Notizie dell’ultimo mese

15/01/2019 Besançon [Francia]: Fiamme nell’oscurità

Dopo la sommossa di sabato 5 gennaio 2019.
Di auto, ne bruciano ogni notte.
A quelle che fanno funzionare questo mondo di controllo e di sfruttamento capita più di rado.
E farle andare in fumo necessita una buona dose d’abnegazione e di rabbia…
Eppure. Qualche ora dopo gli scontri nel quartiere di Chamars, una macchina della tecnologia del controllo é finita in fumo, in avenue Clémenceau: Polysécurité, piccola impresa locale, installa ogni ogni giorno sistemi di videosorveglianza e allarmi anti-intrusione.

[Anche se si tratta di una piccola impresa; NdT] è ciononostante nociva per ogni individualità tendente alla libertà.
Guerra alle tecnologie del controllo e della sorveglianza.
RIC* – Volpi Insorte per il Caos
* NdT: gioco di parole fra “Renard-e-s Insurgé-e-s pour le Chaos” e “Referendum d’Initiative Populaire”, une delle principali richieste del movimento dei Gilet gialli.
(tradotto da guerresociale)

fonte: anarhija.info


10/01/2019 Sardegna – Chia – Tagliate le basi di un traliccio

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:
“In una notte di stelle cadenti i tralicci non fanno eccezione.

A Chia, una delle zone più turistiche della Sardegna, sono state tagliate le basi di un traliccio.

Contro lo sfruttamento turistico del territorio che devasta le spiagge e deturpa i paesaggi, contro i resort e villaggi turistici, dove trovano ristoro e relax i ricchi turisti e che riservano solo sfruttamento e lavoro nero per i lavoratori stagionali.
Contro la base di Teulada il secondo più grande poligono militare che affligge la nostra terra.
L’interruzione di energia è solo uno dei tanti modi per mettere i bastoni fra le ruote di questi meccanismi di oppressione e guerra contro i quali bisogna opporsi usando ogni mezzo ritenuto necessario, il sabotaggio è solo uno di questi.
Abbiamo scelto quella linea elettrica per disturbare gli affari turistici e le esercitazioni militari, ma anche per dare una scossa a un sacco di altra gente, per provare a svegliarli per qualche ora dal torpore delle loro vite che col tempo li rende complici di quello che hanno a fianco.

A si biri kitzi”

fonte: nobordersard.wordpress.com


08/01/2019 Cile: Incendiato furgone della compagnia telefonica

Sin dagli albori della civiltà, la tecnologia è stata un altro strumento di quelli al potere per dominare. Negli ultimi decenni le telecomunicazioni hanno acquistato un ruolo importante nell’imposizione del progresso nei vari territori del pianeta.

Tra le più grandi multinazionali di telecomunicazioni si trova la Telefónica, l’azienda spagnola che concentra le proprie attività in Europa e in America Latina.

L’installazione di infrastrutture necessarie per questa brutale e orribile attività, come antenne, ripetitori, fibra ottica, tra molte altre, è sostenuta e si arricchisce alle spese della devastazione di territori e di esseri che li abitano. Inoltre, la Telefónica dispone di centri di ricerca per lo sviluppo di tecnologie di controllo, dotando di strumenti la polizia per perseguitare quelli che si ribellano contro il potere e il dominio.

In molti si sono ribellati alla devastazione nei territori che abitano, tra i quali vogliamo ricordare Macarena Valdés, assassinata il 22 agosto 2016 a Tranguil mentre si opponeva al progetto idroelettrico dell’azienda austriaca RP-Global. Con lei ricordiamo anche Nicolasa Quintreman, assassinata nel 2013 nel Wallmapu. Vogliamo inoltre nominare Berta Cáceres assassinata in Honduras nel 2016, e Kamilo Katrillanka assassinato quest’anno nella comunità di Temukuikui dallo Stato cileno per mezzo del codardo e bastardo comando Jungla.

