere rilasciato con un
permesso di soggiorno, un foglio di via o, nel peggiore dei casi, messo
su un aereo che per il rimpatrio.
Forse non sai che molte di queste donne vengono da quell’Oriente di cui
si parla oggi al festival a Fiera di Roma, dove si celebra il culto
dell’esotico, “i colori, i profumi e le musiche di terre lontane”
(cit.), ma l’unico colore che si vede qui è il grigio del muro che
imprigiona, che separa la vita tra chi è fuori e dentro, tra chi ha un
passaporto e può viaggiare per puro svago e chi no; l’unica musica  che
sentiamo  è la voce delle donne che urlano “Libertà” o che rispondono al
presidio qui fuori con delle battiture sulle sbarre.

Siamo qui oggi per provare a far arrivare alle donne recluse un po’
della nostra solidarietà, perchè le nostre voci rompano quell’isolamento
in cui cercano di costringerle, per chiedergli di raccontarci quello che
succede lì dentro.

Fermati, non restare indifferente, non credere a chi celebra la “Roma
che incontra il mondo”, la Roma multiculturale e accogliente… quel
mondo oggi tanto idolatrato  è presente qui dentro tutti i giorni,
nascosto agli occhi di tutt*, portato ai margini della città.

Per un mondo libero da confini e galere
tutt* liber*