L’inferno dei regimi differenziati – Una recensione

Pubblichiamo, su segnalazione una recensione del libro sul 41bis  “L’inferno dei regimi differenziati” di Alessio Attanasio. Questa recensione è stata scritta da un altro prigioniero, Pasquale De Feo.

 

L’inferno dei regimi differenziati Di Alessio Attanasio

Anche se sono da oltre trent’anni in carcere, c’è sempre da apprendere sulle carceri e le sue aberrazioni, questo dimostra che anche chi si trova in carcere da tanto tempo, non conosce tutti i rivoli di abusi di cui sono capaci chi gestisce il sistema penitenziario.

Con la lettura del libro di Alessio Attanasio “L’inferno dei regimi differenziati”. Editore Libriliberi. Inserito nel progetto “l’evasione possibile” finanziato dalla Chiesa Valdese con l’8 x 1000. Curato dall’associazione “Liberarsi”.

Ho allargato la mia conoscenza sulle angherie quotidiane che si commettono nel regime di tortura del 41 bis.

Le persone che non conoscono questo mondo, ma hanno metabolizzato solo l’indottrinamento che la setta giustizialista dell’antimafia sparge a piene mani di odio e veleno da trent’anni, con la mostrificazione di intere comunità nel meridione; tutti i reclusi nel 41 bis sono meridionali. Con questo libro potranno comprendere fino a che punto di crudeltà arrivano chi gestisce i reclusi nel 41 bis, dai direttori ai Gom (gruppo operativo mobile), sono quelli che nella caserma Bolzaneto al comando di Alfonso Sabella (Pm icona dell’antimafia e vice capo del Dap), torturarono i manifestanti del G8 di Genova nel 2001.

E’ un quarto di secolo che i governi italiani, ingannando la Corte europea dei diritti dell’uomo, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e persino l’Onu sul regime di tortura del 41 bis, le istituzioni italiane con i loro rappresentanti in queste sedi, stilano relazioni che falsano la realtà, coprendo la tortura del 41 bis, affinché non si arrivi a una condanna per tortura.

Convenzione ONU del 1984 contro la tortura e altri trattamenti e pene crudeli, immane e degradanti (CAT), cui l’Italia ha aderito nel 1988 ( dandovi ratifica e d esecuzione con legge 498 il 3 novembre 1988). Laddove vieta “ogni atto con il quale viene intenzionalmente inflitto ad una persona un grave dolore o sofferenza, fisica e mentale, per propositi quali ottenere da essa informazioni o confessioni”.

Dopo trent’anni la montagna ha partorito un topolino (obbrobrio), arrivando al punto che una sola volta non è tortura, per esserlo bisogna reiterare la tortura per essere tale sic.

Con tutto ciò il 41 bis è una tortura quotidiana permanente, invece viene coperto dallo Stato.

I trattamenti contrari al senso di umanità, di cui all’art. 27 comma 3 della Costituzione, non sono soltanto i “maltrattamenti” in senso stretto ( che coincidono, in tutto o in parte, con le torture), ma tutte le violazioni della dignità umana, che il 41 bis comporta. La Costituzione garantisce a tutti la dignità, che non si acquista per meriti e non si perde per demeriti”.

Non c’è da meravigliarsi, perchè questo Paese è nato con nefandezze peggiori che fecero inorridire l’Europa intera, commisero un genocidio con massacri e deportazioni, legiferando la legge del sospetto che permise gli arresti a livello industriale; ci sono gli atti del Parlamento italiano e anche di quello inglese che lo attestano, come anche tante ricerche storiche da cui sono stati prodotti tanti libri, tra cui quelli più famosi dello scrittore Pino Aprile.

Il risorgimento ha coperto l’infamia che continua tutt’ora, all’epoca la nascosero dietro la lotta al brigantaggio, oggi la celano dietro la lotta alla mafia, ma nulla è cambiato nel modus operandi.

Con la legge Pica (la madre di tutte le leggi repressive che con nomi diversi è giunta fino a noi) legittimarono il genocidio nel meridione con la scusa della lotta al brigantaggio; partigiani che combatterono lo straniero piemontese che parlava francese, ma li etichettarono briganti. Un parlamentare inglese intervenne alla Camera dei Comuni e disse: “Non capisco perchè i polacchi che si ribellano devo chiamarli eroi e quelli che si ribellano nel Regno delle Due Sicilie devo chiamarli briganti”. Questo fa capire la mostrificazione dei meridionali da dove inizia.