Ci sono anche quelli che si ribellano e si posizionano in una prospettiva antiautoritaria, i nostri fratelli che rivendichiamo in questa azione: Sebastián Oversluij Seguel, Angry, assassinato da 6 pallottole codarde l’11 dicembre 2013 in un tentativo di espropriazione di Banco Estado nel comune di Pudahuel. Non dimentichiamo neanche Alexandros Grigoropoulous assassinato il 6 dicembre 2008 dalla polizia in Grecia.

Movistar è la marca che rappresenta la Telefónica nel territorio chiamato Cile, ed perciò che una notte di dicembre abbiamo deciso di ribellarci e anche attaccare, collocando un ordigno incendiario in uno dei suoi furgoni, il quale ha felicemente funzionato alla perfezione.

PER LA PROPAGAZIONE DELL’AZIONE DIRETTA E IL SABOTAGGIO DEL CAPITALE
UN AFFETTUOSO SALUTO AI COMPAGNI NEL TERRITORIO DOMINATO DALLO STATO ARGENTINO, CHE RESISTONO DAVANTI ALLA NUOVA ONDATA REPRESSIVA
PER UN DICEMBRE NERO, DAL CILE ALLA GRECIA, CON SEBASTIÁN OVERSLUIJ E ALEXIS GRIGOROPOULOUS NEI RICORDI!

fonte: anarhija.info


06/01/2019 La Spezia – Vernice per le vie del centro

Apprendiamo dai media mainstream del volantinaggio e dell’imbrattamento delle vie del centro di La Spezia con vernice rossa, in solidarietà con Paska. Quattordici compagni sono stati fermati e poi rilasciati, a dieci di loro è stato notificato un foglio di via da La Spezia.

http://www.cittadellaspezia.com/
https://www.gazzettadellaspezia.com/


05/01/2019 L’industria eolica francese sotto tiro

A Limouzinière (Loire-Atlantique) nella notte fra mercoledì e giovedì 3 gennaio 2019, verso mezzanotte, il motore di una turbina eolica industriale è stato distrutto da un incendio. La navicella a 80 metri da terra ha preso fuoco, ma non è stato l’unico elemento colpito: anche le pale della turbina eolica così come la parte appena sotto la navicella sono state avvolte dalle fiamme. «Possiamo già dire che i danni ammontano a diverse centinaia di migliaia di euro», ha valutato il vice direttore generale di Engie Green, che gestisce tre delle sei turbine del sito.
Le turbine eoliche industriali sono in genere dotate di sistemi di allarme a distanza. Engie Green, che ne gestisce 750 in tutto il paese, ha situato a Châlons-en-Champagne il suo centro di monitoraggio a distanza, il quale riceve di continuo «tutti i dati e tutti gli allarmi» (24 ore su 24, 7 giorni su 7). Tra l’inizio di un incendio e l’attivazione dell’allarme, esiste per fortuna un ritardo di diverse decine di lunghi minuti — il tempo che il fuoco compia la sua opera e la turbina eolica si fermi — e ad esempio, nel caso di Limouzinière, sono stati i residenti ad avvertire i pompieri.
Se per il momento le autorità, per non dare cattive idee, hanno classificato come «sconosciute» ed «oscure» le cause di questa distruzione incendiaria, si può rimarcare comunque che secondo il database istituzionale Aria ci sono stati finora solo 18 casi di incendi dal 2003 su oltre 10.000 turbine eoliche installate fino ad oggi in Francia. Ad eccezione dei fulmini da cui sono protette o delle tempeste, per la maggior parte sono stati «atti dolosi» a privare questo mondo dell’essenza di cui ha disperatamente bisogno. A meno di credere nel miracolo della combustione spontanea o di pensare che una turbina eolica possa suicidarsi, e tra l’altro proprio verso mezzanotte…
Il giorno dopo in un posto chiamato Rouvray, a Lanouée vicino a Ploërmel (Morbihan), nella notte da giovedì a venerdì 4 gennaio 2019, verso l’1 del mattino, questa volta è andato in fumo il trasformatore elettrico da 20.000 volt appartenente alla compagnia Steag New energia e situato in un campo di 4 turbine eoliche. «La porta dell’edificio è stata scardinata ed è scoppiato un incendio all’interno causando danni», secondo il giornale locale, causando l’arresto totale di tutte le turbine eoliche. Ancora una volta l’incendio viene definito «sospetto», in modo da non dare cattive idee su come privare questo mondo dell’elemento di cui ha disperatamente bisogno. Certamente il secondo curioso fenomeno di combustione spontanea o di suicidio di turbine eoliche in meno di 24 ore, e già che ci siamo verso l’una del mattino…
In questo inizio del nuovo anno 2019, con questi due piccoli calorosi miracoli di origine «sospetta» e «sconosciuta», la parte occidentale del paese ci tiene decisamente a giocarsi con fervore la sua reputazione di terra storica del cattolicesimo. A meno di fidarsi di un famoso filosofo di origine tedesca, il quale all’annuncio di questa buona notizia avrebbe dichiarato laconicamente: «Umano, troppo umano». Secondo i portavoce del potere, ovviamente…

