Aggiornamenti sulle Richieste di sorveglianza speciale a La Spezia : 2 testi

riceviamo e diffondiamo:

Sarà una risata che li seppellirà…

C’era una volta, in una ricca e borghese città portuale chiamata La Spezia, abitata da fascisti e militari, una galera.

In questa prigione, così come in tutte le prigioni, le persone rinchiuse venivano picchiate, insultate, svilite, annientate, quasi cancellate.

Nonostante ciò, alcune di loro, testarde e coraggiose, continuavano a resistere in nome di quella grande passione chiamata libertà. Uno di queste, conosciuto come Paska, deciso e determinato a non abbassare la testa di fronte ai soprusi della guardie e del Dipartimento del Amministrazione Penitenziaria di Roma, (che faceva orecchie da mercante di fronte alle sue continue richieste di trasferimento), collezionava rapporti disciplinari, regime d’isolamento 14bis, entrò in sciopero della fame.

Fuori, un gruppo di testarde amicx sue, decise di supportare e incoraggiare paska e di urlare la rabbia e il disgusto contro questo schifo di mondo, alle persone che intanto continuavano impassibili a vivere nella loro comodità ben protette dai pacchetti sicurezza contro il degrado, dai militari e milizie varie nelle strade, dai bavosi fascisti spaparanzati nelle loro comode poltrone di governo e tribunali.

Il 5 gennaio durante un’imperdibile giornata di aggregazione, socialità dettata dai saldi, shopping compulsivo e consumismo sfrenato, una pioggia di volantini con sottofondo di punkhardcore e tecno accompagnava la colorazione rossa della via principale del centro storico e di un’orrenda fontana degli anni ‘80, definita bene artistico storico e culturale.

Non riscosse particolare successo ed entusiasmi sfrenati da parte della popolazione quest’allegra comitiva, ma bensì un’appello disperato al ripristino dell’ordine pubblico fece squillare il centralino del 112.

Effettivamente si percepiva una certa chiusura di fronte a questi malcapitati che raccontavano storie che tanto fantasiose non erano, tanto che chi non aveva una vita sua, ovvero questore e digossini, decisero di sapere proprio tutto della vita di queste persone venute da fuori, tendendogli un agguato mentre facevano aperitivo, trascinandole dentro le mura della loro fortezza. Decidendo di tenersele per ben 9 ore. Ben contenti di aver fermato questi 14, presero la sacra bibbia ovvero il codice penale sfogliando le possibilità di accollargli qualcosa e risalirono dunque fino al 1930: codice rocco e leggi fasciste. Dentro quello squallido tugurio s’innalzarono nuovamente proteste orientate, questa volta, sulla rivendicazione di patatine fritte, visto che l’aperitivo era stato interrotto. Nessun ordine venne soddisfatto, ma da quella cucina uscirono un piatto d’amarezza farcito con fogli di via, foto-segnaletiche e impronte digitali con contorno di perquisizioni.

Non gli era proprio andata giù questa storia e decisero di bandire, per essere proprio certi che le persone non si sarebbero più fatte vedere sul territorio spezino. Inviarono allora il dolce a domicilio sotto forma di richiesta di sorveglianza speciale con ciliegina annessa di un divieto di dimora dalla loro bene amata provincia.

Ma le loro attenzioni furono talmente premurose tanto da prendersi la briga di andare a parlare con i familiari di queste cantastorie, e addirittura invitare calorosamente ad un giro in carcere per nove mesi a chi, non italiano, si era dimenticato di tornare nel proprio paese (invito purtroppo sospeso da un appello in tribunale).

E bene.. Il 27 Marzo nella chiesa della giustizia chiamata tribunale di Genova si tenne questa grande cerimonia che vide il PdM (pezzo di merda) evidentemente così scioccato e indignato da tutto quel colore rosso nelle vie della città, presentare come un atto di danneggiamento l’opera di riqualificazione di quella triste fontana. Mentre i/le nostrx 14 appassionatx di feste a sorpresa diretta in qualsiasi strada, si trovavano a manifestare, proiettare video e condividere un aperitivo nei vicoli di Genova, il PdM si trovava a fare un’enorme figura di merda non avendo fatto bene i compiti: la richiesta di riqualificare il danneggiamento aggravato proposto il giorno dei fermi veniva addirittura riqualificato in imbrattamento aggravato, e nessun asso nella manica per argomentare a dovere la richiesta della ss. Forse il questore di spezia era troppo affaccendato per trovare il prodotto giusto che smacchiasse tutte quelle verità lasciate quel giorno a La Spezia. Oppure nessun PdM o questure della penisola voleva rispondergli al telefono, per non essere coinvolti in questa gigantesca figura di merda, ma tanto, chi se ne frega. Occupato a trovare il numero della ditta delle pulizie il maestro di cerimonia nonché il giudice, si ritirò nei suoi regali appartamenti per decidere le sorti dei nostri nomadi che intanto prendevano le cartine di Viterbo in mano.

