Pisa – Note sull’ordinanza antidegrado

Riportiamo alcune considerazioni sulle ordinanze antidegrado in Piazza Cavalieri, storica piazza in cui le persone si ritrovavano ed in cui da alcuni mesi è perfino vietato sedersi. Per far rispettare l’ordinanza l’amministrazione leghista ha deciso di usare le idropulitrici per bagnare costantemente i gradini ed il selciato.
Questo testo non rappresenta il pensiero e le posizioni di tutt* coloro che si sono trovat* in queste sere in piazza, ma solo di chi lo ha scritto.


Note sul novembre pisano, tra leghismo ed ordinanze antidegrado

Attenzione: questo testo rappresenta solo delle riflessioni individuali e non rappresenta il pensiero e le posizioni di tutt* coloro che si sono trovat* in queste sere in piazza.

Ci troviamo di fronte ad un vuoto. Un vuoto di tensione verso la sovversione di questo mondo.

Il DASPO urbano è stato introdotto quasi un anno fa dal PD: un’assemblea cittadina, tutte le strutture politiche “antagoniste” di Pisa si esprimono, manifestazione di massa sotto il Comune.

E poi silenzio.

Il DASPO urbano ha continuato a funzionare e ad allargarsi. Ordinanza anti-degrado della Lega al potere: street parade oceaniche, manifestazioni di ex-assessori sotto il comune.

E poi silenzio?

Come si potrebbe contrastare la realtà in maniera diretta, piuttosto che stare nelle proprie aule occupate, sedi o assemblee di movimento a discutere di quanto è sbagliato tutto ciò?

Venerdì 9 novembre: dopo che da tutta la sera le idropulitrici stanno bagnando la piazza ed i piedi delle persone, i presenti decidono di sbarrare il passo ai mezzi AVR, bloccandoli e cacciandoli da Cavalieri.

Sabato 10 novembre: viene organizzata una cena in piazza. Arrivano i mezzi della pulizia e dei carabinieri, ma non intervengono per evitare problemi di ordine pubblico.

Venerdì 16 novembre: viene diffuso in città un appuntamento in piazza per resistere all’ordinanza anti-degrado. La municipale prova a far bagnare la piazza, spalleggiata dai carabinieri, ma l’idropulitrice viene bloccata. Qualcuno sale sull’idropulitrice per fermarla mentre altri si spintonano con le forze dell’ordine che cercano di sgombrarle la strada per farla ripartire. Alla fine la polizia municipale desiste, mentre un camioncino dell’AVR si trova una ruota a terra.

Sabato 17 novembre: le idropulitrici vengono fatte passare intorno alle 7, ma complice il vento gli scalini si asciugano e la piazza può essere vissuta come se niente fosse. Dopo la serata di prima probabilmente i poteri cittadini non si prendono la responsabilità di calcare la mano. Intanto il Tirreno riporta, il giorno dopo, che i leghisti presenti la mattina al mercato comunale di via Paparelli si sono trovati l’auto imbrattata da un lancio di uova.

Ora, indipendentemente dalla radicalità o meno di ciò che sia accaduto in questi giorni in piazza e altrove, e senza voler esaltare e mitizzare il proprio apporto a questa lotta, possiamo trarne delle riflessioni di carattere generale?

Crediamo che sia possibile agire individualmente o collettivamente, con le persone con cui condividiamo delle tensioni, organizzandosi in maniera orizzontale, senza gerarchie, capi, capetti e leader di turno e andando oltre l’idea che per agire sia esclusivamente necessario attendere decisioni assembleari.

Questo modo di organizzarsi fa parte di un cammino verso un’autorganizzazione che, dando spazio alla creatività spontanea dei singoli individui, fa sì che siano questi ultimi, consapevolmente, ad autodeterminare le proprie azioni e non siano invece dei rivoluzionari di professione a farlo.

Inoltre il modo in cui pensiamo di organizzarci è profondamente legato a come vogliamo agire: per quello servono forme organizzative fluide che possano modellarsi nel corso della lotta, che possano anche essere abbandonate e ripensate nel momento in cui non servono più ad esprimere un potenziale di rottura ma rischiano solo di cristallizzarsi o divenire degli intralci per l’intervento.

La nostra prospettiva, all’interno di questo contesto, non è quella di fare propaganda del pensiero anarchico (e quindi nella pretesa che tutti gli individui divengano a loro volta anarchici), bensì è quella della sperimentazione e messa in pratica di concetti anarchici quali l’autorganizzazione, l’azione diretta e il rifiuto totale di qualsiasi tipo di delega.

Per questo vediamo nell’autogestione generalizzata delle lotte non solo la strada per spazzare via il vecchio mondo, trasformandolo radicalmente, ma anche l’unica garanzia di libertà totale verso una trasformazione ininterrotta di noi stessi e del mondo in cui viviamo.

Le ammutinate di Cavalieri