fonte: tiltap.noblogs.org


01/2019 Saint-Etienne [Francia]: Questo cantiere ha dello STEELe quando va in fumo (31/12/2018)

Periodo di feste. La coda cola lungo le arterie periurbane.
La merce aspatta i/le suoi/e feticisti/e affamati/e, ecco di nuovo l’epoca di una bulimia sociale aggravata.
Le masse si accumulano negli ipermercati, gli scaffali rigurgitano felicità pubblicizzata.
Diffusione di reclames sonore a destinazione di bipedi quasi morti.
I carrelli della spesa avanzano, docili, sospinti da emozioni semplificate.
Una, due o tre scatole di Ferrero Rocher, quest’anno?
La clientela è satura di stimoli; nessun timore, questa strana specie accellera il suo adattamento.
Delle telecamere di sorveglianza danzano, scivolano benevole nell’aria.
Dei portici antitaccheggio chiacchierano con dei giovani chip RFID.
Automobili immobili languiscono in ranghi fra il grigiume; disciplina di parcheggio.
Negozi vestiti di lamiere errano sull’asfalto. All’interno, il diniego, al dettaglio oppure a chili.
Quadro ordinario dei territori del terziario.
Zona artigianale, di divertimento o commerciale.
Le stesse aziende, le stesse catene, gli stessi schiavi.
Digressioni nel deserto della diversione. Laddove si sciupa ogni velleità di coscienza dell’alienazione.

Alla periferia di Saint-Etienne, c’è un non-luogo dove si affiancano fabbriche, hotel, ristoranti, autostrada, negozi e centri commerciali.
Vicino, è in costruzione un nuovo santuario del consumo.
Il cantiere si estende su 100 000 m².
Macchine vanno e vengono tutto il giorno. Solo la notte le distoglie dalla loro attività.
Nell’oscurità del 31 dicembre, cavalcando la bruma, degli apache scendono dalle sette colline.
Sulle loro tracce si mescolano odori di benzina, di paura, di vendetta.
Il commando scavalca la palizzata del cantiere, si avvicina furtivamente ai bersagli, prima di attaccare.
Allora, capanne di cantiere e veicoli si trasformano in braciere.
Prima di scappare, le mani guantate portano via gli scalpi dei due macchinari bruciati.
Per la sopravvivenza e per gioco, ad ogni apache piace collezionarli.

(tradotto da guerresociale)

fonte: anarhija.info


03/01/2019 Italia: Brevi dal presidio di capodanno

La notte di capodanno, come l’anno scorso, c’è stato un presidio sotto il carcere di Sollicciano. Nonostante il gelo, particolarmente pungente in quella zona orrenda, la notte è stata riscaldata e rischiarata dal calore e la presa bene dei numerosi compagni venuti per l’occasione. Oltre al rumore e ai fuochi d’artificio, per un paio d’ore alcuni compagni rappers ci han regalato uno splendido concerto. Non sembrava esserci molta risposta da dentro, ma da una chiamata di stamattina abbiamo saputo che ci hanno sentito forte e chiaro e che è stato emozionante; le guardie avevano preventivamente chiuso tutte le celle con le porte blindate, quindi non potevamo sentire le urla che provenivano da dentro. E’ solo un piccolo gesto, ma siamo contenti di aver portato un po’ di vicinanza nella notte in cui il senso d’isolamento dentro si fa più opprimente, mentre il resto del mondo, fuori, festeggia non si sa bene cosa.
La notte è proseguita con una taz nel quartiere a fianco al carcere, con musica fino alle 7 di mattina, poi il posto è stato lasciato, senza intoppi.
alla prossima!