In ogni caso questa storia non ha un lieto finale, perché Paska Ghespe e Giova e tante altre sono tutt’ora in galera, ma come noi altri 10, 100, 10 000 non smetteranno di riempire le strade della nostra rabbia. Seguiranno mirabolanti avventure, e ne vedremo delle belle…


Qualche aggiornamento riguardante le richieste di Sorveglianza Speciale (la ben nominata SS) per 14 compagnx attorno alle azioni di solidarietà a Paska quand’era ancora rinchiuso a La Spezia.

Il 5 Gennaio venivamo fermatx in 14 persone per strada e in un bar della periferia di Spezia.

Lo stesso giorno erano successi degli episodi di protesta con deturpamento di una fontana, affissione di volantini e vari imbrattamenti nella principale via commerciale della città.

Le accuse a noi contestate sono state dapprima un doppio danneggiamento aggravato. In più 12 fogli di via di tre anni dal comune di La Spezia vengono emessi contro le persone italiane, e una persona viene denunciata per violazione di foglio di via dall’Italia1. In questura veniamo identificatx e fotografatx in ogni angolazione. Sei ore dopo veniamo rilasciatx.

Circa un mese dopo arrivano due ulteriori procedimenti : una richiesta di divieto di dimora dalla provincia di La Spezia e una richiesta di SS, per tutte le 14 persone. La prima richiesta di divieto di dimora era stata rigettata ma in realtà solo sospesa in attesa dello svolgimento dell’udienza di SS, che si è tenuta al tribunale di Genova il 27 Marzo.

A due giorni dall’udienza non avevamo ancora ottenuto tutte le carte dell’accusa che pensavamo dovessero essere prodotte. A livello processuale, sono state discusse solo le carte che ci sono state inviate, dunque nulla di nuovo, niente profili dettagliati sulle singole persone, nessuna altra documentazione rilevante o determinante. Nonostante ciò alcune considerazioni emergono dal fascicolo di accusa che si articola attorno a due macro argomenti : il mantenimento dell’ordine pubblico a Spezia e il controllo di individui che si sarebbero resi protagonistx di azioni di solidarietà a Paska.

-L’accusa spinge molto sul fatto che gli/le imputatx siano collegate a Paska, alla sua pericolosità e alle sue proteste attuate in carcere, all’operazione Panico, all’appartenenza all’area blablabla, in più vengono riportati diversi riconoscimenti avvenuti durante il presidio e i saluti fatti davanti al carcere di Spezia. Ancora secondo l’accusa, è esposto il ragionamento della classica crescita di azioni sempre più “violente” degli anarchicx e che quindi bisognerà ostacolare sul nascere.

– In uno dei volantini trovati il 5 Gennaio per strada (https://www.gazzettadellaspezia.it/cronaca/item/92955-il-nostro-amico-pestato-nel-carcere-di-spezia-ecco-perche-abbiamo-fatto-il-blitz), l’accusa si attacca ad una parte del testo in cui è scritto “si tornerà a La Spezia finché non saranno soddisfate le rivendicazioni del compagno prigioniero”.

– L’accusa giustifica con l’emergienzialità l’applicazione della SS in quanto, nonostante il procedimento penale per danneggiamento sia in corso, e i fogli di via notificati, sia importante impedire preventivamente le intenzioni degli/delle imputatx a tornare sul territorio spezino. Emergenzialità sottolineata dalle scadenze attuali del calendario delle udienze dell’operazione Panico e dunque degli spostamenti di Paska al tribunale, che potrebbero essere dei momenti di interventi degli/delle imputatx.

– L’accusa si ritiene «territorialmente competente», nonostante le persone imputate non vivono li, con il motivo che le condotte criminali sono/saranno portate avanti a La Spezia fino a quando Paska sarà rinchiuso lì.

