Aggiornamento su Paska e report dal presidio di La Spezia

Paska ha interrotto lo sciopero della fame il 24/11. A breve seguiranno aggiornamenti.


Report del presidio solidale al carcere di La Spezia del 18 novembre 2018

Si alza dal mare la tramontana di un pomeriggio di novembre, mentre si alzano le grida di saluto dentro e fuori dal carcere di La Spezia, tra i detenuti e le anarchiche e gli anarchici che sopraggiungono fuori da quelle infami mura. Si è una ventina di compagnx, le guardie sono visibilmente di più, una parte schierate con i caschi in testa e gli scudi appoggiati davanti all’ingresso del carcere, tra blindati e gazzelle. Dentro il cancello, schierati gli sbirri interni, probabilmente a monito per i detenuti.

Ci si mette sotto alle finestre che danno sulla strada, da dove tra le sbarre si intravedono i volti e da dove spuntano le braccia e le voci che urlano rabbia.

I dirigenti delle guardie vorrebbero che i solidali si spostassero nell’arena appositamente adibita nel piazzale antistante l’ingresso, ma a nessunx interessa stare davanti agli uffici dei secondini in mezzo agli sbirri, e si preferisce rimanere lungo la strada; nessunx esegue i loro ordini, spostano una camionetta sull’altro lato del carcere, insomma, chiudono un bel panino, si sentono tanto bravi con le loro strategie.

Il punto dove si è non è il massimo per montare l’impianto, stretti tra le macchine che passano e il muro della ferrovia, in mezzo ad un bel numero di guardie. Ma dopo poco cominciano ad arrivare solidali da ogni dove, ed ogni gruppetto che arriva spegne uno dopo l’altro i sorrisi supponenti delle guardie, per lasciare posto a tic nervosi di varia entità; si monta l’impianto al lato della strada, da dove si riesce a comunicare molto bene almeno con chi ha la cella rivolta dal nostro lato. Dal microfono si parla delle violenze del carcere e delle guardie, delle istituzioni totali, si dice delle responsabilità del DAP ; si parla delle guerre e dello sfruttamento di questa società, si parla di sogni di libertà, di un mondo senza prigioni, senza autorità. Si racconta del nostro compagno Paska, in sciopero della fame, che ogni giorno resiste e lotta contro ogni forma di potere, come ha sempre fatto, anche in quel carcere infame che lo vorrebbe zitto ed annullato. Raccontiamo del perché lo sosteniamo, della forza che ci dà la sua lotta, di come speriamo riesca a sentire la nostra rabbia e del perché lottiamo anche noi contro le prigioni, contro tutto il sistema che le necessita.

I fragori della solidarietà spezzano il rumore urbano, tolgono l’ultima tranquillità dagli occhi delle guardie, che cominciano ad agitarsi, e vanno avanti e indietro a dirsi chissà cosa, a provare a darci ordini. Alcuni secondini sono in alto rispetto a noi, oltre il muro, ma in basso rispetto alle finestre dei detenuti; ogni tanto si illuminano del fuoco di qualche stoffa o altro che viene lanciato dalle finestre, da entrambi i lati ricevono insulti e sfoghi.

Il vento si fa più pungente, comincia a calare la sera, si alzano i baveri, si calcano i cappelli; le guardie, sembra improvvisamente, si accorgono che hanno davanti 150 compagnx, che fa freddo e si sta facendo buio. Danno qualche altro ordine, vengono ignorati, la situazione si fa tesa; x solidalx decidono di andarsene, tuttx insieme, ma gli sbirri dicono che siamo troppi per andare via, e ce li troviamo schierati a destra e a sinistra, e davanti abbiamo il carcere, dietro un muro ed altre guardie. Ce ne andiamo comunque verso casa, accompagnati davanti e dietro dai cordoni delle guardie, che si dividono poi in scaglioni per scortare i vari gruppi fuori dalla loro città perbene, sollevati.

E anche oggi, forse, non abbiamo fatto l’anarchia; ma per quello che vale, per un pomeriggio si è graffiato il velo della normalità che avvolge questo mondo di prigioni.

Arrivederci a presto!