fonte: anarhija.info


01/01/2019 Lipsia [Germania]: Attacco incendiario contro tribunale federale

Durante la vigilia di Capodanno a Lipsia, Germania dell’est, la notte degli eccessi è stata utilizzata per iniziare un attacco contro un obiettivo che, fino ad allora, si presentava come strettamente sorvegliato e intoccabile. Ogni anno, durante la prima mezz’ora del nuovo anno le grandi città si trovano ricoperte di spessi strati di nebbia e smog, di infiniti rumori di esplosioni e masse di gente che si riversano su marciapiedi e spazi comuni per avere una buona vista sui fuochi d’artificio.

Il bersaglio dell’attacco era la Corte federale e la Procura di Stato. L’istituzione metaforicamente e letteralmente rappresenta l’organo centrale del sistema giudiziario, dello Stato e della sua società democratica.

A 200 metri dalla Corte federale, una barricata in fiamme bloccava l’incrocio, così il gruppo poteva eseguire l’attacco contro la Corte federale e la vicina Confraternita studentesca di Lusazia senza alcun problema. Le pietre hanno sfondato le finestre della Casa della Confraternita e bombe di vernice sono state lanciate contro la facciata. Le telecamere mobili del tribunale sono state spruzzate con bombolette, dopodiché le persone hanno scavalcato la recinzione cercando di forzare il vetro antisfondamento. L’entrata principale e la finestra del tribunale sono state incendiate, purtroppo gli interni dell’edificio sono rimasti intatti. Di fronte al tribunale è stata incendiata un’altra barricata, delle macchine sono state sfasciate e bruciate. L’intera via era avvolta nel fumo, scaturito dai bossoli degli attaccanti.

Una coreografia che ha portato il procuratore generale di Sassonia a credere in un alto livello di professionalità dietro l’attacco. E’ stato molto veloce ad annunciare un nuovo livello di violenza di sinistra radicale. Non solo che i delinquenti avevano attaccato lo Stato, ma anche l’intera società. Nulla che in realtà non avessimo già sentito.

Attorno al Capodanno sono stati realizzati diversi attacchi contro la proprietà di Stato. Ad esempio nell’ultima settimana di dicembre 2018, l’attacco incendiario contro il tribunale distrettuale di Berlino-Wedding, e il tribunale distrettuale con l’ufficio del procuratore distrettuale ad Amburgo. Nelle prime settimane di gennaio ci sono stati attacchi contro i tribunali nel sud della Germania, Stoccarda, e alcuni giorni dopo a Friburgo, e contro il tribunale di Göttingen, come attacco contro le deportazioni e le leggi razziste del regime.

Continuiamo a prendere di mira queste istituzioni!

Finché cammineremo per queste vie cercheremo di bruciare ogni tribunale che ogni giorno trascina le persone davanti!

fonte: anarhija.info


31/12/2018 Saluto al carcere di Monteacuto

riceviamo e diffondiamo:

Nella notte dell’ultimo dell’anno un gruppo di solidali si è spinto sotto le cancellate del carcere anconetano di Monte Acuto. Dai campi si è levato un grido di solidarietà e protesta a cui i ristretti hanno risposto con rumorosa gioia.

Rompere l’isolamento è possibile!

“La dignità degli oppressi, ci insegnano i detenuti di Spini, è solo nella rivolta, nella lotta per la libertà.”


31/12/2019 Philadelphia [USA]: Attaccati veicoli di polizia per Dicembre Nero

Nell’ultimo giorno dell’anno abbiamo tagliato le gomme di due macchine di polizia parcheggiate davanti alla loro stazione. Questo attacco è stato eseguito per vendetta, soprattutto per la brutalità di polizia contro gli anarchici quest’estate a Philly, e in generale per tutte le umiliazioni, piccole e grandi, che polizia provoca ogni volta che svolge il proprio lavoro.