Infine il 27 Marzo, nel tribunale di Genova, si è svolta l‘udienza di questo procedimento, con la presenza di un collegio di avvocati. Il danneggiamento aggravato è caduto, rimane l’imbrattamento aggravato su patrimonio culturale. Questo fatto è positivo per la richiesta della sorveglianza in quanto il danneggiamento risulta un requisito di maggiore rilievo rispetto all’imbrattamento. Avremo quindi un processo riguardante i fatti de La Spezia per imbrattamento.

Durante l’udienza non siamo stati a sentire ciò che i giudici avevano da dire su di noi, ma abbiamo preso spazio in strada per portare avanti la lotta. Non ci interessa in assoluto esprimerci all’unisono! Ci interessa non rendere lisce le nostre personalità. Di fronte a questo procedimento, teniamo a comunicare che abbiamo rifiutato la differenziazione tra di noi su chi è più e chi è meno «integrato», chi è più e chi è meno «pericoloso». Non abbiamo presentato nessuna carta che andasse in tale senso perché non abbiamo niente da dire a lorssignori in toghe.

La sentenza è arrivata il 12 aprile, la richiesta di sorveglianza speciale è stata rigettata per tuttx. Ancora non si conoscono le date per il procedimento d’imbrattamento aggravato.

Senza pretese di fare conclusioni sul contesto repressivo nazionale, pensiamo di spendere qualche parola sulla SS visto le numerose richieste e applicazioni avvenute negli ultimi anni negli ambiti anarchici. La SS ha quest’aspetto che tratta non tanto di un’azione in sé ma indaga e giudica la personalità dell’individuo se ritenuta “pericolosa” per la pubblica sicurezza, in riferimento ad un periodo passato, presente e futuro (ossia le intenzioni). Con questa misura di prevenzione, l’infame giudice irroga tutta una serie di restrizioni che vanno, a sua discrezione, dall’obbligo di dimora al divieto di frequentare determinati ambienti e persone, con la minaccia costante dell’indeterminatezza della durata di tale misura dal momento in cui se non si rispetta si và in galera e anche la galera non la cancella ma la sospende per riprendere una volta fuori. Pertanto l’individuo è tenuto in un certo senso a “collaborare” alla propria auto-repressione, ossia essere rispettoso delle regole e delle prescrizioni impostegli se non vuole essere sottoposto all’infinito a questa misura fortemente limitativa. Non solo, la SS ruota attorno alla posizione che l’individuo deve avere all’interno di questa meschina società quindi una posizione lavorativa stabile che attesti il produci-consuma e crepa, così come qualsiasi altra documentazione che asserisca l’integrazione all’interno di una normalità fatta di sfruttamento e controllo, che si righi dritto dentro l’ordine costituito dagli sgherri che brandiscono oppressione e restrizioni. Una misura di origine fascista che si abbina perfettamente all’autoritarismo democratico che ci vuole automi rassegnati, alienati e servi dei diktat del potere economico, tecnologico, poliziesco. Una misura logorante che vorrebbe tenerci lontane dagli ambienti che frequentiamo, che tenta di cambiare la propria vita quotidiana minando spostamenti, affetti e qualsiasi altra cosa che l’autorità giudiziaria decide di privare, imponendo un controllo persistente sulla propria vita. Una misura penale che mira a recidere la solidarietà verso le nostre compagne e i nostri compagni in galera.

I loro vani tentativi di annientare la solidarietà e la complicità ai/alle compagnx colpitx dalla repressione, non intaccheranno mai la voglia, la determinazione la grinta, la rabbia di lottare per la libertà. Galera, misure cautelari, limitazioni di ogni sorta non ci porteranno mai al ravvedimento delle nostre idee e pratiche perché abbiamo scelto di non prestare il fianco ai nostri nemici. Né ci allontaneranno dalla nostra passione per l’anarchia e dalla nostra sete di vendetta contro ogni forma di autorità.

Inviamo un saluto ribelle a chi si trova rinchiusx, a chi è stato colpitx da misure cautelari, a chi è riuscitx a sottrarsi ad esse.

Come scintille al vento accenderemo i roghi della nostra rabbia

Come braci ardenti mai spente sotto la pioggia della “vostra” repressione

gli/le imputatx

La notizia del trasferimento di Paska nel carcere di Viterbo è arrivata il 22 marzo. Ricordiamo il suo indirizzo :

Pierloreto Fallanca, Strada SS. Salvatore n. 14/b, 01100 , VITERBO (VT)

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il 7 marzo il compagno è stato condannato in primo grado a 9 mesi di carcere e la revoca di condizionale in altri procedimenti. Ha fatto appello e dunque la pena è sospesa.