DA SOLI VINCE IL PADRONE – Volantino per il corteo del 30 marzo

DA SOLI VINCE IL PADRONE
ORGANIZZIAMOCI DENTRO E FUORI DAL LAVORO!

Il lavoro non ha sempre coinciso con l’attività umana, il lavoro non rende liberi…

facchini dei Mercati Generali di Torino (CAAT) ogni notte fanno “il miracolo di dare da mangiare alla città” lavorando in nero fino a 16 ore al giorno per 4 euro l’ora.
venditori di stracci, minacciati dal Comune di essere cacciati dal Balon, lottano ogni giorno per il pane con ingegno e fatica, circondati da parassiti che vogliono farsi i soldi sul loro sudore.
Le lavoratrici delle cooperative sociali, con cui viene privatizza ed esternalizzata la sanità, fanno fronte al lavoro produttivo e riproduttivo in condizioni di enorme ricattabilità e salari intermittenti.
Gli sfruttati nelle cucine dei localini pettinati per turisti che proliferano nei quartieri gentrificati lavorano fino a 12 ore al giorno, subendo spesso l’ulteriore ricatto del permesso di soggiorno.
Intanto, sono sempre più i lavoratori senza lavoro, definiti “inadatti”, “non corrispondenti ai requisiti”, “inutili”… numeri zero nei libri contabili di questa città.

Dai voucheristi nei cantieri, ai rottamatori di rame, ai riders del “food delivery”, a* precar* della scuola, ai braccianti, agli operatori nei call center, agli addetti alla logistica di Amazon, alle badanti, agli studenti in alternanza scuola-lavoro, una cosa è chiara: la classe operaia e subalterna non è affatto morta, qui a Torino come altrove.
La normalità totalizzante del capitalismo avanzato mira a produrre solitudine, alienazione, guerra tra poveri, italiani contro stranieri, tutt* contro tutt*.
Ma sotto la cenere ancora cova la rabbia…

L’unico orizzonte possibile è organizzarsi e ritrovarsi nella lotta contro chi sfrutta: i Padroni di questo Stato e di questa Città. Contro le Fondazioni bancarie come la Compagnia di San Paolo e la Crt, le multinazionali come FCA e la Lavazza, i grandi investitori pubblici e privati, come la SMAT e la GTT. Gli speculatori del food, come Foodora e Deliveroo, i palazzinari come Molino. Contro tutti i Padroni, grandi e piccoli.
Contro i loro dispositivi di controllo e smistamento della manodopera – le agenzie interinali, le cooperative, il caporalato – che servono ad oliare un sistema economico fondato sullo sfruttamento intensivo alla bisogna (just in time), negando la vita nel presente e nel futuro.

Né un decreto dignità, né un reddito di cittadinanza fondato su un workfare paternalista potranno mai camuffare la schiavitù. La necessità costringe a subire il ricatto del lavoro, dove gli scopi, gli obiettivi, i prodotti delle attività sono espropriati. Dove i desideri sono repressi.
Produci-Consuma-Crepa. Il lavoro è il furto della mia e della tua vita. Rompere con la logica del lavoro è il primo passo per ritrovare la propria vitalità nel presente.

“Che mondo senza grazia e privo di gioia, il mondo del lavoro.  (…) Non vite create con gioia nella complicità e nel conflitto, con spontaneità, ma sopravvivenza che si trascina nell’abitudine, in ruoli prefissati, in cui sonnambuli senza pensieri ripiombano, ingranaggi di una macchina il cui scopo gli sfugge. Ciò che conta davvero è che si lavori… che tu lavori… che io lavori…”

Allora perché non riprenderci la vita, il desiderio, il divenire? Perché non immaginare nuove avventure conflittuali di complicità e lotta dentro e fuori dal lavoro?

Sabato 30 marzo ci sarà un grande corteo contro tutte le forme di repressione diretta e indiretta che si respirano a Torino. Uniamoci e riconosciamoci dentro uno spezzone contro i padroni!

Troviamoci alle 14:00 a Porta Palazzo Nord 
(davanti alla farmacia all’angolo con Corso Giulio Cesare)