Questo attacco ci ha insegnato l’importanza della pazienza e della determinazione.

Scalda i nostri cuori vedere la polizia essere attaccata anche a Portland, anche se non concordiamo con alcuni dei loro obiettivi che abbiamo letto nelle rivendicazioni più recenti, perché riteniamo che nel sistema non si può trovare nessuna giustizia. Speriamo che i compagni si riferiscono a loro stessi quando parlano di continuare “finché qualcosa di serio non sarà fatto”, per noi è ovvio che la città e il campus liberale che hanno verniciato non stanno con noi. Noi pensiamo che sta a noi cercare la nostra vendetta.

I morti sono con noi nei ricordi e attraverso le nostre azioni.

Fuck the police!


30/12/2018 Aggiornamenti sulla repressione: il metodo udinese

riceviamo e diffondiamo:

A Udine da un mese a questa parte la repressione sta assumendo nuove forme, tanto da costituire, per quanto ci risulta e almeno a livello locale, un precedente inedito.
Le persone che presentano notifiche alla questura o ai vigili finiscono per ritrovarsi nomi, cognomi, fotografie, e pure gli indirizzi sistematicamente pubblicati su internet dall’addetto stampa del comune (ufficialmente un giornalista), voluto al suo posto dal sindaco fascio-leghista Fontanini insediato a maggio. Questo infatti, vicino ai fasci e ai nazi locali, dalla fine di novembre ha già pubblicato in quattro occasioni i dati personali di attivist* e militanti sia sul suo profilo facebook che sul suo blog, tra le altre cose noto per essere fra i primi a livello nazionale quale fabbricatore e diffusore di fake-news (Il Perbenista), .
In questo modo, var* compagn* si son ritrovat* espost* tra le reti dell’estrema destra cittadina a chiaro scopo intimidatorio. Non è certo una novità l’attitudine infame e vigliacca di questi pennivendoli né il loro fondamentale contributo alla criminalizzazione di movimenti, istanze e intere lotte. Tuttavia, il fatto che dati in possesso degli sbirri o uffici comunali che siano, vengano catapultati nel giro di 12 ore in rete da un figuro come quello descritto lascia immaginare l’inaugurazione di un certo nuovo modus operandi in chiave repressiva.
E’ evidente che in una città in cui la neo-giunta non perde tempo ad uniformarsi all’aria che tira un po’ dappertutto e dà il via a una serie di misure in chiave securitaria – coprifuoco mirato alle attività gestite dai migranti, ronde di vigilantes privati finanziate dal comune, proposta di dotare i vigili urbani di manganello e taser, sperimentazione di telecamere di riconoscimento biometrico in zona stazione – quest’ultima novità non risulti nulla di particolarmente scandaloso al fine di minacciare e isolare qualsiasi tentativo di dissenso.Non saranno vecchi sbirri e nuovi servi a preoccuparci