Sono andato un po indietro nel tempo, per far capire che questo sistema mostruoso è iniziato nel 1860 con la favoletta risorgimentale; nelle carceri con l’applicazione nel 1863 dei Bandi di Felice di Savoia del 1826, dove era ammessa la tortura e tante altre nefandezze.

Basta confrontare la legge Pica con le leggi speciali di emergenza attuali, e si troverà la similitudine in tutto, dalle carceri, le deportazioni dei detenuti, i sequestri dei beni, le misure di sicurezza detentive e non, lo scioglimento dei comuni, i rastrellamenti polizieschi per innescare processi fondati sul razzismo antimeridionale, con un reato non reato che è l’associazione mafiosa (è iniziata con la legge Pica, passata poi nel codice penale Zanardelli e poi in quello di Rocco), tutto questo è possibile perchè conquistato l’ex Regno delle Due Sicilie, divenne una colonia del Regno Sardo Piemontese e poi del Regno d’Italia, e dall’ora non è cambiato niente, tengono in repressione permanente affinché la colonia non si ribelli, e se lo facessero diventerebbero tutti mafiosi; come in passato erano tutti briganti. Fu Cesare Lombroso che diede la legittimità scientifica per il razzismo antimeridionale sostenendo che 1 meridionali erano geneticamente difettati, la conformazione fisica ed etnica portavano a una naturale propensione a delinquere, dunque criminali per nascita, eredi di un’atavica popolazione difettosa, che niente e nessuno poteva sottrarre al loro destino. Non delinquenti per un atto cosciente e libero della volontà, ma per innate tendenze malvagie. Tutte le angherie che ho letto nel libro, io ne ho patite anche di peggiori, ne ho scritto un libro per ricordarle, affinché l’oblio non l’avvolgesse e la storia venisse stravolta e raccontata dai carnefici che avrebbero capovolto i fatti; i carnefici diventavano vittime e viceversa, cosa che ho già letto sull’enciclopedia Wikipedia. Tutto ciò che succede nei 41 bis e in generale nelle carceri, non potrebbe succedere se non ci fosse la complicità di tutto il sistema collegato a quello penitenziario, iniziando dalla magistratura di sorveglianza che pur avendo il dovere di controllo e il potere di intervenire, dimostra una certa sudditanza verso le direzioni delle carceri, cercano di difendere le direzioni delle carceri dai reclami dei detenuti; a parte una piccola minoranza che purtroppo non riesce a incidere perchè la stragrande maggioranza si sottomette all’Amministrazione penitenziaria. Nella gerarchia delle fonti, l’Amministrazione non potrebbe e non avrebbe l’autorità per domare ai suoi fini la magistratura di sorveglianza, invece si è asservita totalmente, per questo motivo il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) in modo arbitrario fa tutto quello che vuole, anche disattendere le ordinanze del magistrato o del tribunale di sorveglianza. Personalmente credo che ciò gli sia permesso dalla magistratura di sorveglianza, perchè al Dap ci sono 100-150 Pm, nella maggioranza tutti provenienti dalle Dda, sono convinti di continuare a fare quello che facevano nelle procure, comandano più del ministro, e hanno “procuratizzato” gli uffici del Dap, e siccome possono incidere sui singoli magistrati di sorveglianza, anche tramite la Dna (Direzione Nazionale Antimafia), questo intimorisce la magistratura di sorveglianza e da potere al Dap e a tutte le diramazioni dell’Amministrazione penitenziaria. Per mantenere questo sistema anticostituzionale e contrario anche alla Convenzione europea, mentono e distorcono la realtà per piegare i fatti derivanti dalle vessazioni continue, ai loro interessi di bottega. La stessa cosa fanno con la Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) e il Cpt (Comitato europeo per la prevenzione della tortura), tramite l’avvocatura di Stato, mandano relazioni che falsificano la realtà dei fatti, arrivando al punto che non sono più credibili. Queste violazioni gravi hanno soffocato lo Stato di diritto, calpestata la Costituzione ed eroso la democrazia stremata da decenni di violazione dei diritti umani. Lo Stato di diritto è un principio di civiltà, troppo serio per lasciarlo in mano alla magistratura. Purtroppo abbiamo una classe politica non degna di questo nome, di conseguenza la loro viltà ha dato un potere enorme alla magistratura e ne hanno fatto una sorta di monarchia con la certezza dell’impunità. Mi auguro che questi libri sollecitano altri reclusi a scrivere e raccontare i fatti quotidiani delle carceri. Il potere ha paura della luce, come i vampiri. L’oscurità alimentata da parte nostra, ci fa diventare loro complici nell’opprimerci.

De Feo Pasquale, Oristano agosto 2018

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