Rovereto – Incendiato portone di una chiesa raduno di antiabortisti

Nella notte fra il 8 e il 10 gennaio, ignoti hanno incendiato il portone della chiesa di S. Rocco a Rovereto.
La chiesa è il luogo d’incontro di un gruppo di integralisti cattolici.
Davanti alla chiesa era stato allestito un presepe in cui le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza venivano paragonate a Re Erode che infilza un feto con la spada. Lasciata la scritta “i veri martiri sono in mare”.

Di seguito il manifesto a proposito dell’incendio contro la chiesa di S.Rocco affisso a Rovereto e Trento.


Un filo logico

a proposito dell’incendio contro la chiesa di S. Rocco

Dal momento che tutti i giornali ci hanno tirato in ballo, nessuno se la prenderà se diciamo anche noi la nostra.

Su “l’Adige” dell’11 gennaio, in un articolo riguardante l’episodio di corso Bettini, la giornalista Luisa Pizzini scrive: «Non è facile trovare un filo logico, semmai ce ne fosse uno, dietro questo attacco».

Non ci interessa sapere chi abbia appiccato l’incendio a quel portone. Ma il “filo logico” a noi pare chiarissimo. E infatti è stato còlto da tutti. Persino dai giornalisti.

La chiesa di S. Rocco è il raduno di un gruppo di integralisti cattolici e di antiabortisti militanti. Lo stesso delle Sentinelle in piedi, lo stesso dei rosari recitati davanti all’ospedale di Rovereto contro le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza. Non solo. È a quel gruppo, e a don Matteo Graziola che ne è il punto di riferimento, che si deve l’allestimento del presepe intitolato «la strage degli innocenti»: una fila di feti di bambini, con re Erode che ne infilza uno con la spada. Le donne che abortiscono paragonate a un tiranno che ordina il massacro di bambini appena nati. Un’infamia, che soltanto un’epoca in cui parole e immagini sembrano non avere più alcun peso può tollerare. Don Graziola afferma che non si tratta di un attacco alle donne, ma ad un “sistema” di cui le donne sono vittime incoscienti. Le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza non sarebbero solo delle assassine, dunque, ma anche degli esseri inconsapevoli e manipolati, privi di qualsiasi autonomia. E infatti i fanatici di S. Rocco si scagliano anche contro il divorzio e i metodi anticoncezionali. Sembrerebbe solo un lugubre folklore. Invece questi gruppi reazionari sono l’ala più militante di Comunione e Liberazione, una potenza economica che controlla sempre più ospedali e medici. E infatti l’attuale “ministro della famiglia” Fontana è espressione esattamente di questi gruppi clerico-fascisti.

Una scritta tracciata vicino al portone della chiesa di S. Rocco diceva: «I veri martiri sono in mare». In una società in cui migliaia di poveri muoiono nel Mediterraneo o sotto le bombe, in cui il lavoro salariato miete ogni anno più di mille vite solo in Italia, in cui le donne vengono violentate e uccise ogni giorno, per questi integralisti la “vita” da tutelare è… quella di chi non è nato.

Non ci soffermeremo sul coro di condanna dell’attacco incendiario, in cui giornalisti, politici, preti e sindacalisti hanno fatto ancora una volta a gara su chi riesce a mistificare di più le nozioni di dialogo da un lato e di violenza dall’altro. Ma c’è una menzogna particolarmente abietta che non può passare: il paragone fatto dall’arcivescovo Tisi tra l’incendio al portone della chiesa di S. Rocco e quelli contro le strutture per i profughi. Eh no! I gruppi razzisti e fascio-leghisti sono proprio quelli che partecipano alle Sentinelle in piedi! Senza contare che chi brucia il portone di una chiesa vuota non mette a rischio proprio nessuno. L’unico “terrorismo”, in questa vicenda, è quello esercitato contro le donne dal presepe antiaborista.

Si può ovviamente non essere d’accordo con certe azioni, ma una rivolta contro quel presepe e l’ideologia che veicola era… sacrosanta.

Un’infamia pesava sulla “nostra collettività” (visto che piacciono tanto simili espressioni). Una riposta è arrivata. Chiara come il fuoco. Bene così.

Rovereto, 12 gennaio

anarchici