Genova – Volantino in solidarietà agli arrestati degli ultimi giorni

riceviamo e pubblichiamo il testo di un volantino distribuito mercoledì 19 febbraio a Genova:

GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA LEGA E IL GOVERNO

Una premessa- Martedì 7 febbraio, viene sgomberato l’Asilo Occupato a Torino e imbastita l’ennesima operazione repressiva (sette ordinanze di custodia cautelare in carcere con l’accusa di Associazione sovversiva, mentre le indagini coinvolgono una trentina di compagni). I compagni dell’Asilo hanno da sempre lottato contro le prigioni per i senza documenti (prima CIE, ora CPR) e i rimpatri dello Stato, denunciando le complicità di chi collabora con quell’inferno senza fine che viene definito “accoglienza”. Richiesti più volte dalla sindaca pentastellata Appendino, lo sgombero e l’inchiesta vengono seguiti con cura direttamente dal Ministro dell’Interno, che al commento “I teppisti arrestati a Torino: dalle parole ai fatti”, lascia intendere che questa non è un’operazione qualunque. In risposta allo sgombero e in solidarietà ai compagni.

 Sabato 9 Febbraio, scorrono per le vie del centro di Torino migliaia di compagni per manifestare e dimostrare che non sarà semplice togliere di mezzo una realtà come quella dell’Asilo e ciò che esso rappresenta. La manifestazione si apre con uno striscione che ricorda “Fanno la guerra ai poveri e la chiamano riqualificazione. Resistiamo contro i padroni della città”. In seguito agli scontri avvenuti in manifestazione si sono susseguite alcune dichiarazioni che ci hanno portato nuovamente in piazza, perché Abituarsi a certe parole, significa accettare i fatti che ne conseguono.

 

Subito dopo la manifestazione,  Alessandro Ciro Sciretti, consigliere leghista della circoscrizione 6 del comune di Torino, invoca contro i manifestanti un po’ di Scuola Diaz. Precisamente dichiara:” Nessuna pietà per queste persone. Le forze dell’Ordine sono troppo limitate. Ci vuole un po’ di Diaz”.

Il leghista si augura quindi che i partecipanti siano picchiati a sangue, torturati e sequestrati dalla Stato.

Non c’è che dire, questo governo – ancor più di quelli precedenti ai quali dobbiamo provvedimenti repressivi quali il decreto Minniti – ci sta riservando delle perle di luoghi comuni, misti a stupidità politica, inconsistenza intellettuale e distopica incursione verso la realtà che fanno spavento, ma anche riflettere. Il buco nero della politica è sempre più evidente e il successo dell’accoppiata della Lega & 5Stelle va di pari passo e fomenterà quell’immiserimento politico e culturale oltre che economico e arretramento della coscienza politica, tipico di una società che si trova ad un bivio: mobilitarsi per rivoluzionare o mobilitarsi per ricreare il passato.

I fatti lo dimostrano.

Il modus della politica influenza anche le dichiarazioni delle forze armate che definiscono i compagni arrestati: “prigionieri, non arrestati”. Ammettendo di fatto che le regole, che tutti sono tenuti a rispettare in questo sistema di miseria e sfruttamento chiamato democrazia, sono in realtà regole di guerra. Il re è nudo.

Una guerra sempre più evidente con morti in mare, rastrellamenti, sgomberi, attacco alle lotte, caccia la povero, licenza a uccidere per la polizia, eredità dei governi precedenti..taser, braccialetti elettronici, daspo induriti, aumento delle deportazioni, pene più severe per chi occupa case e blocca strade, ricatti ancora più forti per chi è straniero, prospettive governative attuali.

Questa guerra portata avanti dalle elites per  i propri interessi ha raggiunto una fase in cui il gioco è disvelato: l’attuale mobilitazione reazionaria sgombera addirittura il campo dal galateo democratico, il linguaggio si definisce in maniera sempre più chiara: nemici, infami, marcire in galera, Diaz…poiché nessuno si aspetta che ci possa essere una reazione. Il lento adagio che ci vuole sopiti è ormai dilagante e il bispensiero dominante.

Ciò che viene apprezzata è la docile sottomissione del miracolato, né troppo incazzato, né troppo memore dei meno fortunati. Non c’è posto per la reazione, ma Torino invece sta dimostrando il contrario.

Noi oggi vogliamo invece provare a non dimenticare che cosa è stata la Diaz.

La notte della Democrazia, la mattanza cilena, l’eclissi del diritto, queste sono solo alcune frasi usate per descrivere i soprusi, gli abusi, le violenze che i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri-  in una parola lo Stato- avevano commesso nei confronti dei manifestati del  Luglio del 2001.

La furia cieca, ma “costruita nel tempo”, di vendetta, la necessità di scompaginare gli equilibri, far saltare il piano di violenza fino a quel momento tenuto, alzarlo per arrivare all’inconcepibile per poi far accettare tutto quello che avviene un po’ sotto, la certezza dell’impunità, sono alcune fra le ragioni del massacro genovese. Quelle giornate, la gestione della piazza e del post piazza sono un pezzo di nostra memoria, non dimenticabile e  non svendibile. Quelle giornate, la gestione della piazza e del post piazza hanno segnato l’Italia, disvelando come il monopolio della violenza sia sempre e comunque in mano allo Stato che chiaramente non si è pronunciato con condanne ma solo con richieste di risarcimento danni ed, anzi, con promozioni di tutti i vertici coinvolti.

Lo sgombero dell’Asilo, il trasferimento odierno dei compagni nel braccetto di sorveglianza del carcere di Ferrara, l’inchiesta per associazione sovversiva è uno dei tanti passi che questa democrazia sta facendo volendo sempre più fare piazza pulita di quanti hanno ancora qualche cosa da dire, e credono ancora che questi sistema di sfruttamento possa e debba finire. Infatti ieri mattina all’alba ecco la nuova “operazione”: altri 7 compagni vengono portati via dalle loro abitazioni in trentino e trasferiti nelle patrie galere (tutti in carceri diversi perché non comunichino e per intralciare le visite dei parenti, a loro volta perquisiti) con le stesse accuse rivolte agli occupanti dell’Asilo. Perquisiti anche gli spazi El Tavan e Cabana di Trento. Sequestrati caschi, bandiere e fumogeni da mostrare in TV.

Sappiamo che questo non è altro che l’ennesimo inizio di un precipizio, che deve essere affrontato e non ignorato e sottovalutato.  Ci prepariamo a nuove risposte in solidarietà ai compagni e alle compagne.  Anche per questo oggi siamo in piazza.

Solidarietà ai compagni e alle compagne inquisite

Solidarietà ai compagni e alle compagne prigionieri