Anarchiche e anarchici


28/12/2018 Santiago [Cile]: Incendiato camion per un Dicembre Nero

Dicembre Nero significa memoria e azione e, come ogni iniziativa di attacco diretto, prende vita e continuità quando c’è la volontà di passare dalle parole ai fatti, per rompere con la normalità della routine sociale capitalista e con la comodità della vita quotidiana.Sempre pronti all’azione, ci liberiamo dalla febbre consumista e dai modelli di comportamento imposti dall’ordine sociale e dalle sue tradizioni di fine anno, e così, con pianificazione, arguzia e determinate precauzioni l’attacco anarchico non si arresta.Perciò, all’alba del 28 dicembre abbiamo incendiato un camion nella città di Santiago, in un quartiere della cosiddetta “classe media”. L’episodio è stato riportato dalla stampa e adesso lo confermiamo: non è stato un cortocircuito, è stato un incendio doloso appiccato da mani anarchiche nel cuore della notte per le strade della loro disgustosa città.Incendiare un camion vuol dire attaccare le mega-macchine e le strutture che contribuiscono alla devastazione della Terra, vuol dire dare fuoco all’idea del progresso e civilizzazione, si tratta di un nostro contributo all’agitazione contro il progetto IIRSA-COSIPLAN e alla costruzione di migliaia di chilometri di strade che distruggono eco-sistemi per facilitare il transito di camion pieni di merci e per accelerare l’avanzamento della città che contamina la nostra vita.Con l’incendio del camion inviamo anche segnali di fumo tramite il sabotaggio in solidarietà con la ribellione mapuche e la loro lotta per l’autonomia e per il territorio. Perché il sangue di Camilo Catriallanca infiamma l’insurrezione contro il nemico comune, cioè lo Stato e il capitale.Rivendichiamo questa azione come parte della Federazione Anarchica Informale, strumento di comunicazione internazionale tra gli antiautoritari attraverso l’attacco diretto, salutando con fuoco ogni cellula e individuo che passa all’azione distruttiva contro la civilizzazione, la tecnologia, le strutture e le persone responsabile dell’oppressione.Abbracciamo con la nostra azione i compagni Juan Aliste, Marcelo Villarroel, Joaquin Garcia e Sol Vergara; Facundo Jones Huala, el machi Celestino Cordova e tutti i fratelli e le sorelle che resistono nelle carceri e nelle comunità; i compagni di Argentina che mantengono la dignità dentro e fuori le carceri dopo la recente operazione repressiva in novembre; Alfredo Cospito, Nicola Gai e tutti i compagni in carcere e sotto processo in Italia; la compagna Lisa in Spagna; Dinos Yagtzoglou, i compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, Angeliki Spyropoulou, e gli altri compagni prigionieri in Grecia e tutti quelli che negli USA, in Francia, Brasile, Indonesia, Germania, Spagna, Russia e in tutto il mondo continuano a lottare contro ogni forma di dominio.DAL CILE ALLA GRECIA, CON SEBASTIÁN OVERSLUIJ Y ALEXIS GRIGOROPOULOUS NEL RICORDO
PER LA MOLTIPLICAZIONE DI ATTACCHI CONTRO IL POTERE
PER LA LIBERAZIONE TOTALE

Complicità Incendiarie per il Sabotaggio – Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI/FRI)

fonte: anarhija.info


26/12/2018 Berlino [Germania]: Attacco incendiario contro il Tribunale a Wedding

In Nome del Fuoco Ardente – Solidarietà con i prigionieri del G20 di Amburgo!

Perquisizioni in tutta Europa. Arresti ed estradizioni. Informatori e denunce. Il gioioso caos dei giorni del vertice, e la conferma della perdita del controllo, hanno costretto lo Stato a reagire. Ma la reazione è stata molto più ostile di quanto ci aspettassimo, con attacchi diretti contro di noi e le nostre strutture, l’intensificazione della persecuzione, la volontà di punire e depoliticizzare le nostre idee e le nostre azioni.

Ciò che viene spesso dimenticato in questa logica, è che siamo uniti da frammenti politici come piccole parti di un puzzle, che siano eventi, correnti di pensiero che provengono da altre città o che appaiono improvvisamente nei comunicati, ma anche dal numero sempre più ridotto di complici che possiamo rimuovere dal tavolo comune. Non dobbiamo necessariamente conoscere le persone che sono in strada con noi. Attraverso le nostre idee, a volte non dette, ci sentiamo connessi l’uno con l’altro e incontrandoci per le strade, agiamo insieme, in modo che queste idee non rimangano dei sogni persi nel vuoto.

Gli attuali tentativi del nemico di condannare i pochi che hanno resistito ai molti, non possono essere lasciati senza una risposta da parte nostra.

Il 7 luglio 2017, alcune centinaia di noi sono riusciti in quello che avevamo propagato e in cui avevamo sperato in una moltitudine di cellule sparse: lanciare un’ offensiva e un rifiuto intransigente nei confronti dello spettacolo della politica, così da rifiutare la messa in scena di una noiosa pace sociale la mattina del vertice del G20 ad Amburgo. Anche se la magistratura sta cercando di trascinare davanti ai loro tribunali le persone che sono state ritenute presunte responsabili, per tentare di chiudere il capitolo dell’Elbchausee, per noi questo momento rimane un dolore, le cui conseguenze si sentiranno fino alla prossima rivolta.

