Manifesto affisso a Lecce

I CIELI BRUCIANO
7 febbraio 2019: sei anarchici arrestati a Torino con l’accusa di
associazione sovversiva, per aver portato avanti una lotta contro i CIE
(ora CPR) per stranieri senza documenti.
A colpire non è il capo di imputazione, usato a profusione contro gli
anarchici, quanto l’obiettivo della lotta.
Da un lato esso dimostra come i lager per migranti, da vent’anni a
questa parte, siano importanti per lo Stato e i governanti di ogni
colore come strumento non solo di vera e propria deportazione verso i
paesi d’origine per alcuni disperati che incappano nella rete, quanto
come arma di ricatto verso la totalità della massa immigrata presente in
Italia; monito per coloro che – per il momento – sono in regola coi
documenti, ma possono sempre perderli, e ricatto per tutti quelli che
devono, invece, nascondersi nell’ombra e vivere braccati. Un ricatto di
natura principalmente economica, che serve a rendere schiava una massa
di persone disposte a lavorare a qualunque condizione pur di
sopravvivere, e si riverbera anche sugli immigrati regolari e gli
italiani poveri, costretti ad accettare anch’essi condizioni di lavoro
miserabili pur di non restare esclusi dalla schiavitù salariale, in un
perverso meccanismo che alimenta l’odio e il razzismo verso chi subisce
le stesse condizioni, piuttosto che verso coloro che le generano.
D’altra parte, però, gli arresti di Torino dimostrano anche che, in un
periodo in cui il razzismo di Stato è lo specchio di un malessere e di
un rancore sociale che si alimentano reciprocamente, esistono ancora
individui generosi che scelgono di mettere in gioco la propria libertà e
battersi per la libertà di tutti, lottando contro l’infamia dei nostri
tempi che vorrebbe rendere normale l’internamento dello straniero povero
che cerca di penetrare in Europa e le quotidiane stragi che si
susseguono nel Mediterraneo, e non solo. Una infamia che vuole rendere
normale l’abbattimento dei confini per far viaggiare le merci e renderne
più nitida la linea quando ad oltrepassarla siano le persone, certe
persone, e per farlo rimarca quel confine col loro sangue.
È strano che questo sangue non scandalizzi le anime belle inebetite
davanti agli schermi, quanto le abbiano scandalizzate delle vetrine
sfasciate o dei cassonetti in fiamme… Ancora troppo poco, davvero,
rispetto a quanto accade.
Vent’anni di rivolte, fughe, danneggiamenti da parte dei reclusi, e
lotte all’esterno da parte di molti solidali hanno dato tanto: hanno
chiuso centri per lunghi periodi o definitivamente, ma ancora non si è
riusciti ad annientare del tutto il meccanismo della reclusione e
deportazione degli stranieri senza documenti. I cieli bruciano, e non
basteranno sei o più arresti a fermare questa lotta.
Avanti così.
Solidarietà agli arrestati di Torino. Libertà per tutti
Biblioteca Anarchica Occupata “Disordine”