L’immacolata concezione del cittadinismo

L’8 dicembre è una data particolare per molte persone, in tutto il mondo. È al tempo stesso una delle principali festività cattoliche ed un’importante scadenza attivista. Per una straordinaria quanto significativa coincidenza, fedeli del messianesimo sacro e fedeli del messianesimo profano celebrano infatti entrambi questa ricorrenza.
L’8 dicembre 1854 papa Pio IX emanò la bolla Ineffabilis Deus, con cui proclamava il dogma dell’Immacolata Concezione. A differenza di ciò che molti credono, questo dogma non si riferisce al concepimento di Gesù, bensì a quello di sua madre Maria. Nel testo pontificio si legge che «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale». Per la Chiesa, il figlio di Dio – sinonimo di somma perfezione e purezza – non poteva prendere forma umana da una donna che nel corso della sua vita avesse commesso il peccato originale, avendo disobbedito a Dio. A Maria-la-prescelta è stata quindi concessa, fin dal suo concepimento, questa innocenza assoluta che le ha permesso di sconfiggere il Maligno sotto forma di serpente e di dare alla luce Gesù pur rimanendo vergine.
All’epoca questa narrazione non faceva ridere, tutt’altro, venendo interpretata e accettata come Rivelazione. Non la si metteva in discussione, non veniva passata al setaccio della critica. Un dogma è un dogma. Quello dell’Immacolata Concezione serviva ad uno scopo preciso, doveva contrastare l’idea illuminista secondo cui l’essere umano nasce buono ma viene poi incattivito dalle strutture sociali. Conseguenza di questa convinzione era il ritenere che la soluzione di ogni male non risiedesse nella conversione interiore, ma nella sovversione esteriore: dall’attesa del paradiso in cielo si passava così alla realizzazione di quello sulla terra. Sfrontata utopia, intollerabile per le anime pie.
A partire dal 2005, la ricorrenza dell’8 dicembre ha acquisito anche un altro significato, per così dire laico, diventando la Giornata Mondiale contro il Cambiamento Climatico. E ormai dal 2010, almeno qui in Italia, è pure la Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili ed Imposte. Ad aver stabilito queste moderne ricorrenze non sono stati i vertici di qualche Chiesa, semmai quelli di qualche ONG o di qualche movimento. Per loro la salvezza del pianeta, sinonimo di giustizia ed uguaglianza, non può essere opera di una politica che nel corso del suo svolgimento abbia commesso l’errore di non proclamare di rappresentare il popolo. A tale politica-strategica è stato quindi concesso, fin dalla sua prima alleanza, questa innocenza assoluta che dovrebbe permetterle di sconfiggere il serpente del Profitto e di dare alla luce un contropotere pur rimanendo virtuosa.
Così, il prossimo 8 dicembre si mobiliteranno tutti. Non solo gli amministratori del capitalismo verde o i militanti dell’eco-socialismo, quelli che vogliono ridurre l’inquinamento multando le imprese nocive o spostandosi in bicicletta, quelli che vogliono salvaguardare le risorse naturali razionalizzando il loro sfruttamento o facendo docce brevi, quelli che vogliono risolvere la questione energetica costruendo parchi eolici o sostituendo lampadine desuete… Ma pure i rivoluzionari doc, quelli che per essere adeguati alla situazione da un lato evocano cambi di rotta epocali e dall’altro ripetono in coro di volere governi che tutelano la salute e l’ambiente, grandi opere utili e condivise, denaro pubblico investito per il lavoro, rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione…
Nemmeno oggi questa narrazione fa molto ridere, tutt’altro, venendo interpretata e accettata come (premessa di) rivoluzione. Non la si mette in discussione, non viene passata al setaccio della critica. Un dogma è un dogma. Quello del cittadinismo radicale mira a contrastare l’idea insurrezionale secondo cui ogni potere è in sé nocivo, e non viene affatto rovinato da chi lo esercita. Conseguenza di questa convinzione è il ritenere che la salvezza del pianeta non stia nella destituzione delle istituzioni, ma nella loro distruzione: dall’attesa del politico giusto, onesto, competente si passa così alla liquidazione di quelli esistenti e di quelli aspiranti. Sfrontata utopia, intollerabile per le anime pie.