Vorremmo credere che i tribunali prendano fuoco da soli, ma non è così in questo caso …

Il 26.12.18, abbiamo versato quindici litri di liquido infiammabile combinato con polistirolo nel seminterrato dove sono conservati i file di quel processo, e dato fuoco.

Speriamo che queste colonne di fumo inviino un po’ di coraggio ad Amburgo.

Ci avete colpiti, ma non ci avete colpito tutti.

Fuoco e fiamme ai carcerieri e alla loro giustizia!

fonte: anarhija.info


24/12/2018 ATTACCATO L’IIT

riceviamo e diffondiamo:

Alle prime ore del 24 Dicembre abbiamo attaccato l’Istituto italiano di tecnologia (Iit).
La vigilanza H24 alla receptions e la sicurezza privata in macchina non sono stati un buon deterrente; eravamo decisi ad attaccarvi e lo abbiamo fatto!

La Iit è il fiore all’occhiello dello stato italiano è una fondazione per lo sviluppo tecnologico e delle politiche nazionali a favore della scienza e della tecnologia. Lavora al potenziamento dei mercati e delle politiche di saccheggio e devastazione ogni giorno commesse dal capitale e dai governi.

Porta avanti studi di neuroscienze, “brain thecnologies” e ricerche genetiche per la manipolazione del vivente. Attiva nell’ambito delle nanotecnologie, porta avanti ricerche sui nanomateriali ed il loro impiego, nonché sullo sullo sviluppo di materiali per convertire e stoccare l’energia, di cui il sistema di produzione odierno ha bisogno in enormi quantità per mantenere la velocità della folle corsa del progresso.

Oltre agli Icub, nell’ambito della robotica e dell’intelligenza artificiale, perfeziona robot per la produzione industriale.

Al servizio del capitale e dello stato di polizia che la assicura, è impegnata nella realizzazione di sistemi di “computer vision” per sistemi utili all’identificazione e al controllo sociale.

In linea a questo, nella ricerca delle scienze computazionali approfondisce lo studio dei “big data”, realizzando programmi e strutture per queste vaste raccolte dati (video, audio ed immagini) necessarie alla società tecnoindustriale. Questi algoritmi producono la ricchezza delle grandi lobbies che dominano il mondo capitalista perché applicati a informatica, IA, biotecnologie, industria bellica e ricerca militare; realizzano esponenziali possibilità a questo ordine mortifero di dominazione e sfruttamento, di depredazione dei territori per le risorse pagate col sangue che scorre nel mediterraneo e quello di tutti gli sfruttati.

Non professiamo nessun atto di fede alla dottrina tecnoscientifica, anzi, evidenziando le sue oppressive applicazioni abbiamo deciso di attaccarla. Il comparto tecnologico sempre più fluido e inserito nella vita quotidiana e nella vita in ogni sua forma è in avanzamento costante. Va dai beni a cui siamo dipendenti all’industria civile, militare e aerospaziale, dal transumanesimo all’intelligenza artificiale, dallo sviluppo delle telecomunicazioni alle case intelligenti, in città intelligenti, alle guerre intelligenti ed una umanità sempre più stupida. Le conseguenze sono devastanti sui territori depredati e sulla vita di tanti oppressi, la cui esistenza garantisce la ricchezza dei tanti oppressori.

A questa società viene calato tutto sulla testa , poi è la gestione dell’opinione di massa a creare il consenso. A noi non interessa il consenso. A noi interessa combattere l’oppressione. Questa è la coscienza che opponiamo alla scienza.

Sono state spese tante parole contro la tecnologia e le nefandezze della società tecnoindustriale. Per quello che ci riguarda, chi la produce, chi la finanzia, chi la sviluppa, non sono temi da opinione ma obiettivi da colpire.
L’opinionismo e il consenso sono armi della democrazia. Contro lo stato, maestro nella gestione delle necessità del capitale con la violenza, l’unica risposta possibile è l’iniziativa rivoluzionaria.

La tecnologia non è neutrale. Infatti dietro alle facciate “green” e alle proposte del mercato ecologista che riesce a recuperare anche il dissenso, i governi di destra e di sinistra aprono i rubinetti dei finanziamenti ai laboratori e ai centri di ricerca, mantenuti dai ministeri dell’economia, delle finanze e realizzati in reti fra istituti, privati ed università. Tramite i suoi brevetti e i suoi progetti la ricerca è da tempo entrata nel comparto politico dello stato ed in quello economico del capitale. Presidenti, ministri e luminari a braccetto nei “programmi di sviluppo” e nelle manovre finanziarie.

La tecnologia è profitto. Il suo livello è uno dei cardini che regola i rapporti globali fra gli stati. Nell’interesse del potere, nonostante le presunte antipatie e le reali minacce di guerra nucleare. Lo dimostrano le recenti “guerre commerciali”.

La critica alla tecnologia ed ai suoi profeti passa attraverso l’azione contro di essa. Questo concetto si può allargare a tutti i contesti di lotta che vogliano realizzare conflittualità. L’offensiva contro lo stato e il capitale sta nell’azione rivoluzionaria che cerca di abbatterli.

Abbiamo attaccato.
Accompagniamo questo gesto con questa rivendicazione perché sentiamo necessario che le nostre parole trovino gli spazi per non essere censurate, deviate, storpiate di significato, così come i nostri atti. Nei tempi della libera opinione dell’ignoranza, la propaganda anarchica, che la democrazia reprime, censura, controlla e colpisce, si deve esprimere anche attraverso l’azione. L’attacco è una costante che se messa da parte significa resa, significa insabbiarsi nella sola analisi, nella riflessione, nella teoria. Senza l’azione l’anarchismo perde la sua forza.

Con queste parole accompagnate dai fatti lanciamo l’invito all’offensiva.
Finchè non accresceremo il connubio indissolubile fra pensiero e azione non avremo idea di cosa affrontiamo.
Non avremo la migliore “alternativa di vita” finché davanti non ci saranno le macerie di questo mondo di oppressori.
Questo è solo un buon punto di partenza.

F.A.I./F.R.I.
GRUPPO DI AZIONE IMMEDIATA


18/12/2018 Milano – attacco agli uffici ALER

riceviamo e diffondiamo:

Lunedi 17 dicembre. Ore 18.30, un gruppo di compagni si reca presso gli uffici centrali Aler in Viale Romagna a Milano e imbratta le vetrate di ingresso e parte della facciata principale, mentre gli uffici sono ancora aperti.


18/12/2018 Bologna – attacco ad un ripetitore

Apprendiamo dai media mainstream di un attacco ad un ripetitore di in solidarietà agli anarchici detenuti e sorvegliati. Qui sotto i link ad alcuni articoli

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna

https://bologna.repubblica.it/


16/12/2019 Basilea [Svizzera]: Ritorno di fiamma per i profittatori di guerra e di prigioni

Avvento, Avvento, due veicoli in fiamme!

Attraversa le epoche come un filo nero, la violenza insurrezionale, contro il dominio di tutti i colori e di tutte le tendenze.
Malgrado tutti i tentativi di integrazione, di tutte le repressioni, di tutti gli sconforti e disorientamenti apparenti, la passione della libertà continua ad ardere tuttora.

Nella notte tra sabato e domenica 16 dicembre, queste fiamme si sono propagate a due veicoli. Da una parte un veicolo della Siemens. Nel corso di tutta la sua storia – dalla sua partecipazione attiva al nazional-socialismo alla produzione di materiale bellico e di controllo, e fino allo sviluppo di tecnologie dette “intelligenti” – è sempre stata nel mirino degli insorti. Il progresso tecnologico è tutto tranne che un processo neutro, rappresenta piuttosto la prossima fase della storia dell’espropriazione capitalista.
Dall’altra parte un furgone del costruttore Implenia, che si arricchisce con la costruzione di carceri, di campi e di templi di repressione.

Che crepi il vecchio mondo!

Viva l’anarchia!